Cultura
Biografia e bibliografia di Tahar Ben Jelloun
La biografia e la bibliografia (in italiano) di Tahar Ben Jelloun, il più grande scrittore marocchino del 21° secolo Biografia di Tahar Ben Jelloun: origini ed inizi Tahar Ben Jelloun nacque il 1 dicembre 1944 a Fes e, dopo aver studiato al Lycée Regnault di Tangeri, prendendo poi una laurea in filosofia all’Università di Rabat, diventando subito dopo a sua volta professore universitario. A metà degli anni “60 diventa collaboratore del magazine culturale e letterario “Souffles” (conosciuto in arabo come “Anfas”), rimanendo tuttavia una figura meno esposta di alcuni colleghi come Adellatif Laabi, co-fondatore del progetto.
La sua partecipazione politica, culminata in alcune proteste studentesche, lo porta sotto la lente d’ingrandimento del governo, che nel 1966 gli impone per punizione un servizio di leva di diversi anni; paradossalmente ciò fu un aiuto per la propria carriera letteraria, in quanto fu proprio in quel periodo che il giovane Tahar iniziò a scrivere le prime poesie. Il trasferimento a Parigi e l’inizio della carriera da scrittore Nel 1971 si trasferisce a Parigi per studiare psicologia ed appena un anno dopo inizia a scrivere per Le Monde, trasformando il suo viaggio di studi in un vero e proprio trasferimento a tempo indeterminato.
Nel 1973 pubblica il suo primo libro, Harrouda, tuttavia fu solo con il suo “L’Enfant de sable ” (in italiano “Creatura di sabbia“) del 1985 che ottenne davvero l’attenzione del pubblico ed i primi riconoscimenti internazionali. Nel 1987 vinse il celebre premio Goncourt per il suo “La Nuit sacrée” (in italiano “La notte sacra”), diventando il primo autore magrebino di sempre a riuscirsi.
Da lì in poi la sua carriera alternò un successo dopo l’altro, portandolo a diventare uno dei più grandi autori marocchini e francofoni di sempre. Nota importante: pur essendo Tahar Ben Jelloun madrelingua darija, ha sempre scritto tutte le sue opere in francese.
Bibliografia (in italiano) Al momento le opere di Tahar Ben Jelloun pubblicate in italiano sono 56: Attenzione: l’anno mostrato fa riferimento all’anno di pubblicazione in lingua originale, non in italiano.
Sono orgoglioso di annunciare che Tahar Ben Jelloun sarà anche uno dei protagonisti della Guida a tema Marocco di Medio Oriente e Dintorni, in uscita il 19 dicembre; all’interno, oltre alla biografia di Tahar, troverete anche due dei suoi libri più belli usciti su Medio Oriente e Dintorni: “Creatura di Sabbia” e “Il Matrimonio di piacere“.
Buona lettura Harrouda (1973) edito da Giunti Vecchia prostituta, incarnazione vivente di ogni tabù, oscura forza generatrice, Harrouda cala come un’ombra sulle fantasie che turbano l’infanzia alle soglie della pubertà. Figura di leggenda, anima di tradizione popolare, non può essere che lei ad accompagnarci, come uno spettro, sui luoghi del passato e della memoria.
Sfilano ombre di donna nei vapori del bagno turco scene di piazza e di mercato, e poi la storia della madre, emblema di un mondo antico e ancora presente, e le letture coraniche, il caffè, il ‘kif’, l’epopea nazionalista di Abd el-Krim, e le città di Fès e Tangeri, speculari fra loro: l’una al centro della tradizione e della tribù ma forse già senza più anima; l’altra sospesa fra due mondi, simbolo stesso del tradimento e della trasgressione. Il primo romanzo, magico e caleidoscopico, di Tahar Ben Jelloun: un’opera affascinante ed evocativa dove il grande affabulatore sperimenta i temi e il linguaggio che più gli sono caratteristici.
Le pareti della solitudine (1976) edito da La nave di Teseo Arrivato a Parigi negli anni ’70, Ben Jelloun ha lavorato come psicologo in un centro per le malattie psicosomatiche: qui ha incontrato e ascoltato per anni un centinaio di pazienti nordafricani, entrando così in quel mondo emotivo segreto che gli immigrati custodiscono, spesso ignorati dal resto della società. Cosa sognano?
Cosa soffrono? Come sopportano la mancanza, la solitudine, il desiderio, le privazioni fisiche?
Per Ben Jelloun nessun approccio scientifico o saggistico può davvero raccontare la verità di queste esperienze, solo la letteratura può tentare di farlo. Così nasce Momo, il protagonista di questo romanzo, un immigrato nordafricano “inventato” dall’autore per farsi portatore di una lucida denuncia del razzismo, in un’opera letteraria dal grande respiro poetico.
L’estrema solitudine (1977) edito da Bompiani L’estrema solitudine è la condizione dell’immigrato: lontano da familiari e amici, sradicato da ogni tradizione, proiettato in un mondo che si muove secondo modelli etici, sociali, culturali completamente diversi dai suoi, in una parola straniero, “estraneo”. In questo volume Tahar Ben Jelloun raccoglie ed elabora i risultati di un anno di lavoro preso un centro di consulenza psicologica e sociale per immigrati magrebini a Parigi.
Attraverso decine di incontri, interviste, storie e voci che si intrecciano, si compone un quadro della condizione dell’uomo, straniero al mondo che lo circonda. Moha il folle, Moha il saggio (1978) edito da Feltrinelli Un dolce ma invincibile folletto mediterraneo sa dire con parole che non hanno ancora patito l’usura dei luoghi comuni, degli slogan urlati al megafono, la rivolta contro la colonizzazione, ed il sottile furore contro ogni tipo di violenza alienante, che va dalla confisca dei corpi e delle opinioni, allo strappo da una civiltà secolare per un’acculturazione “selvaggia” detta progressista.
Moha il folle, Moha il saggio, il protagonista di questo rapido romanzo di Tahar Ben Jelloun vive in un linguaggio sempre alla soglia del canto, eppure sferzante come un pamphlet, nella parola che mantiene il ritmo incalzante di un requiem teso allo spasimo; colloquia con se stesso, ricorda, profetizza, si commuove, s’indigna. Tutta una folla passa e cangia intorno a lui- in capitoli intensi e brevi come rifoli di vento- e i suoi interlocutori sono indifferentemente marginali o veggenti come lui, e anche i suoi avversari di classe.
La preghiera dell’assente (1981) edito da Edizioni Lavoro Dopo la preghiera solenne del venerdì, capita che qualcuno domandi all’assemblea di pregare per l’anima di un corpo sparito, un corpo che non è stato ritrovato. È una preghiera breve, un ricorso e una rinuncia, quasi una cospirazione dell’oblio.
