Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

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Dall’internazionale nera per destabilizzare le democrazie alle vittime senza verità e giustizia: chi ha protetto Epstein? 

Martedì 10 febbraio 2026 ore 07:54 Fonte: Valigia Blu

Il testo che segue è un riassunto dell'articolo Dall’internazionale nera per destabilizzare le democrazie alle vittime senza verità e giustizia: chi ha protetto Epstein?  generato dall'AI. L'AI può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

gli Epstein Files sono un insieme di documenti e testimonianze rilasciati da un ex assistente di Jeffrey Epstein che rivelano un sistema di potere e impunità coinvolgente élite globali e che ha avuto come obiettivo la destabilizzazione delle democrazie attraverso il finanziamento di attività illegali e il controllo su individui vulnerabili come Epstein stesso che è stato assassinato nel 2019. il caso ha coinvolto personaggi di alto livello tra cui politici, imprenditori e membri di istituzioni internazionali che hanno cercato di proteggere Epstein e i suoi legami con il potere attraverso il silenzio e l’impunità mentre le vittime rimangono senza verità e giustizia e le indagini rimangono bloccate da una rete di interessi nascosti che ha cercato di occultare le verità emerse dalle pubblicazioni che hanno rivelato un sistema di controllo e corruzione a livello globale.
Dall’internazionale nera per destabilizzare le democrazie alle vittime senza verità e giustizia: chi ha protetto Epstein? 
Valigia Blu

“Nei file Epstein esistono ovviamente delle gradazioni che vanno chiarite: persone che hanno commesso reati in senso giuridico; persone che hanno tenuto comportamenti moralmente riprovevoli; e persone che non sono individualmente colpevoli ma hanno avallato un’intera struttura di potere e di conoscenza che ha messo da parte la vergogna. I file Epstein non riguardano la colpa o l’innocenza individuale; riguardano la natura del potere collettivo.

E quando quel potere collettivo mostra élite che allineano potere sessuale, finanziario, legale, politico e persino intellettuale con la vergogna e l’impunità, viene da chiedersi se gli storici romani non avessero colto qualcosa di essenziale: immaginavano il crollo degli imperi quando le élite non erano più in grado di imporsi limiti in nessuna dimensione. Un’élite così bisognosa, avida e ora così vulnerabile difficilmente può essere considerata degna di esercitare un buon giudizio.

Il dilemma, come sapevano i Romani, è questo: un’élite di questo tipo non ha più alcuna autorità. Anche quando detiene il potere, è dominata dalla paura; chissà quale violenza è disposta a esercitare per coprire le proprie tracce.

D’altra parte, se l’élite riesce a farla franca, la strada verso il nichilismo morale è spalancata - e siamo pericolosamente vicini a quel punto”. [Pratap Bhuanu Mehta - Indian Express] Trump e il caso Epstein: la violenza assassina contro cittadini comuni inermi, la protezione omertosa e mafiosa delle élite miliardarie pedofile e corrotte. Potrebbe essere una sintesi di quello a cui stiamo assistendo in questi mesi di rilascio - in ritardo e sotto pressione dell’opinione pubblica - dei file dell’archivio Epstein.

Ma mancherebbe un elemento fondamentale: le vittime di questa cerchia di uomini potentissimi che ancora aspettano giustizia. Ed è questo che non dovremmo perdere di vista mentre cerchiamo di capire cosa esattamente quei file ci raccontano.

Insieme a quella che potremmo definire un'internazionale nera volta a destabilizzare le democrazie europee. Come scrive Fabio Sabatini:

“Gli Epstein files non rivelano soltanto uno scandalo sessuale che coinvolge uomini potenti. Sono una finestra su un’infrastruttura di relazioni transnazionali che ha operato - e probabilmente opera ancora - come leva di influenza informale, pressione politica e ricatto ai livelli più alti delle istituzioni, con effetti corrosivi sulla democrazia e un vantaggio strutturale per i regimi autoritari”.

E come ricostruisce Dario De Leonardis sempre su Valigia Blu, si delinea tra l'altro il ruolo di una cabina di regia che ha utilizzato tech, criptovalute e AI per finanziare movimenti di estrema destra e trasformare il risentimento sociale in un asset politico per le nuove oligarchie. Epstein Files: l’ascesa delle destre e la cabina di regia per manipolare l’opinione pubblica online Per affrontare con gli strumenti giusti uno scandalo simile bisogna contestualizzare il più possibile la mole di materiale (circa tre milioni di documenti) che rischia di lasciarci disorientati e sopraffatti dalla marea di informazioni non sistematizzata, non filtrata, non verificata.

E paradossalmente non più informati ma più esposti a manipolazioni o versioni di parte. Come stiamo vedendo in questi giorni con i social media letteralmente inondati di post, reel, video che ci spiegano frammenti di un puzzle dove ognuno trova quello che più gratifica i propri bias e conferma le proprie paure.

Alimentando a dismisura un'indignazione pubblica fine a sé stessa, che non produrrà alcun cambiamento, ma che finirà per corrodere ancora di più la fiducia nelle istituzioni democratiche. Come si fa a mandare a casa i responsabili quando è l’intero sistema a essere coinvolto?

