Storia
Basilio II il Bulgaroctono
Il 15 dicembre di mille anni fa si spense a Costantinopoli il Basileus Basilio II, della dinastia macedone. Al momento del suo trapasso aveva sessantasette anni, di cui ben quarantanove trascorsi sul trono di Bisanzio.
Come avrete capito oggi parleremo di uno dei più grandi sovrani bizantini, durante il cui regno l’Impero conobbe una vera e propria rinascita, assurgendo nuovamente al rango di grande potenza dopo secoli di batoste ad opera degli Slavi nei Balcani e degli Arabi del Califfato in Anatolia. Placca in avorio che raffigura Cristo che benedice il Basileus Romano II e sua moglie Eudossia, genitori di Basilio II.
Il futuro Imperatore nacque un giorno imprecisato dell’anno 958 a Costantinopoli, figlio primogenito del Basileus Romano II e della sua consorte Teofano. Basilio apparteneva alla dinastia macedone, salita al potere circa un secolo prima della sua nascita, nell’867, quando il suo omonimo trisavolo Basilio I si era impadronito del trono dopo avere deposto e ucciso il predecessore, Michele III, passato alla storia con il ben poco onorevole epiteto di “Ubriacone”.
Dopo di lui verranno al mondo il fratello Costantino nel 960 e la sorella Anna nel 963. Esattamente due giorni dopo la nascita della sua terzogenita, il 15 marzo, l’appena venticinquenne Romano II morì.
Benché i cronisti coevi abbiano accusato la Basilissa di avere avvelenato il marito, è assai più probabile che Romano sia deceduto a causa degli eccessi a cui si era dedicato nel corso della sua breve quanto sregolata esistenza. Al momento della morte del padre Basilio aveva cinque anni e il fratello Costantino tre.
Data la minore età dei porfirogeniti la reggenza fu assunta dalla madre Teofano. Costei, giudicando politicamente troppo instabile la propria situazione, preferì stringere un’intesa con il generale Niceforo Foca, accettando di sposarlo affinché divenisse Imperatore e tutore dei suoi due figli.
Niceforo tuttavia venne ucciso nel 969 in una congiura organizzata dalla stessa Basilissa con la complicità del suo nuovo amante, Giovanni Zimisce, che divenne così Imperatore. Miniatura tratta dal cosiddetto Scilitze di Madrid che raffigura l’incoronazione del giovane Basilio II.
Il Patriarca di Costantinopoli Polieucte, però, si rifiutò di incoronare il nuovo Basileus finché questi non avesse fatto penitenza per l’empio atto e avesse punito la complice Teofano con l’esilio. Zimisce fu costretto a piegarsi al diktat dell’autorità religiosa:
Teofano poté tornare nella capitale solo dopo l’ascesa al potere dei figli. Giovanni regnò per i successivi sette anni, sino alla propria morte, sopraggiunta il 10 gennaio 976.
Poiché il defunto Basileus non lasciò eredi, a quel punto sembrava non vi fossero più ostacoli a che il diciottenne Basilio e il sedicenne Costantino potessero finalmente salire sul trono del padre Romano II. Tuttavia sessant’anni di usurpazioni compiute da generali ambiziosi avevano contributo a indebolire fortemente il principio della successione dinastica fra gli esponenti dell’aristocrazia bizantina.
Non stupisce pertanto che il generale Barda Sclero finì presto per avanzare pretese sul trono. Promosso dal cognato Giovanni Zimisce alla carica di Domestikos (ossia Generalissimo) dell’Oriente, nell’estate del 976 questi venne acclamato Imperatore dalle sue truppe.
Histamenon che raffigura i co-imperatori Basilio II (a sinistra) e Costantino VIII (a destra). Basilio e Costantino tuttavia potevano contare sulla fedeltà del loro potente prozio, l’eunuco Basilio Lecapeno, il quale ricopriva la prestigiosissima carica di parakoimōmenos, ossia, letteralmente, “colui che dorme accanto alla camera dell’imperatore”.
