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Storia

Manuele II, l’Imperatore teologo

Lunedì 21 luglio 2025 ore 11:00 Fonte: Nati per la Storia
Manuele II, l’Imperatore teologo
Nati per la Storia

Il suo nome è balzato all’attenzione delle cronache una ventina di anni fa, in occasione della lectio magistralis “Fede, ragione e università” tenuta da Benedetto XVI il 12 settembre 2006 presso l’università di Ratisbona. L’intervento di Papa Ratzinger provocò infatti violente reazioni nel mondo islamico a causa di una frase contenuta nei Dialoghi con un Persiano, redatti tra il 1394 e il 1402 da Manuele II Paleologo, di cui quest’anno ricorre il seicentesimo anniversario dalla scomparsa.

Manuele II Paleologo raffigurato in una miniatura dell’Orazione funebre di Tommaso Paleologo, Biblioteca nazionale di Francia. Benché probabilmente la sua figura non sia tra le più note tra i sovrani che si avvicendarono sul trono di Costantinopoli, quella di Manuele II Paleologo rimane ugualmente una delle più importanti nella millenaria storia dell’Impero Romano d’Oriente.

Manuele II rimase al potere dal 1391, sino alla morte, sopraggiunta il 21 luglio del 1425, in un’epoca nella quale lo stato bizantino volgeva al tramonto, sempre più eroso dalla nascente potenza turco-ottomana. Ciò nonostante Manuele II si dimostrò un sovrano intelligente ed energico e nel corso dei suoi trentaquattro anni di regno riuscì a garantire la sopravvivenza dell’Impero ancora per qualche decennio.

Il futuro Imperatore nacque il 27 giugno 1350 a Costantinopoli, figlio terzogenito e secondo maschio del Basileus Giovanni V Paleologo e della consorte Elena Cantacuzena. Al tempo della sua nascita l’Impero Romano d’Oriente era ormai ridotto all’ombra di sé stesso.

Pure ridimensionato a partire dal VII secolo dalla travolgente espansione musulmana, nel corso dei secoli successivi l’Impero bizantino aveva conosciuto una stagione di rinascita sotto le dinastie dei Macedoni e quella dei Comneni. A infliggere il colpo fatale all’Impero d’Oriente fu però la quarta crociata, che, cominciata con l’obiettivo di liberare il Santo Sepolcro, finì col trasformarsi in un orrendo massacro fratricida fra cristiani di diversa confessione.

Nella primavera del 1204 l’armata franco-veneziana assalì Costantinopoli conquistandola e saccheggiandola ferocemente. Presa di Costantinopoli da parte dei crociati in un dipinto dell’artista veneziano Jacopo Negretti detto Palma il Giovane.

Mentre nella capitale i crociati proclamarono la nascita dell’Impero Latino d’Oriente, la Grecia e le isole dell’Egeo furono spartite tra la Repubblica di Venezia e tutta una serie di signorie feudali rette da baroni occidentali. L’Impero Romano d’Oriente di fatto cessò di esistere.

La sua eredità fu raccolta da tre stati greci costituitisi tra i Balcani e l’Asia Minore: il Despotato d’Epiro, esteso fra le attuali Albania, Macedonia e Grecia settentrionale, l’Impero di Trebisonda, adagiato sulla costa meridionale del Mar Nero, e l’Impero di Nicea, che controllava l’Anatolia nordoccidentale. Proprio da qui era destinata a partire la riscossa bizantina, quando, nel 1261, Michele VIII Paleologo riconquistò Costantinopoli restaurando l’autorità imperiale dopo quasi sessant’anni di occupazione occidentale.

Ascesi al potere nel 1258, i Paleologi avrebbero regnato ininterrottamente sino al crollo del 1453, circostanza che fa di loro l’ultima e la più longeva tra le dinastie che si avvicendarono sul trono di Bisanzio. Michele VIII Paleologo raffigurato in una miniatura delle Storie di Giorgio Pachimere risalente al XIV secolo.

La riconquistata indipendenza non significò in ogni caso la fine dei problemi dell’Impero, che usciva grandemente ridimensionato da decenni di guerre e devastazioni. Inoltre il potere del Basileus era minacciato tanto in Europa quanto in Asia.

Nei Balcani l’Impero doveva vedersela con le ambizioni della Bulgaria, resasi nuovamente indipendente nel 1185, e soprattutto della Serbia, il cui sovrano Stefano Uroš IV nel 1346 arrivò a proclamarsi Zar e autocrate dei Serbi e dei Romani, ponendosi in aperta concorrenza con l’autorità del sovrano bizantino Giovanni V Paleologo. Ma la minaccia peggiore veniva senza dubbio da oriente ed era costituita dalla nascente potenza turco-ottomana.

