Politica
“Tutto il male del mondo”, docufilm su Regeni, non interessa al ministero di Giuli. Ed è subito polemica
Giulio Regeni? Tema divisivo e poi all’Egitto vendiamo fregate, aerei, elicotteri, è un partner geopoliticamente strategico.
Buoni e zitti. Si perde dignità anche così, restando buoni e zitti.
Secondo la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del ministero della Cultura, al cui vertice siede dall’ottobre scorso Giorgio Carlo Brugnoni (un passato alla Cassa Depositi e Prestiti), il documentario “Tutto il male del mondo” di Simone Manetti dedicato all’assassinio feroce del ricercatore triestino per mano degli aguzzini del regime egiziano non merita alcun sostegno economico. Il Fondo dedicato a supportare, come da legge 220 del 2016, la “produzione di documentari cinematografici, televisivi o web di particolare qualità artistica e su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale nazionale italiana” quest’anno aveva una dotazione di 606 milioni ma per una storia che ha commosso e indignato un Paese intero non si è trovato nemmeno un euro.
Manca di “interesse culturale”, hanno lasciato trapelare i tecnici del Mic. Torturato e ucciso al Cairo, non è “di interesse culturale” Simone Manetti, regista del docufilm “Giulio Regeni Tutto il male del mondo” all’anteprima.
Foto di Nick Zonna / IPA Proprio un bel bis dopo che il 28 gennaio scorso Il ministro dell’Interno egiziano Mahmoud Tawfik è stato accolto con ogni riguardo dal nostro Piantedosi al Viminale, un’altra coltellata per Claudio Regeni e Paola Deffendi, che oggi, a dieci anni dal ritrovamento del corpo di Giulio martoriato dagli uomini del servizio segreto civile di al-Sisi, continuano insieme ai magistrati romani la battaglia processuale per la verità. Regeni è sì una ferita aperta tra Italia ed Egitto, un orrore per il quale Piantedosi non ha speso a gennaio una sola parola con l’omologo egiziano.
Ma perché mai dovrebbe dividere noi italiani, come se quel ragazzo non fosse un morto di tutti ma di una parte? E quanto e come, se ne è venuto a conoscenza, il ministro Giuli ha approvato la decisione di escludere il doc dai finanziamenti?
“Tutto il male del mondo” – sono le parole pronunciate da Paola Deffendi dopo aver riconosciuto il corpo seviziato del figlio all’obitorio del Cairo – peraltro non è una scommessa, è stato già prodotto da Fandango di Domenico Procacci e Ganesh di Mario Mazzarotto e presentato in anteprima in sala. Ottimi i riscontri, il documentario andrà in onda su Rai e Sky, ha vinto il Nastro d’Argento per la legalità e sarà proiettato in settantasei università italiane.
Procacci non la digerisce: “Posso anche capire se vengono commessi errori da un punto di vista artistico, per scarsa competenza.
Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, e pensi che non sia un bel lavoro. Ma il documentario è stato prodotto, è uscito nelle sale.
La bocciatura di un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. È una scelta soltanto politica».
Il film è uscito in sala, premiato e programmato su Rai e Sky Convegno alla Statale di Milano con i genitori di Giulio Regeni. Foto di Maurizio Maule / IPA Giulio Regeni non è un “personaggio” che rappresenta “l’identità culturale e nazionale italiana”?
Era un apprezzato ricercatore, un dottorando a Cambridge che stava svolgendo un lavoro sui sindacati egiziani dopo piazza Tahir. La commissione ministeriale ha opposto un “niet” ai finanziamenti perché Regeni aveva scritto articoli sul Manifesto?
Giulio è un martire italiano, lo hanno pedinato e torturato per nove giorni, secondo i canoni paranoici della dittatura egiziana, di ogni dittatura. Curioso, il concetto di “identità culturale e nazionale italiana” che immaginiamo molto caro ai melonisti come Claudia Conte, una concittadina molto più stimata di Regeni al Mic, non solo stride con tante produzioni audiovisive solo tangenzialmente italiane e però finanziate, ma pure con la decisione di alzare dai 42 milioni del 2025 ai 100 tondi di quest’anno il tax credit per le “ditte” che vengono a girare in Italia.
Partita con la polemica contro l’amichettismo di sinistra e la voglia di voltar pagina (infatti a presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia è stata nominata Gabriella Buontempo, socia e fondatrice della casa di produzione Clemart ed ex consorte di Italo Bocchino), la reggenza Giuli, senza arrivare fortunatamente al vaudeville dell’epoca Sangiuliano, nel frangente dei finanziamenti all’audiovisivo mostra una certa miopia o, chiamiamolo così, omesso controllo. Finanziato invece il prossimo prodotto di Pingitore Cosa significa voltare pagina?
Attuare una “sostituzione etcnica” promuovendo registi e produttori politicamente affini? Un esempio.
Perché il documentario su Giulio Regeni non ottiene il punteggio sufficiente per un finanziamento, sommando “qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto” (la voce vale da sola 63 punti sugli 80 necessari in totale per passare), “visione e stile del regista”, qualità dell’apporto del cast artistico e tecnico”, “pari opportunità di genere” etc, mentre invece varca, con 82 punti, la fatidica soglia e si pappa 800.000 euro di Stato il film “Tony Pappalardo Investigations” di Pier Francesco Pingitore, regista del Bagaglino e campioncino della satira qualunquista? Restiamo poi in fervida attesa di vedere in sala “Tradita” di Gabriele Altobelli, finanziato con 800.000 euro (quasi un terzo del budget), protagonista una ripescata Manuela Arcuri (ammirata in abiti barocchi all’edizione 2022 della Giostra della Quintana di Foligno) al fianco di Raffaella Di Caprio, lontana parente di Leonardo DiCaprio, non avara di news su “Tradita”:
“Sarò Doll, una bellissima escort ambigua e sensualissima. Lavorerò con un’attrice fantastica e dal grande cuore, la meravigliosa Manuela Arcuri, interagirò anche con il sex-symbol cubano-americano William Levy”.
Nel cast anche il lanciatissimo modello spagnolo Fernando Lindez e ora siamo tutti più tranquilli. Senza fondi anche Archibugi e l’ultimo Bertolucci “Solo se canti tu.
L’irresistibile storia di Gigi D’Alessio” diretto da Luca Miniero ha ottenuto dal Mic 1.050.000 euro e qui, ovviamente, de gustibus, mentre risulta meno plausibile la “bocciatura” di “Illusione”, regia di Francesca Archibugi (tre David di Donatello, quattro Nastri d’argento etc) con Jasmine Trinca e Michele Riondino. E forse ancor più discutibile l’esclusione dai fondi di Stato di “The Echo Chamber”, la camera dell’eco, basato sull’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, regia di Andrea Pallaoro con Luca Marinelli, Susan Sarandon e Alicia Vikander.
Ce l’ha fatta invece per un pelo “Primo Viaggio”, prodotto dalla Sacher Film di Nanni Moretti, regia di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman, finanziato con 125.000 euro. Il loro precedente “Vittoria”, notevole film di sapore documentaristico su una coraggiosa adozione internazionale, fa artisticamente ben sperare.
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