Storia
Questa è la scoperta più sorprendente dell'anno
La fine dell'anno è alle porte e, inevitabilmente, ci troviamo in un periodo di riflessione. C'è chi approfitta di questi giorni nostalgici per fare un bilancio degli eventi che hanno segnato il proprio anno.
La redazione web di Storica National Geographic dal canto suo si è proposta d'identificare la scoperta archeologica che più ha stupito in questo 2025 quasi giunto alla fine. Da sempre le mummie sono una testimonianza dello stile di vita dei nostri antenati, fornendo elementi sulla loro alimentazione e sui loro rituali.
Ecco perché dal XIX secolo l'interesse per le mummie è aumentato in maniera esponenziale. Inizialmente gli archeologi stabilirono che gli esempi più antichi si trovavano nel contesto dell'Egitto di 4.500 anni fa.
Successivamente, nel 1917, le mummie di Chinchorro (in Cile) furono datate a settemila anni fa: divennero le più antiche mai documentate. Questa evidenza è rimasta valida fino al 2025: lo scorso settembre, un gruppo dell'Australian National University ha scoperto nel sud-est asiatico un insieme di resti umani in cui è stato identificato un metodo di mummificazione mediante disidratazione con fumo che risale a oltre dodicimila anni fa.
In altre parole, sia l'Africa che l'America hanno perso il titolo di continente con le mummie più longeve. Perché queste mummie sono la scoperta dell'anno La decisione non è stata facile: quest'anno l'archeologia ha continuato a stupire con le sue scoperte sia gli appassionati che il grande pubblico.
Tuttavia, la scoperta di mummie in undici siti archeologici del sud-est asiatico si aggiudica il riconoscimento per diversi motivi: in primo luogo, questa pietra miliare archeologica ha la capacità di decentralizzare lo sguardo storico, abituato a gravitare attorno al bacino del Mediterraneo. Le ricerche in questa regione del Pacifico orientale costringono a ristrutturare la cronologia universale e a riconoscere che le pratiche di conservazione funeraria hanno radici profonde e diverse come l'essere umano stesso, al di là delle valli del Nilo o delle culture andine.
Inoltre, e forse ancora più importante per l'archeologia, la scoperta costringe a sfidare e riformulare le precedenti teorie sull'origine della mummificazione. Raddoppiando l'antichità conosciuta di queste pratiche, induce la comunità scientifica a mettere in discussione le nozioni precedenti, il che rafforza il carattere scientifico, cioè in costante progresso, di questa affascinante disciplina.