Notizie
Cosa ha deciso la Corte Suprema sui dazi di Trump. E perché non è ancora finita
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha giudicato illegittime le procedure con cui Donald Trump ha imposto i dazi. Si trattava di una sentenza particolarmente attesa e che potrebbe cambiare in modo significativo lo scenario economico americano e, di riflesso, quello globale.
La causa era stata intentata da alcuni imprenditori, le cui attività sarebbero state danneggiate dalle politiche dell’Amministrazione, a cui si sono aggiunti dodici governatori, perlopiù democratici. Dopo una vittoria in un tribunale federale, la causa era arrivata fino alla Corte Suprema che avrebbe dovuto pronunciarsi già a gennaio.
Il verdetto è invece arrivato nella giornata di venerdì. Per sei giudici le procedure con cui Trump ha imposto i dazi sono da considerarsi illegittime, tre invece hanno dato parere contrario.
La sentenza, è opportuno sottolinearlo, non riguarda i dazi come politica commerciale, ma verte sulla base legale utilizzata dall’Amministrazione per non passare dal Congresso. La sentenza rappresenta una prima battuta d’arresto per Trump.
La volontà di ridisegnare a tavolino la politica commerciale, nel tentativo di rivitalizzare la manifattura statunitense, dovrà attendere. Sarebbe però inopportuno pensare che l'Amministrazione cambi il suo corso dopo questa sentenza.
Trump ha sempre visto nei dazi uno degli strumenti portanti della sua visione del commercio. A cambiare sarà la strategia, con la ricerca di una base legale più solida per raggiungere lo stesso obiettivo.
Oltre all’aspetto commerciale, a essere indebolito potrebbe essere anche l’utilizzo della minaccia di ulteriori dazi come arma di negoziazione, come si è visto per i paesi europei che avevano mandato soldati in Groenlandia. Questa strategia negoziale particolarmente aggressiva rischia di essere intaccata dalla sentenza della Corte Suprema.
Proprio perché la sentenza ha confermato i limiti a cui deve sottostare il Presidente in questo ambito, la minaccia rischia di essere meno credibile e pertanto meno spendibile. Dazi e Groenlandia: come può reagire l’Europa all’attacco insensato di Trump Tuttavia, è proprio sulla possibilità di aggirare questi limiti che si giocheranno i prossimi mesi.
Per comprenderlo, è necessario riprendere ciò che è stato al centro della sentenza e del dibattito nell’opinione pubblica. La base legale utilizzata da Trump risiede nell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA).
Si tratta di una legge approvata nel 1977 che chiarifica i confini tra il potere esecutivo, quindi l’Amministrazione, e quello legislativo, cioè il Congresso, per l’approvazione di misure emergenziali in materia economica. Durante la scorsa primavera, Trump aveva dichiarato che il deficit commerciale accumulato dagli Stati Uniti nel corso degli anni rappresenta un’emergenza nazionale.
Questo ha permesso all’Amministrazione di approvare i dazi come se fossero uno strumento emergenziale, bypassando così il Congresso. Già al tempo, si trattava di un provvedimento sui generis: l’IEEPA non era mai stato utilizzato dai suoi predecessori per imporre dazi unilaterali.
E questo è quello che ha confermato la sentenza della Corte: il ricorso all’IEEPA per questo tipo di provvedimenti è illegittimo. Questa decisione della Corte mostra che in situazioni di questo tipo anche una Corte Suprema a maggioranza conservatrice può porsi ad argine alle volontà del Presidente quando queste violano le leggi.
Ma i contrappesi alle politiche commerciali dell’Amministrazione Trump non possono passare solamente attraverso il potere giudiziario. Per sua natura, la Corte Suprema non può proporre leggi né fare politica attiva, sia all’interno che all’esterno delle istituzioni.
Infatti, nonostante la sentenza abbia messo in pausa i dazi, c’è il rischio che l’Amministrazione Trump abbia molto più margine di manovra di quanto non si possa pensare. Lo ha chiarito Clark Packard, esperto di commercio internazionale, in un recente articolo pubblicato dal Cato Institute, think tank di destra ma a favore del libero mercato.
Secondo Packard, ci sono altre basi legali attraverso cui l’Amministrazione potrebbe aggirare la sentenza. In particolare, la Sezione 122 del Trade Act del 1974 permetterebbe all’amministrazione di imporre dazi fino al 15 per cento senza, in un primo momento, passare dal Congresso.
Pertanto, i dazi di Trump potrebbero uscirne feriti, ma non del tutto sconfitti: per tutti i paesi che hanno dazi inferiori al 15 per cento, infatti, non cambierebbe nulla, almeno per i primi 150 giorni. Scaduto questo limite di tempo, i dazi imposti dovranno poi essere prorogati dal Congresso.
Un ulteriore strumento in mano all'amministrazione Trump, continua Packard, potrebbe essere la Sezione 338 del Tariff Act del 1930, meglio conosciuto come Smoot-Hawley Act, che ha contribuito al peggioramento della Crisi del ‘29 negli Stati Uniti. In questo caso, il limite massimo per l’aliquota doganale arriverebbe al 50 per cento.
Ma il testo è molto vago e proprio su questo potrebbe giocare l’Amministrazione Trump. Alla Casa Bianca sono consapevoli di questa situazione.
Come riporta il The New York Times, l’amministrazione starebbe già prendendo in considerazione alternative per ristabilire le decisioni di Trump, almeno fino a un certo punto. Una cosa però è certa: la ci vorrà del tempo e questo porterà a una maggior incertezza sull’economia globale.
Il nodo del Congresso resta poi di particolare rilievo a fronte delle imminenti elezioni di metà mandato. Mentre oggi il Partito Repubblicano ha la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, è verosimile che la situazione cambi radicalmente almeno alla Camera, dove ci si aspetta invece una maggioranza democratica dopo le elezioni.
È ancora troppo presto, quindi, per parlare della prima vera sconfitta dell’Amministrazione Trump. La sentenza della Corte inevitabilmente porterà a una ricalibrazione della strategia dell’Amministrazione.
Come detto poc'anzi, appare inverosimile che non persegua la sua politica commerciale neo mercantilista. E su questo la Corte Suprema può fare poco.
Un sistema il cui equilibrio si basa soltanto sull’intervento giudiziario risulta, necessariamente, debole. Quello che manca è una contrapposizione strutturale su un tema centrale come i dazi tra il Congresso e l’Amministrazione.
Immagine in anteprima: frame video NBC News via YouTube