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Cultura

La libreria come luogo salvifico nel romanzo di Francesca Sbardellati

Lunedì 15 dicembre 2025 ore 01:42 Fonte: ReWriters
La libreria come luogo salvifico nel romanzo di Francesca Sbardellati
ReWriters

Francesca Sbardellati con La piccola libreria degli amori persi e ritrovati (Newton Compton) racconta una storia fatta di librerie e cambiamenti, ricordandoci quanto sia importante e possibile ritrovare sé stessi all'interno di una piccola libreria. La vicenda ruota intorno a una donna, Laura Chiambretti che a causa di una crisi personale e sentimentale si ritroverà a tornare nella libreria che frequentava da piccola.

Biblioterapia: La piccola libreria degli amori persi e ritrovati Nella narrativa contemporanea, è molto diffusa la produzione di romanzi "metaletterari", dove però non si parli solamente di letteratura intesa come scrittura, bensì anche dei luoghi stessi della lettura.

Ad esempio, la biblioteca o la libreria. Soprattutto la letteratura giapponese ha affidato alle librerie spesso l'idea della rinascita e di ricominciare.

Pensiamo a I miei giorni alla libreria Morisaki, che riconosce alle librerie un ruolo che va ben oltre la semplice cornice scenica: la libreria è un simbolo del ricominciare da capo, del ritrovare la propria dimensione, dopo un tradimento, una disavventura, una crisi. Così, la libreria è il luogo per antonomasia contro lo smarrimento, è un luogo terapeutico, un luogo altrove.

Anche se siamo pieni di suggerimenti su come stare meglio in questi tempi, tornare nella semplicità della lettura e della scoperte le storie, le prime cose che storicamente hanno dato conforto agli uomini, ha un'importanza indescrivibile. L'eterotopia della libreria: il luogo in cui ritrovarsi In questo solco dove la letteratura è un cibo per la vita, si inserisce La piccola libreria degli amori persi e ritrovati.

La protagonista, Laura, vive una crisi non di quelle "gravi", di quelle eclatanti, dove tutto sembra perduto. Forse, è una crisi peggiore: è di quelle silenziose, che potrebbero sembrare banali ma in cui tutti possiamo riconoscerci.

L'originalità del romanzo sta proprio nel modo in cui avviene la trasformazione: sui social siamo pieni di miracolose teorie che possono farci stare meglio, impegni costanti, magari anche a lungo termine, che dobbiamo prendere per noi stessi. Ma a volte la realtà è più semplice eppure più complessa: per aiutarci e ritrovarci possiamo anche solo tornare nella libreria di quando eravamo piccoli.

Così, la libreria diventa come una sorta di eterotopia, direbbe Foucault, ovvero un luogo reale ma "altro", un'utopia realizzata. Se è vero, come sosteneva Bruner, che il nostro modo di pensare è innanzitutto narrativo, allora la lettura e la libreria diventano anche dispositivo di memoria, un archivio di ciò che siamo e potremmo diventare.

Allo stesso tempo, Sbardellati nell'inserire un "secondo amore" con Alfonso, il libraio, non crea qualcosa di banale, ma di confortante. Il romanzo funziona perché sospende il lettore e lo intrattiene come quando spulcia i libri in una libreria.

Ciò che resta, dopo la lettura, è l'idea che le librerie possano davvero salvarci non perché contengano risposte o abbiano superpoteri, ma perché ci fermiamo ad ascoltare i fantasmi del passato e li distinguiamo fra quelli da scacciare e quelli gentili, da accogliere. La piccola libreria degli amori persi e ritrovati ci ricorda che ogni rinascita, per quanto timida, ha bisogno di un luogo sicuro da cui partire e che forse in questo libro è bene respirare profumo di carta.

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