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Sovranismo europeo o modello Trump? Il bivio dell’Unione Europea tra Macron e l’asse Merz-Meloni

Sabato 14 febbraio 2026 ore 04:07 Fonte: Valigia Blu

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Sovranismo europeo o modello Trump? Il bivio dell’Unione Europea tra Macron e l’asse Merz-Meloni generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

L'Unione Europea si trova a dover scegliere tra due possibili modelli di azione in vista delle politiche economiche e diplomatiche che stanno emergendo sul piano internazionale con la Cina e l'America sotto Trump. Da una parte si trova la proposta francese di creare un debito comune e promuovere investimenti strategici che mira a rafforzare l'unità europea e a contrastare l'influenza cinese. Dall'altra si assiste all'azione del gruppo Merz-Meloni che propone un approccio più conservatore e orientato alla difesa dei valori europei e alla maggiore autonomia dei paesi membri rispetto alle pressioni esterne, cercando di equilibrare la cooperazione europea con una maggiore capacità di autonoma azione politica e economica.
Sovranismo europeo o modello Trump? Il bivio dell’Unione Europea tra Macron e l’asse Merz-Meloni
Valigia Blu

Per far fronte a un mutato scenario politico, l’Europa sta cercando di passare dalle parole ai fatti. Già in precedenza, i report di Enrico Letta e Mario Draghi avevano evidenziato le sfide che si affacciano sul futuro economico dell’Unione, per reagire alla strategia economica della Cina e a un settore industriale sofferente per via della dipendenza dal gas russo.

Con l’amministrazione Trump e il suo atteggiamento ostile se non predatorio, la questione si è fatta ancora più urgente. Per questo motivo i leader dei paesi Europei si sono riuniti nel castello Alden Biesen in Belgio.

Il vertice, convocato dal Presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, vuole porre le basi per la discussione sulla competitività dell’Europa, in preparazione al Consiglio Europeo di marzo. Al centro del dibattito in questi giorni ci sono state le due proposte da parte dei principali paesi europei: da una parte quella del Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, dall’altra quella del nuovo asse Roma-Berlino tra il Cancelliere Tedesco Friedrich Merz e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Le due proposte, come vedremo, presentano sia aspetti positivi sia criticità. Ma è quella italo tedesca a destare maggiori preoccupazioni.

Di cosa parliamo in questo articolo: Il Sovranismo Europeo di Macron La proposta di Italia e Germania:

Semplificazione, Semplificazione, Semplificazione Il Capitalismo trumpiano o un’Europa davvero unita? Il Sovranismo Europeo di Macron La proposta avanzata da Emmanuel Macron in un’intervista pubblicata su vari giornali europei - in Italia è uscita su Il Sole 24 Ore - può essere interpretata come una forma di sovranismo europeo.

Il primo pilastro di questa strategia passa attraverso l’emissione strutturale di titoli di Stato europeo, i cosiddetti Eurobond. Finora, gli Eurobond sono stati emessi per casi emergenziali, come il Next Generation EU (NGEU) e il prestito all’Ucraina dopo che era sfumata l’intesa sugli asset russi congelati.

Per il presidente francese questa emissione deve diventare strutturale per andare ad aumentare il bilancio dell’Unione Europea, che finora si basa soprattutto sui fondi trasferiti dagli Stati. La proposta di Macron non è campata per aria.

Si era già evidenziato come gli Eurobond fossero stati proposti da membri di spicco dell’accademia economica come Oliver Blanchard. Perché la soluzione per sostenere l’Ucraina da parte della Commissione Europea è un’ottima notizia In questi giorni l’idea ha raccolto ulteriori sostenitori.

Su questo fronte spiccano le dichiarazioni di Joachim Nagel, Presidente della Deutsche Bundesbank. Per Nagel, l’emissione di Eurobond va inserita in una strategia per rendere l’Europa più attraente per gli investitori stranieri.

Allo stesso tempo, però, il Presidente della Banca Centrale Tedesca ha ribadito che questo nuovo debito comune andrebbe accompagnato da un piano per ridurre quelli nazionali. L’enfasi posta sull’attrattività per gli investitori stranieri non è casuale, viste le circostanze.

Si discute sempre più spesso di una possibile erosione del ruolo del dollaro, a causa delle politiche dell’amministrazione Trump. L’emissione di titoli di Stato europei, che sono considerati sicuri dagli investitori, potrebbe fornire agli investitori un’alternativa che oggi manca.

