Cultura
Epstein, un sistema malato figlio del colonialismo
Dopo aver dedicato diversi video riguardo agli Epstein files, credo sia il caso di soffermarci un attimo sulle origini del fenomeno Epstein, strettamente collegato a quello coloniale Epstein, il figlio del colonialismo Le recenti rivelazioni degli Epstein files hanno fatto giustamente gridare buona parte del mondo allo scandalo, eppure, se andiamo ad osservare la Storia, possiamo facilmente accorgerci che quello salito di recente alla ribalta non è una sorta di “bug del sistema”, ma qualcosa di strutturale che continuerà a ripetersi fino a quando la cosiddetta “società occidentale” (o meglio dire “coloniale”) non farà i conti con il suo passato, fatto di ombre per tanti ed illuminismo per pochi eletti. Un sistema criminale che ha portato una parte di popolazione mondiale ad esercitare un continuo stato di dominio e sopraffazione sull’altro, trattando sé stessi come divinità portatrici di alti ideali ed il resto del mondo come una sorta di “bestie” da “civilizzare”.
Un sistema che ha portato innumerevoli genocidi, stupri e massacri, oltre all’invenzione di cose come: campi di concentramento, l’utilizzo di gas contro la popolazione inerme (primato italiano) ed alla scomparsa di intere generazioni che ancora oggi reclamano giustizia. Un sistema di dominazione Al di là dell’aspetto geopolitico (già analizzato ampliamente in diversi reel)l’altro che ha certamente sconvolto di più l’opinione pubblica è certamente quello del traffico di esseri umani, specialmente minorenni; eppure proprio in Italia abbiamo intitolato un parco ad un giornalista che si è vantato per tutta la vita della sua “sposa bambina” presa in “moglie” mentre andava a colonizzare l’Africa.
Coloni olandesi in Indonesia Il colonialismo è stata da sempre la base per questa tipologia di crimini in quanto ponendo, una categoria umana al di sopra di un’altra, gli si da mano libera per non atteggiarsi più come ad un suo pari, bensì come un animale, un oggetto, qualcosa di “esotico” di cui servirsi e con cui “giocare”, magari eliminandolo quando non fa quello che si deve o, semplicemente, è finito il “divertimento”. Mi piacerebbe dire che c’è un autore specifico di tali atrocità, ma purtroppo è qualcosa di insito nel sistema coloniale e lo si ritrova in ogni area e ad ogni latitudine; l’ultimo caso salito alla cronaca è tuttavia molto esemplificativo di quello che dico:
Le famigerate “scuole residenziali indiane” del Canada Fra il 1863 ed il 1998 il governo canadese strappò 150’000 bambini nativi dalle proprie famiglie, richiudendoli in istituti controllati dalle maggiori chiese (nello specifico: chiesa cattolica, chiesa anglicana e chiesa unita del Canada) con il chiaro intento di un’assimilazione forzata alla cultura coloniale canadese. Ciò, come era facilmente prevedibile, si trasformò in un teatro degli orrori capace di anticipare di diversi anni (e con numeri decisamente maggiori) molti dei crimini che verranno poi compiuti da Epstein.
Si va dal lavoro forzato a violenze fisiche, stupri, castrazioni chimiche e perfino esperimenti sugli esseri umani; il tutto condito con scarsissime condizioni di igiene ed una malnutrizione cronica (spesso e volentieri voluta) che portarono a circa 4000 morti registrate, ma che secondo le stime potrebbero essere almeno 2000. La fine del colonialismo e l’inizio del capitalismo “Il più grande inganno del diavolo è stato quello di far credere al mondo che non esiste Con l’inizio del ‘900 il sistema coloniale “puro” iniziò a subire le prime crepe, tuttavia non morì, ma cambiò semplicemente forma.
Come è molto evidente da “La maledizione della noce moscata” di Amitav Ghosh, infatti, il capitalismo è il diretto figlio del colonialismo, conservandone diversi aspetti chiave ed apparendo solo ad un primo sguardo come “diverso”. Come il sistema coloniale, infatti, anche quello capitalista mette al suo centro l’acquisizione e lo sfruttamento di risorse, ponendo grande enfasi non su valori etici o particolari ideali, ma solo su un infinito e perpetuo accumulo di denaro, portando chi ne ha più di altri a “salire di grado”.
La mancanza di un’etica o un’ideale porta l’essere umano a sostituire il concetto di divino a quello materiale, illudendosi che, una volta raggiunto l’assoluto benessere potrà fare ciò che vuole, poiché le sue ricchezze, in un modo o nell’altro, gli permetteranno sempre di farla franca. Epstein è una conseguenza, non un errore È proprio da qui che nasce il fenomeno Epstein: uomini ricchi e di potere che raggiunto un determinato status si ritengono liberi da ogni limite ed alla ricerca di “qualcosa di più e che nessuno può avere”; tale dinamica non è purtroppo rara ma, grazie anche a serie e film come “Squid games”, “Hunger games” e tanti altri, sta diventando addirittura qualcosa di mainstream e che siamo sempre più abituati ad osservare.
Questo ovviamente senza contare gli innumerevoli casi di femminicidio che si registrano ogni giorno nel Bel paese, qualcosa che sembra lontano, ma che condivide tutte le dinamiche già viste precedentemente: una classe “speciale” (in questo caso tendenzialmente maschile) che si ritiene padrona assoluta sul corpo dell’altra persona, tanto da arrivare ad ucciderla quando ciò che secondo lui è di suo “possesso” si allontana. La brutta notizia è che ormai siamo ormai sommersi giornalmente da dinamiche di questo tipo, la buona notizia è che quando qualcosa è così evidente (e soprattutto innegabile) la si può finalmente affrontare.
Identificare il nemico Come scritto in “Maranza di tutto il mondo, unitevi!” di Houria Bouteldja, molti dei problemi che sta affrontando il cosiddetto “mondo occidentale”, è quello dello squilibrio sempre crescente di ricchezza ed anche tale aspetto è evidente negli Epstein files: alle sue “feste” erano infatti presenti personalità di ogni provenienza, credo e religione, caratterizzate però tutte da un’unica cosa: far parte delle élite più ricche e potenti del mondo. Di tutta la questione etnico-razziale-religiosa alla maggior parte dei potenti non è mai importato assolutamente nulla, era solo un modo molto comodo ed efficace per dare al popolo una “giustificazione etica della propria violenza”; in cambio di una fetta del bottino e di non essere gli ultimi della lista, il vostro silenzio.
Tale meccanismo ha funzionato fintanto che dava da mangiare a tutti, ma con la fine del colonialismo “duro e puro” e l’inizia dell’epoca della globalizzazione, le maschere stanno iniziando a cadere, in’sh’Allah. Seguimi su facebook, Spotify, YouTube e Instagram, oppure iscriviti sul canale Telegram o alla newsletter (esce il 7 di ogni mese); trovi tutti i link in un unico posto: qui.
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