Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Notizie

L’ICE e il piano per la costruzione di centri di detenzione di massa in America

Venerdì 13 febbraio 2026 ore 10:23 Fonte: Valigia Blu
L’ICE e il piano per la costruzione di centri di detenzione di massa in America
Valigia Blu

Negli Stati Uniti l’agenzia federale ICE (Immigration and Customs Enforcement) sta accelerando l’espansione della rete di detenzione per migranti, con un doppio salto di scala. Da un lato, l’agenzia sta procedendo con l’acquisto diretto di grandi immobili industriali da riconvertire in centri di trattenimento, come rivelato da diverse inchieste.

Dall’altro sta adottando una linea ancora più dura di quanto visto in questi primi mesi dell’amministrazione Trump. L’obiettivo è di creare una struttura detentiva capillare, estesa a tutto il territorio nazionale, e rivolta anche a categorie di persone finora fuori dall’autorità riconosciuta all’ICE.

Di cosa parliamo in questo articolo: La decisione storica della Corte che dà ragione all’amministrazione Trump La campagna segreta per l’espansione dell’ICE L’ICE ha in programma la creazione di oltre 20 nuovi centri di detenzione  Come "un campo di concentramento moderno” La decisione storica della Corte che dà ragione all’amministrazione Trump Il 7 febbraio, un collegio conservatore della Corte d’Appello federale del Quinto Circuito, con sede a New Orleans, ha dato al governo una vittoria chiave.

Con una decisione 2-1 ha sostenuto la linea che amplia i casi di detenzione obbligatoria senza udienza per la cauzione per alcune categorie di persone arrestate dall’ICE. Tra queste, anche le persone che vivono negli Stati Uniti da anni.

L’impatto della decisione può essere enorme, perché la giurisdizione della corte copre stati cruciali come Texas, Louisiana e Mississippi. Il nodo del pronunciamento è la reinterpretazione, da parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna, di chi può essere considerato “richiedente ammissione” ai sensi della legge federale sull’immigrazione.

Se si viene classificati così, la legge consente regole più rigide, tra cui la detenzione senza cauzione. La novità introdotta con l’amministrazione Trump, ora avallata dalla decisione della Corte, è l’applicazione della norma anche a persone arrestate dentro i confini e che vivevano nel paese da anni.

Così scattano regole più dure, tra cui per l’appunto la detenzione senza cauzione. Come evidenzia Associated Press, la decisione della Corte d’Appello mette in discussione gli ultimi 30 anni di applicazione della legge federale sia dei Democratici che dei Repubblicani, oltre a numerose sentenze di corti di grado inferiore di questi mesi.

Come l’ICE sta diventando la forza di polizia ‘privata’ di Trump La campagna segreta per l’espansione dell’ICE Dal gennaio 2025 al gennaio 2026 il numero di persone detenute dall’ICE è aumentato in maniera considerevole, secondo i dati che CBS ha ottenuto dal Dipartimento di Sicurezza Interna. Da meno di 40mila detenuti si è passati ad oltre 70 mila; all’incirca nello stesso periodo, il numero di agenti impiegati è più che raddoppiato, passando da 10 a 22 mila.

Parallelamente, l’ICE ha usufruito di oltre 45 miliardi di dollari da parte dell’amministrazione Trump per estendere la capacità detentiva. Altri 29 miliardi sono stati stanziati per coprire, tra le varie voci, l’assunzione di agenti e le operazioni di arresto e rimpatrio.

Il 10 febbraio Wired ha rivelato come ICE e DHS abbiano condotto una vera e propria “campagna segreta” per espandere la presenza fisica dell’ICE a livello nazionale. Basandosi su documenti federali, Wired dà numeri e scala di questa espansione: oltre 150 nuovi contratti di locazione e ampliamenti di uffici già attivati o pianificati, con strutture “in o appena fuori” molte aree metropolitane.

Molte di queste sedi servirebbero sia agli agenti “sul campo” sia agli avvocati dell’ICE, e in vari casi sarebbero collocate in prossimità di scuole, ambulatori, luoghi di culto e altri obiettivi “sensibili”. Scrive la giornalista di Wired Leah Feiger:

“A New York, l'ICE si sta trasferendo in uffici a Long Island, vicino a un centro passaporti. In una ricca comunità vicino a Houston, in Texas, l'ICE sembra pronta a trasferirsi in un edificio a pochi isolati da una scuola materna”.

Un ruolo chiave in questa campagna è stato svolto dalla General Services Administration, l’agenzia federale che gestisce gli immobili del governo, compresi gli affitti e gli appalti. Secondo Wired, l’agenzia ha velocizzato le procedure, assecondando le richieste del Dipartimento per la Sicurezza Interna di trattare le nuove acquisizioni come “urgenze” e, in alcuni scambi interni, mantenendo il riserbo sulle nuove sedi per ragioni di “sicurezza nazionale”.

Una portavoce dell’agenzia, Marianne Copenhaver, ha affermato che sono state seguite le procedure previste. L’ICE ha in programma la creazione di oltre 20 nuovi centri di detenzione  L’espansione degli uffici dell’ICE si intreccia con la creazione di nuovi centri di detenzione, ricavati da capannoni industriali.

Secondo Bloomberg, l’amministrazione Trump sta procedendo in piccoli paesi e città ad acquistare grandi strutture da riconvertire, nonostante proteste e resistenze locali. Solo due acquisizioni sarebbero costate 172 milioni di dollari, e un terzo sito in Texas potrebbe arrivare a migliaia di posti letto, una volta completato.

