Cultura
Taha Hussein, il decano cieco della letteratura araba
Tutta la storia di Taha Hussein, una delle massime figure di sempre per quanto riguarda la letteratura araba Alle origini di Taha Hussein Taha Hussein nacque il 14 novembre 1889 a Izbet el Kilo, un villaggio nel Governatorato di Minya, nell’Egitto centrale; 7° di 13 fratelli, contrasse l’oftalmite all’età di 2 anni, divenendo poi cieco a causa di un intervento medico fatto da un dottore inesperto. Pur studiando alla storica università di Al Azhar, si trovò insoddisfatto del proprio percorso di studi, desiderando ardentemente alla nuova Università del Cairo, fondata nel 1908, luogo a cui fu ammesso grazie alla vittoria di un prestigioso premio.
Taha Hussein con la moglie Suzanne Bresseau Nel 1914 conseguì un dottorato di ricerca sul poeta arabo Al Ma’arri, cosa che gli valse i primi riconoscimenti in campo accademico ed internazionale. Subito dopo si recò in Francia per studiare prima a Montpellier e poi alla Sorbona di Parigi, dove ottenne un secondo dottorato, questa volta sulla figura di Ibn Khaldun; fu sempre in Francia che incontrò Suzanne Bresseau, che di lì a poco divenne sua compagnia inseparabile nella vita e nel lavoro.
Scandali e successi Nel 1919 ritornò al Cairo, dove divenne prima professore di storia e poi professore di letteratura araba e lingue semite all’Università del Cairo. Da qui in avanti la sua fama si diffuse in tutto l’Egitto, tanto da farlo diventare responsabile per il completamento del Al-Muʿjam al-Kabīr, uno dei più importanti dizionari di lingua araba, oltre che rettore fondatore dell’Università di Alessandria d’Egitto.
Nel 1926 la sua carriera venne profondamente scossa dalla pubblicazione di “Sulla poesia pre-islamica” (in arabo: “في الشعر الجاهلي”), testo in cui affermava che molta della poesia pre-islamica fosse in realtà un’invenzione successiva fatta dalla tribù dei Quraysh (quella legata al Profeta (pbsl)) per affermare la propria egemonia culturale, oltre a sostenere che la costruzione della Ka’aba da parte di Abramo ed Ismaele (presente nel Corano) fosse stata inventata su misura. Ciò portò ad una vera e propria levata di scudi nel paese, tanto che vennero subito ritirate tutte le copie e ristampate omettendo del tutto le parti inerenti al Corano.
Ciò tuttavia non bastò a placare del tutto gli animi, tanto che nel 1932 il primo ministro Sidky Pasha lo estromise dal suo ruolo universitario. L’elevazione a maestro Con la vittoria del Wafd alle elezioni del 1936 Taha Hussein riottenne immediatamente il suo posto, diventando una delle figure intellettuali più importanti in assoluto per quanto riguarda il nazionalismo egiziano.
La sua grande peculiarità fu quella da un lato di spingere per una riattualizzazione del fusha (“l’arabo classico”), ma dall’altro riconoscere che in Egitto il cosiddetto arabo standard è spesso e volentieri una vera e propria lingua straniera, mettendo quindi in guardia dalla sua eliterizzazione. Dal 1950 fu ministro dell’istruzione, dando vita ad un processo di profondo rinnovamento scolastico che verrà poi in parte attuato da Nasser.
Il rapporto con il nuovo leader non fu mai né caldo né freddo, ma a partire dalla sua salita al potere Taha Hussein venne relegato sempre di più alla figura di “maestro assoluto” della letteratura araba, rimanendo sempre più marginale per quanto riguarda l’ambito politico. Da quel momento in avanti si avvia ad una dolce vecchiaia che lo vedrà spegnersi definitivamente il 28 ottobre 1973.
Taha Hussein sarà uno dei protagonisti della “Guida” all’Egitto di Medio Oriente e Dintorni in uscita il 25 gennaio, tanto che questo articolo è stato scritto per l’occasione. Seguimi su facebook, Spotify, YouTube e Instagram, oppure iscriviti sul canale Telegram o alla newsletter (esce il 7 di ogni mese); trovi tutti i link in un unico posto: qui.
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