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L’assalto di Trump al sistema di voto per vincere le elezioni di metà mandato di novembre
“È stata un’elezione rubata. Le persone adesso lo sanno, e ci sono numeri che lo confermano in maniera ancora più palese.
Li abbiamo presi”. Così parlava due settimane fa il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che è tornato a portare avanti la “grande bugia”, affermando di aver vinto le elezioni presidenziali del 2020 nonostante sia un’affermazione sconfessata sia dai riconteggi che in tribunale.
Oggi, però, alcuni dei cospirazionisti che hanno seguito Trump e hanno portato avanti, sia nelle corti che nei media, le falsità propagate dall’Amministrazione hanno ottenuto dei ruoli importanti all’interno del governo. Una decina di giorni fa, come abbiamo già scritto su Valigia Blu, l’FBI ha sequestrato macchine elettorali e tabulati relativi alle elezioni del 2020 nella contea di Fulton, in Georgia.
Da novembre 2020, in Georgia si sono svolti tre riconteggi, e tutti hanno confermato la vittoria di Biden. Si è successivamente scoperto che questa mossa dell’FBI è stata resa possibile dalla segnalazione di Kurt Olsen, avvocato, fautore di molte teorie del complotto sul risultato elettorale e per questo premiato da Trump con un posto nel governo, come direttore dell’integrità e della sicurezza elettorale.
Come Trump sta cercando di truccare le carte per vincere le elezioni di metà mandato Subito dopo le elezioni del 2020, di cui Olsen aveva detto che “c’era qualcosa che non aveva funzionato”, l’avvocato è riuscito a prendere contatti con l’amministrazione. Ha fatto parte di un gruppo di avvocati che hanno provato in varie sedi a contestare i risultati, apponendo la sua firma su vari tentativi.
Aveva anche proposto di cercare di portare le elezioni di fronte alla Corte Suprema, in modo da chiedere un rapido annullamento e la ripetizione del voto in alcuni degli Stati in cui Trump aveva perso. Una mossa osteggiata dal procuratore generale dell’epoca, Jeffrey Rosen, che aveva ignorato la richiesta.
Il giorno del golpe del 6 gennaio, Olsen e Trump si sono sentiti tre volte al telefono: la prima di mattina, prima che Trump pronunciasse il suo discorso di arringa alla folla in cui diceva di andare al Campidoglio, dove si stavano certificando i risultati elettorali, e le altre due al termine del fallito golpe. Per anni Olsen ha reiterato la tesi dell’elezione rubata, e l’allora ex presidente lo avrebbe introdotto a Mike Lindell, l’amministratore delegato dell’azienda produttrice di cuscini MyPillow.
Lindell è uno dei maggiori sostenitori dell’elezione rubata nelle reti televisive conservatrici, come Fox News e l’ancora più radicale One America News, famoso al grande pubblico anche per l’imitazione che ne ha fatto il comico Jimmy Kimmel nel suo late show. Lindell l’anno scorso è stato ritenuto colpevole di diffamazione verso Eric Coomer, che lavorava per la compagnia che produceva le macchine elettorali Dominion, avendolo accusato di aver aiutato i democratici a rubare le elezioni, e per questo lo aveva dovuto risarcire con 2,3 milioni di dollari.
In un’altra causa è stata Fox News a dover patteggiare sempre con Dominion per diffamazione legata a falsità sui brogli delle macchine elettorali nelle elezioni del 2020: l’accordo prevedeva che Fox pagasse 787,5 milioni di dollari a Dominion, dopo essere stata citata in giudizio per la cifra di 1,6 miliardi. Lo stesso Olsen è stato sanzionato da un giudice federale per aver fatto “affermazioni false, ingannevoli e non supportate da fatti” durante il tentativo della negazionista elettorale trumpiana Kari Lake di ribaltare il risultato nell’elezione a governatrice dell’Arizona nel 2022, che la vide sconfitta di meno di un punto percentuale a vantaggio della democratica Katie Hobbs.
Trump ha chiesto alle agenzie di spionaggio di condividere con Olsen intelligence sulle elezioni del 2020. Una decisione, secondo gli esperti inusuale, perché l’avvocato non ha mai lavorato con queste agenzie.
