Politica
Le guerre e i numeri della follia: ecco come si bruciano ogni giorno miliardi di dollari
Nessuno ne darà conto in maniera esatta. Non conviene e non si addice ai nuovi padroni del mondo abituati ormai a non dover giustificare niente e meno che mai le loro follie.
Eppure il bilancio stimato (per difetto) dei costi finanziari dei principali conflitti in corso ammonta a circa 700 miliardi di dollari. Oltre 200 miliardi per la Russia (ma il dato è fermo ad inizio 2025), 10 miliardi al mese per l’Ucraina, tra i 22 ed i 30 miliardi (calcolo a qualche giorno fa) gli U.S.A. per l’intervento in Iran, oltre 2,93 miliardi di dollari a settimana in Israele per soddisfare le smanie assassine e di potere di Netanyahu e soci.
A questo conteggio già spaventoso vanno aggiunti i costi sostenuti dall’Iran che ha tempestato di missili il territorio ebraico e gli stati del Golfo; sebbene si tratti di mezzi “Low cost” rispetto a quelli impiegati dai loro avversari, si parla di una spesa tra i 20.000 ed i 50.000 dollari a drone e fino a 250.000 per i missili; consumati da un paese i cui cittadini hanno spesso problemi significativi di sussistenza. La nuova narrazione mondiale, affidata alle parole ed agli atti di personaggi che hanno come unico limite “la propria morale” (Trump dixit), sembra appiattirsi sulla massima hitleriana secondo la quale “Il mondo non è diviso in buoni e cattivi, ma in forti e deboli” (“Mein Kampft”).
E per essere forti costoro non puntano sui diritti ma sulla corsa alle armi. Nel 2024, per la prima volta nella storia, la spesa militare globale ha superato i 2.700 miliardi di dollari ed è destinata a salire ancora considerando che uno dei primi atti di Trump presidente è stato quello di chiudere la United States Agency for International Development (USAID), agenzia “gestita da radicali inaffidabili” annullando con un tratto di pennarello il 40% degli aiuti umanitari globali e destinando poi le risorse all’aumento delle spese militari (oltre 500 miliardi in più).
Non poteva restare indietro la Cina che ha annunciato un aumento delle spese militari pari al 7% per il 2026, né si è chiamata fuori l’Europa con il piano Von Der Leyen che ipotizza 800 miliardi di spesa per rafforzare il continente, ignorando che anche un solo euro diventa inutile se prima non si procede ad un piano di difesa comune che razionalizzi eserciti ed armamenti, un’indispensabile passo verso la costituzione di un soggetto politico europeo. La vigorosa ripresa dei nazionalismi su scala mondiale porta con sé morte e distruzione La conta della follia evidenzia in maniera stridente la mutazione dei tempi.
Forse non è un caso che questo corrisponda alla vigorosa ripresa dei nazionalismi, “un’ideologia reazionaria e anacronistica” scriveva Gramsci. Dalla solidarietà verso i bisognosi, dall’attenzione verso chi ha di meno in denaro e diritti, alla protervia della ricchezza egoista ed individualista; dall’attenzione all’essere umano al disprezzo razziale verso il diverso.
Si dirà che quella solidarietà era venata anche di ipocrisia, che il capitale continuava a perseguire i propri scopi senza guardare troppo per il sottile. Verissimo, ma almeno una parte di risorse venivano indirizzate a sostegno delle politiche contro la denutrizione, contro le malattie, contro l’emarginazione sociale.
C’era almeno una remora psicologica che poteva fungere da freno e che induceva ad agire nel vicino e nel lontano con l’intento di provare almeno a ridurre le diseguaglianze, ad aumentare le opportunità, a redistribuire una parte almeno del reddito prodotto, a tutelare attraverso il diritto internazionale i più deboli. Né si vuol sostenere che sia inutile armarsi perché l’utopia va bene se è almeno teoricamente praticabile.
Attuale il monito di Gramsci: “I nuovi padroni sono specialisti nel trare redditi dalle guerre” Quel che colpisce è che ormai anche il linguaggio si adegua e sappiamo dagli studi di neuropsicologia quanto questo influenzi poi i comportamenti.
Ecco allora che attecchiscono concetti perversi come l’identificazione dell’avversario come nemico, la giustificazione della violenza, l’annichilimento delle regole, l’asservimento dei poteri alla volontà brutale. E la guerra come soluzione perché, vale la pena citare ancora Gramsci, i nuovi padroni ”sono specialisti nel trarre redditi dalle guerre”.
Così hanno preso ad imporre un linguaggio che, come scrive in un bell’articolo su “La Stampa” Francesca Mannocchi, ”lavora per saturazione. Ripete formule così estreme da rendere quasi irriconoscibile lo scarto tra ciò che viene detto e ciò che accade… Il problema è che la contraddizione viene assorbita, normalizzata e resa amministrabile”.
Spariscono i bisogni delle persone, si impongono i progetti dei pre-potenti; ricordate l’osceno video su Gaza nuova meta turistica? La vita umana degradata meno che a merce.
Da analisi di “The Lancet” e del “Barcelona Institute for Global Health” si stima che la riduzione dei finanziamenti internazionali alla salute potrebbe provocare da 9,4 a fino a 22,6 milioni di morti aggiuntive nei paesi a basso e medio reddito entro il 2030. Questi i danni solo sul fronte più strettamente umanitario; poi ci sono i costi (e i rischi) per le democrazie, per l’equilibrio mondiale ora più che mai perennemente sul filo del rasoio.
Cosa ancora deve accadere perché si risvegli il senso dell’umano, perché la politica torni ad essere, come scriveva Papa Francesco “una vocazione altissima che cerca il bene comune” e non una orribile danza macabra sulle sorti del mondo? L'articolo Le guerre e i numeri della follia: ecco come si bruciano ogni giorno miliardi di dollari proviene da Strisciarossa.