Le cifre spese finora coprono solo l’acquisto degli edifici: l’ICE dovrà poi pagare altre aziende per dotarli dei servizi necessari per trasformarli da gusci vuoti a centri funzionanti. Secondo un foglio di calcolo del DHS, verificato da NBC, sono più di 20 le zone identificate per ospitare un nuovo centro di detenzione.

Secondo i piani del Dipartimento, queste strutture arriverebbero a ospitare fino a 8 mila detenuti. Un numero che supera la capacità delle più grande prigioni federale degli Stati Uniti.

Il Federal Correctional Institution di Fort Dix, per esempio, ha circa 4 mila detenuti. In Georgia, a Social Circle (circa 5 mila abitanti), le autorità locali riferiscono di aver scoperto che l’ICE ha finalizzato l’acquisto di un grande immobile e di un capannone industriale già indicato come possibile sede di un centro di detenzione.

Funzionari cittadini riferiscono che il DHS avrebbe indicato la possibilità di ospitare i primi detenuti già ad aprile. L’amministrazione locale lamenta di non essere stata coinvolta.

Il paese, inoltre, non ha capacità sufficienti di acqua e fognature per una struttura che, nelle stime circolate, potrebbe ospitare migliaia di persone, con un impatto enorme su servizi e sicurezza. Minneapolis: la resistenza quartiere per quartiere contro i raid dell’ICE, la polizia privata di Trump A Surprise, in Arizona, lo scorso 3 febbraio circa 1000 persone hanno partecipato alla riunione a sorpresa del Consiglio Comunale, opponendosi alla creazione del primo centro federale di detenzione.

Tra loro, ha preso la parola un cittadino che ha ricordato il campo di concentramento di Ohrdruf, il primo a essere liberato dalle truppe statunitensi: L'esercito americano portò i cittadini più in vista di Ohrdruf a visitare la struttura, che si rivelò essere parte della rete di campi di concentramento di Buchenwald.

Un colonnello dell'esercito americano disse ai civili tedeschi che osservavano la scena senza proferire parola che erano loro i responsabili. Uno dei tedeschi rispose che ciò che era accaduto nel campo era stato “fatto da poche persone” e che “non potevate incolpare tutti noi”.

E l'americano, che avrebbe potuto essere uno qualsiasi dei nostri nonni, disse: “Questo è stato fatto da coloro che il popolo tedesco ha scelto come suoi leader, e tutti sono responsabili”.

A dispetto dei fondi ricevuti e dell’espansione in corso, l’ICE sta creando un buco nell’assistenza sanitaria. Judd Legum su Mother Jones riporta che dal 3 ottobre 2025 l’agenzia avrebbe smesso di pagare i fornitori esterni di cure e farmaci.

Un avviso indica che le richieste non saranno nemmeno processate prima del 30 aprile 2026. La rottura sarebbe legata alla fine improvvisa dell’accordo con il Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti, che dal 2002 gestiva i rimborsi.

Una fonte interna parla di prestazioni rifiutate e cure rinviate. “Il mancato pagamento delle fatture da parte dell'ICE per mesi ha portato alcuni fornitori di servizi sanitari a negare l'assistenza ai detenuti”, scrive Legum.

Come "un campo di concentramento moderno” Seamus Culleton, cittadino irlandese negli USA da quasi 20 anni e sposato con una cittadina americana, è detenuto dall’ICE da cinque mesi. Nei giorni scorsi è riuscito a parlare con RTE Radio, descrivendo il centro di Camp East Montana in Texas come “un campo di concentramento moderno”: scarsa igiene, cibo limitato, pochissimo tempo all’aria, malattie diffuse, difficoltà di mantenere i contatti con la famiglia e impossibilità di organizzare visite.

La struttura è un “gruppo di tende provvisorie”, e ciascuna di esse ha una capienza di circa 1000 detenuti. “Credo che ci siano cinque tende”.

Il caso di Culleton rientra in una realtà che negli ultimi mesi è stata oggetto di ispezioni, inchieste e contestazioni. A Fort Bliss, nell’area di El Paso, Camp East Montana è finito sotto i riflettori dopo un’ispezione dell’unità di controllo dell’ICE.

Secondo il Washington Post, che ha ottenuto il rapporto, le condizioni a cui sono state sottoposte le persone detenute violavano almeno 60 norme federali. Tra queste, norme sull’assistenza medica, sulla procedura di sicurezza, sull’accesso agli affetti e sulle comunicazioni con avvocati e familiari.

Sul centro pesano anche i casi di decessi in custodia, tre in poco più di un mese. Il 3 dicembre 2025 è morto Francisco Gaspar-Andrés, cittadino guatemalteco di 48 anni, dopo un trasferimento in ospedale nell’area di El Paso.

In un comunicato l’ICE ha attribuito la morte a cause naturali e ha citato insufficienza epatica e renale. Il 3 gennaio 2026 è morto Geraldo Lunas Campos, 55 anni, cubano.

L’autopsia del medico legale della contea di El Paso ha classificato la morte come omicidio e ha indicato come causa asfissia da compressione di collo e torso. ICE e DHS hanno sostenuto invece che l’uomo stesse tentando il suicidio e che il personale stesse intervenendo.

Anche per Victor Manuel Díaz, cittadino nicaraguense di 36 anni l’ICE ha parlato di un “presunto suicidio”, con indagini in corso. (Immagine anteprima: frame via YouTube)

Articoli simili