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Come Mosca con l’aiuto della Chiesa ortodossa recluta soldati africani per la guerra in Ucraina
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È al centro di gravi accuse la Chiesa ortodossa russa in Africa. Quelle di favorire il reclutamento di giovani africani per combattere la guerra voluta da Putin in Ucraina.
Tutto parte da un funerale, quello del trentunenne kenyano Charles Waithaka Wangari che parenti e amici ricordano come un promettente calciatore ma che è finito per combattere una guerra lontano da casa. Come molti altri prima di lui era partito con una promessa e un contratto da firmare: lavorare come operatore di macchinari pesanti in una fabbrica.
Di fatto era stato arruolato nell’esercito russo, inviato in prima linea e ucciso da un’esplosione appena due mesi dopo. È già durante i funerali nel suo villaggio di Mukurwe-ini, a Nyeri – cerimonia simbolica, con una foto messa su una sedia al centro della piazza perché il corpo dell’uomo non è mai arrivato in patria – che è cominciata a circolare la voce: il viaggio di Waithaka in Russia è stato facilitato da contatti negli ambienti della Chiesa ortodossa russa.
L’invasione in Ucraina apre la strada alla nuova guerra fredda in Africa Dai media locali la notizia ha cominciato a diffondersi su varie piattaforme e ad aiutarne la diffusione c’è stata la chiara presa di posizione di Vocal Africa, organizzazione panafricana per i diritti umani. Fredrick Odhiambo Ojiro, membro dell’organizzazione, ha affermato che esiste una diretta responsabilità dei religiosi ortodossi.
“Hanno detto ai giovani – queste le sue parole – che la Chiesa è arrivata per offrire queste opportunità (di lavoro, ndr) ai giovani uomini in Russia. Stanno anche utilizzando le donne per parlare con loro, poiché sono calme e ci si può fidare di più”.
Il Patriarca: “Accuse false e calunniose” Alle accuse ha risposto direttamente e con indignazione l’Esarca Patriarcale d’Africa, Konstantin, il cui commento, oltre ad essere stato affidato alla stampa locale e internazionale è stato pubblicato sul sito ufficiale della Chiesa ortodossa in Africa.
Sito che, tra le altre cose, dà ampio spazio alle attività di sostegno alle popolazioni africane. Il metropolita parla di “evidente disinformazione” e respinge le accuse non solo di reclutamento ma anche di agire ingannando i potenziali soldati offrendo opportunità di istruzione o di lavoro in Russia.
Si tratta, scrive il religioso, “di falsità e calunnie diffuse da malintenzionati preoccupati per la crescente attività della Chiesa ortodossa russa in Africa”. Sottolinea, inoltre, che di quanto starebbe emergendo non esistono prove e che, in ogni caso, al clero è proibito impegnarsi in attività politiche.
Le dichiarazioni di “accuse false e calunniose” sono state anche ribadite in un’intervista ad African Initiative, sito strettamente legato al GRU, l’intelligence militare russa. Una Chiesa in costante espansione È comunque un fatto che la Chiesa ortodossa da tempo stia espandendo la sua presenza nel continente africano.
Una vera e propria “diplomazia religiosa” che farebbe parte della strategia di influenza del Cremlino. Già nel 2024 erano oltre 200 le parrocchie fondate dalla Chiesa ortodossa russa in Africa in un totale di 25 paesi.
Oggi i paesi sono 36 per un totale di 271 sacerdoti. L’Esarcato Patriarcale d’Africa della Chiesa ortodossa russa – ricordiamo – è stato istituito con decisione del Sinodo della Chiesa ortodossa russa il 29 dicembre 2021, dopo che parte del clero del Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria e di tutta l’Africa aveva espresso disaccordo con il suo primate, il Patriarca Teodoro II di Alessandria, sul riconoscimento della Chiesa ortodossa ucraina scismatica.
In quell’occasione, chierici di otto paesi si erano rivolti al Patriarca Kirill di Mosca chiedendo di essere accolti nella Chiesa ortodossa russa. Nacquero poi le due diocesi africane: quella del Nord e quella del Sud.
La vicinanza del patriarca Kirill a Putin – Kirill ha anche lavorato per il KGB – è cosa nota, così come il suo appoggio all’invasione in Ucraina. Il soft-power in Africa I dubbi sulle reali motivazioni dell’espansione della Chiesa ortodossa in Africa sono dunque molti e legittimi e già prima delle accuse di reclutamento dei giovani africani da inviare al fronte ucraino erano emerse quelle riguardanti il metodo di “reclutamento” dei sacerdoti.
Un metodo che comprendeva alti salari e promesse di investire nella realizzazione di scuole, ospedali, strutture anche nei villaggi remoti. Tra l’altro proprio il Kenya è stato uno dei paesi in cui ha cominciato ad estendersi l’attività “religiosa” dell’Esarcato.
Insomma, le motivazioni di fede della presenza della Chiesa russa, su cui ha insistito il metropolita Konstantin, sarebbero fortemente messe in dubbio dalla realtà che sta emergendo. Sapere esattamente quanti uomini africani siano impegnati sul fronte ucraino è difficile.
Solo in Kenya fino a pochi mesi fa si pensava che fossero 200. Ora si sa che sono almeno 1.000.
Rapporti diplomatici a rischio Lo ha riferito in Parlamento pochi giorni fa il leader della maggioranza, Kimani Ichung’wah, che ha citato i risultati di un rapporto dell’intelligence kenyana (NIS). Ichung’wah ha inoltre accusato i funzionari dell’ambasciata russa di collusione con agenzie di reclutamento e organizzazioni dedite al traffico di esseri umani ed ha affermato che i funzionari dell’ambasciata russa abbiano rilasciato loro visti turistici.
Accuse pesanti che mettono a rischio le relazioni diplomatiche tra i due paesi. L’ambasciata di Mosca a Nairobi ha negato che siano stati rilasciati visti a qualcuno che intendesse recarsi in Russia per combattere in Ucraina ma ha anche sottolineato che “la legislazione della Federazione Russa non impedisce ai cittadini di paesi stranieri di arruolarsi volontariamente nelle forze armate”.
Intanto, poche settimane fa, la polizia kenyana ha arrestato un uomo con l’accusa di traffico in esseri umani verso il fronte ucraino. Mentre la madre di Charles Waithaka Wangari aspetta il corpo del figlio che probabilmente non arriverà mai. *Articolo originale pubblicato su Nigrizia