Venerdì 9 gennaio 2026 ore 07:51

Notizie

Come una definizione parziale di antisemitismo è diventata un meccanismo di repressione

Martedì 23 dicembre 2025 ore 04:30 Fonte: Altreconomia
Come una definizione parziale di antisemitismo è diventata un meccanismo di repressione
Altreconomia

È di inizio dicembre la notizia che, per la seconda volta consecutiva, la Germania è stata declassata nel Civicus monitor sui diritti civili, passando da "libero" a "limitato" e poi a "ostacolato". Sottolineando che "il deterioramento dello spazio civico in Germania è avvenuto a un ritmo allarmante", il rapporto di Civicus, People power under attack, per il 2025 menziona come particolarmente preoccupanti le novemila denunce che dal 7 ottobre 2023, la polizia di Berlino ha avviato contro attivisti solidali con la Palestina e il taglio dei fondi, le intimidazioni e la sorveglianza delle organizzazioni della società civile che criticano Israele.

Civicus ha inoltre osservato che "questo forte calo riflette una repressione continua e onnicomprensiva della solidarietà con la Palestina, con i manifestanti che subiscono gravi violenze da parte della polizia e le organizzazioni della società civile soggette a raid e tagli ai finanziamenti". In particolare, "le autorità tedesche hanno continuato a limitare severamente il diritto di protestare in solidarietà con il popolo palestinese.

I partecipanti, i giornalisti e gli osservatori parlamentari a tali proteste sono costantemente sottoposti a gravi violenze da parte della polizia, tra cui accerchiamento, uso di spray al peperoncino, pugni e strangolamento. Qualsiasi violazione percepita delle restrizioni eccessivamente ampie alle proteste porta a un intervento forzato della polizia".

Una ricercatrice che ha collaborato al Civicus monitor ha denunciato che "in tutta Europa, i governi hanno cercato di mettere a tacere coloro che denunciano il genocidio invece di ascoltare le loro richieste di coscienza, con la Germania in prima linea nella repressione". Ciò accade in particolare perché "la Germania ha confuso le critiche a Israele con l'antisemitismo, raffreddando il dibattito a livello nazionale, incoraggiando la destra e mettendo a tacere le voci della società civile".

In quello che viene presentato come "un lavoro in corso", un'organizzazione dal nome significativo "Archive of silence" (Archivio del silenzio) ha elencato, solo tra ottobre 2023 e dicembre 2024, più di 200 casi di silenziamento della solidarietà alla Palestina. Nel suo database di 766 azioni contro la solidarietà con la Palestina in Germania dal 2019 al 2025, l'European legal support center (Elsc) ha contato 175 casi di censura, 107 casi di diffamazione e 89 eventi cancellati.

In 83 di questi casi gli obiettivi erano artisti e gruppi culturali; in 49 casi erano accademici, scrittori e insegnanti, in 23 casi personaggi pubblici. Tutti questi casi di repressione sono legati a meccanismi di stigmatizzazione, che passano attraverso l'invenzione di nuovi termini o la risignificazione di quelli vecchi al fine di attribuire una connotazione negativa ai gruppi presi di mira come “nemici del popolo”.

La stigmatizzazione avviene attraverso l'attribuzione a un individuo o a un gruppo di un nome o di un attributo che mira a suscitare emozioni negative nella società. Gli attivisti vengono così screditati in quanto appartenenti a gruppi che vengono descritti come caratterizzati da tratti considerati socialmente inaccettabili.

Attraverso campagne di panico morale, la stigmatizzazione viene portata avanti da molteplici attori: non solo dalle istituzioni pubbliche (dalla polizia alle amministrazioni universitarie), ma anche dalla società civile e dai media. [caption id="attachment_232720" align="alignnone" width="1441"] I registi di "No other land" Basel Adra e Yuval Abraham con il premio per il miglior documentario vinto al Festival di Berlino nel febbraio 2024. Le dichiarazioni dei due registi nel loro discorso di premiazione, in cui si denunciava l'occupazione e l'apartheid, portarono ad accuse di antisemitismo nei confronti degli organizzatori dell'evento.

