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Cultura

Le tinte forti del sud

Venerdì 26 dicembre 2025 ore 00:14 Fonte: ReWriters
Le tinte forti del sud
ReWriters

In questi giorni, l’edizione 2025 del Premio SuperMondello ha designato come vincitrice l’esordiente Anna Mallamo per il suo romanzo Col buio me la vedo io, (Einaudi, pp 216, euro 18,50). Il premio è stato motivato: “per la sua capacità di raccontare il Sud non solo attraverso la Ndrangheta, ma come luogo di storie complesse”.

In realtà, la giovane Mallamo, calabrese di nascita e siciliana di adozione, mostra semplicemente di essere pienamente figlia del suo tempo, lontana dai luoghi comuni che hanno rappresentato la mafia nel secolo scorso per raccontarla oggi coinvolgendo direttamente gli esseri umani e le loro vicende personali. Come avviene tutto questo?

Innanzi tutto attraverso la lingua Col buio me la vedo io è un romanzo contemporaneo a tutti gli effetti. Si muove liberamente all’interno di un vocabolario nuovo, ma molto aderente alla realtà, in cui ai termini dialettali e ai neologismi si affiancano senza imbarazzo i vocaboli della lingua italiana a creare un’atmosfera quanto mai viva e sempre pertinente con il complesso sistema di relazioni che il narratore vuole rappresentare.

Al contrario di tanta scrittura italiana maggioritaria che tende ad “appiattire” invece che “far fiorire” la lingua, Mallamo si misura con la letteratura, con le metafore della fantasia che non sono virtuosismi e non si staccano dalla realtà, ma servono a comprenderla. D’altra parte solo il centro e il sud d’Italia possono attingere ormai a un bagaglio di simboli e di allegorie spendibili efficacemente per i diversi comportamenti nella nostra via quotidiana.

La trama Rosario Cristallo, figlio di un boss mafioso, sembra avere tutte le caratteristiche per essere uno dei protagonisti del romanzo. In verità, però, a condurre il gioco narrativo è una giovane donna, Lucia che con Beatrice, sua amica fin da giovanissime attraversa la vita della città di Reggio Calabria con una personalità di rara sensibilità e autorevolezza.

Diverse per carattere ma, all’inizio vittime dei comportamenti e degli stili di vita a cui le costringe la realtà quotidiana della piccola provincia calabrese le sue ragazze sono in qualche modo attratte da Rosario è un bel giovane, vestito di nero, abbastanza altezzoso. Egli passeggia per il corso di Reggio Calabria e Beatrice e Lucia, lo seguono e rimangono a guardarlo come “due cretine naufraghe e ubriache”.

Come da cliché, Rosario spesso si rinchiude in Aspromonte, nel suo paesino, e non si fa vedere per lungo tempo, aumentando miti, sospetti, illazioni e desideri. E siccome, come è noto, la società meridionale fa perno sui clan e sulle famiglie, quando muore la zia di Lucia, lei decide che proprio Rosario è autore dell’omicidio o comunque sa qualcosa del fatto in questione e lo chiude nella stanza nascosta nello scantinato della casa di sua nonna, incatenato su una sedia bianca di paglia.

Nessuno saprà e potrà trovarlo, neanche la sua amica Beatrice innamorata di lui. Una volta messi in scena i personaggi principali della storia inizia il vero e proprio racconto in una sarabanda di personaggi e di interpreti che riempiono gli occhi del lettore.

Progressivamente Lucia si prende la scena. Sua zia scomparsa diventa quasi la memoria violata di un passato che non è stato rispettato.

Zia Rosa, di cui “nessuno di ricordava di quando era stata una parola, una parola di carne, rossa e sabbaggia, con le punte d’arancio spampanate e un sacco di lavoro e di fatica indietro, nel tempo”. Sud.

Il rapporto con la malavita organizzata Il rapporto con la malavita organizzata, nella realtà e nella metafora, viene risolto solo in parte dalla scelta avventata di sequestrare Rosario e ammanettarlo nello scantinato. Da quel gesto sembra nascere uno sguardo diverso sul mondo circostante.

Segreti, bugie, buio e luce si alternano e si sovrappongono. Sono occasione di protezione e maturazione, ma anche di piccole e grandi paure.

Il romanzo racconta dei rapporti non facili con la madre, con la scuola e con le compagne di scuola. E poi le case, il mare, la forza grande della natura sullo stretto, i frutti, i chicchi di melograno non inghiottiti, ma spremuti nella bocca a far colare il loro sensuale liquido rosso.

Infine gli odori e i profumi. Tutti i cinque sensi coinvolti per vivere fino in fondo la vita.

All’interno di tutto questo i tanti esseri umani. Discreti nel non voler togliere luce alle protagoniste della narrazione, ma talmente forti da costituire essi stessi delle pennellate di luce o di buio da dar vita a un panorama quanto mai vivace.

Tutto si vede e tutto si interpreta e cambia di forma e colore a seconda degli umori e dei contesti emotivi che Mallamo racconta come una maga che possiede la forza di chiamare a sé la vita e la morte per interrogarle sul destino degli esseri umani. The post Le tinte forti del sud appeared first on ReWriters.

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