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Politica

Il “sorriso largo” della partigiana Gabriella è una sfida per le battaglie del Pd

Martedì 16 dicembre 2025 ore 14:33 Fonte: Strisciarossa
Il “sorriso largo” della partigiana Gabriella è una sfida per le battaglie del Pd
Strisciarossa

Va dritto al cuore il “sorriso largo” della partigiana Gabriella, Tina Anselmi, stampato sulla tessera del Pd. Come già era accaduto con gli occhi schivi ed inconfondibili di Enrico Berlinguer, la tessera del Pd diventa un gesto di amicizia verso tante e diverse persone.

Perché Tina Anselmi appartiene a quella generazione di madri e padri della nostra Repubblica che fanno brillare i valori per cui hanno lottato milioni di persone: contro il fascismo, per la democrazia, la libertà, la solidarietà. Il “sorriso largo” di Tina Anselmi cammina accanto a noi, ad un noi vasto e plurale, intergenerazionale e sembra dirci:

“Vai, cerca, ritrova il calore dell’amicizia e dell’umanità nel tuo cuore affranto”. “Il sorriso largo” di Tina Anselmi incontra volti nuovi e sembra dire loro “Forza, fai la tua parte.

La pace nel mondo ha bisogno del tuo impegno”. Quel “sorriso largo” è molto contagioso.

Trasmette speranza, calore umano. Ne sono testimone.

La prima ministra nel governo Avevo 23 anni, era il 1978, ero segretaria della Federazione Giovanile Comunista a Torino, venivamo da anni bellissimi, di scoperta della militanza e del PCI come grande comunità. Legge sul divorzio, voto a 18 anni, abbattimento dei manicomi a partire da quello di Collegno, lotte operaie per migliorare la condizione di lavoro, il salario e la sicurezza, i consultori autogestiti, le battaglie per il diritto alla salute, per la prevenzione dell’aborto, per i Decreti Delegati nelle scuole ed una nuova democrazia scolastica, l’istituzione delle Regioni, del Referendum, la riforma del diritto di famiglia.

Vi fu poi la vittoria delle giunte di sinistra a Torino ed in tante città italiane. La Chiesa del cardinal Pellegrino e dei preti operai.

Il Concilio Vaticano II, Moro e Zaccagnini che si affermano nella DC e che incontriamo spesso alla tv con quella donna dal “sorriso largo” . Ma poi arrivò il 1977, la rivolta giovanile, e, durissima, la scoperta dell’esistenza del terrorismo rosso che si sommava allo stragismo fascista.

Poi l’uccisione di Aldo Moro e il sostegno del Pci al governo Andreotti. No, non fu facile per noi giovani accettare prima l’astensione e poi il voto a favore del governo Andreotti.

Noi giovani facemmo la nostra parte per difendere la democrazia e le istituzioni ma volevamo con molta determinazione che quella democrazia fosse capace di attuare le riforme necessarie. Fu un sollievo vedere quella donna pacata ai banchi del governo, con quel suo “sorriso largo”, che spesso dialogava intensamente con Giovanni Berlinguer, lo scienziato, il medico, il dirigente comunista che veniva spesso a Torino per confrontarsi con i lavoratori e le lavoratrici sulle condizioni di lavoro, sulla salute in fabbrica.

O per dialogare con i medici che volevano superare il sistema delle mutue. “Il sorriso largo” di quella donna politica mi diede tanta fiducia, mi confermò che il sentimento religioso può animare una politica di cambiamento.

Come lei stava facendo da ministra, per istituire il Servizio Sanitario Pubblico Universalistico e Solidale. Per questo auguro a tanti giovani che per la prima volta incontrano quel “sorriso largo” di sentirsi come è accaduto a me.

Ripercorrere l’impegno per costruire la democrazia Fare la tessera di iscrizione ad un partito può diventare l’occasione per costruire un’empatia umana. Per parlare a quelli che la storia ed il bene della nostra democrazia hanno avuto la fortuna di viverle ed hanno vissuto anche la bellezza dell’impegno per conquistarla.

Per accendere un faro in chi quel volto non lo aveva ancora incontrato e si chiede a chi appartiene, di cosa ci parla. Colui e colei che quel volto non hanno ancora avuto la fortuna di incontrare dovranno chiedere – innanzitutto al partito che quel volto propone sulla propria tessera quale sintesi ed espressione del suo progetto politico ed ideale – di raccontarglielo, di farglielo conoscere.

Verrà così a ripercorrere una storia umana e politica grande e semplice al contempo, nella sua coerenza con i valori della democrazia, della libertà e della umanità. Tina Anselmi era nata a Castelfranco Veneto, il 25 marzo del 1927.

La famiglia cattolica, il padre socialista. Tina studia alle scuole magistrali e poi all’università.

Conduce la vita semplice delle nostre campagne. È iscritta all’Azione Cattolica.

Poi un giorno accadde un fatto che nella lotta antifascista le fece compiere una scelta netta, una scelta di vita. Era il 26 settembre del 1944.

