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Dazi, la politica folle di Trump colpisce l’Europa ma si ritorce anche sugli americani. E Meloni resta in silenzio

Lunedì 23 febbraio 2026 ore 17:29 Fonte: Strisciarossa
Dazi, la politica folle di Trump colpisce l’Europa ma si ritorce anche sugli americani. E Meloni resta in silenzio
Strisciarossa

Da un anno il mondo è ostaggio dei dazi, oltre che di tutto il resto, di Donald Trump. Il presidente americano era partito di slancio per colpire tutti i Paesi che, nella sua visione, avevano beneficiato dell’arrendevolezza delle precedenti amministrazioni e portato a casa fette di mercato Usa, fatturato e profitti.

Trump ha imposto tariffe penalizzanti, ha giocato come uno scommettitore su una concessione e poi su un inasprimento, e pensava, soprattutto, di mettere in ginocchio la Cina, il grande rivale planetario del commercio, dell’industria e del potere politico e militare. Ieri il Financial Times ha pubblicato in prima pagina un primo bilancio della strategia dei dazi di Trump, appena bocciata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Anche se la Casa Bianca ha reagito varando nuovi dazi del 15% per tutti, validi per 150 giorni e poi dovranno essere approvati dal Congresso, il giornale della City scrive che la Cina ha già vinto la battaglia delle tariffe, con gli altri Paesi che erano stati più colpiti come Brasile, Vietnam, Thailandia e Malesia. Ora che la Corte Suprema ha dato un dispiacere tremendo a Trump, che l’ha accusata di essere al servizio di interessi stranieri, potrebbe partire la valanga dei ricorsi da parte delle imprese che sono state penalizzate dalle illegali tariffe americane.

L’importo complessivo incassato dalle dogane Usa con i dazi non è definito, ma si possono ipotizzare numeri enormi. Secondo le prime stime sarebbe una cifra tra i 130 e i 175 miliardi di dollari, un risarcimento di queste dimensioni causerebbe un deterioramento ulteriore del debito americano, il più pesante del mondo.

Sarà probabilmente per questa minaccia insostenibile che il segretario al Tesoro Bessent ha messo le mani avanti: “Ho la sensazione che gli americani non vedranno i rimborsi dei dazi”.

Donald Trump (Photo by Michael Brochstein/Sipa USA) Italia ed Europa colpite allo stesso modo, ma pagano di più gli americani Il balzello del 15% di Trump colpisce Italia ed Europa in egual modo e la misura della Casa Bianca dovrebbe entrare in vigore da oggi, proprio mentre la Commissione Ue si appresta a discutere l’accordo già definito con Trump che fissava sempre al 15% la reciprocità dei dazi. I settori industriali e merceologici colpiti dalla nuova follia americana sono gli stessi già penalizzati nella prima ondata dalle tariffe.

Le conseguenze dirette e immediate per le imprese e i consumatori italiani non dovrebbero essere rilevanti. C’era un accordo sul 15% e sullo stesso livello restano i dazi attuali.

Sabato scorso il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha dichiarato che “l’onere dei dazi” finora pare essere “ricaduto soprattutto sull’economia statunitense. Gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10%”, mentre chi fa la spesa negli Stati Uniti ne pagherebbe il 50%”.

Nel breve termine non ci dovrebbero essere terremoti pericolosi per il nostro sistema e in Europa, ma quello che appare sempre più pericoloso e insostenibile è questo clima di perenne ricatto, minaccia, incertezza che viene alimentato continuamente dalla Casa Bianca. Foto di John Angelillo/UPI/Shutterstock Le ricadute sul Pil: meno 0,2% sulla nostra economia In linea generale i dazi americani penalizzano in particolare i Paesi che hanno un export rilevante verso gli Stati Uniti, come Germania e Italia che possono accusare riflessi negativi sull’andamento dell’economia.

In uno scenario con dazi al 15%, ha valutato l’Ispi, il Pil tedesco rallenterebbe di quasi lo 0,3%, quello italiano di circa lo 0,2% mentre sarebbe più contenuto, meno 0,1%, l’effetto sul Pil della Francia che in questi giorni è il Paese europeo più motivato a reagire duramente all’attacco di Trump che, secondo i sondaggi, sarebbe in caduta libera nei consensi dei suoi cittadini. Il 60’% degli americani boccia le scelte politiche finora attuate dall’amministrazione Trump.

Le elezioni di midterm sono ancora lontane, il prossimo novembre, ma questi sono segnali importanti sugli umori degli elettori americani, compresi quelli che si sono fidati dall’amico di Epstein. Meloni tace sulle pazze scelte di Trump e Schlein chiede conto In casa nostra è incredibile il silenzio di Giorgia Meloni e dei suoi sodali davanti ai colpi di coda di Trump.

La presidente del Consiglio non ha detto una parola sulla clamorosa bocciatura impartita dalla Corte Suprema e nemmeno sulla reazione furibonda dell’amico Trump. La leader del Pd Elly Schlein, di fronte a questo mutismo di Palazzo Chigi, ha chiesto:

“Meloni difenderà Trump o l’Italia?”. Sono le imprese a chiedere un intervento sostanziale, non episodico, del governo per guidare l’economia del Paese in questi mari procellosi, agitati dai dazi americani.

Il Centro Studi Confindustria segnala un peggioramento dello scenario nei primi due mesi del 2026, dopo un positivo quarto trimestre del 2025 trainato dagli investimenti del PNRR. L’economia resta condizionata da una risalita lenta, da consumi ancora deboli e da un costo dell’energia troppo alto anche se le imprese sperano che le ultime norme del governo possano avere un effetto calmieratore.

L’industria è frenata da alcuni fattori generali e trasversali a tutti i settori. Il dollaro debole e i dazi, quindi il calo dell’export, un’incertezza elevata sulle prospettive economiche, consumi fiacchi mentre le famiglie preferiscono risparmiare se ce la fanno.

Miracoli nel 2026 non sono previsti, però attendiamo che parli Giorgia Meloni. L'articolo Dazi, la politica folle di Trump colpisce l’Europa ma si ritorce anche sugli americani.

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