Mercoledì 8 aprile 2026 ore 20:00

Cultura

Roma, capitale della… scultura!

Venerdì 13 marzo 2026 ore 09:41 Fonte: La ricerca
Roma, capitale della… scultura!
La ricerca

Il cavallo di bronzo del V secolo a.C. nel contesto espositivo a Villa Caffarelli. Roma non ha certo bisogno di mostre temporanee per allettare gli appassionati di archeologia e di arte, poiché – sembra quasi un’ovvietà dirlo… – è un enorme museo a cielo aperto.

Che poi nell’Urbe ci siano ab immemorabili anche le buche stradali è stato il papa (sic!) a ricordarlo di recente; ma queste – purtroppo – accomunano moltissime città del nostro Paese, che pure non partecipano della Grande bellezza della capitale! Comunque sia, chi è appassionato di scultura (antica e barocca) e – appunto – vuole evitare che l’acqua schizzata dalle buche stradali gli macchi i pantaloni, può rifugiarsi in due confortevoli luoghi chiusi, accomunati in questo periodo dalla presenza di due mostre a dir poco straordinarie.

Si tratta della Villa Caffarelli, sezione di Musei Capitolini, e della Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini. Ma andiamo con ordine… Arte greca a Roma Eracle bronzeo e altri reperti marmorei.

Troppo spesso il rapporto tra la civiltà greca e il potere di Roma viene liquidato con la notissima citazione oraziana Graecia capta ferum victorem cepit et artes / intulit agresti Latio (cioè «La Grecia conquistata conquistò il feroce vincitore e introdusse le arti nel rustico Lazio», Epistulae, 2, 156-157). In realtà si trattò di una relazione assai più complessa, che precedette di molto le conquiste romane in Macedonia e Grecia del II secolo a.C. (infatti Roma arcaica e le colonie magnogreche erano vicine di casa…) e che portò, in età successiva, alla creazione di quello che il compianto Paul Veyne definì «l’impero greco-romano», incarnato mirabilmente nella figura di Adriano, principe filelleno per eccellenza.

Statua di Niobide ferita, Roma, Museo Nazionale Romano Credo pertanto che i curatori della mostra aperta fino al 12 aprile 2026 a Villa Caffarelli dal titolo La Grecia a Roma abbiano fatto bene ad articolare l’esposizione in cinque sezioni nelle quali la cronologia si intreccia con alcune prospettive tematiche. Infatti la relazione tra le due civiltà viene riletta alla luce di tre tappe fondamentali: le prime importazioni, il periodo delle conquiste mediterranee, l’età del collezionismo.

Parallelamente alle tre diversi fasi dell’arco narrativo, vengono mostrati i contesti d’uso delle opere, ossia gli spazi pubblici, quelli sacri e le residenze private, abbelliti con capolavori provenienti dalla Grecia: erano frutto di spoliazioni – così facevano (e fanno…) i feri victores! – ma anche di mirati acquisti collezionistici. E proprio il collezionismo privato portò nella fase della tarda Repubblica e della prima età imperiale allo sviluppo dell’arte detta neoattica con la produzione – in Grecia o in alcuni atelier romani – di oggetti d’arredo su commissione dell’élite cittadina: i manufatti diventano così strumenti di autorappresentazione e simboli di status, proprio come la conoscenza della lingua greca e l’avvicinamento, prima giudicato negativamente, agli studi filosofici.

Tutto ciò tra gli anatemi di conservatori irriducibili come Catone il Censore, che giudicavano l’assorbimento della cultura greca letale per l’identità romana: come vedete, stolide difese di una (presunta) purissima latinità-italianità esistevano già ben prima dei moderni sovranismi! I capolavori in mostra Ariete marmoreo dalla Villa di Lucio Vero.

Difficile segnalare qualcuno tra gli oltre 150 oggetti in mostra, anche se per dimensioni è impossibile non soffermarsi davanti a uno splendido, dinamico, cavallo bronzeo del V secolo a.C. (attribuito ad Hegias, il maestro di Fidia) e a un colossale Eracle, in bronzo dorato, del II-I secolo a.C., entrambi custoditi ai Musei Capitolini. Tra i tanti altri capolavori, bella davvero l’assai nota Niobide ferita, in marmo pario, databile al 430 a.C. ca (ora al Museo Nazionale Romano), trovata in quegli Horti Sallustiani che appartennero (anche) allo scrittore (dallo stile virtuoso) e politico (più volte in odore di corruzione…) Gaio Sallustio Crispo; come pure una particolare testa di ariete in marmo pentelico del V-IV secolo a.C., trovata nella villa dell’imperatore Lucio Vero ad Acquatraversa (ora al Boston Museum of Fine Arts), oppure una stele funeraria marmorea con un giovane intento alla lettura (410-390 a.C., Grottaferrata, Museo dell’Abbazia di S. Nilo), che ben sintetizza l’apporto della cultura greca a Roma, del quale già si è detto: arte sì, ma anche tanta letteratura e filosofia, che davvero “sgrezzarono” (in questo Orazio aveva ragione) i “rustici” nipotini di Romolo, abitanti di Roma e del Latium Vetus.

La sala-giardino con un leone marmoreo. Una nota a parte merita la qualità e godibilità dell’allestimento capitolino, nonché la perfetta illuminazione degli oggetti in mostra, davvero ben visibili da qualunque prospettiva li si guardi: una vera gioia per gli occhi di chi – come il vostro recensore – è un grande appassionato di antichità.

