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Politica

Guerra: Meloni manda avanti Crosetto e Tajani e in parlamento va in scena la farsa della destra

Giovedì 5 marzo 2026 ore 19:36 Fonte: Strisciarossa

Il testo che segue è un riassunto generato dall'IA dell'articolo "Guerra: Meloni manda avanti Crosetto e Tajani e in parlamento va in scena la farsa della destra" . L'IA può commettere errori: ogni informazione va verificata attentamente.

Meloni, assente durante il dibattito in Parlamento sulla guerra in Iran, affida a Crosetto e Tajani il compito di riferire, mentre si evidenzia una certa farsa nella gestione della situazione da parte della destra. Nel contesto, Trump continua a essere considerato un punto di riferimento indiscusso.
Guerra: Meloni manda avanti Crosetto e Tajani e in parlamento va in scena la farsa della destra
Strisciarossa

La notizia, che non è in realtà una notizia, è che Giorgia Meloni, reduce dai funerali di Napoli in una trasferta acchiappavoti profittando del cadaverino di un povero bambino ucciso dalla malasanità nazionale, ha scelto una radio per esprimere le proprie opinioni sulla guerra e soprattutto per una nuova tornata propagandistica a favore di referendum e di legge elettorale e non si è presentata in Parlamento, con sommo dispregio del proprio ruolo e dell’istituzione, ignorando la gravità della situazione, oltre che le richieste dell’opposizione. Così ha mandato avanti il pallido Tajani e il più robusto Crosetto, ministro della Difesa, reduce a sua volta dalla trasferta nel Golfo.

Giorgia ha promesso che si presenterà l’11 marzo, fra sei giorni: forse avrà capito meglio… L’altra notizia è che abbiamo dovuto attendere due ore per ascoltare alla Camera la parola “pace”, per merito della parlamentare del Pd Anna Ascani e, poco dopo, di Fratoianni. Altre parole, cioè nomi, tabù, da parte ovviamente della destra, sono stati Trump e Netanyahu, il pazzo e il criminale, usciti miracolosamente dalla scena e miracolosamente catalogati, sempre dalla destra, nel campo degli “aggrediti”.

Guido Crosetto Così potremmo liberamente correre in soccorso degli “aggrediti”, spedendo armi e vettovagliamenti ai paesi del Golfo (non alla popolazione iraniana affamata e in fuga), e soprattutto concedendo le nostre basi militari agli americani per “operazioni logistiche, non per operazioni cinetiche” (si impara sempre qualcosa: “impiego diretto e materiale di forza militare, come attacchi armati, bombardamenti e azioni di truppe per infliggere danni fisici a cose e persone…”). Come ha ben illustrato Fratoianni, gli aerei usa scendono ad Aviano, vengono riparati e collaudati (“ci mettono l’olio nel motore”), ripartono verso una portaerei e lì riprendono a bombardare.

Bombardamenti logistici, secondo Crosetto, non cinetici. Il quale Crosetto ha fatto riferimento (come nella risoluzione presentata dalla destra e votata dalla maggioranza tanto alla Camera quanto al Senato) ad un accordo bilaterale del 1954 a proposito di basi militari: nel frattempo il quadro è un po’ mutato.

E’ talmente mutato che il diritto internazionale non esiste più e che le istituzioni, che dovrebbero garantirlo, vengono per lo meno sbeffeggiate. Sussulto del ministro della Difesa:

“Attacco Usa fuori dalle regole del diritto” Persino Crosetto lo ha riconosciuto: “Attacco Usa fuori dalle regole del diritto internazionale”.

“Lo sarà anche per la Meloni?”, si è chiesta Elly Schlein… Per la destra (ma dobbiamo riconoscere la sensibilità del ministro della Difesa), vale ormai il diritto della forza. Senza clamori la convinzione è passata e di quanto sia passata nell’indifferenza comune non possiamo dire.

Così Donald e Bibi possono transitare dalla veste di aggressori e di distruttori (trascurando Tacito: “Desertum fecerunt et pacem appellaverunt”) a quella di liberatori, ovunque, a seconda dei vantaggi politici e petroliferi e della geografia, in Venezuela come in Iran, a Gaza come in Libano.

Prossimamente a Cuba? In attesa della Groenlandia?