Di cosa parliamo in questo articolo: Cosa sono gli Epstein Files?

Da dove nasce la richiesta di pubblicazione? Come nasce il caso Epstein Epstein e lo schema sociale Ponzi Chi c’è negli Epstein Files e cosa emerge da queste pubblicazioni Un'internazionale nera contro le democrazie europee?

Tre milioni di pagine non sono trasparenza Chi ha protetto Epstein? Cosa sono gli Epstein Files?

Gli Epstein Files sono l’insieme di documenti giudiziari e investigativi legati alle indagini su Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense accusato di traffico sessuale e abusi su minori, morto in carcere nel 2019. I file comprendono atti di indagini federali (FBI, Dipartimento di Giustizia), documenti processuali civili e penali, email, contatti, agende, appunti, testimonianze e deposizioni, materiali sequestrati (alcuni mai resi pubblici), documenti legati alla sua complice Ghislaine Maxwell, condannata nel 2021 e che ora si trova in un carcere di minima sicurezza (decisione che ha scatenato le proteste delle vittime), dopo essere stata ascoltata dal Dipartimento di Giustizia nel 2025 e aver scagionato Trump dai sospetti di essere coinvolto nella rete di Epstein:

"Ammiro il suo straordinario successo nell'essere diventato Presidente. E lo apprezzo, e l'ho sempre adorato”.

Nello stesso colloquio con il vice procuratore Todd Blanche, ex avvocato di Trump, Maxwell dice anche che Bill Clinton non è mai stato sull’isola di Epstein, e che secondo lei Epstein non si è suicidato. Con la morte di Epstein, il procedimento penale federale a suo carico si estingue automaticamente.

E le pressioni per la pubblicazione di quel materiale si intensificano, anche perché quella morte, avvenuta mentre era in custodia federale e dichiarata ufficialmente per suicidio, alimenterà ancora di più i sospetti di insabbiamento e di copertura. Proprio in queste ore dai documenti pubblicati sono emersi nuovi elementi che sembrerebbero contraddire la versione ufficiale, compresa la presenza di qualcuno nella sua cella proprio la notte della sua morte e un comunicato federale che annunciava la morte di Epstein in carcere era datato il giorno prima che fosse trovato morto.

Da dove nasce la richiesta di pubblicazione? Gruppi di vittime sopravvissute agli abusi di Epstein e i loro avvocati hanno costantemente richiesto la pubblicazione completa dei documenti per anni, lamentando che molte informazioni restassero nascoste e che la trasparenza totale fosse necessaria per la verità e la giustizia, vista la resistenza ad aprire procedimenti penali contro i responsabili di una presunta rete di sfruttamento di minori su scala industriale.

Le richieste si sono intrecciate a un certo punto con le teorie del complotto del mondo MAGA legato a Trump. Quei documenti, secondo queste teorie, avrebbero finalmente smascherato il complotto delle élite legate ai Democratici per coprire una rete globale di abusi.

Per anni, influencer e attivisti dell’area trumpiana hanno sostenuto che il “deep state” stesse occultando prove compromettenti su politici, celebrità e figure di potere. La pubblicazione dei file è diventata così una bandiera identitaria per una parte dell’elettorato di destra.

Durante la campagna presidenziale del 2024, Donald Trump ha cavalcato queste teorie cospirative promettendo di rendere pubblici tutti i documenti legati alle indagini su Epstein e Ghislaine Maxwell, presentandosi come l’uomo capace di “fare pulizia” contro le coperture istituzionali. Una promessa che ha rafforzato il suo legame con una base convinta che la verità fosse stata insabbiata dai Democratici.

QAnon, la nuova ‘religione’ complottista dell’era Trump nata sul web, entrata nella realtà ed esplosa con la pandemia Una volta tornato alla Casa Bianca, però, Trump ha autorizzato solo rilasci parziali e selettivi, arrivando a liquidare l’interesse per il caso come una “montatura democratica”. Nel febbraio 2025, Pam Bondi, nominata Procuratore Generale degli Stati Uniti da Trump, dichiara in un'intervista a Fox News che la "lista dei clienti" di Jeffrey Epstein è "sulla mia scrivania proprio in questo momento" per essere revisionata.

Dopo poco però fa retromarcia in una nota congiunta con il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e l’FBI negando l’esistenza della lista. A giugno 2025 nelle polemiche seguite alla gestione di questi file da parte del DOJ, si inserisce anche lo stesso Elon Musk pubblicando su X post - in seguito cancellati  - in cui afferma che Trump non permette la pubblicazione perché presente lui stesso  Epstein.

Una gestione dunque che manda in crisi la propaganda di Trump. Questa inversione di rotta ha prodotto da un lato una frattura - la stessa base MAGA che aveva chiesto trasparenza ha iniziato ad accusare il governo federale ora guidato da Trump di continuare a nascondere informazioni – e dall’altro una mobilitazione anche da parte dei Democratici per ottenere la pubblicazione.

A questo punto, infatti, si saldano le pressioni da destra a sinistra. Si arriva così all’Epstein Files Transparency Act nel novembre 2025, approvato dalla Camera e dal Senato con voto quasi unanime e firmato dal presidente Donald Trump, che è praticamente costretto a cedere.

