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Politica

La solita Meloni: racconta il paese che non c’è, parla a suo piacere e non risponde

Venerdì 9 gennaio 2026 ore 19:41 Fonte: Strisciarossa
La solita Meloni: racconta il paese che non c’è, parla a suo piacere e non risponde
Strisciarossa

Il paese delle meraviglie. Più che il paese delle meraviglie, il governo delle meraviglie, che tutto fa, che tutto progetta, che tutto promette.

E che tutto avrebbe realizzato non ci fossero stati di mezzo le sinistre, che hanno rovinato la “nazione”, insomma quelli che sono venuti prima, i magistrati che protestano, che liberano i terroristi (cancellata la presunzione d’innocenza: vedi il caso Hannoun) e che sottraggono i bambini alle legittime famiglie, la Cgil che s’oppone per pregiudizio, i maranza che mettono in crisi la nostra beata sicurezza. In realtà il termine “maranza” l’hanno usato solo uno o due giornalisti.

Ma la sicurezza è stato il piatto forte della conferenza stampa, appuntamento vecchio di quarant’anni e ne dimostra il doppio, di fine/inizio d’anno, per tre occasioni consecutive amministrata da Giorgia Meloni, miracolosamente imbellita di volta in volta. Conferenza stampa fiume, ma i problemi restano fuori dalla porta Roma, Italia 22-10-2025:

Il primo ministro italiano Giorgia Meloni interviene con comunicazioni alla Camera dei deputati in vista del Consiglio europeo del 23 ottobre . Conferenza stampa alla maniera di Giorgia.

Parla a suo piacere e non risponde: non è previsto il contraddittorio (lo era parecchio tempo fa), è previsto uno schieramento di giornalisti con relative domande (quaranta), molti amici, molti così così, pochi gli avversari. Dall’inizio il più coraggioso e preciso (e pure conciso) è stato il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, che in poche istituzionali parole ha illustrato il quadro ben poco solare dell’informazione e della stampa in Italia, tra crisi, licenziamenti, tagli, svendite, retribuzioni da fame, querele temerarie (quelle senza costrutto di cui i potenti si armano per colpire, frenare, censurare e autocensurare i giornalisti:

Meloni avrebbe dovuto spiegare perché non vengono applicate le norme europee), aggressioni (ricordando la bomba riservata a Sigfrido Ranucci) e, quel che è ben più tragico, i morti: ventotto in Ucraina, almeno trecento a Gaza ad opera dell’esercito israeliano (quante volte l’Ordine ha chiesto una iniziativa del governo per consentire ai giornalisti, non solo italiani, di entrare a Gaza per documentare quanto succedeva e quanto sta ancora accadendo: senza risposta). Il sindacato ha esposto uno striscione:

“Dieci anni senza contratto”. Partiamo da qui perché la libera informazione, la libera stampa dovrebbero rappresentare il baluardo della democrazia.

Lo ha riconosciuto anche Meloni, per quanto non funzioni sempre così, perché i fogli di regime prosperano in tv (non certo nelle edicole) e la tv, tenuta in piedi dai soldi di tutti noi, è diventata formidabile campo d’azione per soddisfare gli appetiti di chi comanda. Per il resto Giorgia ha parlato di tutto un po’, ma non proprio di tutto.

Ha parlato dei morti di Crans Montana e della sua commossa partecipazione (vieterà per legge le bottiglie con le scintille), dei ragazzini del bosco, della sorella Arianna, della bravura di Tajani, della competenza di Salvini, di una maggioranza in perfetta sintonia, del piano casa in arrivo, del piano carceri ugualmente in arrivo, del suicidio assistito, della scarsa natalità, dei rapporti con il Quirinale (“ottimi”, tanto è vero – dice lei – che con il “premierato” proprio non si intaccherà il ruolo del Presidente). Temi forti, ma esistono pure temi, forse, più forti.

Trump e il Venezuela? “Legittima difesa” Cominciamo dalla pace: la Meloni è ferma al motto “si vis pacem, para bellum”, cioè bisogna armarsi per scongiurare le intenzioni del nemico, “deterrenza” è la parola che l’affascina (ci ha proposto pure la sua lezione sull’etimologia del termine).