Tra i critici anche l'allora cancelliere, Olaf Scholz © Martin Kraft - Opera propria, CC BY-SA 4.0[/caption] Nei casi appena citati, una delle principali accuse mosse contro gli attivisti progressisti oggetto di repressione è stata quella di "antisemitismo legato a Israele", attraverso l'adozione di una definizione operativa (esplicitamente definita non utilizzabile a fini legali), proposta nel 2016 dall'International Holocaust remembrance alliance (Ihra). In particolare, discostandosi dalla definizione accademica e giuridica prevalente che definiva l'antisemitismo in relazione al popolo ebraico, il documento ha introdotto riferimenti a Israele come forme di antisemitismo, affermando che "le manifestazioni possono includere l'attacco allo Stato di Israele, concepito come collettività ebraica.

Tuttavia, le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite". Tra gli esempi di critiche ad Israele con potenziali connotati antisemiti vengono citate "negare al popolo ebraico il diritto all'autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l'esistenza dello Stato di Israele è un'impresa razzista"; "fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista"; o "ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele".

La definizione dell'Ihra è stata adottata nella formazione educativa e giuridica in Germania, nonché nell’addestramento degli agenti di polizia. Nel novembre 2019, poco dopo l'attacco a una sinagoga a Halle, la Conferenza dei rettori tedeschi ha adottato quella definizione come linea guida vincolante nelle università tedesche.

La definizione adottata includeva la disposizione secondo cui "le manifestazioni di antisemitismo possono anche essere dirette contro lo Stato di Israele, inteso come collettività ebraica", arrivando a eliminare la clausola limitativa contenuta nella definizione originale che affermava che "tuttavia, le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite". In questo processo, un “nuovo anti-semitismo” è stato definito come diffuso nella sinistra e fra i migranti, mentre l’anti-semitismo della destra radicale è stato via via meno tematizzato.

Fin dal momento della sua pubblicazione, la definizione dell'Ihra è stata molto contestata sia nella forma sia nel contenuto. In particolare, gli esempi forniti sono stati criticati per la loro mancanza di chiarezza sulle condizioni in cui le critiche a Israele sono considerate antisemite o meno, estendendone arbitrariamente l'uso per limitare le critiche alle politiche israeliane.

Inoltre, è stata criticata la tendenza generale a considerare antisemita non solo la negazione dell'Olocausto, ma anche qualsiasi riferimento a concetti legati all'Olocausto come simili ad altri eventi storici, a maggior ragione se Israele è considerato il responsabile. In particolare, è stato detto che la difesa del diritto di Israele a esistere rimane vaga in quanto non specifica la configurazione fisica dello Stato, che di solito esclude la Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est e le Alture del Golan.

Infatti, la definizione dell'Ihra è stata considerata essa stessa antisemita, poiché confonde tutti gli "ebrei" con lo Stato specifico di "Israele" e lo Stato di Israele con il suo governo. In questo modo, è la stessa definizione dell’Ihra che, assimilando gli ebrei a Israele, è stata criticata come antisemita.

Non a caso, nel 2020, un gruppo di 220 studiosi che lavorano sull'Olocausto e l'antisemitismo ha contestato la definizione dell'Ihra firmando la Dichiarazione di Gerusalemme, che nel tentativo di distinguere l'antisemitismo dalla critica a Israele, definisce il primo come "discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)". Come è stato osservato, “poiché la definizione dell'Ihra è poco chiara sotto alcuni aspetti fondamentali e ampiamente aperta a diverse interpretazioni, ha causato confusione e generato polemiche, indebolendo così la lotta contro l'antisemitismo”.

Commentando l'attuazione della definizione da parte dell'amministrazione tedesca come violazione dei diritti costituzionali, un gruppo di avvocati ha osservato che la sua adozione come strumento normativo è problematica in quanto essa è troppo imprecisa per creare certezza giuridica. Pertanto, il suo utilizzo tende a creare distorsioni costituzionali, violando leggi di rango superiore come la Legge fondamentale e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, compromettendo così il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di insegnamento e alla libertà artistica.

In un suo dettagliato commento, uno di principali esperti tedeschi di antisemitismo, Peter Ullrich, ha osservato che “la debolezza della ‘definizione operativa’ apre la porta alla strumentalizzazione politica, ad esempio per screditare moralmente la posizione opposta nel conflitto arabo-israeliano con l'accusa di antisemitismo. Ciò ha implicazioni rilevanti per i diritti fondamentali”.