La legge stabilisce l’obbligo di pubblicare i documenti entro 30 giorni. Tra il 19 e il 20 dicembre il DOJ pubblica, anche se in ritardo, decine di migliaia di documenti pesantemente redatti e con pagine totalmente coperte (alcune parti oscurate vengono anche de-redatte da utenti online).

La pubblicazione riceve diverse critiche bipartisan. A gennaio 2026 viene diffusa una nuova tranche di tre milioni di pagine che includono immagini, email, video e documenti investigativi.

Alcuni membri del Congresso, Democratici ma anche Repubblicani, però insistono e chiedono la pubblicazione di milioni di pagine aggiuntive che, a loro dire, vengono ancora deliberatamente trattenute. I nuovi documenti resi pubblici dopo settimane di pressione, confermano quello che già sarebbe emerso con la prima tranche pubblicata mesi fa: un sistema di potere con ramificazioni a tutti i livelli della società americana avrebbe agito nella convinzione di assoluta impunità adescando, sfruttando, abusando, torturando e stuprando giovani donne, anche minorenni.

Per chi si chiede perché i file non siano stati pubblicati quando Biden era alla Casa Bianca, la risposta l’ha data Kamala Harris durante un'intervista con Jimmy Kimmel: l’amministrazione Biden ha rispettato l'indipendenza del Dipartimento di Giustizia, e quindi ha scelto di non esercitare pressioni per la desecretazione dei file relativi a Jeffrey Epstein. Rivendicando la necessità di una “separazione assoluta” tra le ambizioni politiche della Casa Bianca e l'operato giudiziario, l'ex Vicepresidente ha voluto sottolineare una netta linea di demarcazione rispetto alla visione di Donald Trump, accusato di aver strumentalizzato il Dipartimento come un proprio “studio legale personale”.

La scelta dell’amministrazione Biden  ha avuto certamente un costo in termini di consenso, ma era fondamentale preservare lo Stato di diritto e l'imparzialità delle istituzioni, sottraendole alle logiche della strumentalizzazione politica. Oltre tutto, come ha spiegato la deputata democratica Jasmine Crockett, sotto l'amministrazione Biden-Harris il Dipartimento di Giustizia stava ancora portando avanti indagini attive e procedimenti penali (come quello contro Ghislaine Maxwell): non è prassi standard né legale pubblicare interi fascicoli investigativi mentre un caso è ancora aperto, anche per non compromettere le prove o la sicurezza dei testimoni.

Come nasce il caso Epstein L’idea che qualcuno non fosse a conoscenza dei reati di Epstein semplicemente non regge. La prima denuncia risale al 1996.

Maria Farmer, 26 anni, accusa Epstein di aver abusato di lei in Ohio nella villa di un amico di Epstein, ma l’autorità giudiziaria decise di non procedere, secondo quanto riportato dal New York Times. Nel 2005 la polizia di Palm Beach, in Florida, inizia ad indagare su di lui in seguito alla denuncia per abusi sessuali su una ragazza minorenne.

Le autorità federali identificarono 36 ragazze, alcune di soli 14 anni, che Epstein avrebbe abusato sessualmente. Nel 2008, Epstein si dichiarò colpevole e fu condannato da un tribunale statale della Florida per favoreggiamento della prostituzione minorile e istigazione alla prostituzione.

Fu condannato solo per questi due reati nell'ambito di un controverso patteggiamento concordato con l’allora procuratore generale della Florida Alexander Acosta; scontò quasi 13 mesi di custodia, usufruendo però di ampi permessi per uscire a lavorare. Quando questo accordo extragiudiziale diviene pubblico con un'inchiesta del Miami Herald nel 2018, Acosta, che intanto era diventato ministro del Lavoro della prima amministrazione Trump, è costretto a dimettersi.

Né alle vittime né alla polizia locale che aveva portato avanti le inchieste era stato comunicato quell’accordo. Tra il 2009 e il 2017 una serie di cause civili fa emergere il sistema di abusi basato sul reclutamento di minorenni, lo sfruttamento sessuale e accordi di riservatezza per mettere tutto a tacere.

Epstein viene di nuovo arrestato nel 2019, sempre con l’accusa di traffico sessuale di minori sempre in Florida e questa volta anche a New York. Le perquisizioni nelle sue residenze portano alla luce materiale pedopornografico.

Non si arriverà però mai a processo, perché Epstein viene trovato morto il 10 agosto dello stesso anno nella sua cella al Metropolitan Correctional Center di New York. Il medico legale stabilì che la sua morte fu suicidio per impiccamento.