Ciò garantirebbe dei vantaggi considerevoli per l’Europa e gli Stati Europei. Qualora gli investitori dovessero virare sugli Eurobond, i costi di finanziamento del debito sarebbero molto bassi.

L’Europa avrebbe quindi un elevato margine di manovra per finanziare determinati progetti che sono cruciali per la crescita. Il dollaro americano reggerà a Trump?

Giusto per citare un esempio, si può considerare il programma Horizon Europe. Rinnovato nel 2021, il piano punta a sostenere gli investimenti in Ricerca e Innovazione con ricadute sia sul tessuto economico sia sulle politiche pubbliche.

Per quanto l’iniziativa sia condivisibile, soffre di una carenza di fondi. Giusto per confrontare gli ordini di grandezza, il finanziamento del programma è di circa 95 miliardi di euro spalmati su più anni, mentre il National Institute of Health (NIH), l’agenzia americana che si occupa di ricerca biomedica, ha un budget annuale che si aggira attorno ai 40,5 miliardi.

Questo evidenzia già quanto la proposta di Macron sia un punto di partenza più che di arrivo. Il problema non è soltanto quanti soldi: è anche definire su quali progetti verranno spesi e quindi la governance.

Nella sua intervista, Macron ha invitato a utilizzare questi fondi per investimenti congiunti a tutela dell’ambiente e per la transizione climatica, oltre a puntare su tecnologie di frontiera come l’Intelligenza Artificiale e il Quantum Computing. D’altronde, sotto questi aspetti la Francia può vantare un ruolo di primo piano in Europa.

Già all’inizio del suo primo mandato, Macron aveva incaricato Cedric Villani, parlamentare nonché Medaglia Fields (il più prestigioso riconoscimento per la Matematica), di redigere una strategia per l’AI in Francia. E proprio la prontezza francese su questo ambito ha fatto sì che l’unico Large Language Model (LLM) europeo in grado di poter reggere il paragone con Chat GPT di OpenAI o Claude di Anthropic sia oggi Le Chat dell’azienda francese Mistral AI.

C’è poi un aspetto da sottolineare: il ruolo del dollaro come valuta di riserva ha permesso agli Stati Uniti costi di finanziamento del debito bassi, ma allo stesso tempo ha fatto apprezzare il dollaro e quindi svantaggiato le esportazioni. Le ricadute si sono rivelate più profonde per il settore manifatturiero.

Si tratta di un’eventualità di cui è necessario prendere atto e cercare di mitigare, ma che potrebbe pesare come un macigno davanti alla penetrazione delle esportazioni cinesi in Europa. Il secondo pilastro della strategia proposta dal Presidente francese riguarda la clausola del Buy European (Preferenza Europea), che favorirebbe le aziende europee rispetto a quelle straniere.

Come spiega Macron nella sua intervista pubblicata in Italia da Il Sole 24 Ore, la Preferenza Europea può essere applicata con strumenti diversi. Da un lato, attraverso clausole di salvaguardia per proteggere le imprese europee dalla concorrenza estera.

Dall’altro, con le cosiddette clausole specchio, che impongono ai prodotti importati gli stessi standard richiesti alle aziende dell’Unione. Infine, ha indicato un meccanismo più strutturale: legare aiuti pubblici e incentivi alla presenza di una quota minima di componenti realizzati in Europa.

Un criterio che, secondo Macron, dovrebbe essere introdotto in alcuni settori strategici- come l’automotive, la chimica e le tecnologie legate alla transizione ecologica. Nell’intervista, Macron la dipinge come una mossa necessaria al giorno d’oggi.

Infatti, l’Europa si trova spesso a competere con paesi che non rispettano pienamente le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Non si può non cogliere il riferimento alla Cina.

A differenza dell’Europa, Pechino interviene massicciamente sul mercato per aiutare le sue aziende, creando così una competizione impari con i paesi europei che sono più vincolati circa gli aiuti di Stato. Ma una situazione simile avviene anche negli Stati Uniti.

Si pensi al caso di Starlink o delle altre aziende di Elon Musk, il cui successo è dovuto proprio agli ingenti fondi pubblici e alla preferenza per fornitori americani. Uno dei principali limiti, citato anche da Macron, è che questa clausola complicherebbe la normativa per le aziende, mentre nel caso degli appalti pubblici la situazione è più semplice.