E anche il segno di uno strano destino, come quello di Yamna, vecchia prostituta e mendicante, di Sindbad e di Boby, due vagabondi che vivono al cimitero Bab Ftuh di Fez. Responsabili di un bambino che è appena nato in quel cimitero, intraprendono la traversata del Marocco, da nord a sud, e vanno, come dei pellegrini, di città in villaggio, di vicenda in vicenda, verso la tomba dello sheikh Ma’ al-Aynayn, eroe della resistenza marocchina (1830-1910), che è anche il marabutto della loro memoria.
Per nessuno di loro vi è soluzione: nessuna via d’uscita. ma l’itinerario instancabile all’interno del paese e di loro stessi. L’autore, lui pure, coltiva volta a volta la fragilità e l’amore del ricordo, e il racconto si iscrive, a somiglianza della storia, come un libro smarrito che Tahar Ben Jelloun restituisce allo scorrere delle pagine.
Lo scrivano (1983) edito da La nave di Teseo Un bambino fragile, che sogna la vita e guarda con occhi colmi di meraviglia il mondo intorno a sé, cresce con il dono della fantasia, sensibile ai sentimenti e alle emozioni. Con la stessa intensità, sente i luoghi che attraversa:
Fès, la sua città natale, la bianca Tétouan chiusa fra le montagne; Tangeri e Casablanca, le città della vita adulta, porte socchiuse verso l’Europa, e infine Parigi, dove arriverà da studente, innamorato timido alle prese con donne sfuggenti, per iniziare una nuova vita.
Il romanzo più autobiografico di Tahar Ben Jelloun, la storia di una vita si accende tra immagini perdute e il sogno di una vita da scrittore. Ospitalità francese (1984) edito da Bookever “Ospitalità francese è stato scritto dopo l’assassinio di un ragazzo maghrebino di undici anni che giocava a pallone e faceva rumore.
Un francese prese un fucile mirò e uccise il ragazzo” Un grande scrittore arabo che vive in Francia, un uomo di cultura diviso tra il paese d’origine e quello di adozione, racconta in questo libro che cosa è il razzismo di questi anni. Ed è un racconto aspro, duro, che espone più dubbi che certezze.
Un libro che, nella sua capacità di analizzare lucidamente il nostro razzismo quotidiano e la difficile convivenza tra culture diverse, sembra descrivere con impietosa esattezza molte situazioni del mondo contemporaneo. Creatura di Sabbia (1985) edito da Einaudi In un paese senza età, che è anche il Marocco di oggi, nasce dopo sette sorelle Mohamed Ahmed.
Nasce femmina, ma per volere del padre, che non vuole disperdere il patrimonio accumulato, crescerà maschio a dispetto del suo corpo, e sarà riconosciuta da tutti come nuovo capofamiglia. Creatura di sabbia è la storia di un’identità inventata, di una metamorfosi coatta, dei turbamenti, delle ossessioni, delle violenze e dei paradossi che ne derivano.
La notte fatale (1987) edito da La nave di Teseo Ma non è stato il primo figlio maschio, dopo sette femmine, come Hadj ha fatto credere a tutti, bensì una donna travestita ed educata a comportarsi come un uomo per preservare l’onore del padre e il patrimonio di famiglia. Mohamed ha dovuto aspettare quasi vent’anni e la morte di Hadj, avvenuta nella ventisettesima notte di Ramadan, la “notte fatale” nella quale i destini degli uomini vengono suggellati, per essere liberato dal suo fardello, dalla violenza e dalle menzogne che la intrappolavano e così diventare, con l’ultima benedizione paterna, Zahra.
La sua emancipazione da un ruolo e da una esistenza che le sono state imposte sarà rapida e tumultuosa, e la guiderà attraverso un apprendistato alla vita talvolta traumatico e doloroso, ma che la vede, finalmente, libera. Dopo Creatura di sabbia, in cui aveva raccontato la storia di Mohamed, Tahar Ben Jelloun in Notte fatale, con cui ha vinto il premio Goncourt, riporta sulla pagina un personaggio indimenticabile che ora, libero di essere Zahra, deve affrontare i pregiudizi della società marocchina e il disprezzo della sua famiglia pur di essere se stessa.
Giorno di silenzio a Tangeri (1990) edito da Einaudi Confinato a Tangeri, “città dello Stretto dove regnano il vento, l’ignavia e l’ingratitudine”, un padre di famiglia, maestro di inettitudine in eterna lotta con sé stesso e con gli altri, racconta la propria vita mentre insegue un miraggio ed il suo sguardo è addolcito dai sogni… A occhi bassi (1991) edito da Einaudi Centro focale del romanzo è la voce in prima persona della protagonista, Fatima, che racconta la sua vita dall’infanzia alla maturità. La sua è un’evoluzione intensa e determinata da una forte volontà, che trasforma una pastorella berbera dell’Alto Atlante in una pastorella moderna e aggressiva, inserita, anche se a disagio, nella società e nella cultura metropolitana occidentale; una donna che di sicuro non sa e non vuole tenere «gli occhi bassi».
Dopo Creatura di sabbia e Notte fatale, è il terzo tempo di un’affascinante epopea maghrebina. Dalle ceneri (1991) edito da Il Nuovo Melangolo In questa raccolta poetica, Tahar Ben Jelloun attraversa il dolore come si attraversa un incendio: senza chiudere gli occhi, senza chiedere pietà.
Le sue poesie nascono da territori devastati — interiori e collettivi — eppure pulsano di una luce ostinata, quasi scandalosa. Tra memoria ferita, testimonianza politica e visioni che sfiorano il mistico, Dalle ceneri è un viaggio nella resilienza di chi non rinuncia alla parola neppure quando tutto intorno tace.
Un libro che brucia, ma non consuma: illumina. La via di uno soltanto.
Visita fantasma dell’atelier di Giacometti (1991) edito da Libri Scheiwiller “Nella medina di Fez c’è una strada così stretta che viene chiamata ‘la via di uno soltanto’. E la via di ingresso al labirinto, lungo e buio.
I muri delle case danno l’impressione di toccarsi, in alto. Si può passare da un tetto all’altro senza sforzo.
Anche le finestre si guardano e si aprono sulle reciproche intimità. Se ci si può infilare una sola persona per volta, è ovviamente escluso che ci possano passare gli asini, soprattutto se carichi.
Quella strada è ben radicata nella mia memoria come un ricordo vivo. […] Osservando le statue di Giacometti, ho subito saputo che sono state fatte così, sottili e allungate, per percorrere quella via e persino per potersi incrociare senza problemi. Mi sembra addirittura di avercele incontrate, da bambino.
Il cane di bronzo, così lungo, così scarno, radeva i muri, come si dice, con la sua orizzontalità rigida e interminabile, mentre un uomo filiforme camminava e la sua testa oltrepassava i tetti piani, illuminati da una luce forte. La via di uno soltanto era diventata, grazie a Giacometti, la strada per parecchi e gli animali potevano, pigramente, percorrerla come seguendo un filo tra due punti sconosciuti”.
