Politica
Lo strano caso di Salvini che intende spendere mezzo miliardo per il porto di Catania e dei siciliani che non vogliono
Da mesi i media siciliani pubblicano articoli su una storia che i vecchi giornalisti inserirebbero tra quelle dell’uomo che morde il cane: la Sicilia che si batte contro gli sprechi, invertendo i vecchi stereotipi sulla gestione del Mezzogiorno. Si tratta di circa mezzo miliardo di lavori previsti dal nuovo Piano Regolatore del Porto (PRP) di Catania che si potrebbero evitare se si facesse quello che prevede la stessa pianificazione nazionale e locale sui porti di Catania e Augusta, cioè una redistribuzione coordinata dei traffici per ottimizzare l’uso degli spazi disponibili.
In tal modo, mentre la Lega accusa il Mezzogiorno di sprechi (molte volte a ragione) contrapponendo la sobrietà e l’efficienza lombarde, il Ministero retto dal suo segretario fa il contrario. Nel 2022 il Ministero dei trasporti approvò il Documento di Programmazione Strategica di Sistema (DPSS) che definiva, tra l’altro, l’attività dei traghetti merci nei porti di Catania e Augusta, con una chiara prevalenza del secondo visto che lì gli spazi commerciali e logistici sono quasi 7 volte quelli di Catania e le aree retro-portuali addirittura 35 volte più ampie.
Inoltre quel porto ha fondali profondi, è ben collegato da un’autostrada nuova, a breve una bretella lo unirà alla ferrovia e sono in corso altri lavori per piazzali destinati al traffico merci. Quel documento precisa che Augusta è destinata “in particolare” (si noti la sottolineatura) ai traghetti merci mentre Catania – dice il Ministero – dovrà essere “più orientata al traffico passeggeri e crocieristico”.
Cambio di direzione Nonostante ciò, pochi mesi dopo, l’Autorità del sistema dei porti della Sicilia orientale (AdSP) avvia in gran fretta un aggiornamento del PRP di Catania che va in direzione opposta: ad Augusta nessun traghetto merci (spostandovi solo il modesto traffico containers) mentre questi avrebbero un forte incremento nel piccolo e già congestionato porto di Catania, con danno ad entrambi: a Catania aggravando i problemi al traffico tra la città e l’aeroporto, mentre quello di Augusta resterebbe semideserto, tanto che di recente una buona parte delle darsene commerciali sono state assegnate a una società per adibirle a stoccaggio provvisorio di rifiuti speciali. Portare una parte dei traghetti merci ad Augusta sarebbe anche molto importante per l’economia delle province di Siracusa e Ragusa, da cui origina il 40% dell’export del porto di Catania e trattandosi, in buona parte, di prodotti agricoli freschi accorciare i tempi di trasporto sarebbe importante.
I documenti dell’Autorità del sistema dei porti della Sicilia orientale rilevano, con imbarazzo, che l’aumento del traffico merci nel porto di Catania creerà ancora maggiori problemi alla città e come soluzione prevedono un sottopasso – sotto una rotatoria urbana altamente congestionata – da realizzare tra il 2035-2045! E ancora dopo, nel 2055, la realizzazione della nuova darsena per traghetti merci.
Mentre per affrontare questi problemi gravi si prevedono tempi lunghi, sembra urgente realizzare a Catania un porto turistico per 20 mega-yacht – sventrando la stupenda scogliera dell’Armisi, a nord del porto – quasi che decine di imbarcazioni di lusso stiano al largo in attesa di attraccare. Perché mai impegnare anni per realizzare un nuovo porto se la stessa AdSP proprio pochi giorni fa (29/12/2025) nella sua pagina Facebook ha rilevato “un crescente interesse nel porto di Augusta per i segmenti dello yachting di lusso”?
Perché non fare quello che prescrive la loro stessa pianificazione? Spostando ad Augusta una parte dei traghetti merci si favorirebbe l’economia della Sicilia Sud-orientale e si alleggerirebbe il porto di Catania: buona parte delle banchine così liberate potrebbe essere utilizzata (subito e con pochissima spesa) per le imbarcazioni da diporto e non ci sarebbe bisogno di costruire un nuovo porto turistico: ne guadagnerebbero l’ambiente e lo Stato che risparmierebbe centinaia di milioni.
