Politica
Se la premier ci fa rimpiangere persino Craxi e Andreotti
Dobbiamo render grazia a Giorgia Meloni perché di giorno in giorno ci induce a ricrederci su certi nostri giovanili giudizi, dettati dalla furia ideologica, quand’eravamo infarinati di politica e, magari, eravamo pure un po’ settari, e i nemici erano in primo luogo i clericali e di conseguenza i democristiani e in subordine i loro fiancheggiatori e in questo caso, in epoche diverse, si va dai liberali ai socialdemocratici ai socialisti. Dobbiamo render grazia a Giorgia Meloni, che ci richiama sulla strada dell’onestà e, un poco, dell’obiettività, perché ci fa rimpiangere tutti, anche quelli che avevamo considerato la peggior specie della politica, Rumor, Fanfani, Forlani, Piccoli, Bisaglia, salvando in extremis Andreotti (riconoscevamo la sua perfida intelligenza) e soprattutto Moro, perché voleva aprire le porte del governo al Partito comunista di Berlinguer.
Ci fa rimpiangere Saragat, a quei tempi considerato più o meno un traditore, e persino Tanassi, un uomo dalla fronte inutilmente spaziosa (citazione Fortebraccio). Foto dell’archivio ANSA I tempi del coraggio nei confronti degli Stati Uniti Per concludere con la serie dei rimpianti non si può tacere di Bettino Craxi, ferocemente da noi avversato non solo per i soldi di Mani pulite ma soprattutto per la sua ostinata volontà di metter fuori gioco i comunisti italiani e di farsi un boccone del Pci, ma al quale va riconosciuta qualche lungimiranza di pensiero e molto coraggio soprattutto sul fronte dei rapporti con gli Usa.
E per concludere davvero ci tocca infilare nell’archivio dei nostri rimpianti anche Silvio Berlusconi, che ne combinò di tutti i colori ma che un filo di rispetto per la Costituzione sempre lo manifestò, senza probabilmente aver mai letto un rigo della Costituzione, e che non si era rifiutato di annodarsi un fazzoletto rosso attorno al collo in occasione di un 25 Aprile (senza sapere chi fossero i sette fratelli Cervi). Berlusconi peraltro riusciva di tanto in tanto a farci ridere o sorridere: basterebbe ricordare le storie delle olgettine e della nipote di Mubarak.
Cosa che alla Meloni non riesce proprio mai. Con Giorgia tutto questo è acqua passata, insieme con il rispetto per i nostri ordinamenti e per il ruolo di un capo del governo: un po’ più di riguardo non era mai mancato ai tempi della vituperata Prima Repubblica.
Non ci si può immaginare ad esempio Andreotti o Craxi riottosi davanti all’obbligo di presentarsi in Parlamento per raccontare quali fossero le loro idee in proposito di qualche evento internazionale, anche se le guerre e le bombe non incombevano su di loro e su di noi. Difficile pensare come Craxi potesse celarsi nel mutismo di fronte agli avvenimenti di Sigonella, dei quali era peraltro bene “informato” (scusate l’eufemismo): anche a Reagan aveva saputo dire di “no”.
La nostra presidente del consiglio in carica non ci comunica invece le sue idee su Trump, sull’Iran, sulla guerra, sulla Palestina. Giorgia è però pronta ad alzare la voce a proposito della famiglia del bosco e dei bambini, vicenda dolorosa della quale straparla senza saper niente di niente, giusto per dire che i magistrati le fanno un po’ schifo e che presto li raddrizzerà lei.
Sentitela: “Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion mi lasciano senza parole…”:
Poi le parole le ritrova: il provvedimento del tribunale dell’Aquila (affidare i tre bambini ai servizi sociali) rappresenta “una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico”. E perché nessuna possa fraintendere il messaggio, precisa:
“Una magistratura che pretenda di sostituirsi ai genitori ha dimenticato i suoi limiti”. La speculazione sui bambini del bosco Insomma se avete ancora dubbi sul voto al referendum, pensate ai bambini del bosco, rimediate con il voto ai delitti della Magistratura.
La nostra ovviamente fa finta di dimenticare che la separazione delle carriere e il Consiglio superiore della magistratura dimezzato e tirato a sorte ben poco c’entrano con i bambini del bosco e con i loro genitori neorurali. Ma per Giorgia tutto va bene per far propaganda, senza attenzione per gli argomenti dei giudici, degli assistenti sociali, degli psicologi e soprattutto dei tre ragazzini.
Pure loro avranno avuto modo di esprimersi. Si dovrebbe dire: uso politico di un doloroso e complicato caso di cronaca.
In altri termini: strumentalizzazione, sfruttamento, speculazione… Sinceramente non sappiamo come Giorgia si sarà espressa a proposito di trapianti di cuore ai funerali di Nola e dobbiamo riconoscerle il merito di non aver esternato a proposito di un poliziotto sparatore e di un altro bosco, quello di Rogoredo, lasciando libertà d’azione a Salvini e vari altri tra i suoi fratelli. L’attendiamo al varco del caso Garlasco, la cui storia senza novità è al vaglio serrato delle sue televisioni, Rai e Mediaset, giusto per confermare che gli stessi magistrati sparano sentenze come pallottole, ma sempre fuori bersaglio al contrario del nostro agente di ps, al quale evidentemente la mira non è mancata.
Per il resto, benzina in tempo di guerra, gas, bollette, soldi alle imprese, vendita dell’ex Ilva, tasse, crescita, pil, lavoro, eccetera eccetera è silenzio, silenzio che s’alterna spesso alle bugie. Persino all’amico e alleato e maestro Donald è toccato l’affronto del silenzio meloniano: come se non contasse più nulla, adesso che è in difficoltà.
Silenzio ancora, e in questo caso dobbiamo tornare a render merito a Giorgia, a proposito del ponte sullo Stretto, cavallo di battaglia del suo sodale Salvini, che stranamente in tempo di guerre ha trascurato il valore strategico-militare un tempo recente attribuito all’elegante viadotto autoferroviario tra Reggio e Messina. Per fermare, come lui stesso ha auspicato, gli attracchi sulle coste nazionali dei barconi dei migranti.
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