Non esiste un genere per definire questo libro; se si dovesse inventarne uno, si potrebbe parlare di un breve “romanzo d’arte”. Un viaggio affascinante alla scoperta di uno dei giganti dell’arte del Novecento raccontato sul filo della memoria autobiografica, e sostenuto dalla scrittura di Tahar Ben Jelloun.
L’Amicizia (1994) edito da Einaudi “Per parlare dell’amicizia, dice l’autore, non andrò in biblioteca a consultare le grandi opere. Ritornerò semplicemente a me stesso.
Racconterò le mie storie d’amicizia, siano esse fantastiche o banali, sorprendenti oppure vicende qualunque”. Lo scrittore ripercorre quindi in questo suo ultimo lavoro i propri legami fraterni, dai tempi della scuola coranica fino ad oggi, attraverso episodi della sua vita soffermandosi sulle particolari esperienze per tratteggiare un modo diverso di concepire l’amicizia nei diversi contesti sociali in cui ha vissuto.
Corrotto (1994) edito da Bompiani L’ingegnere Mourad è un uomo onesto e colto, eppure fatica a garantire alla famiglia un livello di vita decoroso. Così quando un giorno trova un mazzetto di banconote nel fascicolo di una pratica che sta seguendo, intasca e tace.
Ma quel gesto trasforma la sua esistenza. Certo può condurre una vita più agiata, offrire ai figli ciò di cui hanno bisogno, riprogettare il proprio futuro anche lontano dalla moglie.
Ma la vertigine della trasgressione e della paura si è insinuata dentro di lui fino a stravolgere i più consueti momenti della quotidianità. Mourad apprende quale sia il vero prezzo della corruzione: il sospetto e l’angoscia.
Stelle velate. Poesie 1966-1995 (1995) edito da Einaudi Trent’anni di poesia raccolti in un unico volume che è, insieme, diario, confessione e atto d’amore verso il linguaggio.
Ben Jelloun intreccia peregrinazioni geografiche e intime: il Marocco dell’infanzia, Parigi come ferita e promessa, la solitudine dell’esilio, l’ossessione della libertà. Le sue parole si muovono come stelle che brillerebbero anche a cielo coperto: serene, taglienti, imprevedibili.
Un’opera-mondo che testimonia la nascita di una voce poetica fra le più limpide del nostro tempo. L’ultimo amore è sempre il primo? (1995) edito da Bompiani Le storie che si trovano in questo libro raccontano il disequilibrio e i malintesi tra l’uomo e la donna arabi.
Come scrive l’autore “il primo amore è sempre l’ultimo. Nel mio paese c’è qualcosa di spezzato nelle relazioni tra l’uomo e la donna.” Ben Jelloun è nato a Fès (Marocco) nel 1944 ma da molti anni vive in Francia, a Parigi.
In Italia è conosciuto da tempo per il suo forte impegno personale, sociale e politico che si esprime anche nell’opera narrativa. Rachid il bambino teledipendente (1995) edito da Stoppani Rachid ha sette anni, una fantasia debordante e una passione irresistibile per la televisione — così irresistibile da inghiottirlo quasi del tutto.
Ma quando realtà e schermo iniziano a confondersi, ecco che il mondo gli presenta il conto: amicizia, scuola, famiglia… nulla può funzionare finché non impara a guardare davvero ciò che ha davanti. Con tenerezza e ironia, Tahar Ben Jelloun firma una storia che parla ai bambini ma strizza l’occhio anche agli adulti: perché l’immaginazione è un dono, ma solo se ci lasciamo ancora toccare dalla vita vera.
Nadia (1996) edito da Bompiani Nadia, una ragazza magrebina colta e intelligente, che crede nell’umanità e nella giustizia, vuole scuotere dalla loro rassegnazione “gli umiliati e offesi” che incontra lungo il proprio cammino. Nella lotta all’egoismo e ai pregiudizi, alla corruzione e all’ignoranza, all’omertà e al cinismo, Nadia riverserà speranze ed energie, rabbia e sentimento, orgoglio e disperazione, ma certo senza dimenticare l’amore, fino al momento in cui comprenderà che l’avvenire appartiene soltanto a coloro che non considerano la vita alla stregua di un tranquillo viaggio verso l’eternità.
Lo specchio delle falene (1996) edito da La nave di Teseo A Tangeri, per vent’anni, cinque uomini si ritrovano ogni mattina al caffè per parlare dei loro problemi e commentare quello che accade nel mondo. In passato hanno amato tutti la stessa donna, Zina, una delle ragazze più belle della città.
E tutti l’hanno ferita, forse senza saperlo. Concepita in una notte segnata dalla maledizione, colpita dal destino e condannata per sempre, Zina è stata una bambina, e poi una donna, sempre in disparte perché accusata di portare sventura.
Per difendersi, Zina ha fatto della crudeltà il suo modo di essere nel mondo, vendicandosi degli uomini affascinati dal suo aspetto. Così quando Zina ricompare nella vita dei suoi amanti è sempre bella, ma è tornata per sedurre e per distruggere.
L’albergo dei poveri (1997) edito da La nave di Teseo È possibile dare una svolta alla propria vita? Uno scrittore marocchino, sposato a una donna che non ama, spera di averne l’occasione andando a Napoli, dove è stato invitato per scrivere un libro sulla città.
E gli basta arrivarci, a Napoli, per capire che tutto è possibile. Gli basta approdare all’Albergo dei Poveri, spettrale ex ricovero per gli indigenti, e incontrare un’anziana signora che vive sottoterra, insieme ai ratti e a una piccola corte dei miracoli.
Ascoltandola, lo scrittore apprende mille storie della città e dei suoi abitanti, e finisce per raccontare la propria: è alla ricerca della donna che ama, sebbene non l’abbia mai vista… Questa donna esiste davvero o è una creatura fantastica? E le storie della signora sono accadute sul serio?
Il razzismo spiegato a mia figlia (1997) edito da La nave di Teseo “Un bambino è curioso. Fa molte domande e si aspetta risposte precise e convincenti.
Non bariamo con le domande di un bambino. Mentre mi accompagnava a una protesta contro un disegno di legge sull’immigrazione, mia figlia mi ha chiesto del razzismo.
Abbiamo parlato molto. I bambini sono in una posizione migliore di chiunque altro per capire che non nasciamo razzisti ma a volte lo diventiamo.
Questo libro, che cerca di rispondere alle domande di mia figlia, è per i bambini che non hanno ancora pregiudizi e vogliono capire meglio la realtà. Per quanto riguarda gli adulti che lo leggeranno, spero che li aiuti a rispondere alle domande, più imbarazzanti di quanto pensano, dei propri figli.” Tahar Ben Jelloun Il labirinto dei sentimenti (1999) edito da Tullio Pironti editore Non conosco bene le notti di Napoli.
