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I punti deboli dell’ipotetica e parziale confisca degli asset russi in Europa
La vicenda dell'ipotesi di confisca delle risorse della Banca centrale russa da parte dell'Unione europea è davvero incredibile. Per prima cosa, il totale degli asset della Banca centrale russa detenuti in Europa risulterebbe molto vicino ai 300 miliardi di euro, dunque i 190 detenuti da Euroclear, domiciliata in Belgio, sono solo una parte di questa cifra, ma la Commissione europea sembra volersi concentrare solo su quelli, forse perché gli altri sono nelle mani di importanti e influenti società finanziarie e bancarie.
Ad esempio, Bundesbank e Banque de France gestiscono asset sovrani russi per circa 30 miliardi di euro. Le banche svizzere una decina.
Clearsteram, una società di proprietà di Deutsche Börse, con sede in Lussemburgo, ne detiene un'altra decina di miliardi. Per non parlare del Regno Unito che, attraverso Bank of England e altre banche private, controlla circa 30 miliardi di euro in asset russi.
Appare evidente alla luce di ciò che la confisca solo di quelli detenuti in Belgio è un modo per evitare il sequestro da parte degli altri Paesi europei dei propri asset sovrani russi. In secondo luogo, la confisca a titolo di future riparazioni di guerra che la Russia, sconfitta, dovrà pagare implica che il conflitto debba durare fino alla resa definitiva di Mosca perché altrimenti i prestiti emessi con questi asset non sarebbero più coperti.
Inoltre, tale confisca è illegale perché si tratta dell'esproprio di beni conservati da una società privata, Euroclear appunto, a opera di un soggetto istituzionale come l'Unione europea. Peraltro, non sarebbe legittimo neppure l'utilizzo per finalità belliche degli interessi maturati da tali asset durante la loro gestione a opera di Euroclear e degli altri soggetti europei che li detengono.
Come ha rilevato persino la Banca centrale europea (Bce), nonostante alcune contraddizioni espresse dalla presidente Christine Lagarde, quegli asset sono in euro e sono detenuti da società e da istituzioni bancarie dell'Eurozona, che detengono i titoli di molti altri Paesi. La loro confisca, dunque, sarebbe un segnale di inaffidabilità dell'euro e degli Stati dell'Eurozona con conseguenze pesanti per la svalutazione dell'euro e dei titoli emessi in questa valuta costretti, per trovare compratori, a pagare interessi più alti.
Euroclear, che ha sede in Belgio, non è però di proprietà belga ma ha come soci circa 100 istituti finanziari, tra cui spiccano JP Morgan (quindi BlackRock Vanguard e State Street), Bnp Paribas e Société Genérale che sono interessati al mantenimento degli asset russi, oltre che per evitare cause, anche perché la loro gestione fornisce utili iscritti nel bilancio di Euroclear Un'eventuale confisca degli asset russi produrrebbe pertanto l'immediato, parallelo, sequestro degli equivalenti europei in Russia il cui valore complessivo è superiore ai 300 miliardi di euro. Infine, è davvero interessante notare che l'operazione condotta dagli europei non coinvolgerebbe gli Stati Uniti dove la Banca centrale russa non ha praticamente mai depositato i propri asset.
Mettere in sequenza questi elementi consente di comprendere l'ennesima follia autolesionista dell'Unione europea pervicacemente impegnata nella ricerca del disastro. Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.
Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento. Il suo ultimo libro è “Nelle mani dei fondi” (Altreconomia, 2024) © riproduzione riservata L'articolo I punti deboli dell’ipotetica e parziale confisca degli asset russi in Europa proviene da Altreconomia.