Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Cultura

La diaspora di una famiglia

Giovedì 5 febbraio 2026 ore 23:20 Fonte: ReWriters
La diaspora di una famiglia
ReWriters

Sveva, Gulia e Valeria sono tre giovani donne nate e cresciute in una piccola città del sud d’Italia. Appartengono a una famiglia benestante e molto tradizionalista, con una organizzazione sociale fortemente improntata ai criteri e ai valori del patriarcato.

Mentre crescono soffrono maledettamente per la loro condizione e lo fanno in maniera diversa. Nessuna delle tre può trovare la sponda in una madre sottomessa e tanto meno vede spiragli di comunicazione nelle relazioni con un padre, il cavalier Carlo Melillo, che, al massimo della sua espressione, affettiva riesce a essere fastidiosamente paternalista nei confronti di Sveva, la figlia maggiore quando la ragazza si trova costretta a indossare un fastidioso e pesantissimo busto per correggere le sue “storture”.

Questo è l’impianto del libro di esordio di Francesca Cavallone, pubblicato da Giulio Perrone editore e che ha per titolo La figlia conforme (pp 256, euro 20:00). Francesca Cavallone Cavallone è pugliese e vive da molti anni a Roma.

Nonostante si sia laureata in Giurisprudenza ha deciso di dedicarsi a ciò che ama di più la scrittura, il teatro, il cinema. A dimostrazione ulteriore che una volta soddisfatti i desideri più o meno ingombranti della famiglia di origine, il trasferirsi in una grande città con molte opportunità costituisce un fatto emancipatorio se non addirittura liberatorio, per lei come per molti altri, donne e uomini.

E’ proprio la famiglia il centro dell’interesse di questa autrice brava e assai promettente. Una famiglia che si vive come una monade separata dal mondo e che però legge il mondo solo ed esclusivamente come composto da “le altre famiglie”.

All’interno le regole sono rigide ma anche molto formali. Il padre soprattutto è sempre inappuntabile dal punto di vista esteriore (certi livelli sociali del sud fino a non molti anni fa rappresentavano la stessa eleganza e la stessa formalità) perché si è convinti che “come ti presenti così vieni trattato”.

La famiglia "esplode" Arriva però il momento in cui la famiglia, attraverso le figlie, “esplode”. Senza particolari clamori, senza grida e vesti strappate: semplicemente si disfa.

Valeria, la figlia minore, la più intelligente e sensibile; non perseverante e incapace di sostenere anche le minime frustrazioni, quasi inavvertitamente agli occhi degli altri si allontana e scompare. Si verrà poi a sapere che si è aggregata a una comunità spirituale poco lontano dal paese dove ha sempre vissuto.

Un Hasram dove si eseguono pratiche di meditazione e yoga. Un villaggio di trulli con cartelli scritti a mano e tuniche colorate che pendevano su fili tesi tra gli ulivi.

Chi si allontana in modo netto e anche lei quasi silenzioso perché nascosto dietro scelte “previste” e tutto sommato conformiste è la seconda figlia Giulia, la vera ragazza in fuga. Che però riemergerà in tutta la sua “crudezza” in un certo momento della storia che non è bene anticipare.

In questa diaspora filiale, Sveva rimane. Sceglie di stare al suo posto.

Quasi un alter ego dell’autrice, si ritrova, a volte suo malgrado, a seguire le vicende dei suoi cari e, attraverso i suoi occhi e la sua sensibilità che, via via si fa più evoluta e sofisticata ci porta a compimento un ragionamento archetipico sulla famiglia in ogni lettore potrebbe trovare una parte della propria storia. Il libro si legge piacevolmente, forte di una struttura solida e di un ritmo avvincente, ma quello che costituisce il vero e proprio punto di forza lo individuiamo nella capacità di Francesca Cavallone di scrivere i dialoghi.

Francesca infatti è un a brava performer di stand-up comedy e ha trasferito nel suo libro la freschezza e la dinamicità dei dialoghi di improvvisazione del palcoscenico condendoli con una buona dose di sana ironia. The post La diaspora di una famiglia appeared first on ReWriters.

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