Le intuisco. So che il sonno è lento e i sogni fecondi, conosco la superficie delle cose che si assentano per fare di Napoli un ricordo ostinato, un’immagine all’ombra della vita insolente, dare un gusto amaro alla bocca dai denti anneriti dal tabacco, denti rotti, denti cariati, un’immagine di ruggine e splendore, luci al neon e squarci di cielo.
Napoli, viscere d’Italia, ventre insolito del mondo, innalza lentamente i suoi vicoli fino al cielo passando per le periferie del sogno. Una città è una miriade di volti, corpi e ricordi.
Spesso, la memoria delle pietre tradisce il tempo e affida messaggi inquietanti a passanti che non sanno cosa farsene. La scuola o la scarpa (2000) edito da Giunti Un giovane maestro ritorna nel piccolissimo villaggio dell’Africa Occidentale in cui è nato per insegnare quello che sa ai bambini.
Ma nel “villaggio del nulla” non ci sono sedie, non ci sono banchi, non c’è lavagna, e i bambini, che non hanno da mangiare, preferiscono cucire scarpe e palloni di cuoio per un dollaro l’ora piuttosto che frequentare la scuola. Come può il maestro spiegare il valore dell’istruzione a bambini che soffrono la fame?
Il racconto di una lotta impossibile, di una resistenza estrema contro le ragioni del denaro per le ragioni della speranza. Con questo libro si contribuisce a ricostruire una scuola in Mozambico.
L’Hammam (2001) edito da La Nave di Teseo Un pianista marocchino, ricco e famoso in tutta Europa, vive a Parigi con una moglie che lo ama e lo sostiene. Eppure non è felice.
Vive nell’ossessione di sentirsi sporco. Nonostante continue docce e bagni caldi sente cattivi odori emanati dal proprio corpo.
La donna lo tranquillizza, il medico gli dice che è solo una sua fantasia. Ma per “guarire” dovrà recuperare le proprie radici, i luoghi dell’infanzia e le abitudini dimenticate.
Torna così in uno dei vecchi hammam che frequentava da ragazzo, dove incontra il vecchio Bilal, un massaggiatore-filosofo che conosce il bene e il male, e Haj Ben Brahim, un uomo colto e religioso. Qui, tra libri usati come talismani e un’antica saggezza che somiglia alla stregoneria, troverà in se stesso la chiave per ricominciare a vivere.
L’Islam spiegato ai nostri figli (2001) edito da La nave di Teseo L’11 settembre 2001 il mondo occidentale viene stravolto per sempre: due aerei colpiscono le Torri gemelle a Manhattan. L’America è sconvolta, la paura di altri attacchi terroristici si diffonde, ogni arabo diventa sospetto.
È a partire da questo scenario che si sviluppa la conversazione – protagonista di questo piccolo quanto lucido e sentito gioiello letterario – tra Tahar Ben Jelloun e sua figlia di dieci anni, a disagio con se stessa e con le proprie origini musulmane, di fronte a una televisione che continua a dire che “i musulmani sono tutti cattivi”. Rispondendo alle domande curiose della bambina, Ben Jelloun affronta le questioni più calde del nostro tempo – la guerra globale al terrore, l’integrazione in Europa, il ruolo delle grandi potenze del mondo arabo – e spiega, con semplicità ma rifuggendo ogni semplificazione, cos’è l’Islam, qual è la differenza tra arabo e musulmano, cos’è il fanatismo, cos’è il terrorismo e, soprattutto, quale spazio ha la tolleranza nel mondo arabo e quali lezioni quest’ultimo ha saputo dare a tutto l’Occidente.
Jenin. Un campo palestinese (2002) edito da Bompiani Intorno a Jenin non è restato nulla.
La guerra ha devastato tutto. Solo corpi esangui, ricordi, e la scarpa abbandonata di un bambino, che Jenin spera di vedere ancora, a piedi nudi, alla ricerca della sua scarpa perduta.
Mentre percorre questo paesaggio devastato dalla guerra, Jenin canta un’elegia di dolore e rabbia, un inno alla vita, violentata senza scrupoli dai conflitti. Amori stregati.
Passione, amicizia, tradimento (2003) edito da Bompiani Storie di passioni e di perdizione, di amori destinati a durare per sempre e di incontri fugaci, di erotismo e di pure idealità romantiche, di misantropi, scienziati, profeti e angeli. Tahar Ben Jelloun, attingendo alle mille fonti dell’immaginario favolistico e delle tradizioni magiche del mitico Oriente, tratteggia in questi racconti l’universo del sentimento amoroso, e lo declina nelle sue molteplici e spesso impreviste forme, nella consapevolezza, ora divertita ora malinconica, che l’amore e il sesso sono i più grandi incantesimi del mondo, veicolo e luogo di supremi misteri, di pulsioni incontrollabili, di fascinazioni uniche e irripetibili: come la natura umana.
La bella addormentata. Una fiaba d’autore per parlare di razzismo ai nostri figli (2003) edito da Fabbri Editori Dopo una lunghissima attesa, il re e la regina hanno finalmente una figlia, Jawhara, bella come una perla rara.
Ma alla festa del nome ci si dimentica di invitare Kandisha, la fata cattiva. Le sette fate buone riescono solo ad attutire la violenza della maledizione che la fata getta sulla principessina.
A sedici anni Jawhara si punge con un fuso e si addormenta. Quando è risvegliata dal bacio del principe, si ritrova con la pelle nera: è il prezzo che ha pagato per mantenere intatta la propria giovinezza lungo cent’anni di sonno.
La regina madre non apprezza l’idea di avere una nuora nera e cerca l’alleanza di una fata cattiva per eliminarla… La celebre fiaba di Perrault riscritta da Tahar Ben Jelloun per parlare di razzismo ai bambini. L’ultimo amico (2004) edito da Bompiani È la storia di due amici, Ali e Mamed.
Hanno condiviso molte cose, hanno amato, studiato, si sono abbandonati al sogno di un’utopia rivoluzionaria insieme, ma poi, all’improvviso, una lettera di Mamed, fatta di “poche frasi, brutali, secche, definitive”, annuncia la rottura del loro sodalizio. Solo alla fine, dopo la rievocazione delle loro vicende personali emergeranno la verità e il senso di quella lettera drammatica.
Si scoprirà che l’amicizia è finita per volere di Mamed, che ha preferito risparmiare all’amico un dolore troppo grande. L’amicizia e l’ombra del tradimento (2004) edito da La nave di Teseo “L’amicizia è una religione senza Dio né Giudizio finale.
E non c’è neppure il diavolo. Una religione che non è estranea all’amore.
Ma un amore dove la guerra e l’odio sono proscritti, dove il silenzio è possibile.” L’amicizia, occasionale o fedele, è un sentimento che non tollera alcuna mancanza. È un atto di fede totale nell’altro, al punto che il suo tradimento è vissuto come una forma silenziosa di assassinio.
