Cultura
L’amor cortese a 16 anni
Illustrazione dal Codice Manessiano, conservato nella Biblioteca Universitaria di Heidelberg. La letteratura medievale non è proprio al centro degli interessi delle due classi terze di liceo scientifico in cui insegno quest’anno: anche per questo avverto con maggiore intensità del solito il bisogno di proporre attività didattiche di senso e in grado di accendere entusiasmo e fuochi.
Ho sempre sentito vicino, anche da studentessa, l’idea di Plutarco secondo la quale gli studenti non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere, idea che come un fiume sotterraneo deve aver spinto Montaigne a scrivere di preferire precettori con una testa ben fatta anziché ben piena; nei momenti di scarso entusiasmo per la vita scolastica torno a cercare motivazione nel prezioso testo di Vanessa Roghi Voi siete il fuoco (recensito su questa rivista, qui). A volte le attività didattiche che sperimento sembrano funzionare, a volte no.
Mi piacerebbe capire meglio perché una certa attività sembra avere una risposta positiva e un’altra meno: di solito credo di avere qualche strumento per capirlo, a volte tentenno. Insegnare in due classi parallele può essere di aiuto in tal senso, dandomi la possibilità di osservare il modo in cui la stessa attività attecchisce in terreni diversi. (L’altra possibilità sarebbe un confronto sistematico con qualche collega, ma per diversi motivi non sembra che quest’anno sia una strada percorribile, soprattutto per quanto concerne l’elemento della sistematicità e della frequenza del confronto.) Amo da sempre proporre riscritture, e il trattato latino De amore o meglio De arte honeste amandi, scritto dal religioso francese Andrea Cappellano nella seconda metà del XII secolo, sembra fatto apposta.
Mi riferisco in particolare ai comandamenti d’amore, quelle regole attraverso le quali il cappellano personale di Maria de Champagne definisce le caratteristiche che deve avere l’amore perfetto. Dopo la lettura dei comandamenti d’amore propongo quindi a entrambe le classi terze una riattualizzazione di questi aforismi; dopo esserci interrogati sulle norme e sui canoni dell’amor cortese (cercando quindi di contestualizzare l’argomento che è oggetto del nostro studio), propongo di scrivere delle considerazioni analoghe a quelle scritte da Cappellano ma valide per loro oggi (senza un processo di attualizzazione, avrebbe senso la contestualizzazione?).
In una delle due classi questa attività sembra suscitare maggiore interesse, nell’altra meno, ma tutte e tutti ci si dedicano, più o meno coinvolte/i. Secondo alcune/i, chi ama davvero ha sempre paura di deludere l’altro/a; non bisogna mai sfruttare l’altro/a; mai mettersi in mezzo ad altre coppie; occorre dare spazio ai piccoli gesti; non urlarle/gli contro sé sbaglia; sceglila/lo ogni giorno; cerca di essere presente non solo nei momenti di felicità ma anche in quelli di dolore; per lei cosa è l’amore? un sentimento?
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e sangue. È un sentimento, cos’è?
È volersi bene, volersi bene, non l’accoppiarsi ma la pacca sulla spalla. (Nayt, Di abbattere le mura). [– Prof., lo conosce Nayt? Abbiamo concluso con una sua citazione che racchiude il senso dell’amore secondo noi, va bene? – Certo, basta che mi fate ascoltare il testo perché non lo conosco.
Ma è bellissimo! Grazie.] Un altro gruppo scrive: bisogna essere sempre onesti; ci vuole tanta pazienza; nessuno dei due deve essere lasciato indietro; bisogna far sentire libera l’altra persona; essere sempre sé stessi; l’amore deve essere passionale; l’amore deve essere ricambiato; fai sentire importante l’altro/a.
E poi, in ordine sparso: – bisogna divertirsi ma essere seri nei momenti che lo richiedono; – senza empatia non c’è amore; – il rispetto è fondamentale; – bisogna concedere la libertà [perché avete scelto il verbo “concedere?, chiedo, e ne è nato un bellissimo dibattito, ma questa è un’altra storia]; – senza autentica comunicazione l’amore non esiste; – non dimenticare mai la gentilezza; – non far mai sentire sola la persona che ami; – sii capace di ascoltare l’amato/a; – non giudicare l’altro/a; – cerca di accettare fino in fondo le sue scelte; – perdonarsi a vicenda; – sostenersi nei momenti difficili; – sostenersi reciprocamente anche dal punto di vista economico; – rispettare sé stessi e l’altro/a, rispettare i propri spazi e quelli altrui. Ogni gruppo poi ha spiegato i propri comandamenti d’amore alla classe e abbiamo tentato di stendere poi un decalogo comune, nel caso in cui ci fossero stati concetti chiave riconosciuti fondamentali dall’intero gruppo classe.
In una delle due classi abbiamo scelto anche di realizzare un cartellone con i valori condivisi dalla classe. Lo riporto di seguito.
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