Grazie al suo appoggio i due adolescenti vennero incoronati co-imperatori anche se nei fatti Costantino avrebbe sempre dimostrato un profondo disinteresse per le questioni di stato preferendo lasciare l’onore – e soprattutto l’onere! – di governare al ben più assennato fratello maggiore per dedicarsi alle proprie passioni, a cominciare dal vino e dalle cortigiane. Certo, ad un primo sguardo l’aspetto di Basilio era tutt’altro che regale: il cronista Michele Psello che lo descrive come piccolo e tarchiato, con una folta barba e due pallidi occhi celesti.
Il Basileus tuttavia compensava questi difetti con una volontà di ferro e un’energia inesauribile. Austero nelle abitudini quotidiane, a differenza del fratello mangiava e beveva con moderazione e soprattutto stava alla larga dalle donne.
Nonostante le indubbie qualità, almeno inizialmente Basilio faticò ad affermare la propria autorità, oppresso dalla figura del potente prozio, cui doveva il trono e che continuò ad occuparsi del governo dell’Impero. Barda Sclero si proclama imperatore all’inizio della sua ribellione contro Basilio II.
Inoltre, come abbiamo detto, la sua legittimità a regnare era contestata dal generale Barda Sclero, il quale, dopo aver sottomesso l’intera Anatolia, all’inizio del 978 occupò Nicea giungendo così a minacciare direttamente Costantinopoli. Fortunatamente la flotta restò fedele al Basileus, impedendo così uno sbarco dei ribelli sul suolo europeo.
Nel tentativo di contrastare l’usurpatore Basilio Lecapeno non esitò a rivolgersi a Barda Foca, nipote di Niceforo II Foca, un guerriero formidabile dalla statura gigantesca che aveva già tentato un colpo di mano durante il regno di Giovanni Zimisce e che per questo infatti si trovava in esilio. Barda Foca intanto si diresse a Cesarea di Cappadocia – l’odierna Kayseri – dove iniziò a reclutare un esercito.
Barda Sclero colse alcuni successi iniziali ma il 24 maggio 979, nella piana di Pankalea, non lontano da Amorio, venne battuto in duello dal rivale mentre il suo esercito venne messo in rotta dalle forze lealiste. miniatura tratta dal Skylitzes Matritensis che raffigura lo scontro tra gli eserciti di Sclero e Foca. Ferito e fuggiasco, Sclero riparò presso la corte del Califfo di Baghdad mentre il vincitore Foca fu nominato Megas Domestikos, ossia comandante supremo delle forze armate.
Un unico ostacolo si frapponeva ora fra Basilio e il potere supremo, e questo era costituito dal Lecapeno, la cui tutela risultava sempre più gravosa e difficile da sopportare. Così, nel 985, il Basileus ordinò l’arresto del ciambellano con l’accusa di alto tradimento.
Sembra infatti che, temendo di cadere in disgrazia, Basilio Lecapeno si fosse accordato con alcuni generali per organizzare una congiura contro l’Imperatore suo nipote. La condanna fu pesante: confisca sei beni ed esilio perpetuo.
Basilio II inoltre ordinò l’abrogazione di tutti i decreti emanati dal prozio. Basilio II incoronato dagli angeli e omaggiato dai sudditi, copia di una miniatura del Salterio di Venezia.
Divenuto finalmente il padrone assoluto dello stato, l’anno successivo Basilio organizzò una campagna militare nei Balcani dove i Bulgari, temporaneamente piegati da Giovanni Zimisce con l’aiuto del Gran Principe di Kiev Svjatoslav Igor’evič, avevano approfittato del caos della guerra civile per rialzare la testa guidati da un condottiero eccezionale, Samuele, ultimo dei cosiddetti cometopuli, ovvero i quattro figli del komes – governatore – di Macedonia Nicola. Proclamatosi Czar di Bulgaria, Samuele riuscì a costituire un vasto dominio esteso dall’Adriatico al Danubio e dalla Serbia alla Tessaglia.
Basilio decise di porre un freno alla minaccia bulgara puntando su Serdika – città corrispondente l’attuale capitale bulgara Sofia – ma la campagna si risolse in un disastro, con le truppe bizantine sorprese e decimate da un’imboscata nemica nei pressi del passo detto “le Porte di Traiano”. Lungo la strada del ritorno il Basileus giurò solennemente vendetta contro i Bulgari, cui un giorno avrebbe fatto pagare col sangue la disfatta inflitta a lui e al suo esercito.