Tahar Ben Jelloun esplora questo giardino segreto, le sue meraviglie e le sue ferite, e per farlo racconta di sé: dall’infanzia a oggi, dalla scuola coranica al premio Goncourt, il viaggio di uno scrittore nella memoria di un sentimento raro e prezioso. Partire (2006) edito da Bompiani Azel ha poco più di vent’anni e il futuro davanti: una laurea, molti sogni, la voglia di vivere e l’ambizione che si hanno a quell’età.
La vita a Tangeri, tuttavia, non permette molto; povertà e corruzione fanno intravedere la felicità solo dall’altra parte dell’oceano, in Spagna. Partire è l’unica salvezza possibile.
Ma anche partire è difficile, rischioso e richiede compromessi. Per AzeI partire ha il prezzo del tradimento, degli altri e di se stesso.
Ha il costo di un amore in cui non crede, di una relazione omosessuale cui cede per necessità. Sembra non esserci scampo per la dignità, in questo mondo di opportunismi, prostituzione, clandestinità, sessualità tradita.
Per fortuna ci sono i sogni. Ben Jelloun compone un affresco straordinario, di denuncia e poesia: il ritratto di un mondo di immigrazione e clandestinità in cui la felicità sta sempre altrove.
Mia madre, la mia bambina (2006) edito da La nave di Teseo La storia commovente della malattia di Lalla Fatma, madre di Tahar, colpita dall’Alzheimer: il ritratto di una donna forte, fiera, che si dissolve sotto gli occhi del figlio. Dal suo letto rivisita gli anni della giovinezza a Fès, rivive i suoi tre matrimoni, riceve al capezzale il padre morto di Tahar; fa morire e resuscita i propri figli.
Nella sua testa tutto si mescola. A nulla servono le medicine, né le premure delle due domestiche, che la sua mente trasforma in potenziali nemiche.
Tahar assiste impotente a questa bufera di allucinazioni e ricordi, al tentativo di cercare un ordine che ormai sfugge, di rivendicare una lucidità perduta. E in silenzio raccoglie le memorie stralunate della madre per ricomporle in un racconto intimo e tenero, forse un modo per dire ancora, e sempre, il proprio amore di figlio.
Non capisco il mondo arabo. Dialogo tra due adolescenti (2006) edito da Bompiani Mérième e Lidia sono due ragazze di diciassette anni come tante; l’una è cresciuta a Parigi in una famiglia laica di origini marocchine, l’altra è cresciuta a Bologna in una famiglia cristiana.
Mèrième è figlia di un padre famoso, Tahar Ben Jelloun, e ha già ispirato un libro: ½Il razzismo spiegato a mia figlia╗. Un giorno iniziano a scriversi delle e-mail, ciascuna incuriosita dall’altra: cosa vuol dire essere musulmani?
Cosa pensa una ragazza musulmana di fronte agli attentati terroristici? Esiste un’intolleranza cristiana?
E che differenza c’è fra la battaglia per il velo e la battaglia per il crocifisso? Che significato ha per un’adolescente la parola “laicità”?
Per oltre due anni, le ragazze si raccontano le proprie impressioni, mentre a poco a poco nasce una vera e propria amicizia, fatta di confidenze, vacanze insieme, tensioni, attese. Tahar Ben Jelloun torna a parlarci di attualità e di rispetto con un pamphlet che ha insieme la forza della denuncia, la spontaneità dell’adolescenza, la libertà di un’invenzione narrativa.
La scuola perduta (2007) edito da La nave di Teseo Nella scuola di un piccolissimo villaggio africano arriva un nuovo maestro, un giovane che ha studiato in città e ora è contento di tornare a casa per insegnare. Eppure la sua classe, che il primo giorno era piena di alunni, ha sempre meno studenti.
I bambini sembrano sparire uno a uno in un misterioso edificio bianco ai margini del villaggio, che li attira più della classe e dello studio. Che cosa significa la scuola per un bambino che non ha da mangiare?
Scoprire il segreto di quell’edificio costringerà il maestro ad affrontare questa e altre domande, e a combattere “la cosa peggiore del mondo” per riportare in aula i suoi studenti. L’ha ucciso lei (2008) edito da Einaudi Nel futuro di Mohamed c’è una minaccia: la pensione.
Ha lavorato per tutta la vita in Francia, lontano dal suo villaggio natale. La pensione ha ucciso il suo amico Brahim e lui non vuole fare la stessa fine.
Tornerà quindi in Marocco e terminerà la casa che ha iniziato a costruire laggiù, nella speranza che la sua anima confusa e smarrita trovi un po’ di pace. Marocco, romanzo (2009) edito da Einaudi Il Marocco bisogna intuirlo, immaginarlo, fare attenzione ai particolari, è un enigma da sedurre con garbo: per affrontarlo non serve una guida da scorrere distrattamente ma un libro che ci accolga con la stessa ospitalità dei suoi abitanti.
E dato che la vita privata di un paese passa anche per l’immaginario e per le storie che ha ispirato, questo libro dovrebbe essere come un romanzo che ne contiene altri mille – alcuni fedeli alla sua anima, altri splendidamente infedeli. Sembrerebbe un libro impossibile, eppure è esattamente quello che ha scritto Tahar Ben Jelloun: l’autore di “Creatura di sabbia” accompagna il lettore verso l’anima più autentica del Marocco, in un itinerario le cui tappe sono le città e i deserti, i ricordi personali e la storia ufficiale, le leggende della sua terra e le tracce lasciate dagli stranieri che l’hanno attraversata.
Si parte da Tangeri, per poi proseguire verso Casablanca, Fes, Marrakech, fino ai sentieri meno battuti della Chaouia o a uno sperduto accampamento ai piedi dell’Atlante. Lo sguardo partecipe e affettuoso di Ben Jelloun non ignora nemmeno le ineguaglianze che ancora feriscono il Marocco.
Perché se è vero “che ci sono paesi che ci incantano e altri che ci maltrattano o che sono una pena per gli occhi e ci danno l’emicrania”, è anche vero che molto dipende dalla nostra disposizione ad accogliere quello che ci viene presentato: “L’anima non si dà, non si concede, non svela niente della sua intimità.
E in noi o non è.” Doppio esilio (2009) edito da Edizioni del Leone Che cosa significa vivere sospesi tra due mondi? In queste poesie, scelte da diverse stagioni creative dell’autore, emerge un’identità che non smette mai di migrare: da un paese all’altro, da una lingua all’altra, da un’idea di sé a quella successiva.
Ben Jelloun dà voce a un esilio che non è solo geografico, ma emotivo e spirituale: la nostalgia per ciò che non esiste più, il desiderio di ciò che non si è ancora compiuto, la lacerazione e la ricchezza di chi abita sempre una soglia. Un libro per chi sa che il viaggio più difficile — e più fertile — è quello verso il proprio centro.
