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Cultura

Troppa burocrazia a scuola. I docenti sono diventati anonimi passacarte

Sabato 28 febbraio 2026 ore 01:14 Fonte: ReWriters
Troppa burocrazia a scuola. I docenti sono diventati anonimi passacarte
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C’è un sosia che segue ogni insegnante quando va a scuola. Sembra una trasposizione odierna de Il Sosia, romanzo di Dostoevskij, ma non è altro che la raffigurazione di quanto accade oggi nelle nostre scuole.

Se il docente entra in classe infatti per fare lezione, il sosia è già alla cattedra perché è indaffarato a segnare assenze, ingressi e ritardi, a distribuire modelli, a spuntare sul registro le circolari dopo averle lette, a illustrare ai ragazzi i tragitti dei viaggi d'istruzione, a concordare le fermate dei mezzi di trasporto, a ritirare le autorizzazioni e a raccogliere le quote individuali. Casa, scuola, il "sosia" è già lì Quando l'insegnante torna a casa, invece, vorrebbe pensare a qualche bella lezione da preparare ma il sosia è già lì, inchiodato alla scrivania.

Alza la testa e fa capire al suo alter ego che ci sono programmazioni da compilare, percentuali delle assenze da conteggiare, fonogrammi da inviare, linee guida da stilare, agenzie viaggi da contattare, piani individuali da preparare, sostituzioni orarie da far collimare, progettazioni e conti da far quadrare, pagamenti da sollecitare, numeri telefonici da ricercare. Viene poi la sera e l'insegnante vorrebbe pensare a qualche spunto dell’attualità da condividere con i ragazzi o magari vorrebbe riflettere sui modi migliori per coinvolgerli e aiutarli nella crescita.

Ma non può perché il letto è già occupato. C’è sempre lui, il suo sosia, sotto le coperte Non dorme, però, perché è angustiato dalle scadenze amministrative e dalle consegne imminenti di tutte le relazioni che non è ancora riuscito a stendere e dei verbali che non ha terminato di redarre, è tormentato dagli ordini del giorno da rispettare, non chiude occhio per gli esami di idoneità da calendarizzare o per i passaggi di indirizzo da approvare, per non tralasciare i nullaosta da inoltrare e le iniziative con gli esperti da concordare.

Alla fine, il docente fissa negli occhi la propria controfigura e le vorrebbe chiedere chi di loro due sia il vero insegnante. Ma l’insegnante sa che, in conclusione, resterà in silenzio, come la gran parte dei docenti di oggi, ormai rassegnati a essere diventati grigi impiegati pubblici e declassati rispetto a quello che una volta era il sacro mestiere di tramandare qualcosa a qualcuno.

Diceva qualche tempo fa in un'intervista alla Stampa il noto professor Alessandro Barbero, celebre anche sui social per la sua divulgazione dei grandi fatti della Storia: “Mi sono accorto che il lavoro di docente è diventato inutilmente più gravoso per la pretesa di trasformare studiosi e ricercatori in capi ufficio.

Questo ha reso stressante un lavoro bellissimo”. Non è così anche per la scuola?

Il problema di cui parla il professor Barbero, infatti, non riguarda solo l’impossibilità per un insegnante di concentrarsi per gran parte del proprio tempo sulle attività di ricerca, sulla didattica in generale e sul proprio aggiornamento professionale, come sarebbe doveroso per qualsiasi formatore. "La burocrazia sottrae naturalmente tempo da dedicare ai ragazzi, che lo si voglia o no: perché, quando ogni giorno s’incorre nel rischio di non rispettare le scadenze amministrative che si presentano di volta in volta, diventa difficile poi pensare di potersi relazionare con gli studenti al massimo della condizione psicofisica, offrendo il meglio di sé nella propria azione pedagogica".

Docenti trasformati in capiufficio: l’ideale sarebbe scorporare più istituti possibili. E, tornando al romanzo di Dostoevskij, il protagonista, il povero Goljadkin, viene esposto una volta di più al pubblico ludibrio, prima che una carrozza lo porti inesorabilmente verso il manicomio.

Mentre il sosia lo guarda da lontano, mandandogli perfidi baci di commiato. In modo simile, il docente di oggi rischia di essere perfidamente scalzato dal proprio gemello, in una cupa distorsione di quello che nasce come uno dei mestieri più belli, soprattutto per chi ama la relazione con gli altri e il desiderio di insegnare alle giovani generazioni.

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