Comunque crede che sia utile parlare tanto con Trump quanto con Putin, qui la novità, tuttavia niente ha aggiunto sull’operazione venezuelana degli Stati Uniti, “legittima difesa”, convinta forse ancora che la questione sia difendersi dalla droga e non impossessarsi del pozzi di petrolio, come lo stesso Donald ha più volte chiarito. Sul destino della Groenlandia, ha garantito un piano italiano, sicura che gli Usa non la invaderanno.

Insomma il profilo è basso e confuso, senza princìpi: “Quando saltano le regole del diritto internazionale siamo tutti più esposti, quindi sì, se ho un appunto da fare a Trump lo faccio direttamente a lui.

Non capisco quando viene chiesto all’Italia di prendere le distanze dagli Usa: in geopolitica quando si hanno delle posizioni, poi bisogna essere conseguenti…”. A proposito di economia, lavoro, occupazione, finanza, ha raccontato la favola dei grandi progressi del Paese, dimostrando non solo di voler negare la situazione, ma soprattutto – ed è quel che è peggio – di non capire un tubo: ha imparato la lezione di Berlusconi, sparare cifre a raffica, quando nessuno la può smentire.

Così neanche un cenno al salario minimo, al recupero dall’inflazione, agli ammortizzatori sociali tagliati, ai subappalti, ai contratti a termine e intermitttenti… ai suoi concittadini che non risultano disoccupati perché hanno rinunciato a cercare un lavoro, alle povertà… A precisa domanda solo una smorfia sul caso Mediobanca-Generali: abbiamo scoperto che il governo non c’entra per nulla, solo spettatore. Spettatore “pagante”, visti i favori all’amico Caltagirone.

Forzatura sul referendum giustizia: si farà il 22 e 23 marzo Quindi la magistratura: la data del referendum si deciderà nel prossimo consiglio dei ministri il 17 gennaio, ma è certo che si voterà il 22 e il 23 marzo. Bando alle lungaggini, bruciamo i tempi, in barba alla Costituzione (articolo 138, che prevede per le leggi costituzionali tre mesi di tempo dalla loro pubblicazione)… Si dimetterà se vincerà il no:

“Niente affatto. Voglio concludere la legislatura”.

Punterà alla Presidenza della Repubblica: “No.

Mi piace quello che faccio”. Con strascico di attacchi ai magistrati e soprattutto all’Associazione nazionale dei magistrati, a quanti si sono pronunciati per il no alla separazione delle carriere, tirando in ballo episodi in cui i giudici avrebbero vanificato interventi repressivi della polizia: forse di mezzo ci starebbe l’applicazione della legge.

Senza ovviamente ammettere che la riforma non serve alla giustizia e ai cittadini. Ci starebbe anche l’immigrazione e qui la nostra si compiace:

“L’Europa sta seguendo il nostro esempio”. Non è tutto qui.

Vale la pena ricordare i meriti di Giorgia: pacata rispetto ad altre volte, tranquilla sulla strada di un comizio a tutto campo e senza intralci, loquace al solito, niente smorfiette, niente faccette stile Trump, le solite bugie, le solite manipolazioni della realtà, molta propaganda. Due soli momenti di irritazione, perché non le è piaciuto sentir parlare di spie e di spioni, prima contro una collega del Domani (le ha rinfacciato l’inchiesta del giornale a proposito dell’accatastamento della sua casa), poi contro Fanpage: qui il direttore, Francesco Cancellato, ha chiesto chiarimenti a proposito di azioni spionistiche ai suoi danni e contro un altro giornalista, Ciro Pellegrino (e contro altri ancora), a proposito di esecutori e di mandanti.

Risposta (alla lettera, degna di un capo di governo): “Io non ho trovato la vita di altri scandagliata e buttata sui giornali…”.

Come la sua, aggiungiamo: “I fatti personali non di Cancellato, ma di Giorgia Meloni sono finiti su tutti i giornali, quindi figuratevi se non sono solidale…”.

In questo caso Giorgia è tornata Meloni: una vittima. Una nota infine: non una parola sulla sanità e sulle liste d’attesa, insomma su quei piccoli problemi che affliggono tutti i cittadini normali.

Ma non è stata solo colpa sua. L'articolo La solita Meloni: racconta il paese che non c’è, parla a suo piacere e non risponde proviene da Strisciarossa.

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