Alcuni documenti tra i file appena rilasciati mostrano che, meno di due settimane prima della morte di Epstein, i suoi avvocati incontrarono i procuratori federali di Manhattan per discutere di una potenziale collaborazione. Un documento dell’FBI intitolato Riepilogo e cronologia dell'indagine Epstein afferma:

“Il 29 luglio 2019, l'FBI e [i procuratori] hanno incontrato i legali di Epstein che, in termini molto generali, hanno discusso della possibilità di una risoluzione del caso e della potenziale collaborazione dell'imputato”. Un altro documento, intitolato Notifica di caso rilevante - Jeffrey Epstein, che somiglia molto al promemoria dell'FBI ma non è attribuito a un'agenzia specifica, osserva:

Il collegio di difesa non ha presentato una proposta specifica, né ha indicato quale potesse essere la natura della collaborazione di Epstein, qualora ce ne fosse stata una. [...]  È stato suggerito ai legali della difesa di contattare l'SDNY [Distretto Sud di New York] qualora Epstein fosse stato pronto ad assumersi la responsabilità della propria condotta e/o nel caso avessero avuto una proposta specifica per la risoluzione del caso. Epstein e lo schema sociale Ponzi Subito dopo il primo rilascio dei file da parte del DOJ a dicembre, avevo ricostruito per sommi capi la storia in questo articolo, a partire dalle origini oscure della fortuna di Epstein.

Un uomo che ha abbandonato il college, un professore di matematica fallito di Coney Island che arriva a gestire enormi patrimoni e investimenti. Accumulando una ricchezza sconfinata, aiutando i ricchi a nascondere -  non sempre illegalmente - il loro denaro, rendendoli ancora più ricchi.

Epstein con le sue obiettive capacità manipolatorie era riuscito a mettere su quello che il Financial Times ha definito un vero e proprio “Schema sociale Ponzi”. Uno schema Ponzi è una truffa in cui il sistema non produce valore reale, ma si regge solo perché nuovi ingressi (nuovi investitori) tengono in piedi i benefici di chi è già dentro.

Quando i nuovi ingressi si fermano, tutto crolla. Secondo la ricostruzione di FT, Epstein per anni ha accumulato denaro e capitale sociale attraverso relazioni, accesso, favori, informazioni.

Usava una relazione per ottenerne un’altra: presentazioni, legittimazione, protezione, prestigio. Ogni persona “di peso” nella sua rete aumentava il valore percepito di Epstein agli occhi degli altri.

In cambio offriva ciò che serviva a ciascuno: discrezione, accesso, denaro, favori, coperture. Quando non bastava, entrava in gioco il ricatto o anche solo la possibilità di essere ricattati: la paura di essere esposti teneva in piedi il sistema.

Come in uno schema Ponzi classico, il sistema funzionava finché continuava ad espandersi e finché tutti avevano interesse a non farlo saltare. Quando le indagini si sono intensificate e la rete non è più riuscita a proteggerlo, lo schema è collassato.

Il caso Epstein racconta perfettamente la società malata americana rappresentata da Trump e i suoi La vicenda - scrivevo già a dicembre - è emblematica di un sistema di potere malato e fortemente radicato in una società bigotta e ipocrita come quella americana (oggi sappiamo che coinvolge anche altri paesi): “Il caso Epstein, che coinvolge per la sua amicizia con l’inquietante uomo d’affari anche il presidente degli Stati Uniti d’America, racconta in maniera plastica cosa è l’America oggi.

Quell’America che grazie al consenso di milioni di americani, alimentati da odio, suprematismo bianco, razzismo e teorie cospirative, è riuscita ad arrivare nella stanza dei bottoni del paese più potente al mondo. Quella rete di predatori pedofili ha goduto per anni di copertura politica, giudiziaria e giornalistica.

Ed è certamente la storia di un fallimento sistemico”. La vicenda Epstein è però anche un esempio potentissimo di cosa sia la democrazia, di quali ricadute può avere il coraggioso giornalismo investigativo, e di cosa significhi la lotta di una sola donna per ottenere verità e giustizia.

Il caso è tornato infatti al centro dell’attenzione pubblica anche grazie alla battaglia di Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein (Giuffre si toglierà la vita nel 2025) e grazie al lavoro della giornalista investigativa del Miami Herald Julie K. Brown che ricostruisce per il suo giornale, nell’inchiesta citata in precedenza, l’insabbiamento del 2008, restituendo centralità alle voci delle vittime e dimostrando come lo Stato fosse pienamente consapevole della gravità dei reati. Quell’inchiesta è poi diventata un libro, La perversione della giustizia (Perversion of justice).

Chi c’è negli Epstein Files e cosa emerge da queste pubblicazioni Da Trump a Chomsky, da Musk a Deepak Chopra, da Clinton a Bannon, da Gates a Ehud Barak. La lista di chi conosceva, frequentava e aveva rapporti di affari o di amicizia con Epstein si è allungata con questa seconda tranche di pubblicazioni.

Si tratta di alcune delle persone più ricche e potenti del mondo. Qui si può leggere una selezione dei nomi più prominenti a cura della BBC.

La semplice presenza nei documenti non implica comportamenti illeciti o che abbiano commesso reati. Ma una cosa è certa, come scrive la giornalista Marina Hyde:

“Uomini potenti sapevano dei suoi crimini, nonostante tutto, lo hanno aiutato”. Hyde denuncia anche i tanti silenzi assordanti.

Il Vicepresidente JD Vance nel 2021 scrisse su Twitter: “Vi ricordate quando abbiamo scoperto che le persone più ricche e potenti del paese erano collegate a uno che gestiva letteralmente una rete di traffico sessuale di minori?

E poi quel tizio è morto misteriosamente in una prigione? E adesso semplicemente non ne parliamo più”.