Verso la fine del XIII secolo quello ottomano era solo uno dei tanti beilicati (cioè signorie) anatolici dipendenti dal Sultanato di Rum. Sotto la guida di Osman, noto anche come Othman da cui il termine “ottomano”, a partire dal 1299 il piccolo potentato si rese del tutto indipendente dai vecchi signori di Rum e una volta riaffermata la sua leadership nel nord-ovest dell’Anatolia, a partire dai primi anni del XIV secolo intraprese un’ambiziosa politica di espansione.

Suo figlio e successore Orhan (r. 1326-1362) decuplicò i possedimenti paterni impadronendosi di importanti piazzeforti come Bursa (1326), Nicea (1331) e Nicomedia (1337). L’Impero Romano d’Oriente nel periodo successivo alla riconquista di Costantinopoli del 1261.

Bisanzio perdette così tutti i propri possedimenti asiatici, eccezion fatta per la piazzaforte di Filadelfia, che conservò fino al 1380. La situazione peggiorò nel 1341 dopo la morte del Basileus Andronico III.

Il nuovo Imperatore, Giovanni V Paleologo aveva infatti soltanto nove anni ragion per cui scoppiò la guerra civile per assicurarsi la reggenza. Le fazioni in lotta facevano capo l’una a Giovanni Cantacuzeno, Megas Domestikos – ovvero comandante supremo delle forze armate – e l’altra all’imperatrice madre Anna di Savoia.

Nel 1347 quest’ultima dovette arrendersi e il 21 maggio Cantacuzeno venne incoronato co-Imperatore e una settimana più tardi veniva celebrato il matrimonio fra sua figlia, la tredicenne principessa Elena, e il quindicenne Giovanni V. Massima espansione dell’Impero serbo fondato nel 1346 da Stefano Uroš IV Dušan. Questi nel 1354 depose una volta per tutte i suocero e riassunse le redini dello Stato.

Giovanni Cantacuzeno fu costretto a monacarsi con il nome di Giosafá mentre i suoi figli mantennero il controllo sulla Morea. Giovanni V ereditava un impero in completo disfacimento: la Serbia occupò l’intera Macedonia, tranne Tessalonica, oltre all’Epiro e alla Tessaglia.

A Costantinopoli restavano ormai soltanto la Tracia, alcune isole dell’Egeo e parte del Peloponneso, in Grecia. Ma cosa ancor più grave nel 1354 i Turchi si erano impadroniti di Gallipoli, sui Dardanelli, stabilendo così una testa di ponte nei Balcani.

Ben presto l’intera Tracia cadde sotto il loro controllo e nel 1365 il Sultano Murad I fissò la sua capitale ad Adrianopoli (l’odierna Edirne). Vista la situazione nel 1366 Giovanni prese una decisione mai vista: affidato il potere al primogenito Andronico partì con i figli Manuele e Michele alla volta dell’Ungheria allo scopo di sollecitare l’aiuto militare del sovrano magiaro Luigi d’Angiò.

Questi replicò che non avrebbe prestato alcun assistenza a Bisanzio se prima non si fosse sottomessa a Roma ponendo fine allo scisma del 1054. Dulcis in fundo, nel corso del viaggio di ritorno in patria Giovanni venne catturato dallo Zar Ivan Alessandro di Bulgaria di cui rimase prigioniero per sei mesi prima di essere liberato per intervento di suo cugino Amedeo VI di Savoia, il “Conte verde”, il quale nel corso della sua crociata riuscì anche a riconquistare Gallipoli.

Miniatura ottomana del XVI secolo raffigurante il Sultano Murad I. Espanse l’Impero conquistando Adrianopoli, che divenne la nuova capitale, oltre alla maggior parte dei Balcani. In questo modo, l’Impero ottomano si estese per la prima volta su due continenti, Europa e Asia.

Tre anni dopo, nel 1369, l’Imperatore decise di giocare la carta dell’unione delle Chiese recandosi a Roma presso Papa Urbano V. Giovanni rese omaggio al Pontefice in San Pietro inginocchiandosi davanti a lui e baciandogli i piedi. Accettò inoltre di convertirsi alla confessione cattolica romana sia pure a titolo personale.