Secondo una fonte sentita da Politico, definita dal giornale “un alleato stretto di Trump”, Olsen “troverà qualche materiale iper-classificato sulle elezioni, dirà che è un’evidenza di frode, ma in realtà è tutto completamente fuori contesto”. Un caso, quello di Olsen e del suo ruolo nell’amministrazione trumpiana, che dimostra come il presidente premi uomini a lui fedeli e pronti ad affermare tutto quello che il presidente voglia, anche se palesemente falso.
Nel frattempo Trump ha detto chiaramente che anche se costituzionalmente sono gli Stati ad avere il potere di gestione del processo elettorale, il voto andrebbe “nazionalizzato”. Secondo Christine Sun, che fa parte del gruppo non profit States United Democracy Center, che si occupa di aumentare la fiducia dei cittadini nel processo elettorale, queste mosse sarebbero “parte di un approccio per minacciare gli Stati e il loro potere sul processo elettorale”.
In questa direzione vanno lette le parole della segretaria alla Sicurezza Kristi Noem che, intervenuta durante una conferenza stampa in Arizona, dove sta spingendo per l’approvazione di una legge nazionale sull’identificazione degli elettori, ha fatto intendere che sarà il Dipartimento sulla Sicurezza Nazionale (DHS) ad avere la responsabilità della sicurezza delle elezioni. Noem ha affermato di avere l’autorità per identificare le “vulnerabilità” nel processo elettorale e implementare misure per “far svolgere correttamente le elezioni”, e ha affermato di poter garantire che siano le “persone giuste” a votare per eleggere “i leader giusti”.
Parole che suonano sinistre e che hanno sollevato critiche e perplessità di democratici e alcuni repubblicani. “Questa è l'idea di democrazia di Trump: i leader possono selezionare i propri elettori invece del contrario”, ha commentato su X il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer (D-N.Y.).
Homeland Dems ha aggiunto: “Il fatto che il DHS parli delle ‘persone giuste’ che votano dovrebbe allarmare tutti gli americani.
Dopo che il presidente ha detto di voler nazionalizzare le elezioni, la minaccia è inequivocabile”. Le parole di Noem arrivano dopo l’approvazione alla Camera del SAVE America Act, un disegno di legge che richiederebbe agli americani di fornire la prova della cittadinanza statunitense per registrarsi alle elezioni federali mostrando un documento d'identità con foto.
La discussione del disegno di legge passa ora al Senato. Se approvata, la legge imporrebbe anche agli Stati di rimuovere i non-cittadini dalle liste elettorali.
Tuttavia, alcuni repubblicani hanno affermato che potrebbero non sostenere la proposta. Con prospettive poco chiare, il presidente Trump ha poi fatto capire di essere in procinto di emanare un ordine esecutivo che raggiungerebbe lo stesso obiettivo:
“Ci sarà un documento di identità per gli elettori per le elezioni di medio termine, che sia approvato dal Congresso o meno!”, ha scritto su Truth. Il post di Trump ha suscitato ulteriori preoccupazioni da chi sottolinea le tante opacità del disegno di legge e che siano concreti il rischio di manipolazione delle elezioni di medio termine di novembre e la possibilità che elettori legittimi non possano votare per motivi tecnici legati alla loro documentazione.
Basti pensare, per fare un esempio, alle donne il cui cognome da sposate non corrisponde a quello riportato sul passaporto o sul certificato di nascita. Noem ha respinto queste argomentazioni come “speculazioni infondate della sinistra radicale, perché vogliono che gli stranieri illegali votino alle nostre elezioni”.
Ma i timori restano dopo la pubblicazione di un rapporto secondo cui il DHS è in uno stato di “caos costante” sotto la guida di Noem e del suo principale consigliere Corey Lewandowski. Noem è stata criticata nelle ultime settimane per la sua retorica sulle operazioni di controllo dell'immigrazione in Minnesota, in particolare per il suo uso affrettato del termine “terrorismo interno” per descrivere le azioni di due cittadini statunitensi uccisi dagli agenti federali.
E il tentativo della procuratrice generale, Pam Bondi, di estrarre informazioni sensibili sugli elettori dal Minnesota, minacciando implicitamente di prolungare le intense operazioni dell'ICE in caso di mancata collaborazione, testimonia di come l’amministrazione Trump consideri l'applicazione delle leggi sull'immigrazione come uno strumento per interferire nelle elezioni e contribuisce a tenere alto lo stato di allerta. Immagine in anteprima: frame video CBS via YouTube