Nashr

Lunedì 13 aprile 2026 ore 09:05

Notizie

Debt for Climate, Congo chiama Italia: «Solidarietà per una lotta condivisa»

Venerdì 10 aprile 2026 ore 05:00 Fonte: Valori
Debt for Climate, Congo chiama Italia: «Solidarietà per una lotta condivisa»
Valori

«Il coraggio, la lungimiranza e l’instancabile impegno»: così recita la motivazione per l’assegnazione del Premio Internazionale Alexander Langer 2026 a François Kamate Kasereka, attivista congolese per il clima e i diritti umani. Kamate coordina la sezione della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) della campagna Debt for Climate.

È anche fondatore di Extinction Rebellion Rutshuru, nella provincia congolese del Nord Kivu dove vive. Nei prossimi giorni verrà in Italia toccando varie città: il 14 aprile sarà a Roma, alla Camera dei Deputati, per la cerimonia di assegnazione del Premio Alexander Langer, alla presenza della Vicepresidente della Camera, On.

Anna Ascani. Il 22 aprile sarà a Milano in un incontro organizzato da Fondazione Alex Langer con Legambiente e Acli.

Com’è nato il suo attivismo? Sono impegnato con Debt for Climate dal 2021, per un motivo molto concreto: i conflitti, la povertà, la crisi climatica che fronteggiamo nel Nord Kivu sono profondamente collegati, per cui l’attivismo su debito e clima è anche un percorso verso la pace.

Organizziamo campagne di sensibilizzazione, azioni non violente, mobilitiamo i cittadini e attiviamo percorsi di formazione per i giovani, con l’obiettivo di avere risposte dai decisori pubblici. Lavoriamo con organizzazioni e movimenti in tutta l’Africa e a livello internazionale, per amplificare la nostra voce e la nostra azione.

Uno dei risultati più significativi che abbiamo raggiunto è la mobilitazione giovanile sulla giustizia climatica, perché giovani che prima erano arruolati in gruppi armati ora agiscono in modo non violento. Nel 2024 siamo anche riusciti a salvare un’area protetta, un “pozzo” di assorbimento di CO2, impedendo che venisse sfruttata per l’estrazione di risorse naturali.

Quali problemi crea alla Repubblica Democratica del Congo il pagamento del debito estero? Il pagamento del debito è un enorme fardello.

Assorbe ogni anno svariati miliardi di dollari del bilancio dello Stato. Così ci priva delle risorse necessarie per investire in servizi sociali, sanità, educazione, resilienza alla crisi climatica, sicurezza e stabilità della comunità.

Il debito è in larga parte detenuto da istituzioni finanziarie internazionali, come Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale, ma anche da creditori privati. Chi detiene le quote maggiori del debito di solito è meno disposto a cancellarlo e impone rigide condizioni che limitano la nostra sovranità economica, obbligandoci a estrarre risorse naturali (come coltan, cobalto, petrolio) per ripagarlo.

Le nostre comunità che subiscono le pesanti conseguenze dei processi di estrazione. Cosa si potrebbe fare con le risorse liberate con la cancellazione del debito per fronteggiare gli impatti della crisi climatica?

Inondazioni, frane che causano molte vittime, come è successo di recente con il crollo di una miniera di coltan a Rubaya, sconvolgimento del calendario agricolo, insicurezza alimentare, sfollamenti: gli impatti della crisi climatica che stiamo subendo sono già gravi. Cancellando il debito si libererebbero risorse da investire in azioni di adattamento climatico.

Ad esempio per proteggere la foresta del bacino del Congo (la seconda più grande foresta pluviale tropicale del mondo, ndr), sostenere gli agricoltori, migliorare l’accesso all’acqua potabile. Si creerebbe buona occupazione, specie per i giovani, evitando che si uniscano a gruppi armati.

E si contribuirebbe al ripristino della pace. Newsletter Iscriviti a Chicxulub Storie e approfondimenti sulla crisi climatica.

Dichiaro di aver letto e accettato l’informativa in materia di privacy Settimanale Anteprima Nell’indire il Giubileo 2026 Papa Francesco affermò che ci sono debiti «iniqui e insolvibili» e condonarli «è una questione di giustizia». Ma nei Paesi ricchi il mantra è che «i debiti vanno ripagati»: non è falso, o almeno in malafede, affermarlo?

Dire che i debiti vanno ripagati senza considerare il contesto è una visione semplicistica e il più delle volte falsa. Specie se lo fanno i Paesi che storicamente hanno contribuito di più alla crisi climatica ed economica che sperimentiamo oggi.

La Repubblica Democratica del Congo soffre degli impatti della crisi climatica pur non avendovi contribuito. Ci sono debiti che vanno considerati iniqui e insolvibili perché furono contratti in condizioni opache, a volte da regimi non democratici.

Spesso sono stati ripagati già più volte col pagamento degli interessi. Come nel caso del debito coloniale contratto dal Belgio che ha pesato enormemente sull’economia congolese.

Come ha detto Papa Francesco, è una questione di giustizia: non si tratta di rifiutarsi di pagare, ma di riconoscere le responsabilità storiche ristabilendo un equilibrio. Noi chiediamo una revisione indipendente del debito, per distinguere la parte legittima da quella illegittima.

Sezioni di Debt for Climate sono attive anche in altri Paesi africani che hanno lo stesso problema, come Uganda, Ghana, Tunisia, Costa d’Avorio. Recentemente nella Repubblica Democratica del Congo ha mosso i primi passi anche il Movimento Laudato Si’.

Quanto è importante il sostegno del mondo cattolico alla vostra campagna? Specie in un Paese come la Repubblica Democratica del Congo, il ruolo delle organizzazioni religiose è molto importante nell’influenzare l’opinione pubblica.

Il Giubileo ha dato nuova visibilità alla questione della cancellazione del debito, ha mobilitato sempre più attivisti e ha contribuito a veicolare un messaggio forte sul tema della giustizia climatica ed economica. Qual è il suo messaggio ai climattivisti italiani che incontrerà nella sua visita?

Ricevere il premio della Fondazione Alex Langer è stato un grande onore e insieme una grande responsabilità. Porterò in Italia le voci delle comunità marginalizzate e delle popolazione indigene più colpite dalla crisi climatica e del debito.

L’obiettivo è anche rafforzare i rapporti coi movimenti europei, in particolare la sezione italiana di Debt for Climate, da cui mi aspetto sostegno politico e morale alla richiesta di cancellare il debito. E anche alla richiesta di fermare gli investimenti nelle fossili per accelerare il loro phase out.

Il messaggio che voglio lanciare è semplice: la nostra è una lotta condivisa perché la crisi climatica è globale, ma i suoi impatti locali sono diseguali. Per un futuro giusto e sostenibile è dunque indispensabile la solidarietà internazionale.

L'articolo Debt for Climate, Congo chiama Italia: «Solidarietà per una lotta condivisa» proviene da Valori.it.

Articoli simili

Argomenti