La Chiesa ortodossa greca però reagì molto duramente a questa iniziativa manifestando una contrarietà all’Unione con Roma che sarebbe stata ribadita anche nei decenni successivi. Ma se pensate che le cose non potessero andare peggio di così ebbene di sbagliate di grosso: nel 1371 i Turchi sbaragliarono l’esercito serbo alla battaglia del fiume Marizza, eliminando l’unico serio ostacolo verso la conquista della Macedonia e della Grecia.

Di lì a poco il regno di Serbia e quello di Bulgaria furono costretti a fare atto di vassallaggio nei confronti del Sultano. Bisanzio ormai tagliata fuori dal resto dell’occidente non poté che seguirne l’esempio.

Giovanni V Paleologo, il successore di Giustiniano, di Eraclio e di Basilio II, il Basileus erede degli antichi Cesari, l’Isapostolos, fu così costretto a umiliarsi e pagare un tributo agli odiati infedeli. La decisione di Giovanni venne aspramente criticata dal suo erede Andronico il quale anzi organizzò una congiura con uno dei figli del sultano Murad.

I due principi si accordarono per deporre i rispettivi padri e prenderne il posto. Ritratto di Giovanni V Paleologo nel Codex Mutinensis graecus 122 del XV secolo.

Quando venne a sapere del complotto Murad reagì in maniera estremamente violenta facendo giustiziare il figlio e ordinando a Giovanni di accecare il proprio. Il Basileus si limitò a privare Andronico di un solo occhio e a farlo imprigionare.

A quel punto Manuele fu dichiarato nuovo erede al trono. Nel 1376 però Andronico riuscì a evadere e, con l’appoggio dei Turchi e dei Genovesi, si impadronì dal potere facendo imprigionare il padre e il fratello.

In cambio però fu costretto a cedere l’isola di Tenedo a Genova e a restituire Gallipoli agli Ottomani. Giovanni e Manuele riuscirono a rovesciare Andronico tre anni dopo nel 1379.

Tale risultato fu però possibile soltanto grazie all’appoggio delle truppe turche e soltanto in cambio di un aumento dei tributi e della definitiva cessione di Filadelfia. Nel frattempo il Sultano Murad pareva inarrestabile: nel 1380 le sue armate si spinsero fino in Albania e nel 1385 conquistarono Sofia in Bulgaria.

Quello stesso anno Andronico Paleologo morì di morte naturale lasciando il fratello Manuele unico erede legittimo dell’Impero. Giovanni V Paleologo si spense a sua volta a cinquantotto anni il 16 febbraio 1391 al termine di un regno durato quasi mezzo secolo, uno dei più lunghi della storia di Bisanzio.

Lasciava un impero ridotto al lumicino e ormai completamente in balia degli appetiti ottomani. L’Impero bizantino dopo l’abdicazione di Giovanni VI Cantacuzeno (1354).

Manuele fu raggiunto dalla notizia della morte del genitore mentre si trovava a Brussa presso la corte del Sultano Bayezid, succeduto a suo padre nel 1389. Temendo che quest’ultimo potesse imporre la nomina a Basileus di suo nipote Giovanni, figlio del fratello Andronico, Manuele tornò in gran fretta a Costantinopoli dove fu accolto con entusiasmo dai sudditi.

Bayezid, indignato del fatto che Manuele avesse assunto il potere senza il suo preventivo consenso, gli impose di aderire ad una nuova campagna militare in Anatolia cominciata nel maggio del 1391. Rientrato nella sua capitale al principio dell’anno successivo, il 10 febbraio 1392 Manuele II prese in moglie Elena, figlia del principe serbo Costantino Dragaš.

Poi nell’inverno tra il 1393 e il 1394 Bayezid convocò nel suo accampamento i suoi principali vassalli: oltre a Manuele II furono chiamati suo fratello Teodoro, Despota di Morea, suo nipote Giovanni VII, Costantino Dragaš e il sovrano serbo Stefan Lazarević. Ciascuno giunse al campo turco all’insaputa dell’altro ma quando si trovarono riuniti capirono che Sultano aveva preparato una trappola per eliminarli tutti.

Anche se all’ultimo momento Bayezid cambiò idea, apparve chiaro che una politica di pace ad ogni costo con il Turco era inutile per non dire suicida e che che dunque non restasse altro da fare che resistere. Miniatura rappresentante la famiglia imperiale:

Manuele II Paleologo con la moglie Elena Dragaš, insieme ai tre figli, da sinistra, Giovanni VIII Paleologo, Teodoro II Paleologo, Andronico Paleologo. Il Sultano convocò ancora una volta Manuele al suo cospetto ma questa volta il Basileus, temendo per la propria vita, rifiutò di presentarsi.