In ogni caso prima della progettata rivincita contro la Bulgaria Basilio dovette vedersela con l’ennesima ribellione interna. Provvisto di uomini e armi dal Califfo, all’inizio el 987 Barda Sclero si riaffacciò in territorio bizantino per proclamarsi ancora una volta Basileus.
Basilio gli inviò contro ancora una volta Barda Foca ma questi, memore di essere stato messo in disparte per i suoi legami col Lecapeno, defezionò proclamandosi a sua volta Imperatore il 15 agosto 987 con l’appoggio della nobiltà latifondista dell’Asia Minore e di numerosi ufficiali dell’esercito. Mappa della Rus’ di Kiev.
In rosso sono evidenziate le rotte commerciali che mettevano in connessione il Baltico con il Mar Nero fino a Costantinopoli (chiamata dai Variaghi “Mikligarðr”, la “Grande Città”). Foca arrivò persino a proporre a Sclero un accordo in base al quale, se avessero vinto la guerra civile, i due si sarebbero spartiti l’Impero: a Foca sarebbero andate le province europee e Costantinopoli mentre a Sclero sarebbero toccate quelle anatoliche.
Quanto mai bisognoso di sostegno militare, a Basilio non restò che rivolgersi al solo alleato ancora disponibile, il sovrano della Rus’ di Kiev Vladimir, figlio di Svjatoslav. Costui accettò di inviare 6 mila dei suoi temibili guerrieri variaghi a Bisanzio ma in cambio avanzò una richiesta inaudita: la mano di Anna, la sorella minore di Basilio.
La proposta fu accolta con costernazione dalla corte bizantina: mai prima d’ora, infatti, una principessa porfirogenita era stata data in moglie ad un sovrano straniero. Vladimir inoltre non era solo uno straniero: era pagano, idolatra, si era macchiato dell’omicidio del fratello Jaropolk e praticava con disinvoltura la poligamia avendo ben quattro consorti e un numero imprecisato di concubine.
Ad Anna dovette sembrare né più né meno che un orco ma Basilio, desideroso di avere quei giganti ai suoi ordini, si risolse ad accettare ponendo però una condizione: prima delle nozze Vladimir si sarebbe fatto battezzare. Mercenario variago della guardia personale di Basilio II.
L’invio di un contingente di questi formidabili combattenti da parte di Vladimir di Kiev consentì a Basilio II di salvare il suo trono. Era noto infatti che il Principe fosse alla ricerca di una religione che potesse garantire maggiore coesione al suo regno e che, dopo aver rifiutato le offerte di conversione all’Islam, al giudaismo e al Cristianesimo latino inviategli dai popoli confinanti, aveva iniziato a mostrare interesse per il Cristianesimo orientale, fede peraltro già professata dalla nonna paterna, Olga di Kiev.
L’impero bizantino era il più importante partner commerciale della Rus’ kievana e non è da escludere che attraverso quelle stesse rotte commerciali la fede cristiana avesse già da tempo cominciato a penetrare in terra slava per iniziativa di missionari greci o di mercanti variaghi convertiti. Le navi con a bordo la družina del Principe di Kiev approdarono infine a Costantinopoli nel gennaio del 989 ponendosi subito agli ordini di Basilio.
Qualche settimana più tardi i nuovi venuti, trasbordati al di là del Bosforo, attaccarono nottetempo le truppe di Foca, accampate nei pressi di Crisopoli. L’azione a sorpresa si risolse in un completo successo per le forze lealiste, che sterminarono i ribelli.
Tre sottoufficiali furono catturati e condotti di fronte a Basilio il quale ordinò che uno fosse impiccato, uno impalato e uno crocifisso. Barda Foca intanto, con la metà dell’esercito rimastagli, aveva messo sotto assedio la fortezza di Abido, situata sullo stretto dei Dardanelli.
Dopo avere inviato una spedizione di soccorso affidata a suo fratello Costantino, il Basileus partì a sua volta in direzione della città assediata. Qui il 13 aprile 989 si consumò l’atto finale della guerra civile: le forze ribelli furono attaccate e scompaginate dai variaghi mentre lo stesso Foca trovò la morte a causa di un attacco cardiaco.
