Politica
Declino dell’Occidente
Le narrazioni usate dall’estrema destra del terzo millennio spiegate parola per parola. Un progetto di ARENAS ideato e coordinato da Steven Forti. *** Il 31 maggio 2014, nel Palazzo Liechtenstein di Vienna si riunirono diversi elementi dell’estrema destra europea nonché sostenitori di Vladimir Putin.
Il Front National francese era rappresentato dallo storico Aymeric Chauprade e da Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen. Erano presenti poi Volen Siderov, leader del partito bulgaro Ataka;
Heinz-Christian Strache, allora presidente del Partito della Libertà austriaco; e numerosi politici e aristocratici provenienti da Spagna, Croazia, Georgia e Russia. Tutti i partecipanti si trovarono d’accordo sul fatto che il declino dell’Occidente fosse inevitabile e che Putin rappresentasse l’unica soluzione.
Il relatore principale, l’ideologo dell’estrema destra russa Aleksandr Dugin, sostenne che il leader del Cremlino era il moderno salvatore dalle minacce rappresentate dal liberalismo e dalla lobby gay. Poiché il destino della Russia era quello di resistere ai valori occidentali, l’istituzione di un nuovo ordine eurasiatico attraverso l’unione tra Europa e Russia avrebbe favorito l’ascesa al potere della destra in tutto il mondo[1].
Chauprade dichiarò poi che tutti i partecipanti credevano in una “Europa delle nazioni”, che avrebbe dovuto lavorare a stretto contatto con la Russia putiniana. Questa versione russa del declino dell’Occidente si lega con le teorizzazioni in materia della Nouvelle Droite francese.
Dugin è stato concretamente influenzato dal principale animatore di quest’ultima, Alain de Benoist[2]. Già, nel 1999 il fondatore della Nouvelle Droite aveva pubblicato, insieme a Charles Champetier, il Manifesto per una rinascita europea, testo nel quale i due sostenevano che il multiculturalismo aveva distrutto l’identità culturale dell’Occidente.
La soluzione proposta consisteva nel ritorno ai valori autentici e tradizionali. Affinché l’estrema destra potesse conquistare l’egemonia culturale, De Benoist studiò i pensatori della Rivoluzione conservatrice[3].
Con questa espressione ci si riferisce alla corrente intellettuale tedesca dell’epoca interbellica che si opponeva al parlamentarismo e alla Repubblica di Weimar rivalutando la tradizione contro la razionalità, la repressione contro la libertà, l’anima contro la mente[4]. Uno dei suoi principali rappresentanti fu Oswald Spengler, autore di Der Untergang des Abendlandes (“Il tramonto dell’Occidente”)[5], la cui teoria dell’evoluzione culturale affermava che le culture raggiungono il loro apice trasformandosi in civiltà, dopodiché la loro creatività si esaurisce e la loro fine è inevitabile, come nel caso dell’Impero Romano.
La teoria di Spengler fu ripresa da Julius Evola negli anni Cinquanta, influenzando una nuova generazione di neofascisti in Italia, ma anche dai circoli della Nouvelle Droite[6]. Le idee di Spengler suscitarono poi un rinnovato interesse negli anni Novanta, quando la Nouvelle Droite si era già diffusa in Italia, Spagna, Belgio e Germania.
A metà degli anni Dieci del nuovo millennio, avvalendosi dell’immagine romanticizzata della Grecia classica – presa a simbolo dei valori tradizionali, della superiorità bianca e della vera storia eurocentrica, in contrasto con l’Occidente multiculturale e decadente – si è assistito a un’ulteriore viralizzazione di queste idee. Il percorso spengleriano è stato fedelmente rappresentato dallo storico tedesco David Engels, che nel suo influente libro Auf dem Weg ins Imperium (“Sulla strada verso l’Impero”) ha paragonato la crisi dell’Unione Europea alla caduta della Repubblica Romana[7].
Il parallelismo con la fine dell’Impero Romano si è progressivamente imposto anche negli Stati Uniti: gli storici Peter Heather e John Rapley, ad esempio, hanno sostenuto che la stagnazione economica e la polarizzazione politica porterebbero alla marginalizzazione dell’Occidente[8]. L’immagine di un “Occidente in declino” è spesso presente, esplicitamente o implicitamente, anche nelle preoccupazioni europee relative all’invecchiamento demografico, ai problemi legati al liberismo, alla recessione economica e alla perdita di coesione culturale.