L’uomo che amava troppo le donne (2010) edito da Bompiani Il Capitano (soprannome del protagonista) è un artista di successo, una vera celebrità, ma ora è accudito giorno e notte da due infermiere e da Imane, fisioterapista, che risveglia in lui il desiderio erotico. La sua vita oltre che dall’arte è stata segnata dalla passione per le donne – una passione che non si è contenuta neanche dopo il controverso matrimonio.
La famiglia di lui, alto-borghese, non ha mai accettato la moglie, Amina, proveniente da una tribù marocchina di montagna; nonostante il trasferimento a Parigi, del resto, la donna non ha mai perso alcuni tratti tradizionalisti e arretrati della sua cultura e i litigi col marito sono diventati sempre più frequenti. Dopo vent’anni di matrimonio, lei ha deciso di divorziare, e lui, che ha nascosto una bella somma in conti all’estero, pensa di usare quest’arma per ricattarla e farla restare: ma proprio durante questo litigio lui resta vittima di un ictus, e ora, dal suo letto di malattia, pensa che sia Amina la responsabile di tutto: della sua rovina, del suo ictus, del fatto che ora non può più lavorare e neanche amare.
Amina, al contrario, in uno sfogo liberatorio, una vera risposta “per le rime”, ci racconta i cento motivi per cui odia il marito. La rivoluzione dei gelsomini.
Il risveglio della dignità araba (2011) edito da Bompiani II centro del mondo si è spostato in Nord Africa. Dopo la Tunisia, l’Egitto, e poi chissà quali altri paesi ancora.
Il popolo invade le strade e riempie le piazze. La polizia in parte solidarizza in parte reprime.
Frange di fondamentalismo si mischiano alla maggioranza che chiede diritti e libertà, stemperando il proprio potenziale violento. II mondo sta a guardare e fatica a prendere posizione.
La voce di Tahar Ben Jelloun si leva con lucidità per spiegare in modo semplice cosa è accaduto, cosa sta accadendo e cosa accadrà. “Cadono dei muri di Berlino”, dice l’autore, e niente dopo questi fatti sarà più come prima nel mondo arabo.
Questi paesi stanno scoprendo, hanno scoperto e rivendicheranno d’ora in poi, il valore e l’autonomia dell’individuo in quanto cittadino. Dopo i best seller dedicati al razzismo e all’Islam, l’autore marocchino di nazionalità francese torna a prendere di petto l’attualità più bruciante con tesi che faranno molto discutere, per nulla tenere con l’Occidente.
Quali sono le colpe dell’Europa e degli Usa? Davvero l’Europa e gli Usa vogliono l’autodeterminazione dei popoli arabi?
Oppure fanno più comodo pseudo-dittatori che flirtano con la finanza mondiale e i governi occidentali? Il petrolio c’entra e in che misura?
Molte domande, alcune risposte per cosa sta accadendo sull’altra sponda del Mediterraneo. Fuoco, una storia vera (2011) edito da Bompiani Mohamed Bouazizi si dà fuoco il 17 dicembre 2010.
Un gesto orgoglioso e disperato che accende la miccia della rivoluzione dei gelsomini in Tunisia e diventa il simbolo della primavera araba. Tahar Ben Jelloun, in un racconto intenso e poetico, ricostruisce i giorni che hanno preceduto questo sacrificio.
La storia di un ragazzo moderato, con meno di trent’anni e una laurea, innamorato di una coetanea che sogna di sposare appena avrà i soldi per il matrimonio. L’improvvisa perdita del padre lo costringe invece a pensare alla famiglia e a farsi per necessità venditore ambulante di frutta.
La vita di strada si rivela crudele con lui, che non può permettersi di corrompere la polizia perché tolleri il suo carretto abusivo, e la lotta in nome della madre e dei fratelli più piccoli si scontra con una realtà troppo ostile. Stremato e disperato, senza più fiducia nel futuro, decide di darsi fuoco per attirare l’attenzione del mondo e cambiare le regole del gioco.
Un omaggio alle rivoluzioni arabe e ai milioni di uomini e donne senza nome scesi in piazza rivendicando libertà e dignità nei loro paesi. L’ablazione (2014) edito da Bompiani Un matematico di rilievo internazionale, sui 60 anni ma molto vitale, scopre un giorno di avere un tumore alla prostata.
Deve sottoporsi, dunque, a un intervento di asportazione. Solo così il rischio tumorale sarà contenuto.
Al matematico, però, non interessa tanto del tumore in sé e del rischio che esso comporta ma del cambiamento che l’intervento comporterà per la sua vita: non potrà più avere una vita sessuale, perché non potrà più avere erezioni. L’uomo si prepara all’intervento con un’ultima, scatenata, notte di sesso, con una prostituta d’alto bordo.
Dopo l’intervento cerca di continuare a fare una vita normale (con lavoro e viaggi) ma tutto è molto difficile: prima soffre di incontinenza, poi si sente “menomato” (come fosse visibile che non ha più un organo), poi inizia a vivere il dramma della vita sessuale negata. Il tempo, tuttavia, fa il suo corso e lui lentamente riesce a riprendere una vita senza drammi, stabilendo perfino una relazione con una donna.
Poco a poco capisce che una vita senza sesso è possibile. È diversa ma è comunque e sempre vita.
È questo l’islam che fa paura (2015) edito da Bompiani Si può non temere l’Islam, oggi, dopo le minacce, le parole d’ordine gridate, le stragi? È un timore giustificato?
E soprattutto: l’Islam è davvero, per sua natura, violento e antidemocratico come molti lo dipingono sull’onda degli ultimi avvenimenti? La risposta viene da questo libro, in cui Tahar Ben Jelloun dialoga con sua figlia – francese di origini musulmane, come moltissimi nell’Europa odierna.
Ben Jelloun non perde tempo, la sua parola è semplice e netta. Descrive lo sdegno dei musulmani moderati di fronte a un fondamentalismo che deturpa la vera fede in Allah.
Spiega cosa è l’Isis, come è nato, come è riuscito a far proseliti fra i giovani più fragili e disorientati dalla mancanza di lavoro, dalla miseria morale e materiale. Ma fa anche riflettere sulle responsabilità di noi occidentali, spesso indifferenti ai gravi disagi degli immigrati di prima e seconda generazione che popolano le nostre città.
Questo vuole essere un libro di lotta e di resistenza. Fatte con l’arma più affilata di tutte: l’intelligenza.
Racconti coranici (2015) edito da Bompiani “L’uomo ha sempre avuto bisogno di placare le sue angosce; da sempre ha avuto bisogno di credere, di avere una religione che gli permettesse di avere delle risposte a domande difficili. Alcune persone rifiutano la religione: è un loro diritto.
Questi racconti, i cui perrsonaggi sono inscritti nella cultura religiosa, hanno l’obiettivo di rendere più vicini alla nostra cultura e al nostro immaginario alcuni profeti e personaggi d’eccezione. In questo libro la loro vita è romanzata: è raccontata come se fossero eroi di un romanzo, una sorta di fiction ispirata a una realtà lontana e mitologica”. re racconti sulla religione, sulla sua importanza e i suoi principi etici.
