Cultura
Camicette e dignità pensando all'8 Marzo. Intervista a Marco Savatteri
Dal 6 al 31 Marzo in tour nazionale Camicette Bianche, un colosso musical che racconta la vicenda che viene ricordata l'8 Marzo. Ne parliamo con il suo regista Marco Savatteri.
Chi è Clotilde Terranova e in che termini può diventare simbolo di una condizione femminile più ampia? Clotilde è protagonista suo malgrado di un dramma che nessuno dovrebbe, mai, vivere; è inconsapevole di essere al centro di una storia che verrà ricordata come la tragedia della Triangle, in cui morirono oltre 140 donne operaie.
La sua storia l’ho scoperta nel libro Camicette bianche, scritto da Ester Rizzo, Edito Navarra editore. In questo libro vi è raccontata e documentata l’epopea di queste sartine che morirono a causa di un incendio, intrappolate tra l’ottavo e il decimo piano di un palazzo, nel centro di New York, il 25 marzo 1911.
Questa vicenda si può considerare come radice dell’8 marzo, giornata successivamente scelta come simbolo delle donne nel mondo e dei loro diritti, negati per troppo tempo. La Clotilde nel musical è un personaggio tratto da fonti storiche accertate, ma dilatato e inserito in un contesto drammaturgico teatrale molto ampio; la vediamo nella Sicilia antica di inizio ‘900, poi in viaggio sul Piroscafo, a Little Italy, sul ponte dí Brooklyn;
Clotilde prende parte degli scioperi delle operaie nel 1909 e ne seguiamo il fatale epilogo, con il lancio dalla finestra del decimo piano della fabbrica in cui lavorava, in preda al panico a causa delle fiamme. Una protagonista involontaria e tuttavia simbolo di emancipazione, speranza, sogni da vivere e sorreggere, volontà, forza e nostalgia.
In che termini i giovani sono centrali in questo spettacolo? Lo spettacolo parla di ragazzi in viaggio verso l'America, mescolando storie vere a storie verosimili.
Ma è anche la storia di una compagnia teatrale composta da giovani attori professionisti che credono in un progetto ampio di sperimentazione teatrale musicale, che nasce dal basso, che nasce nel sud Italia, che si fa spazio tra difficoltà e ambizione, tra gratificazione e resilienza. Questo spettacolo è parte di un disegno più ampio: una scommessa per noi molto importante.
Savatteri produzioni realizza spettacoli teatrali e musicali originali, ispirati al patrimonio culturale italiano e del Mediterraneo, dando la possibilità ai giovani artisti di talento di poter restare al sud, con l’ambizione di esportare il proprio lavoro oltre la Sicilia, oltre il meridione, persino all’estero. È quanto sta accadendo con “Camicette bianche” e “Il risveglio degli Dei”, i due titoli di punta di questo progetto, che hanno lo stesso scopo.
Per noi fare Teatro è e deve essere un lavoro, serio. La Sicilia sembra rivivere un vero e proprio risveglio nella promozione del suo teatro e dei suoi temi chiave, ce lo racconti in breve.
La Sicilia, come tante altre regioni italiane, è piena di storia, di bellezza, di contrasti, di talenti, di alte professionalità. Io ho cercato negli anni di aggregare artisti, maestranze e tecnici innamorati del teatro.
Abbiamo esplorato e animato diversi luoghi, come i siti archeologici, i musei, i borghi antichi, e li abbiamo trasformati in spazi teatrali. All’alba, nella Valle Dei Templi di Agrigento, ogni anno rappresentiamo “Il risveglio degli dei” un’opera teatrale dedicata alla mitologia greca che appassiona e attira migliaia di spettatori ad ogni replica, per tutta l’estate.
Abbiamo fatto rivivere la storia dei nostri autori come Pirandello, Sciascia e Camilleri a bordo dei treni storici; abbiamo animato per anni il borgo di Brolo inscenando la storia di Bianca Lancia, moglie di Federico II. La nostra realtà non è l’unica in Sicilia, ma è di certo una delle compagnie che sta esprimendo il più possibile il grande privilegio di vivere in una terra amara e bella, per citare Modugno.
Questo anche grazie alle istituzioni, alle fondazioni, a coloro i quali hanno creduto in noi. Non abbiamo grandi finanziamenti, ma siamo stati spesso sostenuti e incoraggiati, se non altro offrendoci i luoghi.
