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Politica

“Libero” punta il nemico e sbatte il mostro (un ragazzo) in prima pagina

Lunedì 22 dicembre 2025 ore 18:38 Fonte: Strisciarossa
“Libero” punta il nemico e sbatte il mostro (un ragazzo) in prima pagina
Strisciarossa

C’era una volta un film, siamo nel 1972, ben più di mezzo secolo fa, in cui il caporedattore di un giornale milanese usava un caso di stupro per montare una campagna diffamatoria contro un estremista di sinistra (per inciso, molte scene furono girate nella tipografia dell’Unità). Era tutto falso, ma le fake news, sotto altro nome, esistevano già.

Il regista del film, non certo tra i i suoi migliori ma di certo tra i più citati, era Marco Bellocchio. Il cinico caporedattore era uno spietato (politicamente a destra) Gian Maria Volontè.

Ecco il titolo: “Sbatti il mostro in prima pagina”.

Ha fatto scuola. La pratica piace ancora.

Suppongo piaccia molto a Mario Sechi, direttore di Libero, in passato di altre testate, persino portavoce della Meloni, ripudiato dopo un paio di mesi, in barba alla sua devozione, rimasta peraltro inalterata, apprezzabile dunque proprio in virtù della coerenza e di una ferrea volontà d’ossequio. Lo scandalo del cambio di sesso tra le pagine del giornale Recita Libero, in prima pagina e a tutta pagina, cubitale:

“Cambia sesso per sentenza/ A 13 anni diventa uomo”. Sotto, nel sommario, la spiegazione:

“A nove anni aveva iniziato l’iter per il salto di genere. Ora arriva l’ok dei giudici/ per farmaci ormonali e nuovi documenti.

Il garante: dopo c’è chi fa causa”. A proposito, una precisazione: lo stesso garante si mette al riparo perché “che cosa sia successo al tredicenne di Careggi non lo sappiamo, conosciamo a malapena le informazioni che sono uscite sulla stampa e quindi non commenterò l’accaduto… non sarebbe corretto”.

Il titolo ha pure un occhiello, assai vistoso: “Il record italiano”.

Forse proprio con il record italiano si tocca il tetto del peggio, nel segno del dileggio, dello sprezzo, della volgarità: buttiamola sul moralismo per buttarla sul ridere questa “trovata” del cambiare genere, ma che famiglia sarà mai questa dell’adolescente, che cosa avranno capito medici, psicologi, psicoanalisti, psicoterapeuti e come si permettono i giudici di sentenziare (peraltro nel pieno rispetto di una legge). Pazienza se altrettanto avviene in molti paesi, senza scandalo, senza clamore.

Pazienza (come racconta un dettagliato articolo all’interno) se si sono seguiti tutti i passaggi dettati dalla cultura scientifica, dall’affetto familiare, dalla giustizia civile, dalla stessa volontà espressa dal protagonista di questa vicenda, che non è un capriccio, non è un gioco, ma è in fondo la via verso un riconoscersi che si vorrebbe il meno traumatico, il meno doloroso possibile, senza repressione. Pazienza ancora se, per una “disforia di genere”, si potrà solo avviare una terapia ormonale e trascrivere il nome al maschile sui documenti d’identità: niente “chirurgia” ad uso dei moralisteggianti, per ora conta l’anagrafe.

Come un treno su una storia personale e intima È una storia personale, intima, che muove nel profondo i sentimenti di persone che si immagina legate l’una alle altre, vicine, sincere. Si possono immaginare le riflessioni, i pensieri, i tormenti, le sofferenze e pure le domande, domande che avranno toccato le difficoltà del presente (il “salto” secondo Libero) e le incognite del futuro.

E nel futuro si dovrebbe considerare anche la sensibilità di un adulto al quale potrebbe capitare di imbattersi in quel titolo di Libero. Il senso dell’umano non è di tutti, ma almeno il diritto all’oblio dovrebbe essere riconosciuto a tutti.

Si può dissentire, ma il rispetto è un vincolo etico. Poi arrivano i buoni secondo Sechi Accanto ai “cattivi”, Libero scopre i “buoni” e, accanto, ecco un altro titolo:

“La famiglia del bosco. Il loro obiettivo è statalizzare anche i nostri figli”.

Come insegnare l’uso della doccia, dormire al caldo, consumare piatti regolarmente, imparare a leggere e a scrivere, giocare con i coetanei, vestire pulito rientrino in un disegno di “statalizzazione” è difficile capire, per quanto si sia noi amanti dei boschi e della natura. Alla fine tutto però si può intendere, perché a Libero poco interessano le famiglie, una legittimata a crescere bambini alla maniera dei boscaioli americani nel Dakota di un secolo fa o come riuscivano i braccianti nelle campagne padane o sopra le fiumare calabre (foreste ricchissime di castagne, alimento prezioso, peraltro) fino a non molti decenni fa (rivedere “L’albero degli zoccoli” sarebbe sempre utile), l’altra redarguita per aver accompagnato il figlio in un tormentato percorso di crescita.

A Libero interessano i magistrati, colpevoli in un caso come nell’altro, comunque inadeguati, impreparati, capricciosi, altezzosi, a scapito di un ordine naturale, assai mutevole comunque, di una insuperabile identità familiare, anche se in un caso se ne mette in discussione a proprio gusto la potestà e nell’altro la si rivendica contro una sentenza. Più che di giornalismo, di campagna elettorale qui si tratta: il referendum è alle porte, la separazione delle carriere è il traguardo della destra, l’unico traguardo per il momento della destra al potere.

Sechi lo sa e non ha pudore a sfruttare l’anima e il cuore di un giovane per gridare ai suoi tre lettori che i magistrati sono colpevoli, i primi colpevoli del “primato italiano”… Libero ne individua molti altri di “colpevoli”: quelli di Askatasuna, che vogliono dare l’assalto allo stato, la Bulgaria che vuole entrare nell’Unione europea, gli amministratori romagnoli per l’alluvione, Macron che incontra Putin, le femministe che gridano contro il patriarcato. Ci consola informandoci che la manovra piace agli italiani, che non si sa quando si siano espressi in tal senso e soprattutto chi siano questi nostri felici connazionali.

Infine, in una intera pagina pubblicitaria, ci indica, con la strada per l’anno nuovo, anche il proprio idealtipo: “E’ il 2026.

Sei di destra, guidi l’auto a benzina, credi che i genitori siano mamma e papà, leggi Libero”. Illuminato, ispirato, lungimirante, bando all’elettrico, mentre persino il Monte Bianco è costretto a cedere metri su metri di ghiaccio.

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