Oggi a non parlare più è proprio lui. Per quanto riguarda nello specifico Trump, il nome del presidente appare migliaia di volte nei documenti, tra cui un elenco compilato dall’FBI lo scorso anno che raccoglie le segnalazioni contenenti accuse rivolte a Trump da persone che hanno contattato la linea nazionale di segnalazione del Threat Operation Center.

Molte di queste segnalazioni sembrano basarsi su informazioni non verificate ricevute dall’agenzia e sono state presentate senza prove a supporto. L’elenco include numerose accuse di abusi sessuali rivolte a Trump, a Epstein e ad altre figure di alto profilo.

Trump continua a negare di aver commesso reati, afferma di aver interrotto la sua amicizia con Epstein decenni fa, e non è accusato di alcun reato dalle vittime. Come afferma anche la giornalista del Miami Herald, Julie K. Brown:

“Non c’è assolutamente alcuna prova che fosse coinvolto nei crimini di Epstein. Non ce n’è.

E io ho letto praticamente quasi tutto quello che è disponibile. Ma questo non significa che non sia possibile.

E direi che, alla luce di tutto ciò che è accaduto nell’ultima settimana, questo solleva certamente dei sospetti sul fatto che forse ci sia stato qualcosa di più, nella sua - diciamo - amicizia con Epstein, rispetto a quanto sappiamo finora”. Nel 2002 Trump rilasciò al New York Magazine un’intervista e parlando di Epstein disse:

“Conosco Jeff da quindici anni. Una persona fantastica.

È molto divertente stare con lui. Si dice persino che gli piacciano le belle donne quanto piacciono a me, e molte di loro sono piuttosto giovani.

Su questo non c’è dubbio: Jeffrey ama la sua vita sociale”.

Associated Press ha esaminato i documenti interni del Dipartimento di Giustizia emersi finora nei file. Secondo questa analisi l’FBI ha passato al setaccio i conti bancari e le email di Jeffrey Epstein, ha perquisito le sue abitazioni e per anni ha interrogato le vittime ed esaminato i suoi legami con alcune delle persone più influenti al mondo.

Tuttavia, pur avendo raccolto prove ampie e solide che Epstein abusò sessualmente di ragazze minorenni, gli investigatori hanno trovato pochissime evidenze del fatto che il finanziere, ben introdotto nei circoli del potere, guidasse una rete di traffico sessuale al servizio di uomini potenti. “L’aspetto più schiacciante dei documenti -  ha scritto Edward Luce sul Financial Times - è l’ampiezza della rete di Epstein.

Include l’attuale presidente degli Stati Uniti e uno precedente, grandi figure di Wall Street, una rete di luminari dell’Ivy League, imprenditori della Silicon Valley, funzionari di governi stranieri, democratici, repubblicani, un influencer Maga, uno studioso dell’estrema sinistra, reali britannici e norvegesi, mogli e compagne di uomini potenti, avvocati di Stato, titolari di studi legali, registi cinematografici e un numero infinito di celebrità. La rete di Epstein è una risonanza magnetica dell’establishment”.

“È impressionante - scrive Simone Spetia di Radio 24 Ore - il coinvolgimento trasversale di molti mondi apparentemente distanti: professori di Harvard e boss di aziende tecnologiche, politici progressisti e sovranisti, europei e americani, russi vicini al Cremlino e "agenzie di modelle" in Ucraina. Resta una vicenda orribile fatta di pedofilia e - da quel che emergerebbe nelle ultime ore - persino torture e uccisioni di minorenni, ma sta prendendo sempre più corpo l'idea che Jeffrey Epstein non fosse solo un intermediario di perversioni, ma un hub di informazioni, il centro di una rete di contatti con persone che poi sarebbero diventate ricattabili.

Per ora è tutto frammentario, ma si stanno già verificando potenziali crisi politiche (Regno Unito), registrando dimissioni (Slovacchia), aprendo inchieste sul ruolo dell'intelligence di Mosca (Polonia), mentre saltano teste coronate. Materiale frammentario, si diceva, suddiviso in email, ma anche foto, lettere e appunti scritti a mano che dovranno essere analizzati con maggiore calma.

Il tutto potrebbe essere utile a costruire una sorta di mappa del potere che non è quello che immaginava il mondo MAGA, ossia una setta liberal di pedofili, bensì qualcosa di molto più articolato e che tiene dentro interi pezzi del loro mondo di riferimento. Dove ci porterà tutto questo?

Imprevedibile, perché non siamo di fronte a uno scandalo americano, ma mondiale”. Due cose da sottolineare: il silenzio della base MAGA di queste ore, e la differenza fra le ripercussioni in Europa rispetto al coinvolgimento di alcune personalità nella vicenda Epstein e l’America, come sottolineano alcune testate tra cui Politico e il Washington Post.

Perché la differenza nelle democrazie la fa il potere quando si sente costretto a rendere conto del proprio operato e a prendersi la responsabilità delle proprie azioni, accettando le conseguenze. Un'internazionale nera contro le democrazie europee?