Bayezid interpretò la decisione di Manuele alla stregua di una dichiarazione di guerra e invase la Tracia devastandola da cima a fondo. Manuele in ogni caso confidava nella solidità delle mura teodosiane, che in mille anni avevano respinto qualunque invasore.

Inoltre, non disponendo il Turco di una marina degna di questo nome, gli era impossibile mettere il blocco alla città. Manuele inoltre lanciò un appello accorato ai sovrani occidentali affinché intervenissero a difesa di Costantinopoli, ultimo baluardo cristiano contro la marea montante degli infedeli.

Il primo monarca a rispondere alle richieste di aiuto del Basileus fu Sigismondo di Lussemburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero ma anche Re d’Ungheria e che quindi per ovvie ragioni geografiche era il più esposto alla minaccia turca. Ai 60 mila ungheresi si unirono 10 mila cavalieri francesi e 6 mila tedeschi cui si aggiunsero i 10 mila armati reclutati dal Principe di Valacchia Mircea il Vecchio e i 15 mila combattenti provenienti da Italia, Spagna, Polonia, Inghilterra e Boemia.

Nell’agosto del 1396 lo sterminato esercito crociato – circa 100 mila uomini – si mise in marcia lungo la valle del Danubio ma il 25 settembre, giunto davanti a Nicopoli, in Bulgaria, venne letteralmente annientato dall’esercito ottomano. A Manuele non restò che recarsi di persona in Occidente nel tentativo di sollecitare ulteriori aiuti in uomini, armi e denaro.

Affidata la reggenza al nipote Giovanni, l’Imperatore salpò alla volta di Venezia per poi recarsi a Parigi e a Londra. La battaglia di Nicopoli ebbe luogo il 25 settembre 1396 e determinò la disfatta dell’esercito crociato alleato per mano di una forza ottomana, la rottura dell’assedio della fortezza danubiana di Nicopoli e la fine del Secondo Impero bulgaro.

La missione tuttavia fu un buco nell’acqua: né Enrico IV d’Inghilterra né tantomeno Carlo VI di Francia – ormai sprofondato nella follia – si dimostrarono disponibili all’invio di rinforzi. Fu allora che una mano all’Impero bizantino giunse, del tutto inaspettata, da oriente: il 28 luglio 1402 non lontano dall’attuale Ankara l’esercito ottomano fu infatti sbaragliato dalle orde del condottiero mongolo Timur-e lang, meglio noto in occidente come Tamerlano, mentre lo stesso Bayezid venne catturato soltanto per concludere la propria esistenza in prigionia nella lontana Samarcanda.

La notizia della disfatta ottomana fu accolta con grandi manifestazioni di giubilo in tutto il mondo cristiano e in particolare a Costantinopoli. Con il Sultano fuori gioco e poi defunto nel 1403, i sui figli iniziarono a scannarsi per l’eredità in una sanguinosa guerra civile che si sarebbe protratta per tutto il successivo decennio.

Incontro fra Manuele II Paleologo e il Re d’Inghilterra Enrico IV a Londra nel dicembre 1400. Manuele seppe approfittare della situazione di caos in cui versava la compagine ottomana accordandosi con Suleyman, il maggiore dei figli di Bayezid nonché signore dei possedimenti ottomani in Europa.

Questi, necessitando dell’aiuto bizantino per poter avere ragione dei fratelli rivali, nel maggio del 1403 accettò di sottoscrivere il trattato di Gallipoli per mezzo del quale liberò Manuele II dallo stato di vassallaggio nei confronti del Sultanato restituendogli inoltre Tessalonica e la penisola calcidica nel nord della Grecia. Dopo che Suleyman fu eliminato dal fratello Musa (1411), Manuele non esitò a rivolgersi a Mehmet, che governava i territori asiatici offrendogli il proprio sostegno in cambio della conferma del trattato di Gallipoli.

Mehmet accettò e dopo avere sconfitto definitivamente Musa ed essere rimasto unico erede di suo padre (1413) espresse la propria gratitudine a Manuele in un messaggio in cui gli si rivolse chiamandolo “padre”. Negli stessi anni Manuele non trascurò di consolidare il proprio controllo sull’Impero nominando nel 1408 suo figlio secondogenito Teodoro Despota di Morea e nel 1409 il terzogenito Andronico Despota di Tessalonica.

