Cultura
New Cairo e l’espansione inarrestabile della capitale egiziana
New Cairo, Smart Village, la Nuova Capitale Amministrativa sono solo alcune delle città satellite che stanno popolando la campagna intorno al Cairo, ma perché tutto questo? Scopriamolo insieme La sovrappopolazione del Cairo, un cronico problema egiziano Per comprendere da dove nasce l’exploit delle tante città satellite intorno al Cairo bisogna fare un passo indietro nella storia della città, de facto capitale egiziana sin dall’Antico Egitto.
Se è infatti vero che Il Cairo nasce ufficialmente con la conquista araba del paese, è anche vero che, ad eccezione di Alessandria e Luxor (l’antica Tebe), tutte le capitali egiziane sono sempre sorte intorno all’odierna città, trasformandola sin dall’antichità nel centro assoluto dell’Egitto e di buona parte del Nord Africa. Con l’entrata in scena di Mehmed Ali e la rivoluzione industriale da lui ricercata, tale connotazione si è fatta sempre più forte ed evidente, spingendo buona parte della popolazione a trovare casa nella grande capitale.
A livello demografico tale fenomeno è più evidente che mai, portando la popolazione da 350’000 nel 1884 ad oltre 7 milioni appena 100 anni dopo, un aumento dal 2000%, un aumento straordinario che è continuato fino ai giorni nostri, tanto che, secondo alcuni sondaggi del 2019, la popolazione del Cairo tocca oggi i 20 milioni di abitanti; come Grecia e Portogallo messi insieme. Nuove città, soluzione pratica (e conveniente) per i governi Ciò fece sì che nel corso del ‘900 i diversi presidenti egiziani elaborassero diverse strade per far fronte a questo oggettivo problema, molte delle quali ruotavano intorno alla costruzione di nuovi centri abitati periferici in modo da abbassare il flusso di abitanti presenti in città.
Tale soluzione è spesso la più furba e conveniente per i governi in quanto da un lato è un qualcosa che può effettivamente risolvere il problema e dall’altro il settore edile è qualcosa che può essere facilmente appaltato a privati in modo da ridurre le spese statali ottenendo potenzialmente anche denaro e consenso. Non a caso il governo egiziano nel 1979 creò “l’Autorità per le nuove comunità urbane” (in arabo: هيئة المجتمعات العمرانية الجديدة), agenzia pubblica che si occupa di sviluppare i 2,3 milioni di feddan (acri) di proprietà demaniale e non è un caso che da allora il numero delle nuove città satellite (quindi escludendo le più antiche Giza, Banha e Shubra El Kheima) è aumentato sempre più a dismisura.
La Città del decimo Ramadan La prima della lista fu la “Città del decimo Ramadan”, decisa dal decreto presidenziale n°249 del 1977 e collocata a Nord Est della capitale nel Governatorato di Sharqia; il nome deriva dal fatto che proprio il 10° giorno di Ramadan iniziò la Guerra di Ramadan (conosciuta in italiano anche come Guerra dello Yom Kippur), combattuta nel 1973 contro l’esercito israeliano e che cominciò proprio il 10° giorno di Ramadan. La particolarità di questa città è che puntò fin da subito a spostare le industrie più che gli abitanti e non è un caso che, pur non avendo nel 2023 appena 260’000 abitanti, risulta essere una delle più industrializzate del paese.
La città del 15 maggio Nata nel 1978, sempre per volere dell’allora presidente Anwar Sadat, la Città del 15 maggio rappresenta qualcosa di completamente diverso dalla sua predecessora, venendo posta a Sud fra Il Cairo ed Helwan, città che pone la sua economia nell’industria pesante. Pensata soprattutto come luogo di residenza per lavoratori, vede il proprio nome legato alla “Rivoluzione correttiva” di Sadat che cominciò il 15 maggio 1971, qualche mese dopo la morte di Nasser.
Se la Città del decimo Ramadan è riuscita nel corso degli anni nel suo intento, quella del 15 maggio si può rivelare un fallimento del governo egiziano, in quanto fu pensata per ospitare centinaia di migliaia di persone ma ad oltre 40 anni dalla sua fondazione arriva ad appena 100’000 residenti. La città del 6 ottobre La terza ed ultima città satellite fondata da Anwar Sadat fu la Città del 6 ottobre, sicuramente il progetto edilizio più interessante fino ad allora concepito dal governo egiziano.
Se le prime due vennero infatti pensate come luoghi legati o all’industria o come luoghi di residenza, quest’ultima rappresenta una via di mezzo azzeccata in grado di combinare i due aspetti aggiungendone uno chiave come l’istruzione. Posta a Sud Ovest del Cairo, è caratterizzata dalla presenza di molte università e centri di studio che nel corso dei decenni hanno attirato un numero sempre maggiore di studenti e lavoratori.
Altra grande caratteristica della Città del 6 ottobre è poi la presenza di grandi spazi vuoti, voluti sin dalla sua fondazione per permettere una crescita ed un espansione non immediata, ma in grado di svilupparsi nel corso dei decenni fino a raggiungere (almeno nelle previsioni) oltre 1 milione di abitanti; nel 2023 registrava oltre 350’000 residenti fissi, ma con una popolazione ancora maggiore che lavora o gravita intorno alla sua orbita. Questa città è anche la prima mai realizzata dall’Autorità per le nuove comunità urbane, che da quel momento in poi si occuperà anche delle precedenti due e di tutte le successive.
