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Politica

La stagione dei prezzi alti e della recessione. Così la guerra di Trump e Netanyahu la paghiamo noi

Martedì 7 aprile 2026 ore 16:19 Fonte: Strisciarossa
La stagione dei prezzi alti e della recessione. Così la guerra di Trump e Netanyahu la paghiamo noi
Strisciarossa

La guerra distrugge tutto, comprese le speranze italiane di qualche progresso economico. Per colpa delle bombe dell’amico Trump e del sodale Netanyahu spariscono pure i programmi ambiziosi della destra di governo che, dopo una legge di Bilancio al risparmio, puntava ai fuochi d’artificio per il 2027, anno di elezioni e quindi di generose elargizioni, investimenti, strade, ponti, feste e mance per poter riconquistare il consenso della Nazione.

Però i conti non tornano e le casse languono. Il rapporto deficit/Pil è rimasto sopra il 3% e dunque siamo sempre sotto la procedura d’infrazione.

Poi si è inserita l’aggressione all’Iran e noi italiani, in buona compagnia, siamo rifiniti nei guai grossi. Il petrolio costa 140 dollari al barile, non si sa dove arriverà.

Le borse cadono, la speculazione si rifugia sui bitcoin, ultima frontiera delinquenziale del capitalismo contemporaneo. Lo shock energetico è già partito e molti si interrogano se sarà peggiore di quelli degli anni Settanta o della crisi più recente, esplosa con l’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin.

I tassi di interesse puntano in alto, con conseguente rincaro dei mutui e dei finanziamenti. Meloni non libera Hormuz e perde la battaglia delle accise Lo stretto di Hormuz.

Foto di Jonathan Raa / Sipa USA) Il governo ha tamponato come poteva, ma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già fatto sapere che non si possono fare miracoli. Lo sconto sulle accise della benzina e del diesel è stato prorogato fino a inizio maggio.

Non ci sono altri fondi per prorogare ulteriormente il provvedimento in parte calmieratore né, tantomeno, per cancellare del tutto le accise come ventilava la propaganda della destra in campagna elettorale assieme all’eliminazione della legge Fornero sulle pensioni. L’inflazione strappa, i prezzi al consumo sono in ascesa, l’industria prevede una crisi in arrivo determinata dal caro energia.

Le banche e le organizzazioni economiche internazionali sono concordi nel temere uno scenario prossimo di alti prezzi e recessione, più va avanti l’aggressione scatenata dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran, una delle potenze petrolifere mondiali con la caratteristica di essere guidata da una oligarchia religiosa e feroce, e più la nostra economia precipiterà. La premier Giorgia Meloni ha fatto un giro nei paesi del Golfo implorando petrolio e gas, chiedendo forniture sicure e continue.

Chi sperava che la leader del nostro governo potesse favorire la liberazione dello stretto di Hormuz, strategico per il traffico petrolifero mondiale, o abbassare il prezzo del pieno di benzina ha mal riposto le sue illusioni. Non ci sono scorciatoie, questa volta.

O Trump viene fermato, e nessuno sembra in grado di farlo finora, oppure continueranno bombardamenti e morti, stragi e insulti. L’uso delle armi come strumento di potenza e pure di arricchimento è diventato impressionante, gli annunci di Trump, le sue rettifiche, le versioni diverse, inducono a evidenti casi di insider trading, al guadagno personale sulle ceneri delle scuole e degli ospedali bombardati.

Il caro energia fa ripartire inflazione e tassi I post di Trump sul conflitto in Iran, 6 aprile 2026. Foto di Jonathan Raa / Sipa USA) Oggi persino la destra italiana, pure Giorgia Meloni che pensava di essere la migliore alleata dello speculatore insediato alla Casa Bianca, si distinguono, osano esprimere qualche leggero dissenso anche perché la dottrina imperiale degli Stati Uniti e di Israele inquina le relazioni internazionali, distrugge l’economia, alimenta crisi e povertà.

L’inflazione nella Ue in febbraio è salita all’1,9% (dall’1,7% di gennaio), riflettendo l’incremento verticale dei prezzi energetici. Le proiezioni di marzo indicano per quest’anno un aumento al 2,6%, principalmente a causa dello shock energetico causato dalla guerra, mentre per il 2027 e 2028, se non ci saranno altri strappi sullo scenario internazionale, si prevede un ritorno verso il sostenibile 2%.

Lo scorso anno il Pil è cresciuto dell’1,5% trainato dalla domanda interna e dai servizi. Quest’anno l’economia innesta la marcia indietro: in Europa il Pil crescerà dello 0,9% (dall’1,3% già indicato) a causa delle conseguenze della guerra del Golfo sui prezzi delle materie prime, sui redditi e sulla fiducia dei consumatori.

L’avviso di Bankitalia e i lavoratori senza protezione Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha già avvertito dei pericoli che stiamo correndo: “Il conflitto in Medio Oriente ha modificato bruscamente le prospettive.

I mercati finanziari hanno reagito con un aumento dei rendimenti e dei premi per il rischio, un calo dei corsi azionari e un indebolimento dell’euro. Le aspettative di breve termine sull’inflazione e sui tassi ufficiali sono state riviste al rialzo.

L’incertezza e l’inasprimento delle condizioni finanziarie hanno riacceso i timori di un deterioramento delle condizioni di accesso al credito”. Secondo la Banca d’Italia la guerra ha determinato uno shock energetico che spinge l’inflazione in Italia (ora stimata al 3,1%) e rallenta nettamente la crescita (Pil allo 0,4%).

Il conflitto accelera le pressioni sui prezzi e secondo Panetta il nostro Paese deve evitare assolutamente una possibile spirale prezzi-salari. Con tutta la buona volontà, però, la corsa dei salari a compensare la perdita di potere di acquisto determinata dall’inflazione non si vede proprio.

Le retribuzioni sono ferme e dunque indebolite. Anche l’economista Francesco Giavazzi riconosce, sul Corriere della Sera, che negli ultimi anni i salari in Italia hanno perso l’8% dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e finora hanno recuperato solo l’1%.

Che fare? Si potrebbe iniziare dai contratti che per il 60% dei lavoratori non sono stati ancora rinnovati, o magari introducendo il salario minimo legale e garantito che aiuterebbe i dipendenti meno tutelati.

Qualche nostalgico è arrivato a ipotizzare la riscoperta della politica dei redditi che nel 1993, con Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Chigi, consentì all’Italia di uscire dall’emergenza sudamericana in cui era precipitata. I lavoratori, convinti dai sindacati, fecero responsabilmente la loro parte, come sempre.

Ma non ci guadagnarono molto e dopo un anno di concertazione, nel 1994, arrivò Silvio Berlusconi. L'articolo La stagione dei prezzi alti e della recessione.

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