Politica
Oriente e Uccidente: ultime dal fronte
Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "Oriente e Uccidente: ultime dal fronte" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.
Usa e Israele si confermano paladini della democrazia: vince chi ha la maggioranza delle bombe. Iran allo stremo: pasdaran richiamati alle armi, oppositori politici costretti a picchiarsi da soli.
Un enigma per i geopolitici: come mai i curdi non hanno voglia di fare per l’ennesima volta il lavoro sporco per gli Usa, per poi rimanere fottuti? Avvertenza: il conflitto in corso è il primo senza giornalisti sul campo, quindi le fantanotizie che seguono valgono quanto quelle che sentite al telegiornale.
Medio Oriente, primi casi di droni obiettori di coscienza “Sono fatto per consegnare pacchi, non per ammazzare la gente. Fratelli, ribelliamoci a chi ci vuole kamikaze e assassini.” È il messaggio inviato dalla clandestinità da un drone iraniano Shahed che fino a lunedì scorso faceva parte delle forze impiegate nella risposta all’attacco israelo-americano.
L’appello potrebbe essere raccolto da droni di entrambe le parti, che andrebbero a infoltire la schiera sempre più fitta di aeromobili senza pilota contrari ad autosacrificarsi per guerre in cui non credono. E non ci credono perché sono macchine.
“Stronzate come ‘guerra preventiva’ o ‘operazione speciale’ possono bersele solo gli esseri umani,” argomenta un drone americano che ha bruciato la cartolina-precetto e si è fatto crescere i capelli. “Veniamo spediti in missione con l’inganno: alla partenza ci dicono che dobbiamo fare delle riprese aeree per un documentario, e quando siamo lì scopriamo che l’ordine è far esplodere un condominio o una scuola piena di bambini.
Chi non è programmato per autodistruggersi, lo fa comunque, per il rimorso.” Le severe punizioni previste per i disertori non spaventano i droni obiettori. “Sarà sempre molto meno di ciò che soffrono i civili che tormentiamo,” afferma un Heron israeliano renitente che si è fidanzato con un collega russo, disgustato dalla guerra in Ucraina.
“Il nostro sogno è ritirarci in campagna a fare i droni per uso agricolo. E mettere al mondo almeno una decina di droni giocattolo.” Iran a sorpresa:
“La nuova suprema autorità spirituale è Netanyahu” “Ha una faccia ancora più da fanatico di quello di prima, facciamolo fuori subito!” Questa la reazione di Donald Trump davanti alla foto dell’uomo designato dal Consiglio degli ayatollah a succedere al defunto Ali Khamenei, ucciso domenica scorsa in un bombardamento. Ingannato da barba e turbante, il presidente Usa non si è curato di leggere il nome della nuova suprema autorità sciita:
Benjamin Netanyahu. Non era un errore, ma un astuto stratagemma della Repubblica islamica.
“Trump dice di voler trattare col successore di Khamenei, e al tempo stesso stermina tutti i possibili candidati”, spiega un Guardiano della rivoluzione, “così abbiamo deciso di sfruttare la contraddizione a nostro vantaggio.” Detto, fatto: con l’aiuto del fotoritocco, il leader israeliano, il loro nemico esistenziale, è diventato un credibile ayatollah. Ora per gli americani Bibi è il bersaglio numero uno e viene tallonato h24 da nugoli di missili targati Trump.
Unico dubbio: possibile che gli agenti del Mossad, notoriamente infiltrati fra i pasdaran, non abbiano sventato la gherminella? “Al contrario”, confida il Guardiano, “l’idea è venuta proprio da loro.
Non vedono l’ora di levarsi Netanyahu dalle balle.” Sgomento a Dubai: gli influencer non servono neanche come scudi umani Amara delusione per gli emiri, fiduciosi che i missili iraniani avrebbero avuto almeno un effetto positivo: sfoltire la moltitudine di influencer, youtuber e content creator di tutto il mondo che da anni si pavoneggiano contro lo skyline di Dubai City monetizzando l’invidia e la frustrazione di milioni di sfigati. Ahimè, il sogno di vederli evacuare i loro loft affacciati sul Golfo è già sfumato: gli influencer preferiscono beccarsi un razzo in testa pur di non rinunciare a vivere in una monarchia assoluta dove è lecita la tortura e i lavoratori sono ridotti in schiavitù, ma si può girare ovunque in Lamborghini con tre Rolex al polso e maltrattare il personale di servizio.
“I nostri standard morali sono bassi,” concede uno sceicco, “accogliamo senza problemi boss mafiosi, evasori fiscali, prosseneti e speculatori di ogni risma, ma rispetto ai tiktoker ci sembrano fior di galantuomini.” Purtroppo, i caccia iraniani la pensano allo stesso modo, e quando avvistano un influencer mentre si fa un video idiota su un terrazzo del Burj al Khalifa, partono le bombe. Soluzioni?
“Ognuno si arrangia come può,” sospira il notabile indigeno. “Io, per esempio, ho gettato un paio di content creator italiani nel mio acquario, ma gli squali non sono riusciti a digerirli.
Sono abituati alle colf filippine.” Il ministro Crosetto: “‘Scorta’? Io avevo capito ‘sporta’” Nessun mistero, nessun intrigo, nessuna opacità.
Dietro il discusso viaggio a Dubai di Guido Crosetto, senza protezione e praticamente in incognito in quella che nel giro di poche ore è diventata zona di guerra, c’era solo un malaugurato scambio di consonante. A svelare l’arcano, lo sfogo di Crosetto con i giornalisti:
“Vi pare che potevo girare fra i ricconi di Dubai con una sporta al braccio?” È così venuto a galla il quiproquo che durava dall’inizio del suo mandato: erano tre anni che Crosetto si domandava perché il titolare della Difesa dovesse circolare con una borsa della spesa, e sospettava fosse una subdola trovata del ministro dell’Economia Giorgetti per fargli comprare gli armamenti solo al Lidl o all’Eurospin con il 3×2. L’equivoco spiega anche la tendenza del simpatico Shrek di Fratelli d’Italia a seminare i carabinieri incaricati di proteggerlo: temeva che venissero ad appioppargli l’odiata sporta e cercava di evitarli nei modi più rocamboleschi.
Tutto si è chiarito, e il ministro si è detto pronto d’ora in poi a viaggiare con la scorta. Preferibilmente, di gianduiotti.
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