La definizione dell'Ihra è stata infatti spesso richiamata nella repressione delle proteste in solidarietà con la Palestina, in nome di una violazione di una definizione che è formalmente non vincolante dal punto di vista giuridico, a che ha acquisito uno status giuridico ambivalente. Particolarmente influente sullo scioglimento amministrativo di eventi e proteste filopalestinesi da parte di studenti e docenti tedeschi è stato l'Aktionsplan gegen antisemitismus und israelfeindlichkeit (Piano d’azione contro l’antiasemitismo e la ostilità a Israele) pubblicato dalla Conferenza dei ministri della cultura il 7 dicembre 2023, che chiedeva la creazione di organismi speciali contro l'antisemitismo e l'"odio verso Israele" e "l'intensificazione della cooperazione con Israele”.

Sebbene la definizione dell'Ihra sia stata adottata da 25 Stati membri dell'Ue dagli Stati Uniti, è proprio in Germania che sono state investite risorse pubbliche nella creazione di una burocrazia statale dedicata alla lotta contro l'antisemitismo in modo tale da separarla dalla lotta più ampia contro il razzismo e la discriminazione. Sotto la pressione di commissari speciali per la protezione della vita ebraica e la lotta contro l'antisemitismo, con lo scandalo suscitato dai gruppi filoisraeliani e dallo stesso ambasciatore di Israele, la definizione di antisemitismo è stata utilizzata per soffocare il dibattito e limitare i diritti civili e politici.

In molti dei casi di censura sopra citati, la definizione dell'Ihra è stata presa come punto di riferimento per stigmatizzare e punire le critiche ai crimini contro l'umanità commessi da Israele. Ne sono un esempio le cosiddette "clausole antidiscriminatorie" attraverso le quali l'allora senatore alla Cultura dello Stato di Berlino voleva subordinare i finanziamenti pubblici per eventi artistici e culturali all'impegno obbligatorio a riconoscere la sicurezza dello Stato di Israele, o il divieto (già nel 2021) di eventi di protesta a Berlino nella giornata della Nakba, poiché, citando la definizione di antisemitismo dell'Ihra, un divieto emesso dalla polizia avvertiva che "la propagazione dell'inesistenza e dell'annientamento dello Stato di Israele con parole e immagini è, secondo tutte le definizioni comuni di antisemitismo, da considerarsi la più concisa espressione di ostilità verso gli ebrei".

Adottando la definizione dell'Ihra nella raccolta di dati sull'antisemitismo, sia la polizia sia organizzazioni private hanno fomentato l'allarme per un cosiddetto antisemitismo di sinistra e dei migranti, contando nelle statistiche sugli atti di antisemitismo espressioni verbali di critica a Israele rilevate in manifesti o graffiti o anche sui social media. Così, ad esempio, secondo le statistiche della polizia, i crimini antisemiti sono aumentati da 2.641 nel 2022 a 6.236 nel 2024, ma la crescita si riferisce soprattutto a espressioni verbali di critica a Israele (1.367 casi di "propaganda", 2.920 di istigazione all'odio razziale e 846 di così detto danneggiamento, principalmente attraverso graffiti).

L’aumento dei casi da 2.616 nel 2022 a 8.627 nel 2024 rilevati nelle spesso citate statistiche Rias dipende dall'aumento dei cosiddetti casi di antisemitismo legati a Israele (che passano da 633 a 5.857). La definizione dell'Ihra è anche sempre più utilizzata per privare dell'accesso alla cittadinanza e deportare i residenti con background migratorio con promesse incendiarie da parte del governo di togliere addirittura la cittadinanza tedesca a coloro che, in possesso di doppia cittadinanza, non obbediscono alla peculiare richiesta di riconoscere il diritto dello Stato di Israele a esistere.

Particolarmente preoccupante è stata l'adozione della risoluzione parlamentare sull'antisemitismo e l'ostilità verso Israele nelle scuole e nelle università, presentata nel 2024 da Spd, Cdu/Csu, Bündnis 90/Die Grünen e Fdp e votata anche dall'estrema destra Alternative für Deutschland, che chiaramente confonde la critica a Israele con l'antisemitismo. Persino la moderatissima Conferenza dei rettori aveva criticato la proposta di risoluzione, sottolineando che essa “non è oggettivamente necessaria e non è utile nel contesto dell'autonomia universitaria e della libertà accademica".

La libertà accademica è alla base di tutte le azioni delle università. Le università si aspettano che i poteri esecutivo e legislativo considerino questa libertà accademica come un principio guida nella stesura delle risoluzioni sulle università.

Nella situazione attuale, ciò significa che la discussione sulla definizione di antisemitismo è oggetto e compito del dibattito accademico. Le decisioni politiche non possono e non devono compromettere o impedire questo discorso accademico.