Il racconto di una scelta di vita per salvare l’Italia dal fascismo “Quel giorno – ha raccontato – ero a scuola a Bassano del Grappa dove frequentavo l’istituto magistrale, quando i fascisti e i nazisti costrinsero tutti gli studenti e la popolazione a recarsi in viale Venezia, oggi viale dei Martiri, ad assistere all’impiccagione di 43 giovani che erano stati presi dopo un rastrellamento sul monte Grappa. Un macabro spettacolo.

Tra questi c’era il fratello della mia compagna di banco. Fu orribile, l’impiccagione fa paura, è una visione tragica, insopportabile.

Alcuni bambini piangevano, altri svenivano, tutto il paese assistette al cruento spettacolo. Ritornati in classe – prosegue il racconto – scoppiò tra noi compagne una discussione violenta, ci siamo persino picchiate.

C’era chi diceva che i soldati avevano fatto bene perché quella era la legge e loro l’avevano fatta rispettare. Chi difendeva le ragioni dei partigiani perché la legge non può andare contro i diritti della persona.

Questo episodio, l’ultimo di tanti, ci obbligò a dare una risposta concreta a un interrogativo che ci ponevamo da molti mesi: cosa possiamo fare, stiamo qui e guardiamo? Potevamo assistere alla sofferenza, a quello che avveniva intorno a noi senza fare niente?

Dovevamo agire per non aggravare la situazione, per non sentirci corresponsabili dei massacri. La nostra risposta venne infine.

Ricordo che la domenica successiva, il 26 settembre, ad una riunione dell’Azione Cattolica alla quale ero iscritta, riprese la discussione avuta in classe e il nostro assistente sottolineò con molta forza che il rifiuto del fascismo era giusto in quanto il fascismo negava i diritti umani, calpestava il valore dell’uomo, di ogni uomo e aveva una visione pagana dello Stato. Il suo fu un discorso dirompente per noi giovani cattolici.

Segnò la definitiva presa di posizione contro il fascismo e il nazismo. Da molto tempo avevo deciso da quale parte stare e quel giorno decisi di entrare nella Resistenza.

Divenni Gabriella ispirandomi all’Arcangelo Gabriele. Non era forse un messaggero?

Divino, certo, ma faceva la staffetta più o meno come l’avrei fatta io. Passai così dal nome di una cagnetta a quella di un Arcangelo.

Infatti, Tina, che non è un diminutivo, fu scelto da mio padre in ricordo di una bastardina che aveva molto amato. Ritornando indietro nel tempo – ricorda Tina Anselmi – ancora mi meraviglio vedendomi per quella che ero: una ragazzina passata direttamente dalla vita in famiglia alla lotta armata.” (“Storia di una passione politica”, Tina Anselmi con Anna Vinci, Sperling &Kupfer Editore).

Il suo impegno per svelare i piani della P2 di Licio Gelli È questa la radice dell’impegno politico, umano di Tina Anselmi. Fece tutte le battaglie che seguirono alla Liberazione: si impegnò per il diritto di voto alle donne, fece campagna elettorale nelle sue terre andando di mattino presto nelle cascine a dialogare con le donne.

Non aveva dubbi che le donne italiane avrebbero partecipato in massa esercitando il loro diritto alla cittadinanza. Nel 1968 fu eletta in Parlamento; successivamente ricoprì molti incarichi nella vita di partito, la Democrazia Cristiana, nel movimento giovanile, nel movimento femminile.

Poi nell’impegno parlamentare. Sempre capace di dialogo con le donne degli altri partiti, con l’associazionismo soprattutto, con il sindacato, con le lavoratrici.

Infatti i temi sociali e del lavoro sono stati quelli al centro della sua agenda politica. È stata la prima donna ministra, nel 1976, al dicastero del lavoro e della Previdenza sociale; poi ministra della Sanità nel 1978.

Nel 1981 nel corso della ottava legislatura venne nominata presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli che terminò i lavori nel 1985. L’incarico le fu assegnato da Nilde Iotti, allora presidente della Camera.

Tina Anselmi chiese appena 15 minuti per pensarci. Telefonò a Leopoldo Elia e poi accettò l’incarico.

“Sì sono stata una ragazza fortunata – ha spiegato nel suo libro-confessione – Noi giovani del dopoguerra siamo stati fortunati perché non ci è mancato l’insegnamento anche da parte dei nostri capi politici che per noi sono stati dei maestri; da loro abbiamo imparato innanzitutto che la democrazia non è tale se non ha profonde radici etiche e questa lezione è una lezione che non si cancella. Jacques Maritain ha scritto una cosa molto bella: non si può costruire una democrazia se non c’è amicizia.

Allora eravamo amici anche quando eravamo avversari”. Mi auguro che tanti giovani possano ricostruire la nostra democrazia come bene comune, cura delle persone, spinta verso un nuovo umanesimo, basato sul sentimento profondo dell’amicizia.

Mi auguro che molti giovani, ispirandosi al “sorriso largo “di Tina Anselmi scoprano il valore dell’umanità delle persone e decidano di combattere per cambiare questo mondo così tremendamente disumano. L'articolo Il “sorriso largo” della partigiana Gabriella è una sfida per le battaglie del Pd proviene da Strisciarossa.

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