Cultura
La fotografia di Alessandra Calò e Sergio Ferri da XNL Arte: riflessioni e interpretazioni sulle terre alte
Fino al 22 Febbraio 2026 a Piacenza, negli spazi espositivi XNL Arte (Centro per l’arte contemporanea, il cinema, il teatro e la musica della Fondazione di Piacenza e Vigevano) l’artista/fotografa Alessandra Calò e il fotografo Sergio Ferri presentano Sillabari d’Appennino, un’esposizione dedicata alle terre alte. Il progetto a cura di Enrica Carini, ben strutturato e dettagliato, ha dato vita a un percorso di scoperta e memoria attraverso due interpretazioni.
Sillabario d'Appennino, Alessandra Calò e Sergio Ferri, 2025‑2026. Courtesy XNL Piacenza e gli artisti.
Installation views. Ph.
Daniele Signaroldi - https://xnlpiacenza.it/event/sillabari-dappennino/ Alessandra Calò presenta il lavoro di una residenza artistica sui monti di Reggio Emilia, che ha portato alla creazione di Rogazioni Silvestri - Erbario Mistico d’Appennino, una testimonianza fotografica sul legame da sempre esistito tra l’umanità e la terra in cui è vissuta e vive. A. Calò si muove con l’innata delicatezza che la contraddistingue per un’intima riflessione sulle modalità con cui il territorio ha influito nei secoli nel patrimonio mistico e sacro di un popolo: la sua mitologia, le leggende, i riti sciamanici atti ad espellere il male e guarire i corpi.
Le opere, ottenute con un antico processo di stampa fotografica, sono corredate dalle parole della cantautrice Mara Redeghieri (Verbania, Piemonte, Italia, 10 Febbraio 1961) lasciate come tracce del legame tra creature umane e silvestri. Alessandra Calò - Elleboro Le terre alte di Sergio Ferri pongono l’attenzione sull’alta provincia di Piacenza per presentare un luogo, l’Appennino, non solo da contemplare ma da ascoltare per comprendere.
Volti, gestualità, scorci di paesaggio sono i frammenti di una storia più ampia che accompagnano lo sguardo all’interno della quotidianità rarefatta e incerta di chi ha scelto una strada “sempre in salita”. Le immagini raccontano ed esplicitano la realtà del rapporto dell’umanità con la natura, fatto di soddisfazioni, di fatica, d’incertezza e rottura.
La vita nell’Appennino, pur essendo una scelta consapevole, presuppone rinunce, solitudine, a volte disillusioni. E’ difficile, per coloro che non hanno esperienza di vita vissuta sull’Appennino, comprendere la sostanziale differenza tra questa vita e quella nell’urbe fatta di comfort e grande accessibilità.
S. Ferri si rende testimone silenzioso di una verità che pone interrogativi e chiede con il suo sguardo riflessioni ineludibili. Sergio Ferri - AltaValNure Due frequentazioni, l’Appennino Reggiano per Alessandra Calò, l’Appennino Piacentino per Sergio Ferri, e due dimensioni di ricerca.
Alessandra Calò attraverso la residenza si è addentrata nei processi sociali del territorio nel rispetto delle relazioni che sussistono tra ambiente e insediamento umano. Un’opportunità che attribuisce all’esperienza un valore rilevante anche quando il rapporto avviene in contesti marginali, perché spesso diviene strumento di creazione in un’azione collettiva di partecipazione che concorre alla trasformazione delle immagini.
Nel Bosco della Péntoma (provincia di Reggio Emilia - Emilia Romagna) in cammino e in ascolto, l’osservazione è orizzontale ma l’interesse è attraversare in verticale ciò che è sopravvissuto alle storie già consumate dell’umanità, andando oltre le immagini di chi è già passato sulla superficie del nostro mondo e inevitabilmente ne ha influenzato il tempo successivo con un motivo nuovo. La ricerca è nei punti di giunzione della relazione tra la vita umana e la terra.
Sillabario d'Appennino, Alessandra Calò e Sergio Ferri, 2025‑2026. Courtesy XNL Piacenza e gli artisti.
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Daniele Signaroldi - https://xnlpiacenza.it/event/sillabari-dappennino/ Il progetto Rogazioni Silvestri - Erbario Mistico d’Appennino è anche un libro d’artista, strutturato come un breviario, suddiviso in capitoli e costituito da fotografie e parole per comunicare attraverso immagini e “preghiere” contemporanee: testi inediti scritti da Mara Redeghieri. Tra i riferimenti di A. Calò ricordiamo le festività romane, le Feriae, i giorni di festa che nell’antica Roma erano celebrati solennemente in onore di una divinità o ricorrenza religiosa.
