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Politica

Una defezione, qualche distinguo, molti silenzi. Quanto gelo intorno all’Onu di Trump, come i ghiacci dell’Artico

Martedì 20 gennaio 2026 ore 18:13 Fonte: Strisciarossa
Una defezione, qualche distinguo, molti silenzi. Quanto gelo intorno all’Onu di Trump, come i ghiacci dell’Artico
Strisciarossa

A volte in diplomazia, se ancora si può usare questa parola, contano più i silenzi che le parole. E di parole intorno agli inviti estesi da Trump per partecipare alla sua Onu personale, battezzata Board of peace, se ne sono sentite davvero poche.

Milei e Orbàn hanno aderito di slancio, sembrerebbe anche il Marocco. Ma la lista al momento è davvero breve, a quanto se ne sa.

E’ vero che l’unico a prendere decisamente le distanze è stato il presidente francese Macron, che per questo è stato sbeffeggiato e minacciato di ulteriori dazi dalla Casa Bianca, ma il gelo degli europei è palpabile. Come l’ovvio silenzio di Mosca e Pechino, ugualmente invitate ad un tavolo dove le carte sono truccate sin dal principio in base allo statuto auto-prodotto che consegna a The Donald il potere assoluto su ogni nomina, azione, spesa e decisione del nascente Board.

Per essere arrivato l’invito è arrivato, confermano Russia e Cina. Non una parola in più.

Semmai il ministro degli esteri russo Lavrov, secondo la Tass, ha detto che vuole chiarimenti, parlando di “uno strano statuto” allegato all’invito, cioè quello in cui si definisce una struttura che ruota esclusivamente intorno a Trump. Mosca però ribadisce il suo impegno a partecipare ad ogni in iniziativa che porti alla creazione di uno stato palestinese necessario per la stabilità in Medio Oriente.

Donald Trump con Emmanuel Macron (Copyright PA Wire/PA Images / IPA) Macron sfida apertamente il presidente Usa e viene maltrattato Distinguo non marginali. Intanto c’è il grosso equivoco su cui gioca il presidente Usa: la nuova organizzazione non è quella che ha avuto il benestare Onu e che scadrà nel 2027, quella per intendersi limitata alla transizione e ricostruzione di Gaza, ma una sorta di alternativa alle Nazioni Unite su invito Usa e a pagamento per “costruire la pace” nelle aree di conflitti in corso o potenziali.

Già qui i conti non tornano. E se Macron è il solo a sfidare apertamente le ire trumpiane insinuando dubbi sullo scopo del board concepito per svuotare definitivamente principi e senso delle Nazioni Unite consegnando le chiavi del pianeta a Trump (“Noi rifiutiamo il nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo, ma rifiutiamo anche la vassallizzazione e il disfattismo”), da parte europea non sembra proprio il momento giusto per fidarsi del significato che alla Casa Bianca danno alla parola “peace” nel bel mezzo del caso Groenlandia.

Come la interpreta, The Donald lo spiega pubblicando sul suo social un fotomontaggio prodotto con l’intelligenza artificiale in cui pianta la bandiera Usa sul suolo dell’isola, mentre in un altro mostra agli attoniti leader Ue la nuova mappa a stelle e strisce: i confini includono non solo la Groenlandia ma anche Canada e Venezuela. Secondo l’agenzia Bloomberg Regno Unito, Svezia, Olanda, Germania sarebbero pronti a seguire l’esempio francese chiamandosi fuori.

Diffidano anche Polonia e Irlanda. Oltre oceano il Canada ha dato la sua adesione “di principio” al Board per Gaza, specificando bene “per Gaza”, ma senza nessuna intenzione di versare la quota di un miliardo di dollari per occupare un posto permanente ad un tavolo governato da Trump.

Gli alleati europei starebbero lavorando per ottenere la riscrittura di alcune parti del progettato Board, chiedendo anche l’aiuto dei paesi arabi che si ritiene possano avere influenza sul presidente americano. L’intenzione sarebbe quella di arrivare con una posizione unitaria della Ue giovedì prossimo, tanto sulla partita dei contro-dazi in risposta alle minacce Usa ai Paesi che stanno partecipando alle esercitazioni militari in Groenlandia, sia sull’adesione al Board.

Il ruolo di pontiera promesso da Meloni svanisce Tempi stretti che cozzano con l’ambizione di Trump che vuole ufficializzare la nascita del nuovo organismo già il 22 gennaio e si è mostrato molto irritato per la defezione di Macron. “Nessuno lo vuole perché molto presto non governerà più – la sua reazione -.

Metto un dazio del 200% sui suoi vini e lo champagne e vedrete che si unirà al gruppo ”. Non è stata la sola intemperanza.

Trump ha anche pubblicato un messaggio personale ricevuto da Macron, in cui chiamandolo “my friend” il presidente francese dice di non capire che cosa la Casa Bianca stia facendo sulla Groenlandia. Una scortesia istituzionale quella di Trump, accompagnata di rincalzo dalla pubblicazione di un messaggio personale adorante del segretario della Nato Rutte (“Caro Donald, sono impegnato a trovare una soluzione sulla Groenlandia, non vedo l’ora di vederti”).

E seguita come corollario dalle dichiarazioni dello stesso Trump che si è detto convinto che l’Europa non farà molta resistenza sulla Groenlandia. Nota a margine: evitare di mandare messaggi personali a Trump che non possano essere resi pubblici sui social.

Il personaggio è quello che è. Ma certo questo non sembra esattamente un terreno favorevole per inaugurare un organismo che si propone di creare stabilità e pace, mentre si minacciano azioni militari e guerre commerciali violando il diritto internazionale e minando l’esistenza stessa dell’Alleanza Atlantica.

Da parte europea si continua a ribadire di non volere lo scontro, ma la stagione dell’acquiescenza non sembra avere più ragione d’essere. E questo potrebbe diventare un bel problema per Giorgia Meloni, che finora si proponeva come ponte tra Bruxelles e Washington (senza grande esito) ma che adesso non ha più margine.

Si sta avvicinando il momento in cui dovrà dire da che parte sta, non ci sono mezze vie tra questa America e l’Europa. L'articolo Una defezione, qualche distinguo, molti silenzi.

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