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Cultura

Anna Freud e la psicoanalisi infantile

Sabato 27 dicembre 2025 ore 10:10 Fonte: La ricerca
Anna Freud e la psicoanalisi infantile
La ricerca

Sigmund e Anna Freud in vacanza sulle Dolomiti nel 1913. (Fonte: Wikimedia) Vienna tra fine Ottocento e inizio Novecento vive di arte, caffè letterari e musica che esce dai salotti eleganti, con un fermento culturale che investe tutti i campi del sapere.

In città si incontrano artisti come Gustav Klimt, scrittori come Arthur Schnitzler, architetti come Otto Wagner o musicisti come Gustav e Alma Mahler. E nel cuore di questo laboratorio intellettuale nasce anche Anna Freud, nel dicembre del 1895, sesta e ultima figlia di Sigmund Freud e Martha Bernays.

Anna cresce in un’Europa che si crogiola nella sua fragile ricchezza, ma che sta precipitando ignara verso due sanguinose guerre mondiali; in una capitale che procede a passo di danza verso il futuro senza vedere il baratro che l’attende; in una famiglia che discute di sogni, desideri e inconscio tra gli agi borghesi. Dall’insegnamento agli studi psicoanalitici Fin dall’adolescenza, Anna Freud si interessa al lavoro paterno e partecipa alle riunioni della neonata Società Psicoanalitica di Vienna (la prima al mondo) che si tenevano proprio nella loro casa in quanto Sigmund ne era presidente.

La presenza costante di ospiti stranieri in casa Freud spinge Anna a imparare diverse lingue: parlava inglese, francese e anche un po’ di italiano. Nell’inverno del 1912, la giovane ha concluso il liceo e si concede un lunga vacanza in Italia, dove il padre la raggiunge in primavera per visitare insieme Verona, Venezia e Trieste.

Durante un altro viaggio in Inghilterra, scoppia la Prima guerra mondiale che costringe Anna a tornare a Vienna dove inizierà a insegnare. Superato l’esame di abilitazione, lavora come apprendista insegnante presso la sua vecchia scuola, dove segue alunni dalla terza alla quinta elementare.

Elogiata dai superiori per il suo “dono per l’insegnamento” viene invitata a rimanere, ma nel 1918 si ammala di tubercolosi e a causa di varie ricadute deve lasciare l’incarico dopo. La casa-museo di Londra (Fonte:

Wikimedia). Già dal 1915, con l’incoraggiamento del padre, Anna aveva iniziato anche a studiare la psicoanalisi, facendo delle traduzioni per la Società Psicoanalitica di Vienna.

Inoltre, frequenta le lezioni paterne all’università e inizia un percorso di analisi con Sigmund – cosa che oggi sarebbe impossibile, perché uno psicologo non può avere come pazienti amici o parenti. Il legame tra padre e figlia diventa ancora più stretto dopo la diagnosi di cancro alla mandibola che porterà Freud (accanito fumatore di sigari) a subire numerosi interventi chirurgici e ad avere sempre più bisogno dell’assistenza di Anna.

La targa alla casa-museo di Londra (Fonte: Wikimedia).

La carriera della giovane Freud è ormai ben avviata sulle orme paterne, ma tutto cambia radicalmente nel 1938 con l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Anna e un suo fratello vengono interrogati dalla Gestapo e questo li convince che è il momento di lasciare Vienna.

Grazie all’aiuto di amici inglesi, Anna porta il padre malato a Londra dove gli starà accanto fino alla fine, per poi continuare a lavorare per una psicoanalisi che si occupi soprattutto dei più fragili: i bambini. Il contributo scientifico di Anna Freud Quando Anna è ancora all’inizio della sua pratica psicoanalitica trova una mentore importante nella filosofa e scrittrice Lou von Salomè, amica e collega del padre.

Negli anni di assidua frequentazione di casa Freud a Vienna, Lou discute spesso con lei di psicoanalisi e (anche grazie a questa relazione) la giovane acquisisce sicurezza sia come teorica che come professionista. Nel 1922 Anna Freud entra ufficialmente nella Società Psicoanalitica di Vienna grazie a un saggio sul caso clinico di una ragazza quindicenne, che secondo alcune fonti sarebbe in realtà autobiografico, poiché all’epoca non aveva ancora pazienti.

Da subito la sua pratica psicoanalitica si concentra su bambini e bambine e, già nel 1925, insegna la tecnica dell’analisi infantile, che sistematizza nel suo primo libro pubblicato due anni dopo. Tra i suoi primi pazienti ci sono i figli di Dorothy Burlingham, ereditiera americana arrivata a Vienna per formarsi come psicoanalista.

Tra Anna e Dorothy nasce un legame molto stretto, personale e professionale, che durerà per tutta la vita. Dopo il trasferimento della famiglia Burlingham nello stesso palazzo dei Freud, Anna diventa di fatto una figura genitoriale per i bambini tanto che lei e Dorothy acquisteranno anche una casa insieme.

Nel 1927 Freud e Burlingham fondano una scuola nella capitale austriaca, che per alcuni anni offre un’educazione ispirata ai principi psicoanalitici. Parallelamente, Anna ricopre per una decina d’anni il ruolo di segretaria dell’International Psychoanalytical Association e nel 1935 diventa direttrice dell’Istituto di formazione psicoanalitica di Vienna.

