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L’Unione Europea congela a tempo indeterminato i beni della Russia e manda un primo potente messaggio a Putin e a Trump
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Nella giornata di venerdì il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato una decisione cruciale sul regime degli asset sovrani russi congelati. Come si legge in un comunicato diramato dal Consiglio, questo ha stabilito il divieto temporaneo di trasferire gli asset alla Banca Centrale Russa o ad entità collegate, come il Fondo Sovrano NWF.
Questo divieto sarà in vigore fino a quando ci sarà la possibilità che le risorse finanziarie o altri beni vengano messi a disposizione della Russia per consentirle di proseguire la guerra di aggressione contro l’Ucraina e continuerà a rappresentare difficoltà economiche per l’Unione e per gli Stati membri e persisterà il rischio di un ulteriore deterioramento della situazione economica europea. Di cosa parliamo in questo articolo:
Il voto a maggioranza qualificata e le perplessità Perché è un primo passo per il prestito riparatore Un messaggio importante a Trump e Putin Il voto a maggioranza qualificata e le perplessità Per adottare la misura, il Consiglio ha fatto ricorso all’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’UE, una base giuridica ideata per situazioni in cui è necessario intervenire rapidamente. L’articolo consente di decidere a maggioranza qualificata e non all’unanimità, come avviene tipicamente per le sanzioni.
A favore hanno votato 25 paesi, mentre Slovacchia e Ungheria, che hanno governi più vicini alle posizioni del Cremlino, hanno votato contro. È proprio questo punto ad aver generato critiche politiche da parte di alcuni governi.
Tra i leader europei che hanno manifestato il loro disappunto per la decisione c’è il Primo Ministro Ungheria Viktor Orbán. Secondo Orban, l’Europa avrebbe varcato la soglia della legalità, cancellando la regola dell’unanimità e passando la proposta con la maggioranza del consiglio.
Questo “segnala il carattere profondamente antidemocratico di Bruxelles”, ha dichiarato Orbán, con i paesi europei che si pongono al di sopra delle regole e dello stato di diritto. Le critiche di Orban, però, sono pretestuose: la base legale per votare questo tipo di proposte a maggioranza qualificata è solida e non cancella, come invece sostiene il primo ministro magiaro, la regola dell’unanimità.
Ma anche il nostro paese, pur avendo votato a favore, ha tenuto a precisare che la decisione presa dal Consiglio non deve rappresentare un precedente affinché la regola dell’unanimità venga sostituita da una maggioranza qualificata. Inoltre, secondo quanto riportato da ANSA, assieme a Belgio, Malta e Bulgaria, l’Italia avrebbe allegato una dichiarazione al verbale.
Questi paesi hanno chiarito che la decisione di votare a favore non implica automaticamente il sostegno alla proposta della Commissione sull’uso degli asset russi per finanziare il cosiddetto “Prestito Riparatore” destinato all’Ucraina. Al contrario, gli Stati invitano la Commissione a esplorare tutte le opzioni disponibili nel rispetto del diritto europeo e internazionale.
Perché è un primo passo per il prestito riparatore Questa decisione è di fondamentale importanza, se non addirittura necessaria, per il progetto della Commissione Europea di fare leva sugli asset russi, in particolare quelli detenuti da Euroclear, per garantire un prestito riparatore all’Ucraina. Infatti, il meccanismo attraverso cui l’Europa intende fornire il supporto economico necessario all’Ucraina richiede che sia impossibile, da parte della Russia, ottenere i suoi beni sovrani fino a quando non avrà risarcito l’Ucraina per l’invasione.
Finora questa impossibilità doveva essere rinnovata ogni sei mesi, con il rischio che paesi più vicini alla Russia si opponessero. Senza vietare i trasferimenti, quindi, la Banca Centrale Russa poteva, in uno scenario in cui non sono prorogate le sanzioni, reclamare i propri asset da Euroclear.