Una delle fonti più rilevanti è costituita da Fasti, un’opera purtroppo incompleta di Publio Ovidio Nasone (Sulmona, Aquila, Abruzzo, Italia, 20 Marzo 43 a C. - Tomi, Romania, 17 o 18 d. C) che descrive le festività da Gennaio a Giugno.
Un’altra attenzione è data alle rogazioni, processioni propiziatorie svolte nel cattolicesimo e nel resto del cristianesimo occidentale per la buona riuscita delle seminagioni. La recita di preghiere e atti di penitenza dovevano attirare la benedizione divina sull’acqua, sul lavoro dei contadini e sui frutti della terra.
Da qui lo stimolo a determinare la nascita di “preghiere” nuove rivolte all’acqua, alle rocce, alle foglie, alle bestie, agli avi, e un testo dedicato a Maria Maddalena detta anche Maria di Magdala. A. Calò fotografa l’anima della natura, attribuendole un significato consolatorio, rendendola fotografia di sollievo, per cogliere l’invisibile di una via spirituale che sappia sanare.
Alessandra Calò - Ortica alle Foglie Foglia di Luce verde piccola mano Sacra mia cura e venatura Foglia Rossa di vento insegnami l’incanto Foglia dal manto d’oro ponte tra Terra e Cielo ramo secco d’inverno sei gemma a primavera lambisci lentamente di polline e di cera D’ombra ricopri l’afa dell’estate linfa di clorofilla e canti delle fate Cura che non sappiamo bene cosa fare antidoto e veleno vanno saputi usare dove finisce il bene e quando inizia il male Mara Redeghieri Alessandra Calò - alle Rocce, Mara Redeghieri Sergio Ferri si è mosso nell’Appennino Piacentino andando alla ricerca di luoghi, persone, animali del territorio, raccogliendo una serie di documenti fotografici che fossero testimonianza in Bianco e Nero della costruzione di una narrazione della montagna attraverso le immagini di chi la vive. Con una fotocamera folding 4x5, una Pentax 6x7 o una Mamiya RB67, dopo aver allestito con cura e attenzione gli ambienti e aver instaurato con donne e uomini sinceri momenti di interconnessione, ha realizzato una documentazione di suggestioni che potessero essere la lucida cronaca nel nostro tempo ponendosi in relazione con chi abita, lavora e frequenta l’Appennino.
Le intenzioni sono molteplici e con la funzione di “illuminare” con arte, gli sguardi “distorti” di coloro che considerano idilliache le vite dedicate a quelle terre troppo spesso narrate con espressioni stereotipate. Sergio Ferri - Passo Fregarolo Il fotografo desidera proporre il proprio punto di vista: un “punto di svolta”, per parafrasare un vecchio, ma sempre attuale, saggio del fisico austriaco Fritjof Capra (Vienna , Austria, 1° Febbraio 1939).
Un testo scritto durante la crisi economica e sociale dei primi anni Ottanta in cui è posta a confronto la crisi della fisica nei primi anni del XX Secolo e l'incapacità delle società contemporanee di far fronte a problemi di portata sistemica e globale come quelli economici ed ecologici. Per S. Ferri l’Appennino, riferendosi a tutte e tutti coloro che vivono e lavorano su quella terra, dovrebbe essere messo in grado di poter affermare la capacità di una propria autonomia con cui gestire la frequentazione consapevole di un territorio fragile ma assolutamente meritevole di essere rispettato, preservato e protetto.
E’ questo il motivo per cui il progetto fotografico assume un altro fondamentale ruolo, essere arte a disposizione del pubblico come impegno sociale, uno strumento di cultura utilizzato come nuovo sguardo in funzione di porre nuovamente l’attenzione sull’importanza di interventi opportuni per la salvaguardia del territorio; un significativo lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che possa aprire uno spazio di riflessione per ragionare sulle possibili modalità di cambiamento. Sergio Ferri - Passo della Maddalena S. Ferri ama quel bosco che offre sensazioni di libertà e al contempo un senso di spaesamento, dovuto al sentirsi preda di giorno e di notte, perché in quell’Appennino c’è sempre qualcuno intento ad osservare l’umanità con attenzione.