La domanda di fondo, ovviamente, è quale “Occidente” sarebbe in declino. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha affermato che l'”islamizzazione” rappresenta la principale minaccia per la civiltà cristiana occidentale.
Per Orbán, i paesi dell’Europa occidentale sono entrati in un’era di vita post-nazionale e post-cristiana. Un’opinione condivisa da gran parte dell’estrema destra europea:
Hans-Thomas Tillschneider, deputato di Alternative für Deutschland (AfD), ha sostenuto ad esempio l’attacco di Putin all’Ucraina affermando che “l’Occidente è in declino sotto ogni aspetto”. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2025, è apparso evidente che anche il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance fa leva sull’idea del declino dell’Europa occidentale, minacciata da valori troppo liberali e da una presunta mancanza di libertà di espressione.
Le percezioni russe e statunitensi del declino hanno molto in comune. La proposta russa del nuovo ordine eurasiatico, promossa da Dugin e Putin, prende di mira l’Europa.
Dugin ha promosso una “Rivoluzione conservatrice”, sostenendo la necessità di una nuova ideologia per controbilanciare la globalizzazione con il sovranismo e subordinare le libertà individuali alla nazione[9]. L’élite politica della destra statunitense è rimasta affascinata dalla Rivoluzione conservatrice, che ha influenzato il repertorio di valori dell’amministrazione Trump.
L’idea duginiana di una missione civilizzatrice eurasiatica ha avuto un impatto sullo stratega politico Steve Bannon e sulla sua piattaforma Breitbart News, contribuendo all’articolazione di una dottrina nazionalista parallela negli Stati Uniti, l'”America First”, che durante il secondo mandato di Trump si è evoluta, secondo diversi osservatori, in una visione più apertamente imperialista[10]. Detto ciò, l’estrema destra contemporanea rimane sempre divisa su come “salvare” l’Occidente.
Gli stessi Bannon e Dugin, ad esempio, pur condividendo valori simili, percorrono sentieri diversi. Bannon e gli estremisti statunitensi propugnano la supremazia bianca e la tolleranza zero nei confronti dell’immigrazione, principalmente musulmana.
Dugin, invece, sostiene lo spiritualismo, il tradizionalismo, il nazionalismo, e il destino della Russia sarebbe a suo avviso quello di guidare tutti i popoli slavi e turchi in un grande impero per resistere ai valori corrotti dell’Occidente[11]. Ultimamente, le mire imperialiste di Trump sulla Groenlandia hanno portato una parte dei partiti di estrema destra europei e, soprattutto, dei loro elettori a prendere posizione contro gli Stati Uniti, a prescindere dai valori cristiani conservatori condivisi.
Tuttavia, si può osservare che, nonostante il revival degli ultimi anni, la narrazione del declino non è in realtà molto utilizzata retoricamente nei processi decisionali effettivi. Un’analisi linguistica del suo uso a livello di parlamenti europei mostra che, sebbene compaia in una serie di dibattiti parlamentari nazionali, ciò non costituisce un fenomeno esteso.
Il concetto di declino, quindi, non funziona come argomento centrale nel processo decisionale politico, ma opera piuttosto sullo sfondo. Come evidenziato, l’idea del declino dell’Occidente rappresenta uno dei fondamenti ideologici dei partiti di estrema destra; fa parte della loro più ampia critica alla modernità e fornisce il contesto storico alla tesi secondo cui la democrazia liberale sarebbe sul viale del tramonto.
Per questo motivo, il concetto è ancora più attraente, in quanto non funge da argomento politico concreto che può essere direttamente contrastato in decisioni specifiche, funzionando invece come fondamento ideologico. La tesi del declino dell’Occidente ha ovviamente suscitato reazioni critiche, sia nel mondo accademico sia nel dibattito pubblico.
Le tesi di Spengler, come molte interpretazioni storiografiche, erano radicate nella ricerca della predittività e nella convinzione che la storia potesse offrire una forma di determinismo. Sebbene l’influenza accademica e letteraria di Spengler sia stata considerevole – in particolare negli Stati Uniti, dallo scrittore Frano cui la democrazia liberale sarebbesto che già prima si utilizza questa espressione con riferimento alla cis Scott Fitzgerald al politologo Samuel Huntington – il suo lavoro ha anche attirato critiche sostanziali.
Già Theodor Adorno, ad esempio, aveva criticato il relativismo insito in tali approcci[12]. La critica accademica però non ha la forza per privare questa narrazione della sua potenza politica.