Tre storie di grandi uomini che sono anche tre storie di fede. Le vicende, tutte umane, di chi ha combattuto per difendere il proprio credo in un Dio unico (sia questi il Dio cristiano, ebraico o musulmano) – accettando di essere presi per pazzi e di essere perseguitati dal proprio popolo.
Tahar Ben Jelloun ci riporta ad epoche e luoghi lontani – ai confini della leggenda – per parlarci di Giustizia, Fede, Rispetto. Contro il materialismo e il politeismo, la superficialità e le ingiustizie sociali, di allora e di sempre.
Il matrimonio di piacere (2016) edito da La nave di Teseo Nell’Islam, a un uomo in viaggio per lunghi periodi è permesso di contrarre un matrimonio di durata definita, per evitare la tentazione di frequentare prostitute. Si chiama “matrimonio di piacere”.
È a queste condizioni che Amir, un ricco commerciante di Fès, sposa temporaneamente Nabou, una ragazza fulana di Dakar, città in cui si ferma ogni anno per procurarsi la merce. Ecco però che Amir si scopre innamorato di Nabou e le propone di andare a Fès con lui.
La donna accetta, diventa la sua seconda moglie e gli dà presto due gemelli. Uno bianco, l’altro nero.
Da quel momento deve affrontare la gelosia terribile della prima moglie di Amir, bianca, e il razzismo quotidiano. Il terrorismo spiegato ai nostri figli (2016) edito da La nave di Teseo Gli attacchi terroristici che negli ultimi anni hanno portato la paura in Occidente (e non solo) ci obbligano a convivere con una violenza spesso difficile da comprendere.
Le televisioni e i giornali ci inondano di immagini traumatiche, la morte è diventata una notizia quotidiana, distribuita alla cieca tra gente comune: allo stadio, nei teatri, al bar, in aeroporto. Un’intera generazione sta crescendo con il timore di non essere al sicuro, e con molte domande che non trovano risposta.
Come aiutare i nostri figli a liberarsi dalla paura? Come spiegare loro le ragioni di quello che sta accadendo, tra religione, storia, interessi economici e politici?
La punizione (2018) edito da La nave di Teseo Marocco, marzo 1965: novantaquattro studenti, colpevoli di aver manifestato pacificamente nelle strade a Casablanca e Rabat, vengono puniti dal governo del re Hassan II. La forma di prigionia loro imposta è subdola, ma non per questo meno violenta: una mattina tutti i ragazzi ricevono nelle loro case un obbligo di comparizione in caserma per prestare servizio militare e da quel giorno ha inizio una reclusione che durerà per diciannove mesi.
I ragazzi vengono mandati in luoghi isolati, lontani dalle loro famiglie e da chiunque potrebbe aiutarli, sono continuamente sottoposti a maltrattamenti e umiliazioni, obbligati a compiere esercizi militari gratuiti e pericolosi, sono denutriti, vessati e sfruttati quasi fino alla morte, senza mai ricevere alcuna spiegazione, senza mai riuscire a sapere la ragione del destino loro imposto. Tra i novantaquattro studenti sottoposti a questa barbarie c’era anche Tahar Ben Jelloun, che per riconquistare la sua piena libertà, come molti altri, dovrà in realtà aspettare diversi anni: il colpo di stato del 1971.
Per poter tornare con la mente a quei ricordi c’è voluto molto di più: cinquant’anni per riuscire a raccontare la storia di quei lunghi giorni che hanno segnato per sempre la sua giovinezza, formando la sua coscienza e alimentando intimamente la sua vocazione di scrittore. Insonnia (2019) edito da La nave di Teseo Uno sceneggiatore di Tangeri che soffre gravemente di insonnia scopre che per poter finalmente dormire deve uccidere qualcuno.
Incomincia da sua madre. Sembra assurdo, anzi è assurdo – è sempre stato un uomo onesto, rispettoso, gentile – ma solo uccidendo, come in un gioco surreale, guadagna dei punti-sonno.
Per minimizzare il problema, decide di limitarsi a persone già in fin di vita; la sfida è riuscire a essere lì, al loro capezzale, un attimo prima che spirino da sé. Il protagonista dà così il via a imprese rocambolesche per infilarsi nelle camere di ospedale: si finge infermiere, figlio, parente… è disposto a tutto, pur di essere lì al momento giusto.
Quando però si trova a uccidere un vecchio torturatore del regime di Hassan II, il “gioco” ai suoi occhi acquista un nuovo significato: sa di aver fatto giustizia e quella morte gli procura mesi di pace notturna. Più è rilevante la vittima, più ne guadagna il suo sonno.
Lo sceneggiatore, capace di commettere crimini dalla perfezione cinematografica, prende dunque a misurarsi con prede sempre più grosse, in una spirale inquietante di bisogno e violenza. Riuscirà a vincere una volta per tutte l’insonnia?
Non ne è affatto sicuro, può bastare un solo errore nella messinscena per far precipitare tutto. Il miele e l’amarezza (2020) edito da La nave di Teseo Nei primi anni duemila a Tangeri, in Marocco, un insospettabile professore è in realtà un pedofilo che abusa di ragazzine, adescate promettendo loro la pubblicazione di poesie sulla rivista che dirige.
Agisce indisturbato, senza destare il minimo sospetto, protetto dalle regole imposte dalla cultura e dalla società. Samia, una ragazza di sedici anni sensibile, amante della cultura e della poesia, finisce nella sua trappola.
Di ciò che le accade, per vergogna e pudore, non racconta nulla ai genitori, che scopriranno troppo tardi quello che la figlia ha subito. La tragedia che li colpisce e le sue ripercussioni trascinano la coppia in una crisi duratura, che li porterà a invecchiare tra l’odio e il risentimento reciproci; incapaci di lasciarsi, sono ormai uniti più dal dolore che dall’amore.
La loro vita sembra destinata a terminare nell’amarezza ma l’arrivo di Viad, un giovane immigrato africano che con gentilezza e affetto si prende cura dei due anziani, porterà un po’ di sollievo, e aiuterà a lenire le ferite che segnano la loro esistenza. Tahar Ben Jelloun racconta una storia di dolore e di speranza in cui il miele dell’amore può ancora addolcire la sofferenza di chi ha subito i colpi del destino e della malvagità umana.
La filosofia spiegata ai bambini (2020) edito da La nave di Teseo Quando dico che sta a te giudicare quello che leggi, mi riferisco anche a questo libro. Non devi credermi sulla parola.
Ti chiedo soltanto di ascoltare le mie proposte e di decidere con la tua testa se sei d’accordo. Rifletti autonomamente, non farti condizionare.
Non farsi condizionare significa non farsi ingannare. Non farsi ingannare significa imparare a distinguere quello che è vero.