Infine, il completamento del Mercato Unico e una strategia di diversificazione dei partner commerciali per aumentare la resilienza dell’Europa e non imbrigliare con determinati partner, come Russia e Stati Uniti. Per quanto condivisibile, la proposta francese è una lista di buoni propositi di cui bisognerà poi vedere l’implementazione.

Lo abbiamo anticipato con gli Eurobond: il problema della governance e di come verranno impiegati quei fondi non è un tema di poco conto e dovrà necessariamente essere trattato vista l’importanza che riveste la proposta. La proposta di Italia e Germania:

Semplificazione, Semplificazione, Semplificazione Sul fronte opposto abbiamo invece la proposta di Germania e Italia. Su certi aspetti, come il superamento delle barriere del Mercato Unico, le due proposte hanno delle convergenze.

Anche per quel che riguarda la diversificazione dei partner commerciali c’è una certa affinità, pur con un tocco di malizia. Il documento redatto da Italia e Germania, infatti, cita come modello l’accordo con il Mercosur, a cui la Francia si è sempre opposta.

Tuttavia, per quanto l’accordo sia giudicato positivamente, ne viene criticata la lentezza: per raggiungerlo ci sono voluti 25 anni. Per finalizzare i prossimi accordi - India, Australia, Emirati Arabi Uniti - c’è bisogno di una maggior rapidità e decisione.

Le differenze di visione tra le due proposte però sono profonde. La Germania, assieme ai paesi nordici, è storicamente contraria all’emissione di debito comune europeo.

D’altronde, se la proposta francese può essere tacciata di opportunismo vista la situazione finanziaria del paese, anche la contrarietà tedesca mira a difendere interessi nazionali: oltre a finanze più solide, l’economia tedesca è fortemente orientata all’export. Un eventuale apprezzamento dell'euro, come spiegato poc’anzi, andrebbe quindi a danneggiarla.

Per sostenere quindi le imprese innovative Italia e Germania vorrebbero invece puntare su un'espansione del venture capital e la creazione di una borsa pan europea. Nel documento si sottolinea come questi strumenti siano necessari per le start-up e per la loro espansione.

Ma allo stesso tempo è importante ribadire che si sta guardando a punti differenti della traiettoria dell’innovazione. Il Venture Capital necessita di una maggior diffusione in Europa, che ha sempre avuto un ritardo su questo fronte rispetto agli Stati Uniti.

Affinché le start-up possano fare il salto di qualità ed espandersi, questa è una componente necessaria. Ed è giustamente sottolineato nel documento.

Tuttavia, nella fase iniziale, quella più rischiosa, il settore pubblico non è un attore di poco conto. Il sistema statunitense - ma anche francese, seppure di minore successo - dei Mission Oriented Project è un esempio: l’impatto delle agenzie statali è fondamentale.

Affinché l’innovazione possa prendere piede è necessario un ecosistema differenziato formato appunto da Stato e mercato che collaborano cercando di commercializzare ciò che proviene da università e centri di ricerca. Per quanto su questo fronte la proposta italo tedesca parli di un fondo europeo per la competitività, non si comprende come andrebbe finanziato.

E il problema non è di poco conto, come abbiamo visto con Horizon Europe. Nel documento si trova poi il sostegno a una rapida implementazione del 28esimo regime legale.

Proposto dalla Commissione Europea già l’anno scorso, consterebbe dell’introduzione di un regime legale a cui potrebbero sottostare le imprese uniformi rispetto ai vari paesi europei. Il tema è estremamente tecnico, ma come spiega su LaVoce.info Federico M. Mucciarelli, professore di diritto commerciale all’Università di Modena e Reggio Emilia, rischia non solo di essere controproducente, ma addirittura di minare la legittimità democratica.

Le norme infatti non avrebbero degli effetti soltanto sulle imprese stesse, ma anche su lavoratori e sulla società più in generale. Tuttavia, a decidere su tutto questo sarebbe soltanto uno degli agenti coinvolti, cioè le imprese.

Non a caso, quando la Commissione aveva presentato la sua Bussola per la Competitività - in cui si discuteva l’idea - i sindacati furono molto critici al riguardo. Il piano dell’Europa per rilanciare l’economia: basterà per colmare il divario con USA e Cina?

