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“Mio padre non è una pedina, è un essere umano”. La storia di Laurent Vinatier
Laurent Vinatier è un cittadino francese e un esperto di politica internazionale, specializzato sui territori post-sovietici. Dal 2014 lavora per il Centro per il dialogo umanitario a Ginevra, una Ong il cui obiettivo è prevenire e risolvere i conflitti armati, e oggi si trova in stato di arresto a Mosca da 18 mesi.
A ottobre 2024 è stato condannato a tre anni di reclusione per questioni amministrative: non si era registrato nell’elenco degli “agenti stranieri” prima di richiedere l’accesso ad alcune informazioni militari. Ora rischia vent’anni perché accusato di spionaggio dal governo russo.
La figlia Camille, studentessa ventenne di Filosofia e Storia a Losanna, racconta ad Altreconomia la vicenda. Alla Radiotelevisione svizzera (Rts) ha raccontato che suo padre si recava spesso in Russia e che lì si sentiva al sicuro.
Può dirci di più sul suo coinvolgimento con Mosca e gli altri Paesi post-sovietici? CV Mio padre si occupa di diplomazia “secondaria", ha studiato la geopolitica post-sovietica e negli ultimi anni si è occupato della guerra tra Russia e Ucraina.
Ha viaggiato molto per quei territori, principalmente a Mosca ma anche in Turchia, Azerbaigian e altri Paesi confinanti, per incontrare soprattutto militari, ma anche esponenti del governo, accademici e insegnanti. Casa mia è piena di matrioske -le tipiche bambole russe- che mi portava dai suoi viaggi.
Io e mio fratello siamo sempre stati esposti a questa cultura, lui era davvero desideroso di farci conoscere meglio il suo lavoro e il Paese che visitava. E quindi sì, andava spesso a Mosca, a volte pure due volte al mese, e si sentiva al sicuro.
L’arresto ci ha davvero colti di sorpresa. È vero che la situazione tra Francia e Russia si era fatta più tesa nei mesi precedenti ma lui conosceva il suo lavoro e i rischi che comportava e ha comunque deciso di andare.
Evidentemente non pensava di correre alcun serio pericolo recandosi lì, il che ora sembra assurdo. A che punto è arrivato il processo per le accuse di spionaggio e quali sono gli sviluppi più recenti?
CV A differenza del primo processo -relativo a questioni amministrative- di cui sapevamo molto di più, questo non è aperto al pubblico. Ora ci sono solo lui, i suoi avvocati e la giustizia russa dall'altra parte.
La stampa non è ammessa durante questi processi, possono solo scattare foto quando entra ed esce dall’aula. Difatti l’ultima udienza -che era stata programmata per il 27 novembre-, si è tenuta in anticipo, il 21, molto probabilmente per ridurre la copertura mediatica: nessuno lo sapeva e quindi non sono state scattate immagini né fatte riprese.
Durante questa udienza le indagini relative alle accuse sono state rinviate alla fine di gennaio, quando ce ne sarà un’altra per discutere le prove. Penso che anche allora il processo possa essere rinviato, ma l'udienza definitiva è fissata per la fine di febbraio.
Dipende anche dal governo francese, ci sono molti fattori da prendere in considerazione. Avete informazioni su dove si trova attualmente e in quali condizioni?
CV Sappiamo che è detenuto nella prigione di Lefortovo, che è la prigione dell'Fsb, le forze di spionaggio russe, e che le condizioni non sono ottimali. Quando sei chiuso in cella 23 ore su 24 non è mai facile, soprattutto perché si tratta di uno spazio piccolo che condivide con un’altra persona, il che è sempre meglio che stare da soli, ma comunque ci si sta stretti in due.
Prima di Lefortovo è stato in un altro carcere a Mosca e poi per un mese a Donskoy nella regione di Tula, a Sud della capitale. Di quest’ultima esperienza non parla spesso perché lo ha davvero traumatizzato.
Erano condizioni così orribili che non riesco nemmeno a descriverle, per quel poco che so. Non abbiamo avuto sue notizie per oltre sei settimane.
E sappiamo che in quel mese ha perso molto peso. Ora possiamo comprargli da mangiare, ci stiamo impegnando principalmente per fargli arrivare cibo e vestiti per l'inverno, scarpe e libri.
Sappiamo che legge molto e che ora porta gli occhiali, gli abbiamo mandato degli occhiali da lettura qualche mese fa e da allora li indossa sempre. È strano pensarci perché quando era ancora qui non li usava.