Hai sicuramente sentito parlare di fake news, le notizie false che circolano ormai dappertutto. Spero che questo libro ti aiuti a vedere le cose più chiaramente, e a costruire una tua opinione.
Questo si chiama “spirito critico”. Dolore e luce del mondo (2021) edito da La nave di Teseo “Vivere: abitare la luce dell’infanzia Resistere: non abituarsi mai al dolore del mondo”.
Testimone fedele del suo tempo, Tahar Ben Jelloun osserva e ascolta il mondo. Con attenzione, ne coglie le inquietudini e le sofferenze.
Delicatamente, ne restituisce lo splendore e la luminosità. Dai fatti drammatici della cronaca più recente ai ricordi gioiosi dell’infanzia in Marocco, dalla sensazione della piena libertà sperimentata attraverso la pittura ai profumi colori e suoni del mercato parigino di Aligre, in questa raccolta lo sguardo di Tahar Ben Jelloun si allarga a comprendere ogni aspetto della realtà, svelandolo in tutta la sua urgente bellezza e complessità.
Poesia del mondo e dell’umanità, poesia di incanto e di mistero, poesia che sorprende con la sua verità: bisogna che i nostri occhi imparino a dare luce alla vita, perché solo così la musica della terra e del vento diventa un canto di gioia. I cantastorie di Marrakesh.
Dialogo sulle radici, l’identità migrante, il razzismo, l’impegno, la scrittura (2022) edito da Compagnia Letteraria Aliberti Per chi voglia scoprire o approfondire la figura di Tahar Ben Jelloun – citato anche in una serata di Sanremo 2022, con un brano tratto da Il razzismo spiegato a mia figlia – non c’è niente di meglio che affidarsi a questo libro: un dialogo con Marco Alloni avvolto nelle atmosfere di Tangeri, quasi una confessione a cuore aperto, in cui lo scrittore ripercorre uno a uno i momenti-chiave della sua esistenza. L’infanzia tra Fès e Tangeri, l’opposizione alla monarchia marocchina, la prigione.
Il trasferimento in Francia, i lunghi anni di impegno civile come editorialista di «Le Monde». E contemporaneamente la scoperta del cinema, lo studio sociologico e antropologico del fenomeno emigrazione, la passione per la scrittura.
E soprattutto il razzismo: quello interno alla società francese e quello che nei decenni si è andato diffondendo lungo la spina dorsale dell’intera Europa. Il tutto è attraversato da un senso lirico di nostalgia per l‘amato Marocco, le pieghe della sua società misteriosa e sensuale.
Un Islam molto diverso da quello divulgato negli ultimi anni dai nostri media, e invece vissuto (o rivissuto) attraverso le antiche tradizioni popolari, la magia e il sufismo. I cantastorie di Marrakech, dunque: come simbolo di una memoria del passato che sola può offrire lo slancio verso la modernità, verso il futuro.
L’urlo. Israele e Palestina.
La necessità del dialogo nel tempo della guerra (2023) edito da La nave di Teseo Io, arabo e musulmano di nascita, non riesco a trovare le parole per esprimere l’orrore per ciò che Hamas ha fatto il 7 ottobre 2023. La barbarie non ha scuse né giustificazioni.
Sul fronte opposto, i palestinesi di Gaza vivono sotto embargo da oltre quindici anni, hanno imparato a conoscere la morte in tutte le sue forme. Adesso l’esercito israeliano non colpisce soltanto i miliziani, ma bombarda interi quartieri e uccide famiglie indifese.
Davanti a questi eventi, la mia rabbia non sa più che direzione prendere. La rabbia è impotenza, è il fuoco dentro che non riusciamo a controllare.
Questo è il tempo della guerra, il tempo della rappresaglia, il tempo della vendetta, mentre dovremmo pretendere il tempo del dialogo. Ma nessuno, al momento, sembra guardare a quel giorno.
Gli amanti di Casablanca (2023) edito da La nave di Teseo Nabile e Lamia stanno insieme da più di dieci anni. Si sono sposati prestissimo, hanno concluso un percorso di studi brillante – lui pediatra, lei farmacista – e iniziato una carriera senza incognite.
Nabile ha rilevato l’avviato studio medico dello zio, Lamia ha ricevuto in dono dal padre una farmacia in uno dei quartieri più vivaci della medina di Casablanca. Sembra tutto perfetto, fino al giorno in cui Lamia si innamora di un uomo dalla reputazione turbolenta e dal passato enigmatico.
Con lui, Lamia scopre la libertà dell’erotismo e diventa consapevole di tutti i vincoli interiori che la trattenevano. Sei mesi dopo, Nabile riceve la richiesta di divorzio dalla moglie e prende atto che il suo matrimonio è ormai andato in pezzi.
E ora, quale futuro può riservare la vita per Lamia, una donna che si scopre ambiziosa in un mondo patriarcale dove la libertà si paga a caro prezzo? Gli alberi raccontati ai bambini (2023) edito da La nave di Teseo È un lunedì in una scuola media di Tangeri.
Fuori c’è un bel cielo azzurro, nemmeno un alito di vento. L’insegnante invita i suoi studenti a piantare un albero in un bosco fuori città.
Un bambino, Tahar Ben Jelloun, annaffia la sua piantina e le dà un nome: Sahbi, “il mio amico”.
Nasce così in lui una passione silenziosa per gli alberi, fatta di contemplazione e pensieri che scaldano il cuore. Da quel giorno e per sempre, quel bambino, che nel frattempo è cresciuto e diventato uno scrittore, chiamerà queste magiche creature verdi, teneramente, “i miei amici silenziosi”.
In questo volume da lui stesso disegnato, l’autore del best seller mondiale “Il razzismo spiegato a mia figlia” torna a parlare ai bambini, ai ragazzi, ai loro genitori e insegnanti, in una passeggiata tra gli alberi che hanno segnato la sua vita. Tra ricordi, poesie e racconti, un libro che insegna ad ascoltare le storie che la natura rivela, a stupirci della sua presenza benevola, e a imparare a proteggerla ogni giorno.
L’anima perduta di Israele (2025) edito da La nave di Teseo Tahar Ben Jelloun ripercorre la storia del conflitto israelo-palestinese, evidenzia le responsabilità di entrambe le parti in causa, ma di fronte alla reazione militare israeliana, seguita agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, non esita a usare il termine genocidio. Criticando una guerra alimentata dagli interessi personali di Netanyahu e dall’ossessione per l’annientamento del popolo palestinese, che ha portato a una condanna del premier israeliano da parte della Corte Penale Internazionale.
Con passione e argomentazioni brucianti, Ben Jelloun denuncia il silenzio complice di molti Paesi europei e invita a distinguere tra critica al sionismo e antisemitismo, una parola troppo spesso usata per silenziare le voci di protesta. Non si può tacere di fronte a questi crimini, ci ricorda, perché la spirale di odio generata da questa guerra potrebbe avere conseguenze gravissime.
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