Nel silenzio dei più, sudditi e conniventi, con qualche eccezione, vedi lo spagnolo Sanchez. Il primato del silenzio spetta alla Meloni: la si potrebbe immaginare mentre segue il dibattito parlamentare sbirciando da un rosso tendone, come i bambini quando spiano gli adulti.

Eppure è un tempo che pretenderebbe “grandezza”, come ha reclamato Anna Ascani: ma come pretendere “grandezza” di fronte alla miseria di questa politica e pure della filosofia. Come pretendere “grandezza” da uno come Maullu (FdI), che dopo aver ricordato i bambini uccisi dagli ayatollah nei giorni della sanguinaria espressione delle proteste popolari a Teheran, non ha speso mezza frase per le bambine assassinate dalle bombe americane e nemmeno una per le migliaia di bambine e di bambini uccisi, feriti, mutilati dalle bombe di Netanyahu?

Strano mondo il nostro, come non lo avremmo intuito solo qualche decennio fa, travolto dall’ansia guerrafondaia di quella parte non ancora direttamente coinvolta dai “pezzi” della “guerra globale” (citazione Papa Francesco), non ancora direttamente, perché per ora non ci cadono bombe in testa, anche se siamo costretti a pagarne il prezzo: non parliamo di morti, ma di benzina, petrolio, gas, armi, fino ai prodotti di prima necessità, dei bilanci che saltano, di paure che ci invadono. Tajani ha cercato di rassicurarci, ma lo stretto di Hormuz è bloccato, e, nel frattempo, la vice presidente della commissione europea, Kaja Kallas, che ostentava in televisione una perversa serenità (“Non vediamo grosse minacce.

Non lasciamoci prendere dal panico”), ci spiegava che pagheremo qualcosa di più, ma non sarà certo un problema, ricordandoci alla sua maniera che esiste ancora l’Europa. Antonio Tajani Qualcuno in Parlamento ha ripreso il tema, disertato dalla risoluzione di maggioranza, che dell’unione europea si occupa solo in una logica difensiva, non certo propositiva nel segno di una iniziativa congiunta di pace.

Si programmano armi, invii, presidi. Si promette di “partecipare con assetti nazionali allo sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, stati membri nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici…”.

Ma proprio adesso, in un frangente tanto tragico, il vecchio continente dovrebbe giocare le sue carte: “Qui si fa l’Europa o si muore”.

Troppi paesi, troppe teste perché si possa costruire una linea comune: l’Europa ha i suoi Orban (a proposito, quando un attacco americano per ripristinare la democrazia in Ungheria?). Per ora Italia, Olanda, Francia e Spagna, armeranno la flotta per proteggere Cipro.

Ma non per fermare la guerra, impresa titanica viste le divisioni, considerando la mediocrità di troppi protagonisti, cominciando dalla nostra timida capa, che non ha usato una sillaba di condanna per l’aggressione israelo-americana, non una di dissenso e neppure per quello che era stato un principio novecentesco della democrazia: il diritto dei popoli alla propria determinazione. Negato, secondo il piacere di Trump, che si arroga persino la facoltà di nominare il nuovo governo iraniano (vuole essere coinvolto, ha tuonato in una intervista, anche lui alla radio): persino nella congrega per Gaza ha deciso lui chi sarà il comandante e per quanto tempo.

Per la maggioranza Trump resta il faro indiscusso Purtroppo dalla destra italiana non si è avvertito, in questa giornata parlamentare, un solo moto di ribellione. Trump resta il faro e se si critica Netanyahu si corre il rischio della denuncia per antisemitismo.

Eppure sarebbe stata l’occasione per iniziare a costruire una politica estera in autonomia, secondo i decantati interessi del paese, una politica “condivisa”, come invocava il povero Tajani e come non interessa a questo governo, incapace di dialogo, in perenne sindrome d’assedio. Abbiamo sin qui dimenticato la Lega, che, trascrivo dalle agenzie, ha chiesto con infallibile tempismo che “vengano bloccati tutti gli sbarchi sul nostro territorio”, perché “è arrivato il momento di arrivare a sbarchi zero”.

Ha chiesto pure “il rafforzamento dell’operazione Strade sicure”. Sembrerebbe che le nostre spiagge possano venir assalite dai pirati barbareschi e che le nostre strade siano bersaglio dei droni iraniani.

Invece no: sono i barconi carichi di migranti e gli spacciatori del bosco di Rogoredo a schierare in allerta Salvini. L'articolo Guerra:

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