Obour Obour rappresenta l’ultima città delle 4 elaborate da Anwar Sadat, ma, a differenza delle prime 3, il suo ideatore non fece in tempo a vederla realizzata in quanto venne assassinato nel 1981, qualche mese prima della sua inaugurazione ufficiale, rappresentando de facto la prima del nuovo presidente, Hosni Mubarak. Posta a Nord-Est del Cairo, Obour nasce soprattutto come città residenziale riuscendo nel corso dei decenni ad assorbire effettivamente una parte della popolazione del Cairo (i dati parlano di circa 150’000 residenti e quasi mezzo milione di persone legate a questa città), a differenza delle altre, però, non è mai riuscita ad esprimere un’anima forte e decisa, limitando il suo impatto culturale e la propria riconoscibilità.
Sheikh Zayed City La Sheikh Zayed City, posta ad Ovest, non lontano dalla Città del 6 ottobre, venne fondata ufficialmente nel 1995 ed è la prima ad essere effettivamente interamente pensata sotto la gestione di Hosni Mubarak, ma con il sostegno economico degli Emirati Arabi Uniti, tanto da essere intitolata proprio a Sheikh Zayed, il primo grande sceicco di Abu Dhabi. Quest’ultima è particolarmente interessante perché rappresenta un vistoso stacco con le politiche di Sadat il quale, pur modificando la traiettoria di Nasser, aveva sempre concepito le nuove città come luoghi sociali e pensati soprattutto per assorbire la popolazione cairota.
Sheikh Zayed City da questo punto di vista si pone in modo completamente diverso, non focalizzandosi sulla quantità di persone da accogliere, ma sulla qualità della loro vita e di ciò che hanno intorno, con molti lavoratori che vivono nella Città del 6 ottobre, ma che poi effettivamente abitano in questa città; inutile dire che è un luogo legato soprattutto alla fascia più abbiente della popolazione cairota. El Shorouk ed Haram City A seguito dei successi ottenuti con le precedenti città, sotto il governo ne vennero costruite costantemente di nuove, ma si perse quasi del tutto l’impostazione ideologica dei precedenti governi, dando vita a progetti magari anche efficienti e pratici, ma senza l’ambizione e la visione di quelle costruite sotto il periodo Sadat (di tale periodo sono esempi perfetti le città di El Shorouk ed Haram City).
Inoltre, sempre sotto la gestione Mubarak, si vide un vero e proprio exploit di distretti creati da privati e pensati soprattutto per soddisfare le esigenze della classe medio-alta e di quella dirigente, che sempre di più rifuggivano il caos del Cairo in favore di una soluzione più tranquilla e confortevole (esempi perfetti sono Dreamland e Smart Village). La Nuova Cairo Il progetto della Nuova Cairo (che non è la Nuova capitale, su quella ci arriviamo dopo) nasce intorno al 2000 ed è stato pensato in modo completamente diverso rispetto, ad esempio, alla Città del 6 ottobre, rappresentando un esperimento del tutto nuovo per la storia egiziana.
Se fino ad allora si era pensato soprattutto di progettare a tavolino una città, in questo caso lo stato si è limitato ad unire tre insediamenti pianificati (First, Third e Fifth Settlement), ai quali viene progressivamente assegnato un ruolo nuovo, fortemente orientato alla classe medio-alta e al mercato immobiliare privato. Sorta ad Est della Vecchia Cairo, la Nuova Cairo non è infatti una città pensata per fornire tutto in un unico centro, ma come ad un luogo in divenire, frammentato in distretti e compound residenziali.in cui i più abbienti possono vivere allo stesso livello di quelli Sheikh Zayed, ma al tempo stesso gli imprenditori edili hanno una maggiore quantità di terreno su cui costruire e poter generare profitto.
Proprio per tali caratteristiche la densità abitativa rimane bassa, riuscendo tuttavia ad attrarre migliaia di residenti stabili ed ufficiali. La Nuova Capitale Annunciata ufficialmente il 13 marzo del 2015, la Nuova Capitale rappresenta il primo progetto pensato e realizzato attualmente dall’attuale presidente Al Sisi ed è posta ad Est di New Cairo.
La differenza sostanziale con tutte le altre viste sino ad ora sta nella finalità: la Nuova Capitale non è pensata tanto per “risolvere problemi cittadini” ma per rompere con la storia precedente e crearne una nuova. Attualmente la città è in piena fase di costruzione, ma a partire dal 2023 è già diventata sede di ben 14 ministeri ed il piano è quello di incrementarne anche la popolazione fino a 5/6 milioni di abitanti.
La Nuova Capitale è considerato uno dei progetti più ambiziosi dell’attuale amministrazione, tanto che nel 2016 è stato inserito all’interno dell’Egypt Vision 2030, programma nazionale lanciato dallo stesso Al Sisi. Seguimi su facebook, Spotify, YouTube e Instagram, oppure iscriviti sul canale Telegram o alla newsletter (esce il 7 di ogni mese); trovi tutti i link in un unico posto: qui.
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