Opera commissionata da Basilio II, che rappresenta l’arcangelo Michele che schiaccia i demòni. Restava ora da regolare i conti con Barda Sclero ma l’usurpatore, ormai vecchio e quasi cieco, di lì a poco si arrese accettando le generose condizioni di pace di Basilio.
Il giovane Imperatore e l’anziano generale si incontrarono in una tenuta della Bitinia. Nel corso del loro colloquio Basilio chiese al suo interlocutore cosa avrebbe dovuto fare per tutelarsi contro eventuali future rivolte dei magnati.
Sclero gli suggerì di strozzarli con le tasse e di perseguitarli, anche ingiustamente, perché ricordassero chi comandava e imparassero a restare al loro posto. Basilio apprezzò il consiglio e non se ne dimenticò.
Messa tacere ogni opposizione alla sua autorità, il Basileus si trovò a quel punto costretto a onorare la promessa matrimoniale fatta a Vladimir di Kiev e a concedergli la mano della sorella. Il sovrano della Rus’ del resto aveva già manifestato il suo disappunto occupando, nell’estate del 989, l’avamposto bizantino di Cherson, in Crimea.
Inoltre i 6 mila mercenari variaghi inviati da Vladimir erano ancora acquartierati entro i confini dell’Impero: Basilio era perfettamente conscio del fatto che sarebbe bastato un ordine del loro signore perché questi formidabili guerrieri si trasformassero da amici in nemici.
Il Battesimo del Principe Vladimir di Kiev in un affresco dell’artista russo Viktor Michajlovič Vasnecov del 1890. Così alla fine le nozze tra Anna e Vladimir furono celebrate.
Come concordato, prima della cerimonia nuziale, lo sposo rinnegò la fede pagana dei suoi avi e si fece battezzare dai sacerdoti inviati da Bisanzio. In seguito alla conversione il Principe allontanò mogli e concubine, abbatté gli idoli pagani e diede inizio ad una sistematica opera di evangelizzazione del suo popolo organizzando battesimi di massa nel fiume Dnepr e fondando nuove chiese e monasteri.
La Rus’ entrò così nell’ecumene cristiana mentre l’influenza bizantina si irradiava nelle immense pianure dell’Europa orientale. Per il ruolo decisivo giocato nella conversione dei loro sudditi, Vladimir di Kiev e sua moglie Anna porfirogenita sono tuttora venerato come santi dalla Chiesa ortodossa russa.
Per quanto riguarda Basilio, i difficili anni dell’infanzia e dell’adolescenza trascorsi tra tumulti e guerre civili ne avevano plasmato il carattere facendo di lui un uomo cupo e sospettoso, incapace di fidarsi di chiunque. Governò il suo impero come un autocrate, senza mai ricercare il consenso dei propri sudditi, dai quali non pretese mai devozione ma soltanto cieca obbedienza.
Deciso a contrastare lo strapotere dell’aristocrazia latifondista, nel 996 l’Imperatore emanò la Novella, un editto che requisiva ai proprietari terrieri dell’Impero tutte quelle proprietà che fossero state acquistate negli ultimi sessant’anni – cioè dall’epoca di suo bisnonno Romano I (920-944) – restituendole ai precedenti proprietari. Soldati dell’esercito bizantino.
Basilio II prese provvedimenti a favore della piccola proprietà contadina, base del reclutamento per le armate imperiali. Questo provvedimento aveva lo scopo di bloccare le ambizioni espansionistiche di molti dei grandi casati nobiliari, che nell’ultimo secolo avevano assorbito in latifondi la piccola proprietà contadina.
Basilio II, in particolare, confiscò le estesissime tenute di Eustachio Malino, un precedente sostenitore di Barda Foca. L’imperatore, ricordando i consigli di Barda Sclero, non si accontentò di togliere le terre all’aristocrazia, ma la costrinse a pagare l’Allelengyon, tassa in precedenza pagata dai villaggi.
