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Storia

Il giorno in cui un mulo scatenò il caos a Roma

Sabato 20 dicembre 2025 ore 20:33 Fonte: Storica National Geographic
Il giorno in cui un mulo scatenò il caos a Roma
Storica National Geographic

Con la proclamazione di un nuovo giubileo nel 1450, papa Niccolò V sperava di ripristinare la periodicità di 50 anni che Clemente V, da Avignone, aveva voluto conferire ai giubilei un secolo prima; un groviglio di date che evidenziava la mancanza di un criterio stabile. Il giubileo fu un successo, anche se la peste non mancò all'appuntamento e si verificò un incidente che sarebbe diventato una delle più grandi tragedie di questi pellegrinaggi.

Un mulo imbizzarrito causò una catastrofe sul ponte Sant'Angelo, l'unico sul Tevere che collegava la basilica di San Pietro con la città antica. L'animale scatenò il panico in quello spazio, affollato di pellegrini e con numerose bancarelle, e la folla si precipitò in tutte le direzioni.

Morirono 172 persone, alcune schiacciate e soffocate, altre annegate, poiché le parapetti di legno del ponte si ruppero. Niccolò V fece restaurare il ponte e aprì Piazza di Ponte sul lato della città per favorire il transito dei pellegrini.

E per il giubileo del 1475, Sisto IV fece costruire il ponte Sisto in previsione dell'arrivo di un gran numero di pellegrini. Pellegrini... e turisti Durante il giubileo del 1450 vi furono pellegrini mossi sia dalla devozione che dalla nuova sensibilità artistica del Rinascimento, come Giovanni Rucellai, ricco mercante e mecenate fiorentino, che vi si recò con la sua famiglia: «Nel tempo in cui fummo a Roma osservammo questa regola: al mattino montavamo a cavallo e andavamo a visitare le quattro chiese [le basiliche maggiori di San Pietro, San Paolo fuori le Mura, San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore], poi, dopo aver pranzato, rimontavamo a cavallo alla ricerca di tutte quelle antiche mura e cose degne di Roma, e la sera, tornando a casa, le ricordavo».

Il pellegrinaggio non era più esclusivamente un atto spirituale, ma cominciava ad assumere anche una dimensione turistica. La grande affluenza di pellegrini contribuì al risanamento delle finanze pontificie.

L'umanista Vespasiano da Bisticci scrisse che «la Sede Apostolica guadagnò ingenti somme di denaro; per cui il papa iniziò a costruire edifici in vari luoghi e a commissionare l'acquisto di libri greci e latini ovunque fosse possibile, senza badare al prezzo; e assunse moltissimi copisti, tra i più eccellenti, affinché trascrivessero continuamente i codici», dando origine alla formidabile Biblioteca Apostolica Vaticana. Questo articolo appartiene al numero 203 della rivista Storica National Geographic.

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