Martedì 17 febbraio 2026 ore 18:01

Cultura

L’Italia può ripartire dal Sud? La scommessa di Pino Scaglione tra privazione e "Restanza"

Lunedì 19 gennaio 2026 ore 00:57 Fonte: ReWriters
L’Italia può ripartire dal Sud? La scommessa di Pino Scaglione tra privazione e "Restanza"
ReWriters

L’Italia può davvero ripartire dal Sud? Questa non è soltanto una provocazione intellettuale, ma il nucleo di una scommessa ontologica che il Calabria Design Festival (CDF) ha lanciato durante la sua recente quarta edizione a Cosenza.

In un’epoca che corre verso l’astrazione digitale, il Festival si è posto come un laboratorio di "sociologia pratica", capace di trasformare la crisi in progetto e la marginalità in visione. Al centro di questo terremoto culturale troviamo G. Pino Scaglione — architetto, docente universitario e Art Director del Festival — che in questa conversazione si rivela non solo come curatore, ma come un autentico "provocatore di cambiamento".

Attraverso il suo sguardo, la Calabria smette di essere il luogo della mancanza per diventare la sorgente di una "fame" creativa che non accetta compromessi. Pino Scaglione Cosenza Foto copyright Ljdia Musso L'intervista che segue si inserisce nel progetto di ricerca visiva RADICI, un'indagine prodotta da Caffè Fotografici che mappa l’identità e l’appartenenza attraverso il "Doppio Ritratto" (Volto e Mani), isolando il gesto manuale come testimone del processo cognitivo.

L’alchimia della privazione: le radici come inquietudine Siamo sicuri che la privazione sia soltanto un vuoto inerte da colmare? O non è forse, per chi sceglie di abitarla, il propellente di una forza motrice che costringe a inventare mondi dove prima non c'era nulla?

Il punctum della questione calabrese risiede nel ribaltamento del limite. Laddove la narrazione tradizionale vede nella carenza di stimoli culturali una "debolezza" cronica, Pino Scaglione identifica una "opportunità" trasformativa.

Le radici, per il curatore, non sono una geografia statica, ma un’irrequietezza che si nutre della distanza. Chi resta, praticando quella "Restanza" teorizzata da Vito Teti 5, non lo fa per apatia, ma per un atto di resistenza attiva.

Le parole di Pino Scaglione: "Casa e radici sono sparse per l’Italia e a Barcellona, quelle più profonde e che prendono linfa, sono radicate in Calabria tra i paesaggi marini e appenninici. [...] Devo alla Calabria buona parte della mia irrequieta, costante curiosità, perché qui, da ragazzo, sono stato 'affamato' di cose che ambivo (cinema, teatro, arte, architettura, cultura) e da questa fame è nata la mia forza odierna del fare, creare, inventare, connettere, realizzare".3 In questa prospettiva, la forza di creare oggi nasce direttamente dalla "fame" di ieri.

Le radici si configurano come un "stato d’animodi irrequieta curiosità", dove il mito di Sibari — eleganza, stile e bellezza — diventa un’esigenza etica quotidiana per chi decide di rigenerare il territorio.7 Inventiva e traduzione: oltre l'ambiguità del "creativo" Cosa resta del gesto d'invenzione quando la parola "creatività" viene abusata come un involucro vuoto per ogni attività produttiva? È ancora possibile ritrovare il rigore di un metodo che sappia tradurre il bisogno in materia viva?

Scaglione propone una distinzione netta: abbandonare l’ambiguità del termine "creatività" a favore dell’"inventiva". Se il design è un atto di "traduzione", esso richiede un workflow rigoroso che parta dal contesto e arrivi alla realizzazione attraverso lo schizzo, il prototipo, la sintesi.

La mano non è un terminale meccanico, ma il ponte tra il pensiero e la forma. Le parole di Pino Scaglione:

"Parlerei di inventiva, perché creativo si presta a troppe generiche ambiguità [...]. Creatività è quell’inquietudine che ti porta sempre a cercare e non essere mai appagato, soddisfatto dall’idea primaria, fino alla realizzazione, che senti dentro quando vedi un oggetto banale e vorresti tradurlo in ben altro, quando il tuo sguardo si posa, spesso e con frequenza, sulla bellezza in ogni sua forma".3 Questo processo di traduzione è frenetico e materico: mani attive su taccuini sparsi, dove testi e disegni veloci si mescolano per dare risposte alle sfide dell’abitare contemporaneo.

La mano contro le "zucche vuote": l’imperativo umano nell’era dell’IA Può un algoritmo sostituire lo slancio emotivo che una mano umana imprime sul foglio? O rischiamo di consegnare la nostra sovranità culturale a chi usa l’intelligenza artificiale per mascherare un'assenza di pensiero critico?