A cascata, quindi, l’Unione Europa avrebbe dovuto risarcire Euroclear, senza però ricevere indietro il corrispondente dall’Ucraina, con ripercussioni importanti per l’Eurozona o potenzialmente catastrofiche per il Belgio. Per quanto necessaria, la decisione presa non implica un accordo sul prestito riparatore e sull’utilizzo degli asset congelati della Banca Centrale per l’Ucraina.
Su questo fronte, infatti, ci sarà da aspettare il Consiglio Europeo del 18 dicembre. La Commissione sta infatti cercando una quadra con i vari paesi europei, che appare più vicina.
Nei mesi scorsi, il Primo Ministro Conservatore del Belgio Bart De Wever aveva manifestato la sua contrarietà alla proposta della Commissione, chiedendo- qualora si fosse perseguita- maggiori garanzie per evitare che possibili ritorsioni della Russia potessero rappresentare un rischio per la stabilità del suo paese, che si trova in una situazione molto delicata dal punto di vista politico. Tuttavia, nei giorni scorsi De Wever ha incontrato il Primo Ministro Britannico Keir Starmer per discutere, tra le altre cose, di come finanziare l’Ucraina nei prossimi anni.
Fonti da ambedue le parti hanno sottolineato l’importanza del sostegno all’Ucraina. Inoltre, il Belgio starebbe lavorando a stretto contatto con la commissione per trovare una soluzione a una situazione estremamente complessa.
Per quanto le parole di De Wever sembrino sintomatiche di una trattativa in corso, ci sono ancora da valutare, appunto, le possibili ripercussioni legali. La Russia ha più volte fatto ricorso per il congelamento degli asset sovrani già a partire dal 2022.
Inoltre Euroclear detiene asset russi che sono, a loro volta, congelati. Da parte della commissione, si sta lavorando per inserire nella proposta di prestito riparatore un sistema di garanzie che possa dare garanzie solide al Belgio, come ha dichiarato il Commissario Europeo all’Economia Valdis Dombrovskis.
Secondo quanto riporta Reuters, infatti, la Germania avrebbe già garantito coperture per il valore di 50 miliardi di euro in caso di provvedimenti legati favorevoli alla Banca Centrale Russa e anche altri paesi sono sulla stessa lunghezza d’onda. Un messaggio importante a Trump e Putin Si tratta di un passo importante per l’idea di von der Leyen di far pagare alla Russia la sua guerra.
Il Prestito Riparatore, come avevamo spiegato in precedenza, lasciava molte questioni aperte, ma con la decisione del Consiglio si chiude un fronte di criticità. Restano ancora altre ragioni di perplessità, prima fra tutte quella di convincere tutti gli stati Europei a sostenere la proposta e le garanzie chieste dal Belgio.
Asset russi in Europa: i rischi e le opportunità per il finanziamento dell’Ucraina Tuttavia, a oggi, l’utilizzo degli asset sovrani russi rappresenta una soluzione, almeno idealmente, ottimale per continuare a sostenere l’Ucraina nella sua difesa contro l’invasione russa. Nei prossimi anni, senza gli Stati Uniti, saranno gli altri paesi occidentali e non - come il Giappone - a fornire aiuti economici all’Ucraina.
Non solo, la decisione presa - anche senza il Prestito Riparatore - rappresenta un chiaro segnale agli Stati Uniti di Donald Trump e alla Russia di Vladimir Putin. Nella bozza del Piano di Pace, infatti, si prevedeva che gli asset russi sarebbero stati utilizzati per la ricostruzione dell’Ucraina ad opera degli Stati Uniti, dividendo i profitti con la Russia, oltre a progetti congiunti tra i due paesi.
Il congelamento a tempo indeterminato chiarisce che l’Europa non può essere lasciata fuori dai negoziati e così l’Ucraina. Per appropriarsi di quei fondi, infatti, servirebbe una maggioranza di paesi europei favorevoli.
E quindi rappresenta, già ora, un importante arma negoziale dell’Europa per la situazione in Ucraina.