Epstein da alcuni scambi mail, a partire da quelli con l’ideologo del populismo sovranista ed ex Chief Strategist di Trump, Steve Bannon, sembra tirare le fila del progetto di destabilizzazione delle democrazie europee. Come ha scritto il gruppo Democrazia europea:

“Esistono intersezioni preoccupanti tra il circolo di Jeffrey Epstein, figure dell’orbita di Trump come Steve Bannon e l’ecosistema più ampio del populismo europeo. Nei documenti pubblicati nel gennaio 2026, Epstein compare in corrispondenze che coinvolgono Bannon, da tempo impegnato a costruire ponti con leader come Marine Le Pen, Matteo Salvini e Viktor Orbán - politici più volte segnalati per la loro prossimità politica al Cremlino.

Questo non costituisce una prova di un coinvolgimento diretto, ma sottolinea ancora una volta come influenza autoritaria, denaro e reti di potere possano sovrapporsi in modo pericoloso. Il caso del partito di Marine Le Pen, che nel 2014 ha ricevuto un prestito legato alla Russia, è un esempio confermato di queste connessioni.

In Italia, serie inchieste giornalistiche hanno inoltre sollevato interrogativi sui possibili canali russi attorno alla Lega di Salvini. Le democrazie non possono permettersi compiacenza: i giornalisti devono indagare, le istituzioni devono garantire trasparenza e l’opinione pubblica deve pretendere risposte - soprattutto quando l’ombra di Mosca incombe sugli estremi politici europei”.

Epstein e Bannon discutono di Matteo Salvini come pedina della loro strategia in Europa. Bannon in uno scambio di marzo 2019 si diceva impegnato nella ricerca di risorse finanziarie per lui e per Le Pen, alle elezioni europee di maggio la Lega ottiene il suo miglior risultato: 34% dei voti.

Le opposizioni in Italia hanno chiesto a Salvini e al governo proprio di riferire in merito in Parlamento. Il presidente di +Europa, Matteo Hallissey, è stato anche più duro:

“Negli anni sono emerse più volte tracce di un coinvolgimento della Lega in reti internazionali interessate a un’europa più debole, frammentata e subordinata a interessi esterni. Non solo Bannon: anche i rapporti con gli oligarchi del Cremlino sollevano interrogativi che sembrano inserirsi in un disegno più ampio.

La Lega non può continuare a governare il paese mentre su di essa gravano, da anni, sospetti così rilevanti senza che vi sia mai stato alcun chiarimento. È inaccettabile che sieda al governo chi potrebbe essere disposto a vendere il futuro dell’Italia e dell’Europa”.

Sui legami fra Epstein e il Cremlino abbiamo pubblicato questo approfondimento di Kyiv Independent con cui abbiamo un accordo. I legami di Jeffrey Epstein con il Cremlino Tre milioni di pagine non sono trasparenza L’enorme mole di documenti rilasciati è tutto fuorché un'operazione di trasparenza, paradossalmente.

La vera trasparenza è selettiva, contestualizzata, orientata. Indica cosa è rilevante.

Aiuta il pubblico a capire dove guardare. Il rilascio di questi documenti ha generato l’effetto opposto: segnalazioni anonime sono state pubblicate accanto a testimonianze giurate.

Email logistiche banali mescolate a materiale estremamente disturbante. Informazioni verificate affogate in un mare di voci non controllate.

Il risultato è un sovraccarico deliberato. Dopo qualche giorno poi il Dipartimento di Giustizia ha iniziato a ritirare silenziosamente specifici set di documenti, parlando di “errori”, “materiale sensazionalistico”, “accuse non verificate”.

Se un documento è inaffidabile, non dovrebbe essere pubblicato. Se è pubblicabile, non dovrebbe sparire, come sta succedendo a diversi documenti dopo essere stati resi pubblici.

Le informazioni provenienti dalla fase investigativa tra soffiate, indiscrezioni, piste, dovrebbero essere trattate con cautela e così quando negli scambi mail si attribuiscono reati e comportamenti parlando di terze persone. È fondamentale avvicinarsi a questo database con un approccio critico: non tutto ciò che sta emergendo è verità assoluta solo perché 'si trova nei file di Epstein!'.

Non tutte le persone che sono citate sono coinvolte o hanno commesso crimini, solo perché sono citate. Il fatto di essere nei file non significa essere colpevoli di qualcosa e il fatto che qualcosa sia nei file non significa necessariamente che sia vero.

Democracy Defenders Fund in queste ore denuncia la modalità con cui i file sono stati rilasciati solo in parte, e creando una confusione costante anche grazie alle dichiarazioni e al comportamento di Trump spesso progettato intenzionalmente per distrarre. Tre rivelazioni fondamentali emergono però da questo caos voluto:

1) I documenti rilasciati confermano che l'FBI era a conoscenza di almeno dieci ulteriori co-cospiratori che hanno favorito il traffico sessuale di minori da parte di Epstein. Promemoria interni del DOJ mostrano che i procuratori avevano piani dettagliati, fascicoli biografici e persino punti di discussione in cui riconoscevano che Epstein non avrebbe potuto commettere questi crimini senza assistenza.

A parte Ghislaine Maxwell, nessun altro è stato mai chiamato a rispondere delle proprie azioni. “Ciò significa che almeno altri nove predatori sessuali e co-cospiratori non solo sono a piede libero, ma, per quanto ne sappiamo, continuano nell'orribile crimine del traffico di bambini.