Sappiamo che scrive anche molto, quindi gli mandiamo penne, fogli bianchi e cose del genere. Siamo fortunati a poter influire su che cosa mangia e che cosa fa e ad aiutarlo in ogni modo per alleggerire un po' il suo carico mentale.
Riuscite a comunicare con lui in qualche modo? CV Ovviamente non ci è consentito fargli visita perché -essendo detenuto con l’accusa di spionaggio- la situazione non è sicura per noi.
In un primo momento gli era permesso telefonare a sua moglie, ma non a noi figli né ai suoi genitori; ora neppure questo è più possibile. Possiamo comunicare solo tramite lettere, che devono essere tradotte in russo per poter superare il controllo delle guardie carcerarie, e lo stesso vale per quelle che lui ci invia.
Fortunatamente, il russo lo conosce bene. Nell’intervista rilasciata a Rts, i genitori di Laurent dichiarano di sperare in uno scambio di prigionieri.
CV Sì, è quello che ci auguriamo tutti, perché la questione non riguarda tanto la giustizia quanto la politica. Questo arresto e le accuse sono davvero mosse da una scelta politica e avvengono in un contesto specifico di crescenti tensioni tra Francia e Russia.
La giustizia continuerà ovviamente a occuparsene, con gli avvocati, i processi, le prove e tutto il resto ma sappiamo anche che la chiave di tutto questo sta nella politica, non nella legge. Non è il sistema giudiziario, ma piuttosto ciò che riusciranno a fare i diplomatici.
Vi siete fatti un’idea di che cosa voglia esattamente la Russia in cambio o pensa sia solo un modo per avere un punto di leva? CV Non lo sappiamo con esattezza.
Potrebbe essere che stiano aspettando qualcuno in particolare, ma non abbiamo questa informazione. Tutto è così privato, riservato e nascosto.
È davvero una questione che riguarda i governi e i presidenti, di cui discutono tra loro. Pensiamo che potrebbero esserci una o due persone in Russia a cui il governo è particolarmente legato.
L'ambasciatore moscovita ha parlato qualche settimana fa in un'intervista di Daniil Kasatkin, uno sportivo russo che al momento è detenuto in Francia. Potrebbe essere un indizio, ma ovviamente è solo un'ipotesi e non sappiamo davvero se ci siano trattative in corso riguardo a questa persona in particolare.
Sicuramente per la Russia è vantaggioso avere qualcuno accusato di spionaggio e di aver nascosto informazioni per la Francia. Ritiene che il governo francese stia facendo abbastanza?
CV Mi è stato assicurato più volte dai funzionari del governo e dal ministero che stanno facendo tutto il possibile. Quindi io e la mia famiglia abbiamo deciso di fidarci delle autorità francesi.
Vorremmo però ricordare a queste persone che mio padre non è una pedina in una partita a scacchi, è anche un essere umano e dovrebbe essere trattato come tale quando vengono prese le decisioni, senza trascurare il fatto che in questo anno e mezzo ha già vissuto così tanto, atrocità e traumi. Anche se può sembrare poco tempo per noi che abbiamo sentito fin troppe storie di persone che sono in prigione da vent’anni, penso che sia terribile essere rinchiusi in una cella anche solo per un giorno.
Immaginate superare i 500. Mi sento così triste e stanca per lui.
Sente come se le persone lo stessero dimenticando e non si interessassero più a lui. Stiamo facendo del nostro meglio per fargli capire che non è così, anche solo per lui, per farlo lottare ancora un po'.
È molto forte, mio padre, e sta lottando con tutte le sue forze ma vorremmo anche ribadire alle persone che si prendono cura di lui e che si occupano di questo caso che è un essere umano e che il tempo è prezioso. Accelerare i tempi sarebbe di grande aiuto sia per lui che per noi.
Qual è stata a suo avviso la reazione dell'opinione pubblica in Francia e altrove? CV La copertura mediatica è sicuramente migliore nei Paesi francofoni rispetto ad altri.
So che in Svizzera, quando ho rilasciato un’intervista alla Rts, la piattaforma media nazionale, ha avuto un grande impatto: sempre più persone -anche che mi conoscevano ma non sapevano nulla di questa storia- sono venute a conoscenza di ciò che stava accadendo. Anche in Francia, so che i miei nonni hanno parlato con molti giornalisti francesi e hanno rilasciato numerose interviste che hanno portato un grande sostegno: ho ricevuto tantissimo affetto, di cui sono davvero grata.
Penso che sia stato utile e spero che continui ad avere un impatto sempre più grande. Tutto quello che possiamo fare noi familiari è parlare con i media e con la stampa, cercare di far sentire la nostra voce e di coinvolgere più persone nella causa.
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