Il tour di camicette bianche non sarebbe stato possibile senza il Teatro Pirandello di Agrigento, ad esempio, co-produttore dello spettacolo . Diversi professionisti provenienti da altre città in Italia si sono interessati al nostro progetto:
Niccolò Petitto, produttore romano, è il produttore esecutivo di questo spettacolo e per esso ha creato una circuitazione nazionale. Siamo felici e onorati di rappresentare una parte bella della nostra amata Sicilia, e portarla in giro per l’ Italia e all’estero.
Lo spettacolo è stato premiato recentemente a Washington DC con il “premio eccellenza italiana”, di Massimo Lucidi. Come ha affrontato la chiave del Musical in questo progetto, che sembra ricordare in qualche forma un C’è ancora domani inedito?
Camicette bianche è un’opera fortemente corale, un kolossal degli umili, dei poveri, che racconta il dramma dei migranti di ogni tempo, ambientato nel 1900, ma che riflette perfettamente e tristemente il mondo di oggi. Lo spettacolo però, pur raccontando fatti drammatici, lascia molto spazio all’allegria, alle speranze di viaggiatori, a momenti di ilarità e comicità, scene di Musical in stile americano, a musiche e danze tradizionali siciliane e italiane.
Dal punto di vista musicale è un grande Medley, che unisce la musica italiana dei grandi autori come Modugno e Tenco alle canzoni antiche dei primi italo americani, dimenticate, ritrovate e adattate in una chiave teatrale. Ho poi composto delle canzoni originali dedicate al Clotilde, a Salvatore, e a tutti i personaggi della storia.
Camicette bianche è uno spettacolo complesso, difficile da realizzare, ma facilissimo da vivere, da sentire, da amare. Siamo molto fieri e orgogliosi, per ciò che questo spettacolo rappresenta, per i messaggi che vuole consegnare, per le carezze e i colpi al cuore che molte scene dello spettacolo riservano agli spettatori.
Il musical presenta anche tanti momenti onirici e simbolici, come se nella storia e nella filologia prendesse spazio una sorta di magia e di nostalgica poesia, che rende più dolce il dramma e ne esalta le emozioni. In generale questo spettacolo è un grande inno alla Cultura italiana nel mondo, ma è un inno consapevole, conscio che la nostra cultura, la nostra storia, è solo una delle tante culture e delle tante storie possibili; mondi che hanno il diritto di esistere, di esprimersi, di raccontarsi, ma soprattutto di essere condivisi, conosciuti, e rispettati.
Un tempo i migranti eravamo noi italiani, con le valigie di cartone, in cerca di sogni speranze, spesso deluse. Ma il popolo di italiani all’estero ha contribuito a rendere grandi i paesi in cui ha messo radici.
Oggi l’Italia accoglie i migranti, o si chiede se debba farlo, e in che modo. Questo spettacolo ci ricorda quanto delicato sia il fenomeno dell’emigrazione, e quanto rispetto, prudenza e attenzione meriti.
Ha ancora senso oggi celebrare l’8 marzo secondo lei e perché? Io credo nelle commemorazioni, credo negli anniversari, credo nei giorni in onore in memoria di, perché ci danno la possibilità di ricordare, di raccontare, di trasmettere alle nuove generazioni le conquiste o i dolori del genere umano.
Credo nell’8 marzo , proprio perché c’è tanta strada da fare, tanti diritti da guadagnare, anche se sembra assurdo e folle che ancora si debba parlare del pericolo di possibili differenze tra donne e uomini. Da molti anni ormai, quando penso alla festa della donna, non penso più agli auguri, alla mimosa, alle feste in cui i maschi cucinano, ma penso a Clotilde, alle sartine morte sul posto di lavoro, che cercavano dignità, indipendenza, che sognavano una vita libera, emancipata, fiera.
Quando penso all’8 marzo non penso alla Beatrice di Dante Alighieri; penso ad una ragazza di 19 anni che lascia La Sicilia per raggiungere il nuovo mondo, facendo 17 giorni di viaggio in terza classe, che impara un’altra lingua, che lascia la sua casa, che sfida un mondo impreparato a rispettare le donne, che trova lavoro in una fabbrica, che lavora 14 ore al giorno, che si lancia dal 10º piano perché scoppia un incendio, e lei, come le altre, si trova stipata in una una trappola mortale, una fabbrica senza sicurezza, senza uscita e senza consolo, creata per produrre velocemente 1000 camice bianche al giorno, camicie alla moda, per le signore benestanti di New York. Per Clotilde, per Ester Rizzo, per tutte le Donne e per tutti gli Uomini, si parli dell’8 marzo, e si vada in teatro a vedere Camicette bianche: il mio è un invito accorato, sentito.Vi aspetto.
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