Nel 1417 strinse poi un’alleanza con una potenza ortodossa in grande ascesa facendo sposare il proprio erede al trono, Giovanni, con Anna Vasil’evna, primogenita del Gran Principe di Mosca Basilio I. L’Impero bizantino (in rosso) e il Sultanato ottomano (in verde) nel 1403 dopo la stipula del trattato di Gallipoli. La condotta saggia e prudente del Basileus assicurarono così all’Impero diversi anni di pace.

L’equilibrio si ruppe tuttavia nel 1421 allorché, dopo la scomparsa di suo padre Mehmet I, il nuovo Sultano Murad II riprese la politica aggressiva di suo nonno Bayezid. Il Symbasileus Giovanni, che il padre aveva nel frattempo associato al trono, pensò bene di liberare lo pseudo-Mustafa, un avventuriero che si spacciava per il figlio di Bayezid dichiarato disperso dopo la battaglia di Ankara e che era stato confinato sull’isola di Lemno per ordine di Manuele II.

Quest’ultimo, anziano e malato, non ebbe la forza per opporsi ai disegni del figlio. Mappa di Costantinopoli di Buondelmonti del 1422, l’unica precedente la conquista ottomana del 1453.

Mustafa tuttavia venne sconfitto e Murad, furente con i Romani per aver cercato di spodestarlo, nel giugno 1422 cinse d’assedio Costantinopoli. Per fortuna di Manuele e di suo figlio Giovanni il Sultano era un uomo superstizioso: un santone gli aveva infatti predetto che la città sarebbe caduta il 24 agosto.

Quel giorno Murad ordinò un attacco in forze alle mura ma quando questo venne respinto, deluso e amareggiato, ordinò di levare le tende e l’assedio finì. Diverso fu invece il caso di Tessalonica.

La città fu circondata dalle forze ottomane nell’estate del 1422. La situazione si fece presto disperata tanto che il Despota Andronico Paleologo, malato e impossibilitato a condurre le operazioni di difesa, con il consenso del padre Manuele e del fratello Giovanni intavolò trattative con i veneziani per la cessione della città, che fu così annessa alla Serenissima.

Il destino di Tessalonica era comunque segnato: il 29 marzo 1430 i difensori si arresero e gli ottomani entrarono in città, che rimase sotto la sovranità turca sino al 1912. Intanto le condizioni di salute dell’ultrasettantenne Manuele si aggravarono sempre di più.

Nel corso del 1423 l’Imperatore fu colpito da ben due ictus ma rimase sempre lucido. Il 22 febbraio 1424 fu costretto a firmare una pace umiliante che ripristinava la condizione di vassallaggio dell’Impero nei confronti del Sultanato turco.

Presunto ritratto di Giovanni VIII Paleologo, successore di Manuele II, nell’affresco di Benozzo Gozzoli nella cappella dei Magi (palazzo Medici Riccardi, Firenze). Nel corso del 1425 entrò in contrasto con il figlio Giovanni a proposito della necessità di superare lo scisma che opponeva le Chiese cattolica e ortodossa per poter ricevere l’aiuto militare dei Regni occidentali.

In particolare lo storico bizantino Giorgio Sfranze, che di Manuele era amico e consigliere, riferisce come l’Imperatore avesse manifestato tutto il suo scetticismo sulla possibilità di riuscita di una simile operazione. Di lì a poco, sentendo avvicinarsi la fine, Manuele prese l’abito monacale e assunse il nome di Matteo.

Si spense a settantacinque anni il 21 luglio del 1425 e stando alle fonti fu sinceramente pianto dai sudditi. Manuele II Paleologo governò durante un periodo di grandi sfide e cambiamenti lasciando un’impronta indelebile sulla storia dell’Europa.

Fu un coraggioso comandante militare e uno scaltro diplomatico che seppe difendere il suo Impero con tenacia e determinazione ma anche un grande sostenitore delle arti e della cultura nonché autore di numerose opere in campi differenti, tra cui lettere, poemi, la Vita di un Santo, trattati di teologia (tra cui l’Orazione per la Dormizione della Santissima Vergine) e di un trattato in 157 capitoli sulla Processione dello Spirito Santo, uno dei problemi fondamentali della teologia dell’Oriente greco. In conclusione bisogna riconoscere che, se avesse avuto la fortuna di regnare in tempi più favorevoli sarebbe probabilmente stato un grande Basileus.

Per saperne di più: Bisanzio.

Splendore e decadenza di un impero 330-1453, di John Julius Norwich Storia dell’Impero bizantino, di Georg Ostrogorsky Introduzione alla storia bizantina, di Giorgio Ravegnani

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