L'intervento dello Stato nel modo in cui questo discorso accademico viene condotto nelle università non è ammissibile. Deve essere garantito che i finanziamenti statali per la ricerca e l'insegnamento siano distribuiti esclusivamente sulla base di principi e procedure scientifici".

Sebbene la scelta di una risoluzione parlamentare piuttosto che di una legge abbia permesso di evitare un controllo di costituzionalità, come hanno osservato alcuni giuristi critici, “la risoluzione rischia di vincolare l'accesso alle risorse statali per gli attori della società civile, delle arti e del mondo accademico a una risposta semplicistica a questa controversa questione. Sebbene la risoluzione non sia giuridicamente vincolante, essa può indirettamente e di fatto ledere i diritti fondamentali alla libertà di espressione, all'arte e alla scienza”.

Il pesante uso strumentale della definizione dell'Ihra nella stigmatizzazione e nella repressione della sinistra e dei migranti ha prodotto non solo una grave rottura nella fiducia istituzionale e nella società, chiudendo le istituzioni accademiche, culturali e artistiche al dialogo, ma anche una profonda crisi di rappresentanza, poiché la convergenza di tutti i partiti politici (con, solo di recente, la parziale eccezione di Die Linke) nella difesa cieca di Israele non è sostenuta dall'opinione pubblica che, nella sua maggioranza, condanna il genocidio israeliano e la fornitura di armi tedesche da impiegare a Gaza. Secondo il rapporto "Gaza, Israele e la politica estera tedesca: uno sguardo sull'opinione pubblica" (2025) pubblicato dal Giga (un'istituzione di ricerca con una seria reputazione), degli oltre mille intervistati nell'agosto 2025, solo il 10% è pienamente d'accordo con l'affermazione che "la sicurezza di Israele è la ragion di Stato della Germania", mentre più di due terzi (69%) affermano che la politica estera tedesca dovrebbe essere guidata non da un'alleanza incondizionata con Israele, ma piuttosto dal diritto internazionale e dai diritti umani universali.

Sulla stessa linea, il 59% degli intervistati considera l'offensiva militare di Israele a Gaza un genocidio (solo il 21% non è d'accordo) mentre un ancora più alto 65% è convinto che l'esercito israeliano stia commettendo crimini di guerra e crimini contro l'umanità a Gaza (solo il 15% non è d'accordo). E ancora, il 63% ritiene che il precedente governo tedesco avrebbe dovuto condannare esplicitamente i crimini di guerra israeliani sin dall'inizio dell’aggressione a Gaza; il 66% è favorevole a un'immediata sospensione delle esportazioni di armi verso Israele e il 51% alla sospensione di ogni cooperazione militare e di polizia con Israele; il 68% chiede al governo di esortare Israele a porre fine al blocco di Gaza e ad accettare un cessate il fuoco permanente.

Infine, quasi due terzi degli intervistati (61%) ritengono che le critiche a Israele debbano essere separate dall'antisemitismo. Un altro sondaggio rappresentativo condotto da YouGov ha mostrato che il 62% degli intervistati considera la campagna militare di Israele come un genocidio contro i palestinesi, con percentuali piuttosto simili tra gli elettori del partito conservatore Cdu/Csu (60%) e del Partito Socialdemocratico (Spd) (71%).

Secondo tale sondaggio, ben due terzi (67%) dei tedeschi hanno un'opinione negativa o piuttosto negativa di Israele, contro un esiguo 19% che esprime un giudizio positivo o piuttosto positivo. Quindi, mentre l'adozione e l'applicazione della definizione dell'Ihra non sono riuscite a placare l'indignazione per i crimini di guerra in corso a Gaza e nei territori illegalmente occupati da Israele, gli effetti deleteri della strumentalizzazione dell'antisemitismo (spesso denunciata dagli intellettuali ebrei) sui diritti civili e sulla democrazia in Germania sono chiaramente visibili.

Donatella della Porta è professoressa di Scienza Politica, prima preside della Facoltà di Scienze Politico Sociali e coordinatrice del dottorato in Political Science and Sociology alla Scuola Normale Superiore a Firenze, dove dirige il Centre on Social Movement Studies (Cosmos). Fra i suoi principali temi di ricerca ci sono i movimenti sociali, la violenza politica, la corruzione, la democrazia e la partecipazione politica.

Per Altreconomia ha curato il saggio “Guerra all’antisemitismo?” (2024) © riproduzione riservata L'articolo Come una definizione parziale di antisemitismo è diventata un meccanismo di repressione proviene da Altreconomia.

Articoli simili