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Bolivia: il Paese paralizzato dallo sciopero dei trasporti contro il governo reazionario di Rodrigo Paz
Da tre giorni mi trovo in Bolivia, dove sono venuto per fare un volontariato nell’Associazione Paulo Freire di La Paz, impegnata nel sostegno a minori adolescenti a rischio e a madre single. Oggi avrei voluto andare al carcere di San Pedro per fare un’intervista con l’associazione dei carcerati.
San Pedro è un carcere che forse poteva esistere solo qui in Bolivia, il Paese meno occidentalizzato dell’America Latina. Un carcere dove non ci sono guardie, i detenuti non indossano uniforme e hanno le chiavi delle proprie celle e inoltre mogli e figli e anche animali domestici (altro che Dalmastro), possono abitare con loro.
Ma questa storia ve la racconterò un’altra volta, perché oggi La Paz, una città di un milione di abitanti, è completamente paralizzata da uno sciopero indefinito, causato dalla eliminazione di sussidi statali sui carburanti che il governo di destra ha deciso varando a gennaio un decreto che ha provocato un raddoppio dei prezzi della benzina. Così tutta la città è bloccata dai trasportatori che in maggioranza qui sono privati e si compongono di minibus che svolgono il compito che dovrebbe svolgere il servizio pubblico molto carente.
In tutta La Paz ci sono circa 70 blocchi stradali per impedire anche alle macchine o ai taxi di circolare; nelle vie intorno alle strade principali de Los Altos di La Paz, dove viviamo noi, i volontari dell’Associazione, sono comparsi massi di pietra per ostacolare la viabilità. Il governo ha mobilitato 2.000 agenti per garantire l’ordine pubblico, ma i sindacati dei trasporti hanno deciso di resistere a oltranza.
Tutta la città è bloccata, le scuole e gli uffici sono chiusi perché è impossibile muoversi a piedi in una città vastissima sulle pendici di una montagna che sfiora i 5.000 metri. Poche ore fa ho appreso che i sindacati dei trasporti rifiutano di sedere al tavolo con il governo e ratificano la decisione di portare avanti lo sciopero a tempo indefinito.
Altro che possibilità di precettare, come accade in Italia, qui iniziano a scarseggiare i beni di prima necessità: per esempio ieri è finita la nostra bombola del gas, ma non siamo più riusciti a trovarne una carica perché non arriva più nulla qui a Los Altos, la parte più alta della città. I vent’anni di governo del MAS (Movimento per l’Alternativa al Socialismo) hanno lasciato almeno una eredità democratica e di conflitto che pare non cedere di fronte alle politiche neoliberiste del governo di Paz Pereira, che nel suo primo discorso aveva annunciato di “Riaprire la Bolivia al mondo”, mentre per ora la capitale è chiusa anche ai suoi abitanti.
Manfredo Pavoni Gay