La fatica di un cammino di svago, libero e frammentario lungo i percorsi, seguendo una propria mappa sentimentale, permette di percepire i movimenti del corpo e i suoni diversi, poiché differenti da quelli "subiti" nelle città, che impongono il rispetto verso un luogo estraneo. A piedi il calpestio dei passi, e la sensazione degli alberi in comunicazione tra loro, porta a sentirsi liberi e finalmente parte del mondo vero: quello dove i legami di chi vive sull’Appennino si consolidano nell’impegno faticoso quotidiano.
Di quei luoghi, non sempre facili e a volte misteriosi, sono contenuti da qualche parte appunti di viaggio, tracce scritte di mete preferite dagli uni o dagli altri, o spazi segretamente custoditi nei cuori di tanti e che andrebbero stanati e rivelati. I molti luoghi dell’anima di chi frequenta queste terre, come superfici di sentimenti, che forse cambiano e variano a seconda delle stagioni del cuore, dovrebbero poter essere raccontati dalle immagini.
S. Ferri dall’escursione di quella superficie attende, con ragione, sia decisa quanto prima la valorizzazione di percorsi costruiti da uno sguardo attento, profondo e rispettoso della terra. Sui cammini, lungo i sentieri, si attraversano luoghi di pace in un tempo dilatato, accompagnati dal risuonare dei propri passi e forse con il pensiero a quanti altri abbiano percorso nei secoli quelle strade di fango e pietre.
Il cammino permetterà la scoperta delle storie che sapranno restituire a quei luoghi, apparentemente selvaggi, il loro essere paesaggio della memoria. Sergio Ferri - Tornarezza Val d'Aveto Alcune parole della curatrice Enrica Carini: «L’Appennino è un sillabario di parole, immagini e sentimenti, una intera lingua, che parla di radici e abbandoni, paesi e isolamenti, memorie e desideri una casa dalle finestre spalancate – abbandonata forse? – in cui tenersi stretti, come sillabe, per non svanire.
Come una sorgente, dunque, inizia dalle terre alte, una dedica ai nostri paesaggi attraverso i sentieri dell’arte con le opere di Alessandra Calò e Sergio Ferri: le loro immagini sono un sillabario vivo, un luogo in cui ritrovare segni e parole per dire ciò che ancora ci rappresenta». Alcune parole del Presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi: «Abbiamo voluto porre al centro dell’attenzione il nostro territorio, letto attraverso la fotografia d'autore, come già era avvenuto in passato, e abbiamo scelto di farlo oltrepassando i luoghi urbani e allargando il racconto all’Appennino.
Le immagini in mostra, e la trama narrativa che è stata costruita intorno ad esse, costituiscono una sorta di riflessione che è un omaggio a terre che sono patrimonio di biodiversità, paesaggio e tradizione, identità e radici e anche a tutta l'umanità che ogni giorno lo abita e lo presidia.» Sillabario d'Appennino, Alessandra Calò e Sergio Ferri, 2025‑2026. Courtesy XNL Piacenza e gli artisti.
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Daniele Signaroldi - https://xnlpiacenza.it/event/sillabari-dappennino/ L’esposizione Sillabari d’Appennino è un coinvolgente percorso multidisciplinare poiché propone al suo interno anche un’esperienza con cui è possibile provare la sensazione di avvicinarsi realmente ad un bosco. Una proposta attraverso la presenza all’interno dello spazio espositivo di piccoli alberi, semi, foglie, piante di sottobosco e un luogo in cui poter “stare”, potersi fermare, riflettere e dove ogni visitatore avrà la possibilità di raccontare che cosa sia l’Appennino.
Durante l’intero periodo espositivo è prevista l’organizzazione di momenti d’incontro e dialogo con visitatrici e visitatori, e una didattica sulla mediazione del patrimonio culturale, naturale e territoriale; ogni incontro sarà accompagnato da un sonoro dedicato realizzato dal dipartimento di nuovi linguaggi del conservatorio che ha sede in XNL Musica creato con il contributo del direttore Roberto Solci, Giammarco Romiti e Riccardo Dapelo. Alcune informazioni sui protagonisti.
Alessandra Calò - Ritratto Ph. G. Bronzoni Alessandra Calò Alessandra Calò è un’artista che crea immagini, situazioni e fotografie per approfondire temi legati alla memoria, all’identità e al rapporto tra uomo e natura.