Il rifiuto dell'FBI di agire è indifendibile”. 2) L'FBI ha ricevuto molteplici segnalazioni da parte di donne che denunciavano gli abusi di Epstein, incluse soffiate che menzionavano esplicitamente Donald Trump per nome.

Non c’è però alcun documento che dimostri se quelle segnalazioni siano state investigate seriamente o ignorate. Il DOJ non ha prodotto fascicoli di aggiornamenti, sintesi di interrogatori o spiegazioni.

Finché non verranno rilasciati i file completi, la possibilità che piste politicamente sensibili siano state insabbiate rimane una questione aperta e profondamente inquietante. “La misura in cui il DOJ sia consapevolmente complice nell'insabbiamento richiede un'indagine.

Se il Dipartimento è riluttante o incapace di agire, ciò testimonia ulteriormente la corruzione sotto l'amministrazione Trump e il disperato bisogno di cambiamento”. 3) Il DOJ ha oscurato informazioni (redazioni) illegalmente, andando ben oltre quanto consentito dalla legge, inclusi i nomi di funzionari governativi e comunicazioni interne che sembrano documentare potenziali violazioni etiche.

Il Dipartimento non solo ha modificato silenziosamente documenti precedentemente rilasciati, aggiungendo nuovi omissis senza preavviso e senza alcuna traccia di controllo, ma ha fatto qualcosa di ancora più preoccupante durante questo secondo rilascio: non è riuscito a proteggere l'identità delle vittime. “Questa non è trasparenza.

Questo è un comportamento da inquinamento delle prove, e viola direttamente il requisito statutario secondo cui ogni omissione deve essere giustificata pubblicamente in tempo reale nel Registro Federale — un obbligo che il DOJ ha completamente ignorato”. Chi ha protetto Epstein?

Man mano che emergono dettagli le domande si moltiplicano, ma la più grande a mio avviso rimane ancora senza risposta: perché di tutta la rete di Epstein, a oggi nessun altro risulta incriminato? Centinaia di donne hanno accusato Epstein e la sua rete di aver abusato sessualmente di loro negli anni '90 o 2000.

Parte di queste vittime ha dichiarato che Epstein le avrebbe trafficate anche ad altri uomini. Lo stesso Epstein descrive il suo sistema, un vero e proprio manuale su come assicurarsi che le ragazze fossero minorenni, le tattiche di reclutamento, adescamento e traffico attraverso isole private e proprietà.

Si leggono descrizioni di feste con “calendar girls” in cui minorenni venivano messe all’asta; resoconti grafici di misurazioni e valutazioni dei corpi delle ragazze; atti sessuali coercitivi, stupri e accuse di torture che coprono decenni. Epstein non era un predatore sessuale solitario, ma un procacciatore e fornitore di giovani donne e ragazze minorenni per i suoi amici ricchi, potenti e influenti.

Eppure, nessuno di questi amici maschi è mai stato accusato dai procuratori di reati legati a Epstein. L'unica altra persona incriminata è stata la sua compagna, Ghislaine Maxwell.

C’è quindi una contraddizione evidente tra le conclusioni dell’FBI, e il sistema emerso grazie al coraggio delle vittime che hanno denunciato, dei giornalisti che hanno creduto alla loro voce, e a quei tribunali che sono andati fino in fondo per quanto possibile. Dovremmo in un certo senso credere che molte persone influenti da tutto il mondo sgomitassero per essere invitati da Epstein, che finissero in foto con minorenni, e che tutto questo sia stato un effetto collaterale di quella frequentazione, un accidenti del caso.

O al massimo un problema di costume, qualcosa di sconveniente. Viene davvero difficile credere di essere governati da élite così ingenue, mentre intanto magari i loro avvocati si sono messi all’opera per patteggiare e silenziare.

Cosa succederà ora? Questa sarà probabilmente l'ultima pubblicazione di documenti da parte del Dipartimento di Giustizia.

Domenica scorsa, il vice procuratore generale Todd Blanche ha dichiarato ad ABC che 'la revisione è conclusa', sebbene un giudice stia ancora valutando la pubblicazione di alcuni materiali. Tuttavia, questo non significa che la vicenda Epstein sia finita.

Ghislaine Maxwell che si è appellata al Quinto emendamento, convocata davanti alla Commissione del Congresso presieduta da James Comer:  avrebbe potuto chiarire una sua recente dichiarazione secondo cui quattro co-cospiratori e 25 uomini avrebbero raggiunto “accordi segreti” legati al caso Epstein senza però essere incriminati. Il suo avvocato, David Oscar Marcus, ha affermato che se l'opinione pubblica americana “vuole davvero conoscere la verità senza filtri su quanto accaduto”, la sua cliente sarebbe disposta a “parlare in modo completo e onesto” se Donald Trump le concedesse la grazia, lasciando presagire che potrebbe fare chiarezza sulle posizioni dello stesso Trump e di Clinton.

I coniugi Clinton hanno accettato di presentarsi dopo uno scontro con la Commissione: le loro deposizioni sono previste per il 26 e 27 febbraio. Inoltre, nuovi dettagli potrebbero ancora emergere dai milioni di documenti che i giornalisti stanno tuttora analizzando.

