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Storia

I moai non uscirono da un’unica “fabbrica”: una mappa 3D dell’Isola di Pasqua ne rivela la vera origine

Mercoledì 24 dicembre 2025 ore 06:00 Fonte: Storica National Geographic
I moai non uscirono da un’unica “fabbrica”: una mappa 3D dell’Isola di Pasqua ne rivela la vera origine
Storica National Geographic

I moai dell’Isola di Pasqua, le misteriose statue di pietra dai volti ieratici rivolti verso l’orizzonte, sono stati a lungo considerati uno dei grandi enigmi dell’archeologia. Come vennero scolpiti?

Chi li realizzò? Perché sono così numerosi e simili tra loro?

Fino a poco tempo fa, una delle teorie più accreditate sosteneva che queste colossali figure fossero il prodotto di una struttura centralizzata di potere, guidata da un’élite o da una classe dirigente che ne controllava la produzione su larga scala. Niente produzione centralizzata né gerarchica Un innovativo studio, che ha utilizzato droni e modellazione 3D, ha però dimostrato che questa ipotesi è errata.

Gli archeologi hanno realizzato il primo modello tridimensionale ad alta risoluzione del principale sito di moai nella cava del Rano Raraku, mostrando che la produzione di queste sculture fu molto più decentralizzata di quanto si pensasse. «Gran parte del “mistero” di Rapa Nui deriva dalla mancanza di dati esatti e accessibili che consentano ai ricercatori di valutare le ipotesi e formulare spiegazioni. Qui presentiamo il primo modello 3D ad alta risoluzione della cava di moai di Rano Raraku – la cava centrale con quasi mille statue – che offre nuove prospettive sui processi di organizzazione e di realizzazione di queste gigantesche figure megalitiche», spiegano gli studiosi nell’articolo pubblicato sulla rivista PLOS One.

Droni e modellazione 3D La ricerca si è basata su oltre undicimila immagini acquisite con droni tra giugno 2023 e gennaio 2024, successivamente elaborate tramite fotogrammetria per creare un modello 3D dettagliato del terreno. Questa tecnica ha permesso di mappare con precisione millimetrica i rilievi vulcanici di Rano Raraku, considerato il cuore scultoreo di Rapa Nui, e di rivelare dati impossibili da individuare a occhio nudo.

Il nuovo modello consente ai visitatori di esplorare virtualmente i diversi livelli della cava e di godere di panorami che non si potrebbero ammirare nemmeno da Rapa Nui. Il sito si trova infatti all’interno di un cratere vulcanico, le cui pendici, ripide e segnate dal tempo, sono troppo scoscese per essere percorse in sicurezza, da qui l’importanza di questo avanzamento tecnologico.

La nuova mappatura ha rivelato l’esistenza di almeno trenta laboratori indipendenti, ciascuno con un proprio stile di scultura, tecniche specifiche e vie per il trasporto delle statue, conutando così l’ipotesi iniziale. La società di Rapa Nui era dunque decentralizzata e ogni comunità gestiva autonomamente la propria produzione di moai.

Una società di clan L'Isola di Pasqua, conosciuta nella lingua locale come Rapa Nui, venne colonizzata da navigatori polinesiani circa novecento anni fa. Nonostante l’estremo isolamento nel Pacifico meridionale, sviluppò una cultura complessa, caratterizzata da una spiccata monumentalità.

Sono stati documentati oltre mille moai, anche se molti risultano incompleti o ancora collegati alla roccia madre. Le fonti etnostoriche e archeologiche suggeriscono che la società rapanui fosse organizzata in più clan, ciascuno con il proprio territorio, centri cerimoniali e strutture di potere.

Le nuove prove 3D s’inseriscono perfettamente in questo quadro: ogni comunità non solo scolpiva le proprie statue, ma si occupava anche del loro trasporto fino agli ahu (le piattaforme cerimoniali). Le sculture non sono tutte uguali Sebbene esistano differenze tecniche nella realizzazione dei moai a seconda del laboratorio, le statue mantengono una sorprendente coerenza stilistica.

Ciò suggerisce che, pur nella loro autonomia, le comunità condividessero una tradizione culturale comune che guidava il processo scultoreo. Grazie alla nuova mappa, gli archeologi hanno potuto identificare 341 incisioni nella roccia vulcanica, 133 cave da cui sarebbero stati estratti i moai, cinque punti di ancoraggio utilizzati per guidare le statue lungo la discesa e persino alcuni moai incompiuti, ancora collegati alla roccia da “chiglie” sul dorso.

Questa scoperta non solo riscrive la storia dell’Isola di Pasqua, ma solleva interrogativi più ampi su come interpretiamo le società antiche. Tradizionalmente si è ritenuto che la costruzione di grandi monumenti implicasse una forte gerarchia centralizzata, ma Rapa Nui dimostra il contrario, mettendo in discussione questo paradigma.

La mappa è interattiva, ad accesso aperto ed è disponibile per la consultazione online.

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