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Israele uccide giornalisti anche in Libano
Si sono tenuti in Libano i funerali dei tre giornalisti uccisi lo scorso fine settimana da un attacco israeliano, definito dal governo libanese un “chiaro crimine di guerra”. Ali Shoeib, dell’emittente televisiva al-Manar di proprietà di Hezbollah, e Fatima Ftouni insieme al fratello e cameraman Mohammed Ftouni, dell’emittente filo-Hezbollah al-Mayadeen, sono stati uccisi nell’attacco che ha colpito la loro auto.
Israele ha immediatamente rivendicato la responsabilità, affermando che l’obiettivo era Shoeib, accusato di essere un “terrorista” di Hezbollah appartenente a un’unità di intelligence che aveva segnalato le posizioni dei soldati israeliani nel sud del Libano. L’esercito israeliano non ha fornito ulteriori prove a sostegno delle sue affermazioni e non ha rilasciato dichiarazioni sulla morte degli altri giornalisti.
“Abbiamo osservato un modello preoccupante in questa guerra e nei decenni precedenti, in cui Israele accusa i giornalisti di essere combattenti attivi e terroristi senza fornire prove credibili. I giornalisti non sono bersagli legittimi, indipendentemente dall’organo di stampa per cui lavorano”, ha commentato la direttrice regionale del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) Sara Qudah.
Anche a Gaza l'esercito israeliano ha ucciso centinaia di giornalisti giustificando affermando che fossero membri di Hamas. Secondo i dati raccolti dal CPJ, sono 259 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi a Gaza, nello Yemen, in Libano, in Israele e in Iran dall’inizio della guerra di Israele a Gaza.
Israele è stato responsabile dei due terzi dei 129 giornalisti uccisi nel 2025, mai così tanti da quando oltre 30 anni fa il CPJ ha iniziato a tenere traccia di questo dato. I giornalisti uccisi nel conflitto Israele-Hamas Shoeib era un noto corrispondente di guerra in Libano: da quasi 30 anni lavorava per al-Manar ed era considerato una figura di riferimento nel giornalismo libanese.
Anche Fatima Ftouni aveva seguito in prima linea la guerra tra Israele e Hezbollah, filmando le battaglie nella città di Taybeh, nel sud del Libano. La sua stessa famiglia era stata uccisa in attacchi israeliani poche settimane prima.
Diciotto mesi prima, lei e i suoi colleghi erano stati colpiti da una bomba israeliana mentre dormivano in un hotel nel sud del Libano. Solo Ftouni era sopravvissuta.
Commentando la morte dei suoi colleghi, aveva detto: “È il silenzio della comunità internazionale che ha permesso che ciò accadesse.” I tre giornalisti sono stati colpiti mentre era in auto a Jezzine, un distretto nel sud del Libano lontano dalla linea del fronte.
Secondo le immagini mostrate dalla televisione locale, almeno quattro missili sono stati lanciati contro l’auto, uno dei quali mentre dei passanti si erano avvicinati all’auto per prestare soccorso. L’esercito israeliano ha affermato che Shoeib era un membro della forza Radwan di Hezbollah, l’unità d’élite del gruppo armato filo-iraniano, specializzata in incursioni transfrontaliere.
Ha dichiarato che i contatti di Shoeib con membri di alto rango di Hezbollah e il suo lavoro di mappatura della posizione delle forze israeliane erano la prova che fosse un membro militare del gruppo. Il diritto internazionale stabilisce che, indipendentemente dall’affiliazione politica, i giornalisti sono considerati civili e prenderli di mira costituisce un crimine di guerra.
Il CPJ ha documentato l’uccisione di almeno altri quattro giornalisti in Medio Oriente dallo scoppio della guerra in Iran alla fine di febbraio. L'attacco ai tre giornalisti arriva due giorni dopo l'uccisione del fotoreporter Hussain Hamood e nove giorni dopo quella del giornalista Mohammed Sherri, anch'egli collaboratore di Al-Manar TV, in un attacco israeliano nel centro di Beirut.
Con questo attacco sono undici gli operatori dei media uccisi in Libano dal 7 ottobre 2023. Pochi giorni prima l’attacco in cui sono stati uccisi Ali Shoeib, Fatima Ftouni e Mohammed Ftouni, nel villaggio di Tayasir, nella parte settentrionale della Cisgiordania, alcuni soldati israeliani hanno fermato e aggredito una troupe della CNN, giunta sul posto per documentare gli atti di violenza dei coloni e la creazione di un nuovo avamposto illegale.
Nel giro di pochi minuti, i soldati israeliani hanno puntato i fucili contro la troupe di operatori dei media, hanno chiesto loro di smettere di filmare, hanno immobilizzato il fotoreporter della CNN Cyril Theophilos, danneggiato una telecamera e arrestato i giornalisti (rilasciati due ore dopo). “Il disprezzo di Israele per la vita dei giornalisti – e per le leggi internazionali volte a proteggerli – non ha eguali.
Israele ha ucciso più giornalisti di qualsiasi altro governo da quando il CPJ ha iniziato a raccogliere dati nel 1992, rendendo questa guerra la più letale mai registrata per i giornalisti”, commenta il Comitato per la protezione dei giornalisti sul suo sito. “Si tratta di un crimine che viola tutti i trattati e le norme in base ai quali i giornalisti godono di protezione internazionale in guerra”, ha commentato il presidente del Libano, Joseph Aoun.
Il ministro dell’informazione libanese, Paul Morcos, ha aggiunto che il governo libanese presenterà all’ONU e all’UE un elenco degli attacchi israeliani contro operatori sanitari e personale dei media. I combattimenti in Libano sono iniziati quando Hezbollah ha lanciato missili contro Israele il 2 marzo, in seguito all’attacco statunitense-israeliano contro l’Iran, scatenando una campagna aerea e un’invasione israeliana.
Secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno ucciso 1.189 persone e ferito 3.427 in Libano, tra cui 48 operatori sanitari. Tre soldati israeliani nel sud del Libano e una persona nel nord di Israele sono stati uccisi dal fuoco di Hezbollah.
Immagine in anteprima: frame video BBC via YouTube