Molti politici, Trump in prima fila, hanno fretta di chiudere questo capitolo e andare avanti. Ma l'enorme volume di documenti su cui indagare garantisce una cosa: questa storia non può essere sepolta, manipolata o evitata per sempre.

Ha scritto Caitlin Dewey nella newsletter di Vox: “I documenti non contengono molte informazioni davvero nuove e significative.

Dettagli sordidi, segnalazioni non verificate e foto esplicite, sì -  ma nulla che cambi in modo sostanziale la nostra comprensione dei crimini di Epstein o delle sue relazioni. I documenti sono però rilevanti per altri motivi, come la luce aggiuntiva che gettano sui rapporti di Epstein con numerosi uomini estremamente influenti.

E per il fatto stesso che il Dipartimento di Giustizia li abbia resi pubblici in risposta alle forti pressioni esercitate dalla coalizione MAGA di Trump. È uno dei diversi temi su cui l’elettorato più fedele a Trump sembra iniziare ad allontanarsi da lui.

Non è ancora il caso di parlare di una vera e propria reazione di rigetto - ma la frattura comincia a sembrare significativa”. In un recente sondaggio della CNN, due terzi degli adulti statunitensi - e il 42% dei repubblicani - hanno dichiarato di credere che il governo federale stia deliberatamente trattenendo informazioni.

“È il più grande errore che abbia commesso”, ha detto il conduttore radiofonico legato al mondo MAGA John Fredericks. “Davvero non so che diavolo stia facendo lì dentro Pam Bondi… I file Epstein avrebbero dovuto essere pubblicati immediatamente, qualunque cosa contengano”.

Le avvocate Ann Olivarius, fondatrice dello studio legale McAllister Olivarius, e Jennifer Freeman, che per lo studio Marsh Law Firm rappresenta Maria Farmer, hanno sottolineato al Guardian come le rivelazioni su Epstein siano state “un disastro fin dall’inizio” e continuino a lasciare più domande che risposte: nulla dicono sullo scudo che ha protetto Epstein e che gli ha consentito di sfuggire alla giustizia fino alla sua incriminazione nel 2019, ancora oggi nascondono i nomi dei responsabili mentre espongono le identità delle sopravvissute. Ma entrambe ribadiscono come la battaglia non sia finita:

“Non permetteremo al governo federale di limitarsi a scaricare un paio di milioni di documenti e lavarsene le mani rispetto a uno dei più grandi fallimenti delle forze dell’ordine nella storia degli Stati Uniti”, afferma Freeman. La giornalista Julie K. Brown, durante un’intervista alla rivista The Atlantic, alla domanda dell’intervistatrice su cosa dovrebbe succedere adesso, se c’è ancora qualche possibilità di giustizia o di verità, o almeno un senso di chiusura in questo scandalo, risponde:

“Torno a quando ho iniziato a occuparmi di questo caso. Se ne era già scritto.

Molte persone sapevano. C’erano state moltissime storie sul “Lolita Express”, su “Epstein Island”.

Sai, questo ciclo di teorie del complotto era iniziato molto prima che io prendessi in mano l’indagine, ma io lo stavo guardando da un punto di vista diverso, da giornalista, cercando di capire esattamente che cosa fosse successo. L’ho affrontato un po’ come farebbe un investigatore di cold case: fingere di non sapere nulla del caso e ricominciare da capo.

E penso che, a questo punto, in un mondo ideale, sia esattamente ciò che dovrebbe fare anche il Dipartimento di Giustizia. Perché questa storia non finirà mai.

Diventerà come l’assassinio di JFK. Molto tempo dopo che io e te non ci saremo più, ci sarà ancora gente che scriverà, indagherà e pubblicherà libri su questa vicenda.

Ne sono certa. Per questo, in un mondo ideale, bisognerebbe fare un passo indietro e guardare tutto dall’inizio, riesaminando ciò che è successo.

Ma non credo ci siano il coraggio o la volontà politica per farlo, perché un’audizione in cui si portano un paio di persone davanti al Congresso non servirà a questo, non darà quelle risposte. Le risposte arriverebbero solo se ci fosse un procuratore davvero bravo disposto a esaminare a fondo l’intero caso”.

Alcune vittime di Jeffrey Epstein (l'8 febbraio) hanno diffuso uno spot durante la domenica del Super Bowl chiedendo la pubblicazione dei milioni di documenti ancora non resi pubblici. Nel video, trasmesso poco prima dell’evento televisivo più seguito dell’anno negli Stati Uniti, otto donne hanno invitato il pubblico ad aiutarle a fare pressione sull’amministrazione Trump affinché garantisca piena trasparenza.

“Dopo anni in cui siamo state tenute separate, oggi siamo qui insieme”, hanno detto le donne, mentre tenevano in mano le fotografie di se stesse da piccole, all’età in cui subirono gli abusi da parte di Epstein. “Perché tutte noi meritiamo la verità”.

Le vittime hanno diritto ora a una piena trasparenza. Questo scandalo riguarda principalmente loro e il loro dolore.

Immagine in anteprima via The Canary

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