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Nel campo di Lipa, in Bosnia, una persona è morta dopo essere stata respinta e abbandonata
Sapeva di stare per morire e ha chiamato la famiglia in Bangladesh, a 6.600 chilometri di distanza in linea d’aria, per dirle addio. Poco dopo, alcune persone vicino a lui l’hanno sentito sussurrare, affannato:
“Non riesco a respirare, ho tanto freddo”. È morto così, alle 17.15 del 23 novembre 2025, Mukteir Hossain, in uno dei 252 container del campo di Lipa, nel Cantone di Una-Sana, in Bosnia ed Erzegovina.
Nei tre giorni precedenti al decesso, nessuno dello staff ha preso sul serio i suoi sintomi e gli ha prestato soccorso. Hossain, 41 anni, era appena stato respinto illegalmente e con violenza dal confine croato.
Come diversi "ospiti" del campo, aveva raggiunto la Bosnia partendo dal Bangladesh, arrivando in aereo in Turchia, dove è possibile entrare con un visto turistico, per poi proseguire a piedi. Il suo sogno era arrivare nell’Unione europea ma, come molti dentro Lipa, era stato fermato dalla polizia di Zagabria, a soli 35 chilometri dal campo, picchiato e rimandato indietro.
Una botta ricevuta con il calcio della pistola all'altezza delle costole gli ha lasciato un grosso ematoma sul lato destro. Il 20 novembre, dopo il respingimento, l'uomo è tornato a Lipa: le costole gli fanno male, fa fatica a camminare e non riesce a mangiare.
Lui e altri residenti chiedono perciò al personale medico del campo una visita ma ricevono solo antidolorifici e farmaci antiemetici, senza alcuna visita o controllo. Nei due giorni successivi le sue condizioni peggiorano rapidamente.
I compagni sollecitano i medici a recarsi al container ma l’unica risposta è: “Il medico non c’è, verremo domani”.
Dal 2022 infatti in Bosnia è in corso il processo di “transizione” che trasferisce la gestione delle strutture all’interno dei campi dalle organizzazioni internazionali al governo locale. Questo ha comportato, anche dal punto di vista sanitario, il passaggio della direzione allo Stato bosniaco.
Il medico ora può passare solo due volte a settimana, part-time, a fronte di 1.512 posti dichiarati. Un numero risibile considerando che le persone bisognose di cure all’interno di Lipa sono molte di più.
Chi viene respinto dalla Croazia torna quasi sempre ferito. Sull'ultimo numero di Altreconomia di dicembre abbiamo appena raccontato la storia di un diciassettenne siriano i cui denti sono stati spaccati dalla polizia (europea) al confine.
“Anche se la situazione è meno peggio rispetto al 2018 e al 2019, quando era ancora più violenta -spiega una fonte dal campo- chi arriva è spesso infortunato, soprattutto alle gambe. In un Paese come la Bosnia, dove c’è una carenza strutturale di personale sanitario negli stessi ospedali a causa della forte emigrazione della forza lavoro qualificata, è difficile aspettarsi che i medici possano garantire cure adeguate anche all’interno del campo”.
Lo stesso pomeriggio del 23 novembre alcuni residenti di Lipa avrebbero avvertito le autorità e chiesto un’ambulanza ma le guardie avrebbero risposto: “Stiamo mangiando, faremo domani”, in un contesto isolato, dove manca il trasporto pubblico e il primo centro urbano, Bihać, è a 28 chilometri.
Questa negligenza è costata la vita a Mukteir Hossain, morto da solo nel suo letto. Un decesso che, come molti altri lungo la rotta e nei boschi tra Bosnia e Croazia, avrebbe potuto essere evitato. [caption id="attachment_232789" align="aligncenter" width="2560"] La strada per raggiungere il campo di Lipa.
La prima città, Bihać, è a 28 chilometri. Nell'area non ci sono mezzi pubblici © Francesca Bellini[/caption] Secondo le organizzazioni Collective aid, No name kitchen e Medical solidarity international, che hanno denunciato l'accaduto, le cure richieste erano immediate e necessarie.
La mancata assistenza è dovuta a una scelta deliberata delle autorità di non intervenire. La morte di Mukteir Hossain riflette dunque il collasso del sistema sanitario del campo di Lipa, incapace di rispondere ai bisogni medici e psicologici di chi vi è obbligato a transitare, costretto a limitarsi a generici antidolorifici.
Nel mese di novembre 802 persone sono transitate dal campo per tentare di raggiungere l’Unione europea. “Chi documenta i respingimenti illegali e le connesse violenze?
Gli avvenimenti sono noti da anni a tutti, comprese le agenzie internazionali presenti sul campo in ogni Paese della rotta balcanica, ma sembra che si tratta di tragedie inevitabili e non già, come sono, frutto di violenze intenzionali condotte in via principale da attori istituzionali -commenta Gianfranco Schiavone, giurista esperto di migrazioni e presidente del Consorzio italiano di solidarietà di Trieste-. Colpisce che nessun rapporto che documenti quanto avviene venga pubblicato.
Nessuno fa nulla da anni”. Al contrario, alcuni abitanti del campo riportano di essere stati addirittura minacciati dalle guardie, con il ricatto che se avessero parlato di quanto accaduto a Hossain ci sarebbero state ripercussioni sulla linea Wi-Fi del campo e ulteriori ritardi nell’arrivo del personale medico.
Nel frattempo, scoperto quanto accaduto, la famiglia dell'uomo ha chiesto di poter ricevere il suo corpo indietro e a Tuzla ci si sta mobilitando per ottenere procure, permessi e organizzarne il rimpatrio. Le due organizzazioni che assistono i migranti fuori dal campo di Lipa -No name kitchen e Medical solidarity international- e Collective aid con base a Sarajevo, chiedono un’indagine indipendente su quanto accaduto, inclusa la valutazione delle responsabilità di chi lo ha colpito (ancora da accertare), del personale sanitario e della condotta dello staff.
La pressione è inoltre per ottenere il reinserimento di un supporto medico quotidiano all’interno della struttura, capace di seguire e di assistere anche chi ha malattie croniche; oltre alla ripresa del supporto psicologico, precedentemente garantito dall’organizzazione Médecins du monde -chiusa alla fine del suo mandato- e una maggiore trasparenza monitorata da report pubblici in tutti e tre i centri di accoglienza temporanea rimasti nel Paese. © riproduzione riservata L'articolo Nel campo di Lipa, in Bosnia, una persona è morta dopo essere stata respinta e abbandonata proviene da Altreconomia.