Il tema guida del Festival, "La mano che pensa" (ispirato a Juhani Pallasmaa), pone l'accento sulla manualità come strumento di saggezza esistenziale. Nel serrato confronto con l’Intelligenza Artificiale (IA), Scaglione rivendica il primato dell’Intelligenza Umana (IU).

La sfida non è rifiutare la tecnologia, ma accoglierla con "sapienza", evitando che diventi una stampella per la mancanza di visione. Le parole di Pino Scaglione:

"Mi fido e affido poco alla IA, tanto ancora alla IU, ma credo che con sapienza si possa accoglierla nelle nostre attività, diffidando di coloro (tanti) che sciaguratamente la usano, nel nostro campo, proprio, come sostituzione delle loro 'zucche vuote'! [...] Sarà difficile, se non impossibile, almeno nei prossimi cinquanta anni, sostituire un cuore umano, i suoi slanci ed emozioni, con un cuore meccanico". La "mano che pensa" resta, dunque, l'ultimo baluardo della sincerità visiva contro l'omologazione digitale.

Curatela come responsabilità: la comunità contro il silenzio A chi parla davvero un festival di cultura contemporanea in un territorio segnato dall'indifferenza delle istituzioni? È possibile costruire una comunità agguerrita che resista all'amarezza di una risposta locale spesso tiepida?

L’ultimo asse di riflessione riguarda la curatela intesa come responsabilità scientifica e atto politico. Gestire la complessità di voci differenti richiede una fatica enorme per garantire coerenza al progetto.

Se da un lato il Festival ha consolidato una rete nazionale di eccellenza, dall'altro Scaglione non nasconde la delusione per la scarsa partecipazione della sua stessa terra. Le parole di Pino Scaglione:

"La curatela è più una responsabilità rigorosa, scientifica [...]. La grande fatica è stata e rimane quella di dare coerenza alle diverse voci [...].

La soddisfazione è stata quella che al nostro invito rispondono tutti e da tutta Italia, meno dalla Calabria, in realtà quella più bisognosa di questo confronto". Nonostante questo paradosso, il valore del CDF risiede proprio nella sua capacità di agire come "promotore di cambiamento", riscrivendo l'identità territoriale attraverso la presenza di artisti e designer che trasformano la percezione della realtà.1 La riscrittura del territorio Il Calabria Design Festival 2025 non è stato solo un evento, ma un atto di visione consapevole.

Attraverso l’attività curatoriale di Pino Scaglione, la cultura si manifesta come l'unica forza capace di rompere il silenzio del Sud, invitando le nuove generazioni a non subire la realtà, ma a diventarne costruttori, attori, narratori. Perché, come dimostra questo percorso, la forza di creare oggi ha radici profonde nella privazione di ieri.

Approfondimenti e Risorse Il Progetto RADICI:"Radici e innovazione: qual è l’origine del gesto creativo? Per il Calabria Design Festival 2025, l’Art Director G. Pino Scaglione è ritratto e intervistato da Ljdia Musso.

Un’indagine di Caffè Fotografici tra radici e AI per mappare la creatività calabrese contemporanea" [Immagine Utente].Per visionare i ritratti e la mappatura del capitale intellettuale, visita la pagina dedicata: Pino Scaglione:

Architetto, docente e promotore di cambiamento. Scopri la rivista "NUOVO disegnoallitaliana": www.disegnoallitaliana.it.

Podcast Caffè Fotografici: Ascolta l'approfondimento audio sull'intervista a Pino Scaglione e altri dialoghi su fotografia sull'identità e la sociologia visiva:(https://open.spotify.com/show/1HS1m7Hg1Aln2ATYOhftOV).

Vito Teti e la Restanza: Per approfondire le bussole per narratori erranti e l'antropologia del restare La mano che pensa  di  Juhani Pallasmaa 4, Esistono libri che hanno il potere di risvegliare il desiderio della bellezza e l'ambizione di ricondurre l'uomo al centro del discorso e del fare architettonico Oggi, proprio quando abbiamo imparato a espandere sempre di più i confini del virtuale, è nata una nuova attenzione verso il sensibile.

Siamo dinanzi a una nuova estetica. I suoi elementi?

Atmosfere sapientemente calibrate, geometrie dell'anima, percezioni sensoriali ben temperate, tutte unite nella tensione di costruire un rapporto più sano e maturo con l'ambiente, nella ricerca di nuove forme di rispetto per i materiali e per il lavoro manuale e artigiano. The post L’Italia può ripartire dal Sud?

La scommessa di Pino Scaglione tra privazione e "Restanza" appeared first on ReWriters.

Articoli simili