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Politica

Brigitte Bardot, la “bella pupa” e l’animalista: i due volti di una donna simbolo che affascinava e turbava

Lunedì 29 dicembre 2025 ore 14:12 Fonte: Strisciarossa
Brigitte Bardot, la “bella pupa” e l’animalista: i due volti di una donna simbolo che affascinava e turbava
Strisciarossa

Nel generale cordoglio per la morte di Brigitte Bardot, sui giornali e nei media, il cinema sembra passare del tutto in secondo piano. E in fondo è giusto così.

Più che un’attrice, è scomparso un simbolo. Qua e là abbiamo persino letto che sarebbe profondamente ingiusto pubblicare e riproporre solo foto della BB giovane, splendida nel suo divismo a cavallo fra i venti e i trent’anni, perché la vera Bardot sarebbe la donna anziana, orgogliosa delle proprie rughe e della propria vita reclusa nella famosa villa La Madrague, assieme a tutti i suoi animali.

Rispolverando, per sostenere questa tesi, una sua famosa frase allorché vedendo delle sue foto giovanili disse “carina questa ragazza, ma non sono io”. Ovviamente Bardot era entrambe le cose: era la ragazza “carina” – ma anche più che carina, diciamolo – che a fine anni ’50 aveva radicalmente cambiato l’immaginario francese, e poi mondiale; ed era la donna che a nemmeno quarant’anni aveva detto “adieu” al cinema per rifugiarsi a Saint Tropez e dedicarsi alle cause animaliste che erano diventate il suo vero scopo di vita.

Brigitte Bardot (PA Wire/PA Images / IPA) Con le sue scelte fu quasi una femminista involontaria In questo cordoglio emergono due punti fermi. Il primo:

Brigitte Bardot, pur essendo una persona schierata politicamente a destra (per non dire all’estrema destra: il suo ultimo marito Bernard d’Ormale è un esponente del Front National di Le Pen), sarebbe stata una paladina del riscatto delle donne, quasi una femminista involontaria. È una tesi come un’altra, e va accettata nel momento in cui molte donne, sui social e sui giornali, affermano di essersi identificate in lei e nella sua libertà.

Di fatto il suo esplosivo successo dal ’56 in poi, grazie al film Et Dieu … créa la femme cucitole addosso dal suo primo marito Roger Vadim, avviene tutto all’interno di uno sguardo maschile che ovviamente condiziona il cinema francese di quel tempo, e in generale il cinema di tutto il mondo. Ad aver successo è proprio la “ragazza carina” che lei stessa avrebbe successivamente stigmatizzato.

Ci siamo presi la briga di ripercorrere, titolo per titolo, la sua filmografia: c’è un solo film diretto da una donna e guarda caso è l’ultimo, una commedia in costume non indimenticabile intitolata Colinot l’alzasottane e diretta nel 1973 da Nina Companéez, cineasta nota soprattutto per il suo lavoro di montatrice. In Et Dieu … créa la femme Vadim costruisce per lei il ritratto di una ragazza sfrontata e seducente, ma il vero gesto di libertà da parte di Brigitte avviene fuori film, sul set: si innamora del suo partner Jean-Louis Trintignant e per lui lascia il marito, sposato quattro anni prima.

Avrà molti amori, Brigitte: tutti belli, guarda caso quasi tutti ricchi (Gunter Sachs è un miliardario quando si mette con lei). E li gestirà con grande indipendenza, anche con cinismo: non esiterà a lasciare l’attore Jacques Charrier dopo aver partorito suo figlio, un bimbo che viene subito affidato al giovane padre con parole che ancora oggi fanno impressione (“Mi sembrava di avere un tumore, avrei preferito partorire un cagnolino”).

Anche questo breve riassunto fa capire che a turbare i sonni degli uomini, e ad affascinare le donne, è più l’immagine pubblica di Bardot che non i suoi ruoli al cinema. Ed è un’immagine che quasi subito tracima dai confini della Francia.

Infatti il secondo punto fermo che è costante nei commenti di queste ore è l’impatto travolgente che la diva ha in America. Si è detto che grazie a lei il pubblico americano scopre una nuova idea di donna: le dive hollywoodiane sarebbero tutte rinchiuse nei loro tailleur mentre le mise di BB fanno pensare che sotto i vestiti ci sia “qualcosa”.

È un distinguo che regge solo se si pensa che le dive americane siano tutte come Doris Day dimenticando, che so, la Rita Hayworth di Gilda o la Marilyn Monroe di Fermata d’autobus, per non parlare dei ruoli sessualmente aggressivi di Liz Taylor che però è inglese, e quindi è una “aliena”. Mazzi di fiori davanti alla sua casa a Saint Tropez (©PHOTOPQR/LA PROVENCE/PHILIPPE LAURENSON).

Il suo nome (con Loren e Ekberg) in una canzone di Bob Dylan Comunque l’Europa contribuisce a svecchiare l’America. Lo afferma anche un futuro premio Nobel, Bob Dylan, nella strofa di una canzone del 1963 che non casualmente si intitola I Shall Be Free.

Canta Dylan: “Well, my telephone rang it would not stop / It’s President Kennedy callin’ me up / He said, My friend, Bob, what do we need to make the country grow? / I said my friend, John, Brigitte Bardot, Anita Ekberg, Sophia Loren / Country’ll grow” (traduzione: “il mio telefono suonava e non la smetteva mai / è il presidente Kennedy che mi chiama / e mi dice:

Bob, amico mio, cosa ci serve per far crescere il paese? / gli dico, John, amico mio: Brigitte Bardot, Anita Ekberg, Sophia Loren / e il paese crescerà”; per la cronaca nella stessa canzone Dylan sogna di far la corte a Elizabeth Taylor e di prenderle da Richard Burton).

È molto interessante come Dylan citi quattro attrici europee chiedendo a Svezia, Italia, Francia e Gran Bretagna di “far crescere l’America”: oggi Trump, su quelle quattro bellezze, imporrebbe probabilmente dei dazi. Siamo nel 1963 e anche grazie a quella canzone Bardot è un’icona mondiale.

Di fronte alla sua immagine divistica i film passano in secondo piano, e vogliamo levarci lo sfizio, 24 ore dopo la notizia, di non citarne nemmeno uno. Preferiamo ricordare quella scena di Il sorpasso di Dino Risi in cui BB compare su uno di quei magneti che una volta si appiccicavano al cruscotto delle automobili: c’è la sua foto e la scritta “sii prudente, a casa ti aspetto io”.

Jean-Louis Trintignant, che siede accanto a Vittorio Gassman terrorizzato dal suo stile di guida, la guarda e Gassman gli dice beffardo: “Bella pupa, eh?”.

È quello che gli anglofoni chiamano “inside joke”, uno scherzo privato, perché nel frattempo anche Trintignant era stato mollato da quella “bella pupa” e chissà quanto avrà apprezzato la battuta scritta da Ettore Scola e da Ruggero Maccari. Dal canto suo, Brigitte Bardot avrebbe incluso quella scena nel passato da cui si voleva distaccare.

Avrebbe detto: “Bella pupa, sì, ma non sono io”.

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