La sua ricerca artistica si basa sulla reinterpretazione di materiali d’archivio, con la quale non intende attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre nuove visioni del reale. Nei suoi lavori convivono ricerca intima e contaminazione.
Nel corso degli anni si è appassionata ad antiche tecniche di stampa fotografica con le quali realizza installazioni e libri d’artista. Negli ultimi suoi progetti, sono state coinvolte autrici contemporanee per creare immagini parlanti diventate poi installazioni site-specific.
Le sue opere fanno parte di importanti collezioni e sono esposte in Istituti Italiani di Cultura, musei e festival di tutto il mondo, tra cui: Fotografia Europea, Circulation(s)Festival, Voies Off Arles, Photaumnales, Les Rencontres de la photo en Gaspésie (Canada), Ras Al Khaimah Fine Art Festival (Emirati Arabi), ArtStays (Slovenia), MoMA e Met Museum.
Sergio Ferri - Ritratto Sergio Ferri Sergio Ferri è nato e vive a Piacenza. La sua ricerca fotografica più recente, collocata nel solco della tradizione documentaristica, ruota attorno al nesso tra paesaggio e identità.
Il tema dello sradicamento, della perdita di legami e del senso di appartenenza è il filo conduttore che attraversa gran parte del suo lavoro. In passato si è più volte focalizzato, oltre che sul paesaggio urbano, su alcune delle problematiche sociali emergenti, in particolare immigrazione, povertà, marginalità sociale.
Tra i suoi lavori: Luoghi e non-luoghi.
Una ricerca per immagini sulle periferia urbane, 2008; Italia monamour.
Storie di ordinaria integrazione, 2012; FH.
Ferrhotel. Le condizioni dei migranti e tra prima accoglienza e futuro, 2013;
Il quotidiano che non è ovvio. Storie e immagini del campo nomadi di Piacenza, 2016; #H24.
Il lavoro non dorme mai, 2018; Appennino: le storie i volti, 2019; #iohounacasa, 2020;
I love you, I hate you, 2022; Terre Alte, 2023 ongoing.
Mara Redeghieri Mara Redeghieri è cantante e cantautrice dalla sua prima collaborazione col gruppo Üstmamò, prodotto dai Dischi del Mulo etichetta fondata da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni. L’incontro col mondo della musica e della scrittura testuale ha inizio con questa fondamentale esperienza e non si è ancora arrestato.
Nel corso della sua carriera si è dedicata alla ricerca e approfondimento dei canti della tradizione popolare dell’Appennino Reggiano e del canto rivoluzionario ed anarchico italiano. Collabora e scrive testi per altri artisti del panorama musicale nazionale.
Ha fondato e dirige tutt’ora un coro femminile di canto popolare e musica “Al Falistre e i Fulminant” al quale affianca un laboratorio di canto con lo stesso repertorio dedicato a persone fragili. Sillabari d’Apennino Alessandra Calò e Sergio Ferri A cura di Enrica Carini Fino al 22 Febbraio 2026 XNL Piacenza Centro d’arte contemporanea, cinema, teatro e musica.
Via Santa Franca 36, 29121 - Piacenza Giorni e orari d’apertura Venerdì, Sabato, Domenica dalle 10:00 alle 19:00 e su prenotazione Email: info@xnlpiacenza.it Ingresso Gratuito. Informazioni e prenotazioni Ph.+39 0523 323534 Ph. +39 0523 311111 www.xnlpiacenza.it - Email:info@xnlpiacenza.it Il programma Arte di XNL è promosso da Rete Cultura Piacenza composto da:
Fondazione di Piacenza e Vigevano, Comune di Piacenza, Provincia di Piacenza, Regione Emilia Romagna, Camera di Commercio dell’Emilia e Diocesi di Piacenza – Bobbio. Immagine in evidenza:
Sillabario d'Appennino, Alessandra Calò e Sergio Ferri, 2025‑2026. Courtesy XNL Piacenza e gli artisti.
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Daniele Signaroldi - https://xnlpiacenza.it/event/sillabari-dappennino/ La pubblicazione delle immagini di questo articolo sulla testata giornalistica digitale ReWriters è stata autorizzata dall’Ufficio Stampa e comunicazione XNL Piacenza The post La fotografia di Alessandra Calò e Sergio Ferri da XNL Arte: riflessioni e interpretazioni sulle terre alte appeared first on ReWriters.