Ma l’aspetto più problematico della proposta resta la delegittimazione del ruolo delle istituzioni europee rispetto ai singoli Stati. Di fatto il progetto appare quello di un indebolimento dell’Unione per approdare a un’Europa in mano agli Stati che da sempre è il cavallo di battaglia dei Conservatori.

E non è un caso che a proporlo siano proprio Merz e Meloni. Tra queste, vale la pena citare il “freno di emergenza”, che permetterebbe agli Stati Membri di bloccare provvedimenti che impongono un ulteriore carico dal punto di vista amministrativo.

Cercando di astrarre dalle singole proposte, la strategia italo-tedesca non fa altro che ripetere una certa narrazione, simile a quella di Trump e dell’universo MAGA: basti pensare a Elon Musk e al compito del DOGE. Di fatto, la tesi sposata è che per far ripartire la crescita è necessario togliere lacci e lacciuoli, semplificare, sfoltire le normative e lasciare libero spazio al mercato, facendo arretrare il ruolo dell’Unione.

Ne emerge quindi una visione superficiale che si limita, appunto, a ripetere certi slogan senza davvero incidere seriamente sul dibattito. Ciò non significa che, in certi casi, non sia necessaria una semplificazione.

Ma questo, al contrario di una visione che vede nella deregulation la cura a tutti i mali, deve avvenire in maniera chirurgica. Le normative non sono infatti un inutile orpello che danneggia la crescita: stabiliscono al contrario il perimetro entro cui si svolge l’attività economica.

E questo deve tenere conto tanto della libertà d’impresa quanto la salvaguardia degli interessi e dei diritti dei cittadini e dei lavoratori. Questo equilibrio potrebbe non essere ignorato, anzi: la proposta di Merz e Meloni potrebbe al contrario rappresentare una precisa scelta di campo, cioè dalla parte delle Grandi Imprese, soprattutto americane.

Non a caso, si è svolto un incontro a cui hanno preso parte vari Capi di Stato Europei, tra cui Merz, la Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen e i rappresentanti economici proprio a ridosso del vertice. L’incontro si inserisce in una maggior influenza delle Grandi Imprese sulla politica europea.

A suonare l’allarme, come riporta Dave Keating su Substack, sono diverse ONG che hanno sottolineato  un "arretramento sistematico" delle normative sul clima e la salute attraverso i prossimi pacchetti legislativi Omnibus. Un altro segnale proviene dal pre-vertice informale convocato proprio da Italia, Germania e Belgio, in cui non è stato coinvolto Pedro Sanchez, Primo Ministro socialista spagnolo.

Il suo governo rimane uno dei pochi posizionati a sinistra all’interno dell’Unione Europea, di cui fa parte anche la sinistra radicale. Inoltre, proprio negli ultimi giorni, Sanchez ha ingaggiato una battaglia social con le big tech americane e in particolare con Elon Musk.

La scelta di non includerlo appare quindi eloquente. Il Capitalismo trumpiano o un’Europa davvero unita?

Quello a cui ci si trova davanti è un momento chiave per il futuro dell’Unione. Se su alcuni temi sembra esserci una certa convergenza, le direzioni tracciate da Macron o da Merz/Meloni portano a una visione dell’Europa diametralmente opposta.

Per quanto a tratti fumose, l’idea di sovranismo europeo di Macron chiarisce definitivamente che siamo in un punto di rottura. Schiacciata dai tentativi di influenzarla della Russia, dalla rapacità degli Stati Uniti e dalla strategia di espansionismo economico della Cina, l’Europa deve cambiare radicalmente, rafforzare il suo peso geopolitico cercando di intaccare ancora di più il ruolo del dollaro e puntare su settori di frontiera per non dipendere da altri paesi.

Al contrario, la visione di Merz e Meloni rappresenta la via europea al capitalismo trumpiano. Occorre lasciare campo libero alle imprese, sempre più legate al potere politico, mentre si delega sempre di più ai singoli paesi in un’Europa più debole e frammentata, più influenzabili.

Si tratta di una direzione che desta ancora più preoccupazione perché potrebbe rappresentare nuovi equilibri anche al Parlamento Europeo. Da tempo infatti il PPE guarda a destra, in particolare all’ECR, per liberarsi dall’alleanza con i socialisti, con il partito di Meloni che rappresenta la componente più numerosa nel secondo e quello di Merz nel primo.   

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