Questa tassa aveva una duplice funzione: da una parte indeboliva ancora di più i nobili, dall’altra assicurava cospicui introiti: era difatti decisamente più semplice riscuoterla dai nobili abbienti che dai poveri, i quali spesso, non potendo pagarla, emigravano, provocando un ulteriore danno allo stato. Con la stessa energia impiegata nel piegare l’opposizione dell’aristocrazia, Basilio mosse guerra contro tutti i nemici esterni.
L’avversario principale era, ovviamente, la Bulgaria dello Czar Samuele. Approfittando della pace che, dopo decenni, finalmente era tornata a regnare nell’Impero bizantino, nel 991 Basilio partì alla volta di Tessalonica alla testa del suo esercito con l’obbiettivo di penetrare in Macedonia e scongiurare ulteriori incursioni bulgare verso la Tessaglia.
Allo scopo di minacciare il nemico anche da settentrione, strinse un’alleanza con il principe serbo di Doclea Jovan Vladimir. L’Impero bulgaro sotto lo Czar Samuele alla fine del X secolo.
La campagna bulgara conobbe una brusca interruzione nel 994, quando l’Imperatore fu costretto a distogliere temporaneamente l’attenzione dalle operazioni nei Balcani a causa delle notizie giunte dal confine orientale: in quell’anno infatti le forze dell’Imamato fatimide d’Egitto avevano invaso la Siria e inflitto una dura sconfitta alle truppe imperiali lungo il fiume Oronte (15 settembre 994) per poi porre sotto assedio la città di Aleppo. Basilio accorse in oriente a marce forzate giungendo a tempo di record sotto le mura della città assediata.
I Fatimidi furono costretti a ritirarsi dalla Siria mentre le città di Apamea ed Edessa cadevano in mano bizantina. Mentre il Basileus era occupato in Siria, Samuele non restò certo con le mani in mano.
Nel 996 conquistò Durazzo e l’intera Albania per poi spingersi a sud, fino al Peloponneso. Un esercito bizantino sotto il comando del generale Niceforo Urano fu inviato all’inseguimento dei Bulgari, che furono intercettati il 19 luglio 996 presso il fiume Spercheo, nella Grecia centrale, subendo una sanguinosa disfatta: lo stesso Czar, ferito ad un braccio, si salvò a stento dalla cattura ripiegando assieme ai superstiti verso la Macedonia.
La cavalleria bizantina travolge i guerrieri bulgari alla battaglia dello Spercheo in una miniatura tratta dalla cronaca di Giovanni Scilitze. Benché sconfitto, Samuele si riprese rapidamente e due anni dopo tornò all’offensiva costringendo Jovan Vladimir di Doclea a rinnegare l’alleanza con Bisanzio e ad accettare il vassallaggio bulgaro.
L’esercito dello Czar fu così in grado di minacciare direttamente Ragusa e la Dalmazia bizantina. La controffensiva bizantina si dispiegò a partire dal 1001, quando Basilio siglò una tregua decennale con i Fatimidi che gli consentì di concentrare le proprie forze nello scacchiere balcanico.
La strategia bizantina puntava a logorare l’avversario attraverso l’occupazione progressiva delle sue roccaforti, separando così le regioni bulgare l’una dall’altra e costruendo una rete logistica stabile che permettesse agli eserciti imperiali di muoversi con sicurezza nei territori montuosi dei Balcani occidentali. In questa miniatura viene raffigurato il trionfo dell’esercito bizantino alla battaglia di Kleidion.
Sotto, la morte dello Czar Samuele di Bulgaria. Basilio puntò innanzitutto sulla Bulgaria attuale, deciso a privare Samuele dei suoi possedimenti più fertili e popolosi: tra il 1001 e il 1004 l’esercito bizantino occupò Serdica per poi invadere la Macedonia e la Tessaglia. nel 1005, grazie ad un provvidenziale tradimento, cadde anche Durazzo.
Ben presto governatori e generali di Samuele iniziarono a disertare provocando il progressivo sfaldamento del regno bulgaro. Il colpo di grazia al nemico però Basilio lo inflisse nel luglio del 1014, quando le sue truppe imbottigliarono i guerrieri bulgari nella gola di Kleidion, tra i monti della Belasica. 6 mila bulgari caddero sul campo mentre altre 14 mila furono catturati.