E, invece no: ad Augusta (vocata “in particolare” ai traghetti merci) non ne approda neanche uno; mentre Catania dovrebbe continuare a soffrire la congestione e in più dovrebbe sacrificare parti della sua splendida costa. A sud del porto c’è un litorale di dodici km di sabbia dorata finissima che subirebbe l’amputazione di una parte (per la nuova darsena traghetti) proprio nella zona dove sfocia a mare il vallone Acquicella – che è in realtà un piccolo fiume con una portata annuale – alla cui foce, a dimostrazione della qualità dell’acqua, vi sono anche due popolazioni di cavallucci marini.
A nord del porto c’è una meravigliosa scogliera lavica ed anche qui una parte, con bellissime grotte marine risalenti ad epoche preistoriche, dovrebbe essere sventrata per fare il porto turistico. In quale altra città del mondo verrebbe in mente di fare uno scempio simile?
Questa, in estrema sintesi, la polemica che da mesi appassiona Catania, aggravata dall’iter frettoloso e poco trasparente del PRP. Infatti l’AdSP ha pianificato al di fuori del perimetro di sua competenza, dando per acquisita la successiva ratifica come se fosse un atto dovuto: uno schiaffo alle prerogative del Presidente della Repubblica che quel decreto dovrà firmare.
Milioni di metri cubi di nuove costruzioni Ma c’è di più: nel presentare il Piano Regolatore del Porto alla città fecero intravedere meraviglie, ma si dimenticarono di dire che erano previsti 3.751.000 mc di nuove costruzioni dentro il porto (come una città di 37.500 abitanti) con edifici alti fino a 24 metri: i cittadini lo hanno saputo solo perché noi di Volerelaluna Catania (filiazione dell’associazione torinese) ci siamo sobbarcati la lettura di centinaia di pagine di allegati tecnici. Tralascio tante altre cose per una considerazione di carattere più generale: la nuova legge sui porti – finalizzata al giusto obiettivo di favorire una programmazione di carattere nazionale – nega ai comuni un ruolo adeguato e assegna troppo potere ad un ente nominato dall’alto a cui dà, perfino, il potere di auto-approvare il proprio Piano Regolatore del Porto.
Il tutto è stato aggravato dalla passività dell’amministrazione comunale di Catania che ha accettato i danni alla città senza battere ciglio e, anzi, contribuendo: ha bocciato, per motivi urbanistici, un porto turistico privato nella stessa area ma ha dato, stranamente, parere favorevole a quello dell’Autorità del sistema dei porti della Sicilia orientale. Tutto questo avviene in un ambito, quello portuale, dove la Lega ha un doppio potere d’influenza, considerato anche che la città e la Sicilia sono amministrate (si fa per dire) dal centrodestra e dal Carroccio.
Il ministero di Salvini ha imboccato la strada del cemento senza riserve; dopo gli sprechi e i pasticci procedurali per il ponte di Messina, ecco quest’altra avventura: cemento sul mare e sulle banchine del porto di Catania. A fronte di queste assurdità c’è stata una reazione di cittadini e associazioni che ha portato qualche risultato come il dimezzamento delle cubature da realizzare dentro il porto (che restano sempre eccessive) e altre mitigazioni di faraonici disegni.
Nessuno di noi è per il “non fare”: Catania ha un porto piccolo – un porto costruito, non inserito in una baia naturale – e non ha senso voler fare tutto; è opportuno che si specializzi come prescrive la programmazione nazionale.
Perché il PRP prevede l’opposto? Perché invece di scegliere la strada semplice liberando subito, e con poca spesa, aree da utilizzare per il diporto a Catania, il Ministero di Salvini prevede di spendere centinaia di milioni per un nuovo porto?
Vogliamo che il porto di Catania sia più funzionale e che le sue funzioni siano congrue (per quantità e qualità) alle sue dimensioni e al suo ambiente. Vogliamo che le cose si facciano e che si facciano bene: nei prossimi mesi continuerà la mobilitazione dei siciliani contro gli sprechi salviniani.
E anche stavolta il generale, vice del caporale, potrà dire: Ma è proprio un mondo al contrario!
Paolino Maniscalco (Volerelaluna Catania) già assessore al mare di Catania, 1993/1999 L'articolo Lo strano caso di Salvini che intende spendere mezzo miliardo per il porto di Catania e dei siciliani che non vogliono proviene da Strisciarossa.