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Trump selvaggi nell’isola (parigina) di Robinson Crusoé, fosse vivo Offenbach non entrerebbe negli Usa!

Lunedì 12 gennaio 2026 ore 18:27 Fonte: Strisciarossa
Trump selvaggi nell’isola (parigina) di Robinson Crusoé, fosse vivo Offenbach non entrerebbe negli Usa!
Strisciarossa

Jacques Offenbach avrebbe avuto sicuramente dei problemi ad ottenere il visto per visitare gli USA. Molto recentemente alti funzionari del Governo Europeo si sono visti rifiutare il visto di ingresso per le loro idee e decisioni economiche, che avrebbero recato danno con il loro pensiero al progetto di “Make America Great Again”.

Certo non è chiaro se ad Offenbach interessasse visitare gli USA, ma supponendo che lo fosse, perché avrebbe dovuto avere problemi di visto? Che cosa ha fatto per colpire il sogno americano?

Ad essere precisi non è proprio lui in realtà il colpevole da colpire, piuttosto l’utilizzo che di una delle sue opere è stato fatto nel mese di dicembre 2025 al Théatre des Champs Elisèes di Parigi. Offenbach è stato un musicista francese compositore di numerose opere “bouffe” e “comique”, alle volte chiamate “operette”, e fondò a Parigi nel 1855 il “Théatre des Bouffes-Parisiens” da non confondere con “Le Théatre Nationale de l’Opéra Comique”, fondato nel 1714.

In realtà Offenbach non era francese, capita spesso nella storia dell’umanità che in tanti siano profughi, esuli, immigrati, transfughi. E che poi questa mancanza di una “Nazionalità” certa e sicura crei problemi.

Uno dei casi più eclatanti nel campo dell’arte è il caso di Pablo Picasso, mai divenuto francese. Offenbach era tedesco, si chiamava Jakob Levy Eberscht, il padre cambiò nome in Offenbach essendosi trasferito appunto nella città di Offenbach.

Nel 1833 (era nato nel 1819) arriva a Parigi e diventa Jacques Offenbach. Si sente francese, ma allo scoppio della guerra franco-prussiana del 1870 (che terminerà con la strage della Comune di Parigi) i tedeschi si ricordano che è un traditore, i francesi che potrebbe essere una spia.

E quindi Offenbach fugge in Spagna ritornando dopo la fine della guerra. Tra le tante opere (Operette) Offenbach aveva composto nel 1867 una opera ispirata alla storia di Robinson Crusoe raccontata da Daniel Defoe.

Il romanzo di Defoe era stato pubblicato nel 1719. Era probabilmente ispirato alla vita di Alexander Selkirk, un naufrago scozzese che rimase su un’isola deserta del Pacifico per quattro anni.

Crusoe nel libro era figlio di un mercante tedesco di Brema che era immigrato (!) in Inghilterra. Il romanzo diventerà il prototipo del Buon selvaggio, Venerdì.

Erano anche gli anni della esplosione della potenza coloniale della Gran Bretagna che dominava nei mari di tutto il mondo. Robinson Crusoé, Théatre de Champs Elysees, foto Vincent Pontet Tornando ad Offenbach era andato in realtà negli USA nel 1876 riportando un grande successo.

Ma perché sarebbe oggi arduo per lui andare negli USA di Trump? Riassumendo:

Offenbach era un immigrato, Robinson era un immigrato, siamo un mondo di immigrati, lo vogliamo o no. Chissà se ci hanno pensato alle origini di Offenbach e di Crusoe Marc Minkowski, direzione e regia, e Laurent Pelly, messa in scena e costumi, nel presentare “Robinson Crusoé” al Théatre des Champs Elysées a Parigi nel dicembre 2025.

Fatto sta che Crusoé parte per l’avventura, per cercare di far fortuna, di sperimentare la sua passione per il viaggio e la scoperta di nuovi mondi. E magari scoprire tesori e guadagnare tanto.

Parte e si ritrova nel secondo atto in un’isola che non è deserta come pensava, in compagnia di un buon selvaggio che ha salvato dai cannibali, di cui l’isola è piena. In realtà, come hanno immaginato Minkowski e Pelly, Crusoé è capitato in un campo profughi, con tende sparse da tutte le parti, vuote, i profughi saranno fuggiti o uccisi.

E compaiono i cannibali. Un grande padiglione moderno di bianco e rosso, sono tutti in tuta tipo McDonald, e surgelano e fanno a pezzi gli umani che incontrano.

Ma in fondo è un business! I selvaggi catturano la fidanzata Edwige e due amici che sono arrivati anche loro all’isola, per caso, per trovare Crusoé.

Edwige è una fantastica Julie Fuchs non solo per la bellissima voce ma per la sua presenza scenica e il suo ballo scatenato mentre i selvaggi, impersonati dal coro, cercano di prenderla. E i trenta del coro sono tutti vestiti da Trump, con parruccone giallo e tutto!

E tutti corrono dietro alla bionda Edwige. Una scena non solo esilarante ma molto ben riuscita dal punto di vista della rappresentazione.

E la musica di Offenbach (le parole, alcune sono state aggiornate) funziona perfettamente. Tripudio nel teatro ovviamente.

E la rivisitazione dell’operetta funziona, grande successo. Tutti ritornano alla fine alla patria adorata.

Protagonista molto efficace Sahy Ratis, nato in Madagascar e splendida la voce di Adèle Charvet, Venerdì. Non è la prima operetta di Offenbach che il duo Minkowski Pelly ha riproposto e si aspettano altre sorprese.

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