Su costoro si abbatté la tremenda vendetta di Basilio, probabilmente innescata dall’uccisione di Teofilo Botaniate, uno dei suoi migliori generali. Le cronache riportano che l’Imperatore ordinò di dividere i prigionieri in gruppi di cento uomini, dei quali novantanove vennero accecati mentre uno fu privato di un solo occhio perché potesse condurre a casa gli sventurati compagni.
Basilio II si guadagnò in tal modo l’appellativo di Bulgaroctono, ossia “massacratore di Bulgari”. Pare che quando Samuele vide i propri soldati tornare ridotti in quello stato restò vittima di un attacco di cuore che lo uccise.
Il suo impero gli sopravvisse ancora per pochi anni. Già nel 1015 suo figlio e successore, Gabriele Radomir, venne assassinato dal cugino Giovanni Ladislao.
Questi comunque perì nel febbraio 1018 nel corso di un fallimentare tentativo di riconquistare Durazzo. Basilio II riceve l’omaggio della vedova di Giovanni Ladislao di Bulgaria durante il suo trionfale ingresso ad Ocrida.
Basilio poté così entrare nella capitale bulgara, Ocrida, dove ricevette l’omaggio della vedova dello Czar e dei membri superstiti della famiglia reale. L’Impero bulgaro cessò così di esistere e tutta la penisola balcanica sotto il controllo di Bisanzio.
Basilio festeggiò la vittoria prima nel Partenone di Atene, all’epoca trasformato in chiesa cristiana consacrata a Maria Vergine, e successivamente a Costantinopoli. Concluse le sue campagne di conquista in Occidente, Basilio si concentrò sull’Oriente.
Grazie a una ribellione del governatore fatimide di Aleppo, che passò dalla parte bizantina, i Bizantini ristabilirono il loro protettorato su quella regione. Nel 1022 scoppiò una nuova rivolta in Anatolia, guidata da Niceforo, figlio di Barda Foca, il quale seguendo l’esempio del padre si proclamò Imperatore con l’appoggio dei sovrani di Georgia e di Ani.
Basilio soppresse rapidamente la rivolta, riuscendo inoltre a ridurre di nuovo all’obbedienza i due stati vassalli che avevano osato appoggiare l’usurpatore. Fu l’ultima impresa di Basilio II, che si spense sessantasettenne tre anni più tardi, il 15 dicembre 1025, mentre preparava una spedizione contro l’Emirato di Sicilia.
Alla morte Basilio l’Impero bizantino si estendeva dal mare Adriatico al fiume Eufrate. Costantinopoli era di nuovo la città regina del Mediterraneo come lo era stata ai tempi di Giustiniano.
Un secolo e mezzo dopo lo storico Niceta Coniata avrebbe definito Basilio II come il miglior sovrano dell’Impero Romano d’Oriente, paragonandolo al suo predecessore Eraclio I (r. 610-641). Tuttavia Basilio commise un errore che avrebbe pregiudicato il destino della dinastia macedone e dello stesso Impero: egli infatti, unico fra tutti i gli Imperatori bizantini, non si sposò mai e non lasciò alcun erede che potesse succedergli.
Questo fu senz’altro uno dei suoi errori più gravi. L’Impero bizantino nel 1025, al tempo della morte di Basilio II Bulgaroctono.
La porpora imperiale infatti passò a successori del tutto inadeguati, a cominciare dall’ormai anziano Costantino VIII, che durante il lunghissimo regno del fratello non aveva mai esercitato alcun potere effettivo e che anche dopo la sua ascesa al trono avrebbe continuato la sua vita dissoluta, non curandosi degli affari di stato e preparando così la rovina dell’Impero. La fine del cinquantennale regno di Basilio II rappresenta pertanto l’inizio del declino dell’Impero bizantino, un declino lento ma inesorabile, che soltanto il secolo di dominio (1081-1185) della dinastia dei Comneni riuscirà temporaneamente ad arrestare, prima della catastrofe della Quarta Crociata.
Bibliografia: Bisanzio.
Splendore e decadenza di un impero 330 – 1453, John Julius Norwich Storia dell’Impero bizantino, Georg Ostrogorsky I grandi condottieri del Medioevo, Giuseppe Staffa