Politica
Quando Mulè confezionava “La pupa e i pupari”
Fermi tutti. Abbiamo le prove, anzi le registrazioni che i sostenitori della offensiva contro le “toghe rosse”, che andrebbero “fucilate”, in realtà, come mostrano queste registrazioni, vogliono il controllo politico dei magistrati inquirenti, insomma dei pubblici ministeri.
Siamo in grado di documentare questa interferenza e svelare questo disegno. Il procuratore della Repubblica di un capoluogo di regione è stato colto con le dita nella marmellata.
Il giornalista di giudiziaria ha registrato l’incontro con il procuratore. E in quella registrazione, al di là di ogni ragionevole dubbio, si sente chiaramente la voce del procuratore che impartisce le direttive e sussurra il possibile scenario investigativo al direttore e all’inviato di giudiziaria di un grande settimanale nazionale.
Siamo agli sgoccioli, ormai, della campagna referendaria. In queste settimane, prima che scendessero in campo i leader degli schieramenti politici, le punte di sfondamento del fronte del “sì”, negli appuntamenti televisivi, sono stati un politico prestato al giornalismo, Italo Bocchino, che mosse i suoi primi passi nel Movimento sociale italiano accanto a Pinuccio Tatarella, e un giornalista di razza prestato alla politica, oggi vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, di Forza Italia.
Pochi giorni fa Italo Bocchino da Lilli Gruber a “Otto e mezzo”: “La riforma toglie dalle grinfie politiche delle correnti, che fanno riferimento a soggetti politici, la magistratura vera.
Il 20% dei magistrati è politicizzato. Negli organismi direttivi ci sono solo gli appartenenti a quel 20%.
Una casta nella casta”. Ma ora il re è nudo.
E siamo in grado di confermarlo. Siamo tra il 2009 e 2010, governo Berlusconi: il procuratore riceve il direttore e l’inviato di giudiziaria dell’importante settimanale per spiegare lo stato delle indagini.
Il direttore, mentre ascoltava il magistrato, cercava di tradurre le informazioni in un titolo di copertina e nel taglio dell’articolo di un certo tipo. Nella registrazione si sente bofonchiare qualcosa, che poi è diventato comprensibile:
“Proviamo a costruire una cosa che si chiama ‘La pupa e i pupari’”. Titolo che tradisce l’origine siciliana del giornalista.
Il procuratore precisa subito: “Va bene, però per ‘pupari’ non dobbiamo fare intendere che stiamo parlando di politici e magistrati.
L’effetto sarebbe dannoso per le indagini”. Timoroso il magistrato.
Che però si lascia andare con i suoi graditi ospiti: “Sono molto contento di avere a che fare con la testata più importante d’Italia.
Io su di voi ho delle credenziali eccezionali. So che siete delle persone perbene, abbiamo degli intermediari molto importanti”.
Il direttore risponde: “Ci dobbiamo fidare l’uno dell’altro”.
Avete capito? Il procuratore parla di “intermediari” dell’incontro.
Dunque siamo di fronte a un terzo livello? A una cupola che smista giornalisti a magistrati per indirizzare campagne di stampa di un certo tipo?
Davvero è una registrazione da fare ascoltare nelle lezioni universitarie su giustizia e informazione. Il direttore al procuratore:
“A noi adesso lo scoop non interessa…”. Il procuratore chiede chiarimenti ai giornalisti:
“Mi aiutate a capire la guerra che ‘Libero’ sta facendo con ‘il Giornale’? Lavorate per me, lavorate come volete, ma adesso dovete lavorare su pezzi giornalistici, su notizie…”.
In una recente puntata di “Piazza pulita”, per la prima volta ha partecipato anche il pm Henry John Woodcock – che per un quarto di secolo, con le sue inchieste esplosive, ha conquistato ripetutamente le prime pagine di tutti i giornali (Vallettopoli, Savoiagate, P4) –, intervistato sul voto referendario. Corrado Formigli moderatore, il pm si è trovato a discutere con Giorgio Mulè.
Più che un confronto sul referendum, è stato un tiro al piccione da parte di Mulè contro il pm, “colpevole” di avere intercettato e arrestato mezza Italia, compreso lui. Sui social, un passaggio della requisitoria di Mulè contro Woodcock ha spopolato:
“Lei non ha per caso fratelli gemelli? No?
Sa perché glielo chiedo? Lei ha dichiarato, anzi lo ha scritto su ‘Il Fatto quotidiano’ il 4 aprile del 2021, testuale: ‘Oggi i pm sono un po’ abituati a vincere facile, il loro compito è persuadere il giudice che, però, è in perfetta sintonia con i loro argomenti, perché si è formato alla loro stessa scuola, perché li conosce e si fida di loro, perché si frequentano e chiacchierano insieme.
Frequentano gli stessi convegni, gli stessi matrimoni, gli stessi compleanni’”. Prende fiato Mulè, e poi rivolto a Woodcock:
“La sua conclusione è che ben venga la separazione delle carriere”. Woodcock lo conferma, e spiega perché la separazione delle carriere non c’entra nulla con il referendum e con il sorteggio del Consiglio superiore della magistratura.
L’onorevole Mulè ha per caso un fratello “gemello”? Chi è quel Mulè, direttore del settimanale “Panorama”, che si incontra con il procuratore di Bari, Antonio Laudati, per costruire insieme una controffensiva mediatica al fine di salvare il suo editore, Silvio Berlusconi, travolto dall’inchiesta sulle escort?
Laudati fu catapultato a Bari, a guidare la procura della Repubblica, per neutralizzare l’inchiesta del pm Giuseppe Scelsi sul traffico di escort che aveva coinvolto l’inquilino di palazzo Grazioli. E dunque ecco il Mulè che, pancia a terra, si prostra davanti al procuratore di Bari Laudati, raccomandato da “intermediari molto importanti” per salvare Silvio Berlusconi; ed è lo stesso Giorgio Mulè che partecipa alla campagna referendaria per sottomettere l’ufficio del pubblico ministero al potere politico?
Quello stesso che, salutando il procuratore Laudati, gli chiede: “Come rimaniamo?”.
E Laudati: “Amici.
Troviamo un canale istituzionale attraverso cui, man mano che ci sono degli sviluppi, io vi avviso in anteprima”. Post-scriptum – “Terzogiornale” ha pubblicato un approfondimento sulle intercettazioni tra il giornalista Mulè e il procuratore Laudati, l’11 marzo 2024 (vedi qui).
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