Nel 1937, Freud e Burlingham avviano un nuovo progetto: un asilo nido per bambini sotto i due anni, destinato a famiglie povere e pensato anche come luogo di ricerca sullo sviluppo infantile. Sebbene l’esperienza sia breve a causa dell’imminente Anschluss, il loro lavoro di osservazione sistematica diventa un modello per gli studi successivi.

La nascita della psicologia dell’Io Poco prima di lasciare l’Austria, Anna Freud pubblica L’Io e i meccanismi di difesa (1936), opera fondamentale che segna la nascita della psicologia dell’Io e consacra definitivamente il suo ruolo di teorica innovativa della psicoanalisi. Il libro analizza i meccanismi di difesa attraverso cui l’Io, spesso in modo inconscio, si protegge dall’angoscia.

Oltre a quelli già individuati dal padre – come rimozione, regressione o isolamento – Anna descrive l’identificazione con l’aggressore (allontanare una paura assumendo le caratteristiche dell’oggetto temuto), l’altruismo (vivere attraverso un’altra persona), l’ascetismo e l’intellettualizzazione. Queste ultime difese sono tipiche dell’adolescenza, e consistono nell’allontanarsi dalla sessualità e nel praticare attività intellettuali come rifugio per controllare le proprie pulsioni.

Il contributo fondamentale di Anna Freud è l’aver riportato al centro della psicoanalisi l’Io, inteso come mediatore tra mondo esterno, pulsioni dell’Es e richieste del Super-io. Per l’autrice, lo studio dell’inconscio non è un fine in sé, ma uno strumento per capire e curare i disturbi dell’Io e aiutare la persona a relazionarsi in modo più equilibrato con la realtà.

Tanto che lo psicoanalista francese Jacques Lacan definì Anna Freud «il filo a piombo della psicoanalisi» dal momento che «il filo a piombo non costruisce un edificio, [ma] ci permette di misurare la verticale di certi problemi». L’esilio a Londra e gli Stati Uniti del Dopoguerra Nemmeno un anno dopo che la famiglia Freud ha trovato rifugio a Londra, scoppia la Seconda guerra mondiale e nel giro di poche settimane anche Sigmund muore.

In quegli anni difficili Anna intensifica il proprio lavoro teorico e clinico, pubblicando tre libri sull’infanzia traumatizzata in tempo di guerra. Parallelamente fonda un asilo che si trasforma poi in un vero e proprio istituto di diagnosi, accoglienza e cura dell’infanzia, dotato anche di corsi di formazione per educatori e psicoanalisti: la Hampstead Child Therapy Course and Clinic.

Qui Freud lavorerà per anni, sempre assieme a Dorothy Burlingham, con cui condividerà il resto della vita. Anna Freud nel 1957 (Fonte:

Wikimedia). A Londra, però, Anna Freud non era l’unica a occuparsi di psicoanalisi infantile.

Nella Società Psicoanalitica Britannica operava anche Melanie Klein, con cui nacquero profonde divergenze teoriche e cliniche. Freud riteneva che il lavoro analitico potesse iniziare solo quando il bambino avesse acquisito il linguaggio, invece Klein sosteneva che la terapia potesse cominciare anche prima, usando il gioco come equivalente dell’associazione libera della persona adulta.

Inoltre, mentre Klein si confrontava soprattutto con gravi disagi psichici, Freud concentrava la sua attenzione sui cosiddetti “bambini normali”, studiando il loro percorso di sviluppo e crescita. La diatriba viene risolta in modo salomonico: la Società Psicoanalitica Britannica istituisce corsi di formazione paralleli che seguono le due diverse impostazioni, più un terzo corso “indipendente” per chi non si allinea né all’una né all’altra.

A partire dagli anni Cinquanta Anna Freud viaggia a lungo negli Stati Uniti, dove insegna, tiene conferenze e contribuisce a diffondere la psicoanalisi infantile. In seguito concentra le sue ricerche sui ritardi dello sviluppo, sull’impatto della deprivazione affettiva e sulla violenza domestica sui minori, temi allora poco esplorati ma centrali per capire il disagio infantile.

La sua riflessione clinica maturata in decenni di lavoro con bambini e adolescenti si può trovare nei tanti libri che ha scritto, per esempio Normalità e patologia del bambino (1965), e molti dei quali sono pubblicati in Italia da Bollati Boringhieri. Nel 1973 viene nominata presidente onoraria della Società Psicoanalitica Internazionale, e pur non essendosi mai laureata riceve diversi riconoscimenti accademici honoris causa, l’ultimo dei quali nel 1980 all’Università di Harvard.

Anna Freud muore nel 1982, dopo che la sua lunga vita è stata una ricerca costante di applicazioni socialmente utili della psicoanalisi, soprattutto nel prendersi cura di bambini e bambine e nell’imparare da loro. Come diceva lei stessa: «Non credo che sarei un buon soggetto per una biografia, non c’è abbastanza “azione”!

Si direbbe tutto in poche frasi: ha passato la sua vita con i bambini!» L'articolo Anna Freud e la psicoanalisi infantile proviene da La ricerca.

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