E, quanto a godibilità, nessuno spazio supera a mio avviso una sala-giardino nella quale, nel vivace contesto della riproduzione di affreschi pompeiani, spicca un poderoso leone in marmo proconnesio del V secolo a.C., solitamente al Museo Archeologico di Firenze. Bernini e i Barberini Google Maps calcola la distanza tra Villa Caffarelli e Palazzo Barberini in una mezzoretta di cammino.

In realtà visitando la mostra Bernini e i Barberini (allestita fino al 14 giugno 2026) ci pare di percepire una distanza che va ben oltre i secoli che si frappongono tra l’età classica e il Seicento. Infatti la Roma che pareva alla spasmodica ricerca di nobilitare sé stessa tramite la collezione o l’imitazione dell’arte greca, si è trasformata in una Roma divenuta ormai il consapevole fulcro di quella mirabil congiuntura – la frase è di Galileo Galilei – rappresentata dalla fioritura del Barocco.

La città governata dai papi, e abitata dalle nobili famiglie cardinalizie dalle quali questi provenivano, visse infatti nel XVII secolo una delle sue fasi artisticamente più felici. E pochi personaggi incarnano bene questo clima come il grande scultore (e pittore) Gianlorenzo Bernini (1598-1680) e Maffeo Barberini (1568-1644), dal 1623 papa con il nome di Urbano VIII, che del Bernini fu mentore e mecenate per eccellenza.

Gianlorenzo Bernini, Ritratti di Urbano VIII. La mostra ci dà un panorama complessivo del rapporto tra i due, iniziato ben prima della salita di Maffeo al soglio di Pietro, ma più in generale dello straordinario fervore artistico e culturale che il prelato poi papa Barberini – uomo di cultura raffinata – seppe suscitare nella Roma del suo tempo, ove operarono altri artisti di valore: non dimentichiamo che il Nostro, ancora monsignore era stato (forse per ben due volte) ritratto anche da Caravaggio.

Ed è proprio di queste… ore l’acquisizione da parte dello Stato Italiano di uno di questi dipinti per la ragguardevole cifra di 30 milioni di euro: si tratta del cosiddetto Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini, che sarà destinato, appunto, alla Galleria di arte antica che porta il nome della sua famiglia. Caravaggio, Maffeo, Barberini, da Wikipedia.

L’esposizione Tornando all’esposizione attuale, questa si snoda in sei sezioni, la prima della quale è relativa alle opere giovanili di Bernini, spesso condivise con il padre Pietro; la seconda ha come fulcro il lavoro di Gianlorenzo al baldacchino di San Pietro (1626); la terza – a mio avviso tra le più interessanti – ci mostra soprattutto il Bernini ritrattista di Urbano VIII, mentre la quarta è dedicata alla storia di palazzo Barberini; la quinta è una sorta di catalogo a ritratti (opera di vari autori, come Alessandro Algardi, François Duquesnoy e Giuliano Finelli) della Roma barberiniana, che sprizza una variegata mondanità. Queste figure ruotavano intorno al pontefice un po’ come le operose api che sono raffigurate nello stemma araldico della sua famiglia; tale mondanità contrasta in parte con l’ultima sezione, che riprende in chiave più problematica la questione del rapporto tra lo scultore e il suo committente, riflettendo sul tema della libertà creativa.

Gianlorenzo Bernini, I due San Sebastiano. Quasi impossibile – come per la mostra già commentata supra – fare una selezione delle opere più importanti, data la qualità straordinaria di tutto ciò che è esposto.

Dunque mi limito a qualche semplice segnalazione che deriva dalle impressioni del tutto personali da me provate. Gianlorenzo Bernini, Ritratto marmoreo di Urbano VIII.

Anzitutto è emozionante il monumentale, berniniano, San Sebastiano (Chiesa di San Martino, Jouy-en-Josas, Yvelines) oggi in Francia, qui presentato eccezionalmente in dialogo col San Sebastiano Barberini (collezione privata). Poi, lo anticipavo, la galleria di ritratti papali – celebrativi, non funerari! – nei quali lo scultore riesce mirabilmente a far convivere l’autorevolezza di chi detiene il potere spirituale (e temporale) più grande al mondo e la sua complessa, intensa, psicologia.

Gianlorenzo Bernini, Busto di Thomas Baker. Una psicologia che sembra sfociare quasi in pensosa inquietudine in un ritratto, questa volta pittorico, che Bernini fece ad un Urbano VIII assai lontano dal cipiglio ufficiale.

Non a caso è posto vicino ai busti di Costanza Bonarelli, donna che Bernini amò (Museo Nazionale del Bargello, Firenze) e del nobile diplomatico inglese Thomas Baker (Victoria and Albert Museum, Londra); è infatti come se il papa, con il suo sguardo pensoso, si rassegnasse (pur se controvoglia) all’idea che il suo pupillo – in quanto genio assai ricercato – potesse anche deviare rispetto alle committenze barberiniane. E pure noi visitatori, davanti a questa suggestiva scena, dobbiamo rassegnarci a lasciare una mostra la cui struggente bellezza ci farebbe auspicare non finisse mai.

NOTA Le immagini sono state gentilmente fornite dagli Uffici Stampa Zetema (La Grecia a Roma) e Lara Facco (Bernini e i Barberini). INFORMAZIONI PRATICHE La Grecia a Roma, mostra a cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, aperta nella cornice suggestiva di Villa Caffarelli (Musei Capitolini) dal 29 novembre al 12 aprile 2026.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Catalogo edito da Gangemi Editore.

Bernini e i Barberini, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini. La mostra è realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa Sanpaolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano, e si colloca in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana.

Catalogo edito da Allemandi editore. L'articolo Roma, capitale della… scultura! proviene da La ricerca.

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