Politica
Doveva essere il governo del merito: poi arrivarono le consulenze affidate da Sangiuliano e Piantedosi…
Il merito. Una parola chiave nella narrazione politica del governo di Giorgia Meloni, tanto che il vocabolo ricorre quattro volte nel suo discorso di investitura.
Una parola densa di valore identitario che, non a caso, è stata utilizzata per integrare la denominazione del ministero della Pubblica Istruzione. Scorrendo le cronache da quel 22 settembre 2022 viene però il ragionevole dubbio di aver frainteso le intenzioni dell’esecutivo e della sua guida.
Tanto che vien da domandarsi: ma è questo il merito che meritiamo? Fin dalla nomina dei ministri si è riscontrata una tendenza marcata a identificare questa elevata qualità personale più con la fedeltà che con la competenza.
Così ben presto lo spessore di certi personaggi si è rivelato per ciò che era dando luogo ad imbarazzanti gaffes. Ne faccio una breve galleria:
Francesco Lollobrigida, il cognato (prima sì, poi non più, ma comunque fedelissimo) nominato al ministero dell’Agricoltura. Lui comincia imponendo una fermata non prevista ad un “Frecciarossa”, prosegue dichiarando che i poveri mangiano meglio dei ricchi, poi mette in guardia sui rischi mortali del bere acqua ed avverte che le guerre si possono fermare con “cene ben organizzate”;
Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura (obiettivo dichiarato: creare la nuova egemonia di destra). Comincia dichiarando che “proverà a leggere “i libri dei finalisti dello “Strega” (era in giuria e Geppi Cucciari lo fulmina), prosegue collocando Times Square a Londra e facendo navigare Cristoforo Colombo sulle rotte tracciate da Galileo Galilei (nato 72 anni dopo il navigatore genovese); conclude con la grottesca love story con Maria Rosaria Boccia, amante gratificata di ruoli di rilievo e di viaggi a spese dello Stato.
Una gaffe dopo l’altra di ministri più tronfi che preparati Si fa notare anche il titolare del dicastero appositamente ribattezzato, l’ineffabile ministro Valditara, che esalta “l’umiliazione” come parte della formazione dei giovani studenti. E che dire del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove?
Altro fedelissimo e avvocato personale della/del premier. Lui comincia facendosi coinvolgere in una goliardica sparatoria nel giorno di Capodanno 2023, poi rivela al compagno di appartamento Donzelli il contenuto di documenti coperti dal segreto d’ufficio (Donzelli li userà per attaccare l’opposizione in Parlamento; per la vicenda Delmastro è stato condannato ad otto mesi), si compiace pubblicamente che nelle nuove vetture della Polizia gli arrestati “non possano respirare” e infine si associa ad un prestanome del capoclan camorrista Senese nell’avviare una attività di ristorazione a Roma.
Fresche nella memoria le improvvide sortite del ministro Nordio sui temi della giustizia e la vicenda, non ancora del tutto chiarita, della presenza del ministro della difesa Crosetto a Dubai nei giorni in cui è iniziata l’attacco israelo-americano. Anche i collaboratori non fanno mancare “chicche” in linea con l’argomento.
Ad esempio Claudio Anastasio, prescelto dalla/dal Presidente del Consiglio per guidare la società di informatica di Inps, Inail ed Istat, che ha pensato bene di indirizzare un messaggio al CDA della società da lui diretta parafrasando (neppure troppo) un discorso di Benito Mussolini. Altre facezie si potrebbero trovare nei comportamenti o nelle esternazioni di altri fedelissimi alla linea dalle competenze almeno dubbie come l’esteta del linguaggio Giuli (un esempio?
“Quando si prende in mano una rivista… bisogna coglierne la bellezza estetica, tattile, annusarla e ricordarsi che dietro c’è dell’acqua, altrimenti non ci sarebbe il corpo umano. Tutta la creatività nasce in un liquido amniotico) oppure la, ora defenestrata, Santanché ministro del turismo benché coinvolta in cosucce come truffa all’Inps e bancarotta fraudolenta, della quale non si può dimenticare il video sulla “Brad reputation” che ha fatto la gioia di tutti gli autori satirici.
Da qualche ora al gruppo di questo triste avanspettacolo si è aggiunto anche l’arcigno Piantedosi. Il ministro dell’Interno ed ex prefetto, dopo aver definito “carichi residuali” i migranti affogati in mare ed aver dichiarato che la colpa di certe tragedie è dei genitori che scappano con i loro figli , da qualche tempo ispira ed aspira al pugno duro contro tutti i manifestanti, i centri sociali, i cattivi soggetti il cui nome non cominci per C.P..
Si scopre infatti che, come nell’antica canzone di Celentano, il nostro nascondeva una “carezza in un pugno” e la destinava, insieme a quanto apre, ad una serie di incarichi e benefici, ad una avvenente giornalista da qualche tempo (quanto casualmente) molto presente in eventi, radio e tv. Naturalmente solo per merito.
Si riaffaccia, perentorio, il dubbio iniziale: ma tutto questo merito, ce lo meritiamo davvero? L'articolo Doveva essere il governo del merito: poi arrivarono le consulenze affidate da Sangiuliano e Piantedosi… proviene da Strisciarossa.