Il concetto rimane attraente ancora oggi proprio per il suo carattere fatalistico e riduttivo e perché si basa su una narrazione implicita del tipo “i bei tempi di una volta”. Tali narrazioni nostalgiche e retrospettive sono tra gli strumenti politici più potenti, in particolare nel repertorio dei leader populisti.
Il referendum sulla Brexit offre un esempio significativo al riguardo[13]. Inoltre, la narrazione del declino europeo trova eco tra i nazionalisti identitari di tutta Europa.
E il suo fascino paneuropeo si riflette chiaramente in incontri come quello con cui abbiamo aperto questo articolo. Se gli attori politici europei vogliono respingere la narrazione del declino della civiltà (occidentale) – che implica, a sua volta, il declino della democrazia parlamentare liberale – dovranno elaborare una contro-narrazione efficace, il cui nucleo deve essere fondato su un’interpretazione non deterministica degli sviluppi sociali, tenendo ben presente che i problemi attuali possono essere affrontati attraverso adeguate innovazioni istituzionali e riforme sociali.
Il glossario dell’estremismo di destra, ideato e coordinato da Steven Forti, si nutre della collaborazione di storici, sociologi, politologi e sociolinguisti di diversi paesi europei membri di ARENAS (Analysis of and Responses to Extremist Narratives), progetto finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon Europe dell’Unione europea. ___________________ [1] Si veda Mark Bassin, Sergey Glebov, Marlene Laruelle (a cura di), Between Europe and Asia: Origins, Theories, and Legacies of Russian Eurasianism, University of Pittsburg Press, 2015. [2] Jean-Yves Camus, “A Long-Lasting Friendship:
Alexander Dugin and the French Radical Right”, in Marlene Laruelle (a cura di), Eurasianism and the European Far Right, Lexington Books, 2015, pp. 79-96. Si veda anche, nel medesimo volume, Anton Shekhovtsov, “Alexander Dugin and the West European New Right, 1989–1994”, pp. 35-53. [3] Cfr.
Alain de Benoist, Quatre figures de la Révolution Conservatrice allemande-Werner Sombart-Arthur Moeller van den Bruck-Ernst Niekisch-Oswald Spengler, Editions Les amis d’Alain de Benoist, 2014. [4] Roger Woods, The Conservative Revolution of the Weimar Republic, Palgrave MacMillan, 1996; Klaus Epstein, The Genesis of German Conservatism, Princeton, 2015. [5] Oswald Spengler, Der Untergang des Abendlandes – Umrisse einer Morphologie der Weltgeschichte, C. H. Beck, 1919-1922.
In italiano il libro fu tradotto da Julius Evola: si veda Id., Il tramonto dell’Occidente, Longanesi, 1957. [6] Julius Evola, Gli uomini e le rovine, Edizioni Dell’Ascia, 1953. Si veda anche Thomas H. Hack, “Julius Evola and Tradition”, in Mark Sedgwick (a cura di), Key Thinkers of the Radical Right:
Behind the New Threat to Liberal Democracy, Oxford University Press, 2019, pp. 54-69. [7] David Engels, Auf dem Weg ins Imperium. Die Krise der Europäischen Union und der Römischen Republik.
Historische Parallelen, Europa Verlag, 2014. [8] Peter Heather, John Rapley, Why Empires Fall: Rome, America and the Future of the West, Yale University Press, 2024. [9] Aleksandr Dugin, La quarta teoria politica, Aspis, 2020.
La versione originale in russo è del 2009. [10] Si veda anche Nicola Guerra, “From neo-Eurasianism to Trumpism: Aleksandr Dugin and the making of conservative internationalism”, Studies in East European Thought, vol. 78, 2026. [11] Id., “The Russian-Ukrainian war has shattered the European far right.
The opposing influences of Steve Bannon and Aleksandr Dugin”, European Politics and Society, vol. 24, 2023. [12] Jens Paulsen, “Decline of the West and Dialectic of Enlightenment. Theodor W. Adorno’s Critique of Oswald Spengler’s Relativism”, The Philosophical Journal of Conflict and Violence, vol.
VII, n. 1/2023. [13] Sophie Gaston, Sacha Hilhorst, At Home in One’s Past. Nostalgia as a Cultural and Political Force in Britain, France and Germany, Demos, 2018.
CREDITI FOTO: L’angelo del focolare – Max Ernst (1937).
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